LA QUADRIENNALE D’ARTE FANTASTICA, PRESSO PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI A ROMA, UNO DEGLI EVENTI PIU’RILEVANTI DEL PANORAMA CULTURALE ITALIANO.

Palazzo delle Esposizioni ha presentato Fantastica, la 18esima Quadriennale d’arte, visitabile fino al 18 gennaio 2026, accogliendo 187 opere di 54 artisti di cui gran parte alla prima partecipazione.

Oltre le sezioni curate da Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi e Alessandra Troncone vi è il complemento storico “I giovani e i maestri: la Quadriennale del 1935” di Walter Guadagnini nel primo piano dell’edificio, che celebra la Quadriennale dell’edizione di tale epoca.

Gli artisti, nati tra gli anni Sessanta e la fine degli anni Novanta di cui 16 under 35 e 45 alla prima partecipazione, mostrano le loro composizioni su circa 2000 metri quadri con una percentuale significativa di produzioni site-specific.

I settori di indagine evidenziati dai cinque curatori nelle diverse sezioni si articolano in un itinerario che si snoda in ogni spazio al piano terra.

La rassegna è promossa da Fondazione La Quadriennale di Roma in collaborazione con la Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura ed è organizzata con Azienda Speciale Palaexpo.

La manifestazione ci propone una pluralità e varietà dell’arte italiana e contemporaneamente la sua capacità di trattare concetti basilari della nostro tempo quale la relazione tra uomo e ambiente o i mutamenti prodotti dall’ingresso della tecnologia nelle nostre vite.

Nell’evento si è svolta la performance di Antonio della Guardia sullo scalone destro della struttura, una ripresa di gesti replicati del minimalismo, i passi di una danza ritmata da azioni gemelle di due danzatrici con abiti blu elettrico.

“Gli specchi farebbero bene a pensarci un po’ di più prima di riflettere le immagini”.

Luca Massimo Barbero si ispira nella sua sezione alla tematica dell’autoritratto cioè il modo di scegliere come farci rappresentare o da cosa essere rappresentati.

La motivazione non riguarda solo il mito di Narciso, quanto l’Orfeo di Jean Cocteau in cui lo specchio non è più un oggetto fisico che riconsegna un’immagine ma un principio tra due mondi contigui.

La tela esposta di Paolo Bini: Spazio delle memorie, luogo dell’esistenza (2025), rispecchia una figura introspettiva con immagini oniriche che sono il riflesso esperenziale dell’essere dell’artista.

Il volto potrebbe essere considerato come una rappresentazione trascendentale del paesaggio, poetico e frammentato in grado di riprodurre la tensione dell’individuo e il mondo circostante.

Seguono altre due opere: La sinopia del sogno (2025), L’origine degli eventi (2025).

Di Luisa Lambri sono mostrate tre stampe fotografiche Untitled. L’analisi di un rapporto dialettico tra le parti realizzano una dimensione comune creata dalla presenza e dall’incrocio tra arte e architettura.

Alcuni particolari nella loro apparente astrattezza determinano una funzione dialogica tra materia e luce, un processo personale di decostruzione e ricostruzione, un palinsesto psicologico e formale con l’incontro di linee e riflessi di luce.

Marta Spagnoli espone due composizioni Scavenger VI (Autoritratto) 2025 e Scavenger VII (Autoritratto) 2025, le cui forme organiche evidenziano articolati rapporti metaforici che sussistono tra dimensione umana, animale e vegetale.

Le figure zoomorfe o antropomorfe sono in genere all’interno della vegetazione o da essa direttamente emergenti come se si trattasse di gemmazioni o ramificazioni.

“(…) se avremo l’abitudine alla libertà e il coraggio di scrivere esattamente ciò che pensiamo; se sfuggiremo un poco al salotto comune e vedremo gli essere umani non sempre in rapporto agli altri ma in rapporto alla realtà; come anche al cielo, e agli alberi, o a qualunque altra cosa possa esserci in loro (…) perché nessun essere umano deve ostacolarci la visuale (…)”. Virginia Woolf, Una stanza solo per sé, Bompiani 2022.

Nella sezione Memoria piena. Una stanza solo per sé, Francesco Bonami non ha ideato una mostra ma tante piccole mostre.

