La mostra itinerante ideata da Samuel West è l’elogio del fallimento come strada maestra per raggiungere nuovi successi

Affermava Henry Ford che ‘ogni fallimento è semplicemente un’opportunità per diventare più intelligente’. Eppure questa nostra è, invece, una società in cui ci si vanta del proprio successo, dimenticando ogni piccolo, grande fallimento per raggiungerlo, una società che idealizza il successo come ricchezza e benessere, che mitizza colui che arriva in alto, mentre cancella ogni sbaglio, ogni caduta, ogni tentativo andato male, perché, come piccoli nei, nel proprio percorso di vita, devono essere sempre nascosti.

Le nostre esperienze, invece, sono la somma dei nostri successi e dei nostri fallimenti, eppure esaltiamo troppo i primi e dimentichiamo spesso, colpevolmente, i secondi.

Per questo è interessante la mostra itinerante ideata dallo psicologo svedese Samuel West, che negli anni ha iniziato a collezionare i più grandi fallimenti mondiali, gli insuccessi più clamorosi delle piccole o grandi società, proprio a dimostrare che, soprattutto in questa era di rincorsa all’innovazione, la strada del successo è lastricata da tanti insuccessi, ma è proprio grazie a loro che l’innovazione tecnologica fa passi da gigante.

Lo psicologo svedese Samuel West, esperto in terapia cognitivo-comportamentale e in psicologia dell’organizzazione, ha iniziato questa bizzarra raccolta degli insuccessi come un progetto di ricerca, divenendo poi, il suo passatempo preferito, trasformando gli oltre 110 pezzi raccolti in tutti questi anni, in un museo e poi, in una mostra itinerante, che partendo da Helsingborg, in Svezia, ha già toccato lo scorso anno, città come Los Angeles e Toronto, mentre dal 19 gennaio al 17 marzo di quest’anno sarà a Shanghai, in Cina, la terra dove l’insuccesso è ancora considerato come una vergogna da lavare via.

Lo scopo della mostra itinerante, e del relativo Museo del fallimento, è proprio quello di dimostrare che l’errore è insito nella natura umana; e negli oggetti esposti ritroviamo tante storie interessanti da cui possiamo veramente imparare molto. Il focus su cui si concentra la raccolta museale di West è, infatti, proprio quello di stimolare la discussione sul fallimento, di trovare in ciò che è esposto anche l’ispirazione giusta per riscoprire il coraggio di prenderci dei rischi, di osare senza troppa paura, senza più guardare un potenziale fallimento come una sconfitta personale.

E tra gli ‘insuccessi’ più clamorosi che troviamo in mostra ci sono ad esempio i Google Glass, i futuristici occhialini connessi a internet che avrebbero dovuto rivoluzionare il nostro modo di accedere alla rete, ma ben presto finiti nel dimenticatoio, o il profumo prodotto dalla società Harley Davison, che prometteva un aroma di moto, ma che non ha, invece, convinto poi così tanto, o il Nokia N-Gage, il primo tentativo di coniugare videogame e smartphone, dal design davvero bruttino, oppure il Newton di Apple, una primitiva versione di IPad, che però, riscosse ben poca fortuna. E chi si ricorda, ad esempio la Coca-Cola Blāk, una versione sfortunata della celebre bibita, però all’aroma di caffè? O il Trump, la versione personalissima del più celebre Monopoli, creata da colui che oggi guida la più grande potenza mondiale, con tanto di Trump Tower e Trump dollars: un vero fallimento per l’uomo che si vanta di ogni suo successo personale e professionale.

La mostra mette così, in mostra i vari tentativi falliti di compagnie anche dal brand importante, come Apple, Google, Coca-Cola, solo per citarne alcune, proprio perché nessuno può considerarsi immune dall’errore, e forse, curiosando dentro questa esposizione tutti noi potremmo sentirci finalmente liberi dalla pressione di una cultura che ci spinge a volare in alto, stigmatizzando ogni nostro inciampo e caduta.

D’altra parte possiamo prendere come il modello più sincero di successo, nella nostra società, proprio Jeff Bezos, il fondatore di Amazon; perché lui riesce sempre a trarre da ogni suo errore un vantaggio che lo condurrà poi, sicuro a un nuovo successo. E allora perché dobbiamo avere ancora paura di fallire?

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