La Sonda su Marte: quando l’amore genera futuro

Sulla via Collatina a Roma, in un appartamento di novanta metri quadri che non tradisce la sua straordinarietà, si consuma quotidianamente un piccolo miracolo. Francesco Marocco, militare dell’esercito, osserva i quattro ragazzi che ormai da dieci anni condividono non solo una casa, ma un percorso di vita che sembrava impossibile. Quindi, mentre a Palombara Sabina procedono i lavori per quella che diventerà “La Fattoria dei Sogni” – il progetto agricolo sociale che rappresenta il futuro lavorativo di questi giovani – qui si scrive il presente di una realtà già consolidata. “Loro sono il motore che ci spingono ad andare avanti, sono i nostri figli, quindi è nato tutto quanto per loro“, racconta con quella semplicità che solo chi ha vissuto davvero può permettersi.

 

Il nome scelto per l’associazione, “La Sonda su Marte“, nato da una conversazione tra Francesco e sua moglie Cinzia nel 2016, racchiude in sé tutta la complessità di una sfida che molti genitori di bambini autistici conoscono bene. “Rappresentava un pochino l’obiettivo che c’eravamo prefissati di creare questo percorso per i nostri ragazzi“, spiega il presidente. “Un percorso per ragazzi autistici è abbastanza complesso, un po’ come andare su Marte e quindi non impossibile, però difficile, insomma“. Dietro questa metafora si cela la consapevolezza che l’autismo non è una condanna, ma una diversa modalità di essere al mondo che richiede strumenti specifici e una pazienza infinita.

 

La genesi di questa realtà affonda le radici nella storia personale di Francesco e Cinzia, quando il loro figlio Gabriele ha ricevuto la diagnosi intorno ai tre anni. Come racconta il fondatore, “Abbiamo iniziato con il consueto percorso terapeutico – neuropsichiatria infantile, psicomotricità – ma poi capisci che devi cominciare a pensare al futuro“. Una frase che racchiude tutto il dramma e tutta la determinazione di chi, dopo lo smarrimento iniziale, decide di non arrendersi. La scelta del termine Casa Nostra nasce dal modo in cui uno dei ragazzi ha sempre chiamato la sua casa, non semplicemente casa o casa mia, ma “Casa Nostra” – il centro della sua vita, il faro verso cui fare rotta al termine di ogni attività, il posto in cui si sente protetto, a suo agio e soprattutto sereno.

Quello che colpisce maggiormente visitando la struttura è l’atmosfera di normalità che si respira. I quattro giovani, tutti affetti da disturbi dello spettro autistico in condizione di gravità, vivono insieme dal 2016, condividendo spazi, routine e progetti. “Sono diventati quattro fratelli praticamente“, osserva Francesco con evidente soddisfazione. Non parlano facilmente, hanno gravi ritardi cognitivi e comportamentali, eppure hanno trovato in questa casa un equilibrio che le loro famiglie non speravano più di vedere. La soddisfazione più grande per il presidente dell’associazione deriva da “vedere negli occhi dei genitori che i ragazzi crescono serenamente“, anche se a questa gioia si mescola una nota di amarezza quando racconta di “altri genitori che mi chiamano per far fare ai loro figli lo stesso percorso, ma purtroppo non li posso aiutare perché non ho le possibilità, non ho altre strutture per poter fare una cosa simile“.

 

La struttura attuale, situata in via Collatina a Roma, racconta attraverso i suoi spazi la filosofia dell’associazione. L’appartamento di novanta metri quadri su un unico livello al piano terra comprende un locale attrezzato per i laboratori di cucina, una stanza adibita a laboratori didattici di pittura e decoupage, una sala relax con videoproiettore e computer, una camera da letto. La struttura è circondata da un giardino di circa duecentocinquanta metri quadri che ospita attività di giardinaggio, un piccolo laboratorio per lavori di bricolage e animali da cortile che rendono l’ambiente ancora più familiare.

L’approccio metodologico si basa sui principi dell’analisi comportamentale applicata (ABA), un metodo intensivo che ha dimostrato efficacia nel migliorare le abilità intellettive, il linguaggio e i comportamenti adattativi. Il team operativo riflette questa filosofia multidisciplinare: Luigina Pugliese, laureata in sociologia e specializzata in tecniche RBT e CAA, si occupa dell’aspetto creativo; Matteo Olini coordina le attività sportive; Giovanni Cerroni, Operatore Socio Sanitario con specializzazione RBT e OEPA, gestisce le attività quotidiane.

