Fino al 16 febbraio l’incantevole Petit Palais di Parigi ospiterà la mostra di pittura “La Svezia selvaggia”, in occasione della quale verranno esposte le opere di Bruno Liljefors (1860-1939), pittore svedese dalla straordinaria capacità di rappresentare il suo Paese d’origine attraverso il suo più intimo sentire. L’energia che traspare dai quadri esposti costituisce un vero e proprio fil rouge in grado di catturare il pubblico grazie allo sguardo accogliente e allo stesso tempo impavido che l’artista rivolge nei confronti della natura.
Si può cogliere infatti la poetica e, allo stesso tempo, la cruda quotidianità della fauna selvaggia svedese e del suo contesto: enormi specchi d’acqua, improvvisi scontri tra predatore e preda, e tramonti che si svelano nelle più poetiche tra le sfumature possibili. Liljefors riesce a commuovere attraverso la vitalità ancestrale dei suoi lavori, elemento in virtù del quale spettatori provenienti da luoghi anche molto lontani si sentono uniti in un’esperienza comune, che dopo tutto è quella della vita.
Dimensioni differenti restituiscono agli spettatori combinazioni sempre nuove di vegetazione e fauna, realtà che si compenetrano e trasformano a vicenda in un’osmotica coesistenza tra simile e dissimile: dai paesaggi innevati che quasi celano allo sguardo, proteggendoli, gli animali che li vivificano, si arriva persino a migrare con gli stormi che, al tramonto, promettono climi più miti e nuovi ritorni.
I sentimenti di nostalgia e appartenenza che le opere esposte evocano in chi le ammira, inoltre, sono resi ancora più intensi dallo stile en plein air, il quale delinea quasi un percorso che parte dagli occhi e si risolve in qualche altra terra: quella imprevedibile della Svezia selvaggia o quella, ancora più primitiva, nella quale nasce la nostra essenza.
Attraverso la mostra “La Suède sauvage”, quest’anno il Petit Palais conclude la triade di esposizioni incentrate sulla rappresentazione del mondo animale da parte di artisti d’origine svedese: prima di Liljefors, infatti, sono state esposte le opere di Carl Larsson nel 2014 e successivamente, nel 2014, i lavori di Andres Zorn.
La scelta di suggellare questa serie di mostre, infine, si profila come particolarmente significativa se lo stesso Liljefors viene considerato “il principe degli animalisti”: in un’era -l’antropocene- nella quale l’uomo non fa che espandersi, le opere del pittore svedese possono e devono ricordare che, talvolta, si dovrebbe invece indietreggiare. Non solo per ammirare il panorama, s’intende, ma per farne parte, finalmente; anzi, naturalmente.