Connessioni reali o immaginarie fra i molteplici artisti o forse nessuna, confermando l’autonomia o l’insularità di ognuno di loro. Il curatore ha selezionato artisti che non hanno mai partecipato alla Quadriennale, artisti con meno di 50 anni, artisti vivi.

L’arte di Lupo Borgonovo sembra risolvere tramite le sue creazioni l’annoso, insoluto dilemma etnoantropologico tra osservazione e partecipazione.

I suoi lavori Mo I (2023), Mo III (2024), Mo IV (2025), Mo V (2025), si presentano come l’effetto conclusivo della ripetizione di segni ellittici monocromi nel campo di un rettangolo verticale perfettamente individuabili nelle trame e nelle decorazioni di tappeti orientali.

Giulia Cenci rivela una dimensione materica non da interpretare come una pura estetizzazione postindustriale, ma per costituire nuovi regimi di senso in un’ottica interspecie.

Secondary forest (2024) è un’istallazione situata al centro della rotonda di Palazzo delle Esposizioni.

Eseguita inizialmente per la High Line di New York, l’opera denominata foresta secondaria ovvero un ecosistema che rinasce in seguito a un’alterazione antropica, rappresenta una forma di resilienza vegetale.

Nella sezione di Emanuela Mazzonis di Pralafera Il tempo delle immagini. Che cosa stiamo guardando?

“Tutto scorre, niente permane”. Eraclito

Le immagini che fanno notizia diventano notizia e permangono nella nostra memoria più efficacemente di qualsiasi vocabolo.

Le immagini che guardiamo nascondono un’altra porzione di realtà non identificata e pertanto qual è il significato, fino a che punto possiamo fidarci delle immagini e quale funzione hanno nel nostro universo visivo?

Viviamo per le immagini, per non sentirci vuoti e descriverle per renderle fruibili nell’immediato della nostra quotidianità.

Irene Fenara attraverso l’individuazione e la conseguente scelta di effigi di prospettive meccaniche che prescindono dall’umano amplifica esse nella fotografia, così come i limiti della nostra interpretazione della realtà.

Supervision (2025) sconfina dalle pareti dove è fissata per adagiarsi sul pavimento e acquisire dimensioni ambientali.

L’archivio di Teresa Giannico custodisce centinaia di immagini prese dal web, contenuti che interrogano la ipotetica natura documentaria della fotografia. L’artista smaschera e simultaneamente sottolinea la capacità di tale mezzo posto tra realtà e illusione, tra memoria e plasmazione.

I ritratti Dealing with Daily Photographs (2025), confermano fin dalla loro chiara omologazione estetica l’illusoria libertà di distinguere e visualizzare contenuti sulle piattaforme social.

Impresse sui volti vi sono infatti alcune parole chiave proprie dell’intelligenza artificiale che ricostruiscono e prevedono passato e futuro delle medesime immagini esternate da percorsi intrapresi dall’algoritmo.

Nella sezione Senza titolo di Francesco Stocchi si inserisce la proposta di una mostra mancante di una tematica unificante la cui motivazione non è tanto quella di raccontare ed elaborare un concetto quanto di essere essa stessa un atto creativo.

Gli artisti insieme al curatore hanno ideato e sviluppato ogni fase, dall’allestimento all’illuminazione, dalla comunicazione alle tematiche assunte.

Le opere di Arcangelo Sassolino sono distinte da componenti meccaniche e di natura dinamica, quasi ingegneristica.

Sono sculture spesso con proprietà interattive, ad esempio un pneumatico e un pistone (L’età dell’oro, 2023) o tra lastre di vetro e un morsetto metallico (Qualcosa è cambiato, 2019).

Nella prima sala un ragno meccanico si muove liberamente nello spazio invitando il pubblico all’interazione.

Nelle sue movenze inaspettate il ragno cammina sopra un mosaico fissato a terra con la scritta “WELCOME”, i suoi arti meccanici grattano la superficie del mosaico graffiandolo, mutandone le fattezze, portandolo a una fase riflettente.

Il concetto del doppio riflesso o evocato è manifestato nella seconda sala, un intermezzo per offrire un bilanciamento degli opposti. Un doppio passaggio che collega l’esperienza fisica della distanza, del “lì”, nella prima sala a quella più intima del “qui” della terza.