Il percorso progettuale di “Casa Nostra” si articola in cinque fasi temporali, ciascuna con obiettivi specifici. La prima fase ha visto l’accoglienza dei quattro ragazzi attraverso un inserimento graduale che ha instaurato fiducia nelle famiglie. La seconda fase, durata quattro anni, ha consolidato i rapporti e permesso ai ragazzi di raggiungere le autonomie necessarie: sanno svolgere faccende domestiche, preparare da mangiare, prendersi cura della propria persona, sperimentando gradualmente la vita senza la presenza assidua dei genitori.

L’attuale terza fase, iniziata nel 2021, si concentra sullo sviluppo di competenze socio-lavorative attraverso circa ottanta ore mensili di attività strutturate: cura di animali domestici, realizzazione di orti, giardinaggio, laboratori di cucina, ceramica, pittura e bricolage. Ogni attività ha obiettivi specifici volti a “consolidare le competenze acquisite e incrementare le conoscenze per aumentare il grado di indipendenza e preparare all’inserimento lavorativo futuro“. I ragazzi sperimentano settimane intere presso “Casa Nostra”, con weekend in autonomia che passano da trentasei a quarantotto ore. La cucina viene considerata un’arte sinestetica che coinvolge tutti i sensi, mentre la pittura diventa strumento per “stimolare l’espressione personale, la manifestazione dei propri pensieri, sentimenti e sensazioni”. Gite fuoriporta, soggiorni settimanali in località turistiche e incontri con la comunità cittadina garantiscono quella dimensione sociale spesso compromessa nei disturbi dello spettro autistico.

Il monitoraggio segue criteri scientifici strutturati attraverso focus di gruppo e test standardizzati come il PEP3, il TTAP e la Vineland II. La valutazione, sia in itinere che ex-post, produce rapporti interni e resoconti trimestrali con la partecipazione di famiglie, operatori e team valutatori interni.

 

Ma è verso il futuro che lo sguardo di Francesco si fa più intenso e determinato. “Abbiamo già iniziato a realizzare una fattoria sociale” racconta, riferendosi al terreno di diecimila metri quadri ad uso agricolo con un fabbricato di circa trecentosettanta metri quadri acquistato a Palombara Sabina, dove nascerà “La Fattoria dei Sogni“. Questo progetto complementare vedrà i ragazzi occupati in attività agricole, coniugando le normali attività educative con l’esigenza di renderli autonomi anche economicamente. La Fattoria dei Sogni è attualmente nella fase progettuale e nei prossimi anni vedrà la sua realizzazione, si legge nel documento ufficiale, dove si sottolinea come rappresenti l’evoluzione verso un’impresa sociale che possa garantire un futuro lavorativo concreto.

La questione economica rappresenta la sfida più grande. “Non riusciamo ancora ad accedere ai fondi europei“, confessa Francesco. “Non siamo riusciti ad accedere perché l’azienda è piccola, quindi molti fondi richiedono una solidità alle spalle, determinate caratteristiche“. La sostenibilità si basa attualmente su fondazioni bancarie, raccolte fondi e investimenti personali dei fondatori. Questa precarietà finanziaria si riflette nelle preoccupazioni di Francesco quando guarda ai prossimi dieci anni: “Fra 10 anni mi vedo in pensione, a lavorare con i ragazzi in campagna e spero di essere più sereno di adesso“. L’incertezza per il futuro e i fondi necessari rappresentano le principali fonti di preoccupazione.

 

Dietro questa battaglia quotidiana si cela una filosofia profonda che Francesco esprime con parole cariche di significato: “Stiamo facendo tutto questo per fare in modo che quando non ci saremo più non sentiranno la nostra mancanza.” Come si legge nel documento progettuale, l’idea nasce dalla risposta alla domanda che accompagna ogni genitore di ragazzi autistici: “Che ne sarà del nostro bambino dopo di noi?” La risposta è stata quella di “lasciare in eredità ai nostri ragazzi una vera famiglia, ciò che da soli non sarebbero in grado di realizzare lo creeranno con il sostegno delle loro famiglie e degli operatori dell’Associazione“, rifiutando l’idea che il futuro sia necessariamente rappresentato da istituti per adulti, residenze sanitarie dove spesso le persone autistiche adulte si ritrovano a vivere in strutture inadeguate e incompatibili con il loro disagio.

 

L’organizzazione riflette questa visione pragmatica attraverso due enti separati: Cinzia Olini, presidente della fattoria sociale, e Francesco, presidente dell’associazione, hanno creato questa distinzione per ottimizzare le opportunità di finanziamento mantenendo la chiarezza degli obiettivi – una realtà commerciale per la fattoria, una senza scopo di lucro per l’associazione.

 

Il messaggio che Francesco rivolge ad altri genitori è al tempo stesso incoraggiamento e sfida: “Vorrei che i genitori fossero un po’ più intraprendenti, che non aspettino che qualcuno faccia qualcosa per loro. Magari a volte bisogna un po’ rimboccarsi le maniche e cercare di unire le forze con gli altri genitori perché capisco anche che non tutti hanno le possibilità economiche per poter cominciare“. La soluzione sta nella collaborazione: “Unendosi si fa la forza e insieme si riesce a realizzare qualcosa di bello“.

La sostenibilità economica si basa su diverse strategie. L’associazione ha aderito alla campagna nazionale “Sporcatevi Le Mani” de “i Bambini delle Fate“, con Cinzia e Nadia come ambasciatrici per raccogliere donazioni continuative. L’offerta di bomboniere solidali realizzate dai ragazzi e il meccanismo del 5×1000 rappresentano altri tasselli della strategia di autofinanziamento, mentre l’associazione cerca sempre psicologi, operatori, volontari o chiunque voglia offrire collaborazione.

 

L’esperienza dell’associazione si inserisce in un panorama complesso, quello dei disturbi dello spettro autistico che coinvolgono migliaia di famiglie italiane. Si tratta di condizioni neurologiche che si manifestano precocemente e accompagnano la persona per tutta la vita, influenzando principalmente le capacità di comunicazione e relazione sociale. I numeri parlano di una realtà tutt’altro che marginale: si stima che ne sia interessato circa un bambino ogni duecento, con variazioni che dipendono dalla gravità e dalle caratteristiche specifiche del disturbo.

Quello che Francesco e Cinzia hanno intuito, e che la ricerca scientifica conferma, è che l’efficacia degli interventi dipende molto dal coinvolgimento attivo delle famiglie e dalla precocità dell’approccio. Non esistono soluzioni standardizzate valide per tutti: ogni ragazzo risponde diversamente agli stimoli e agli interventi, rendendo fondamentale un approccio personalizzato e un monitoraggio costante dei progressi. È esattamente quello che avviene quotidianamente nella struttura di via Collatina, dove ogni attività viene calibrata sulle esigenze specifiche dei quattro giovani ospiti.

 

A distinguere questo progetto da molte altre iniziative è la capacità di combinare competenza scientifica e calore familiare, rigore metodologico e flessibilità umana. Francesco, quando parla dei ragazzi, non usa mai termini medicalizzanti ma preferisce parlare di crescita, di conquiste quotidiane, di futuro da costruire insieme. È una scelta linguistica che rivela una visione profonda: l’autismo non viene vissuto come una limitazione da subire, ma come una diversa modalità di essere al mondo che richiede strumenti specifici e, soprattutto, una comunità che sappia accogliere e valorizzare queste differenze.

La lezione che emerge da questa esperienza travalica i confini dell’autismo per toccare questioni universali. In un’epoca di crescente individualismo, “La Sonda su Marte” dimostra che la vera forza nasce dall’unione di persone che condividono sfide simili e decidono di affrontarle insieme.

 

Mentre i lavori della fattoria sociale procedono tra ostacoli burocratici e speranze concrete, i quattro ragazzi continuano la loro vita quotidiana nella casa di via Collatina. Crescono, imparano, si confrontano con piccole sfide che per loro rappresentano grandi conquiste. E ogni sera, quando Francesco chiude gli occhi, sa di aver contribuito a costruire qualcosa che supererà la sua presenza fisica, le sue preoccupazioni immediate, le sue paure di genitore. Ha edificato un futuro che non dipende più esclusivamente dall’amore familiare, ma dalla solidità di un progetto che ha messo radici profonde nella comunità.

Forse è proprio questo il senso di quella metaforica sonda su Marte: non la ricerca di un mondo impossibile, ma la costruzione paziente e determinata di un mondo possibile, dove la diversità smette di essere un ostacolo per diventare una ricchezza, dove l’autismo non rappresenta una condanna ma una sfida che può essere affrontata e vinta attraverso competenza, dedizione e molto amore tradotto in azioni concrete e sostenibili.

Foto Simone Paris

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