In tale ultimo ambiente si attua una relazione di tipo domestico in cui opere, oggetti e spazi si mescolano e si identificano.

“Stavamo mutando, Non conoscevamo la nostra nuova forma”. Annie Ernaux, Gli anni, 2008.

Nella sezione Il corpo incompiuto tra materialità e codice di Alessandra Troncone al centro c’è sempre il corpo, superficie liminare con un doppio movimento: da una parte scompare gradualmente nella società ipertecnologizzata, dall’altra è presente come prodotto di attenzione costante in ambito medico, sociale, psicologico.

“Viviamo un’epoca complicata, con corpi contesi tra ideologia e tecnologia. Definire cosa è un corpo, quali sono i suoi confini fisici e teorici è sempre più difficile. A maggior ragione, dunque, il corpo, anzi i corpi, vanno ascoltati e interrogati”.

Federica di Pietrantonio con l’intersezione tra realtà e virtualità, pittura e digitale riflette su processi di elaborazione esteriormente contrastanti, su quesiti identitari ed esistenziali relativi ad una percezione individuale.

In alcune serie gli interpreti sono nello specifico non-player characters, personaggi non selezionabili per il gioco e dalle limitate possibilità interattive; in altre come quella in esposizione the edge of collapse (2023-2025), parliamo di avatar inediti che cercano di stabilire un contatto con l’esterno, verbale ma non visivo.

La pratica artistica di Emilio Vavarella si presenta come una traiettoria pendolare e incalzante di andate e ritorni continuativi nel mondo delle non cose.

In Lifeweave (2025), la composizione si fa addirittura azienda, esito di una residenza presso il Broad Institute of Harvard and MIT: ogni visitatore può ordinare un arazzo impostato esclusivamente sul proprio codice genetico acquistandolo sul sito di Lifeweave app.

Nello spazio della Quadriennale l’artista espone il procedimento di quello che qualifica “Showroom di concetto”.

Nel primo piano di Palazzo delle Esposizioni, come già citato, è presentato un progetto di taglio storico: I giovani e i maestri: la Quadriennale del 1935”, a cura di Walter Guadagnini compiuto in collaborazione con l’Archivio Biblioteca della Quadriennale.

La mostra rende omaggio a quella che è passata alla storia come la più rilevante retrospettiva di arte in Italia negli anni Trenta, con un tale consenso di pubblico che fu all’origine della trasformazione della Quadriennale da manifestazione periodica in ente: la II Quadriennale d’arte del 1935.

Tra i capolavori di tale sezione, allestita dall’architetto Barbara Brondi, menzioniamo Gli amanti alla stazione (o La partenza) del 1933 di Antonio Donghi, rappresentante maggiore del Realismo magico, Il bagno di Fausto Pirandello del 1934, la Famiglia Castellucci di Alberto Ziveri del 1934.

Ancora la scultura Acrobata di Giovanni Romagnoli, del 1932, La sorgente (1934) di Mario Broglio e i Sette pennelli (1934-1935) di Corrado Cagli.

Corrado Cagli è uno dei più autorevoli protagonisti dell’evento in virtù di quattro grandi pannelli situati nella rotonda d’entrata e di un gruppo di sette tele tra cui una splendida natura morta.

Segue Pericle Fazzini con Danza, bell’altorilievo in legno di pero (1933-1935).

L’allestimento della manifestazione è altamente scenografico e teatrale ispirato ad un universo magico e creativo. Esso è progettato da BRH+/Barbara Brondi & Marco Rainò.

La diciottesima Quadriennale d’arte è stata realizzata mediante un budget di 2,5 milioni di euro di cui il 44% giunge da fondi propri dell’Istituzione, il 40 % da un contributo ad hoc della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, il 16 % dal sostegno di soggetti privati.

Intesa San Paolo conferma il suo ruolo di Main Partner della rassegna.

E’ programmato inoltre un calendario di performance che sondano le relazioni tra corpo, spazio e opera.

Fantastica restituisce la potenza del simbolico e l’energia dell’inventiva attraverso un’atmosfera di sorpresa, meraviglia e vivacità.

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares