La mostra “La Grecia a Roma”, dedicata alla riscoperta dei protagonisti dell’arte greca e alla influenza della cultura ellenica sulla cultura romana è ospitata nella Capitale presso i Musei Capitolini a Villa Caffarelli, dal 28 novembre al 12 aprile 2026.
Essa è a cura di Eugenio La Rocca, il passato sovrintendente capitolino e Claudio Parisi Presicce, l’attuale.
A Villa Caffarelli il secondo capitolo del ciclo “I Grandi Maestri della Grecia Antica” è stato inaugurato dopo la monografica dedicata a Fidia, avutasi tra il novembre 2023 e il maggio 2024.
L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.
Le opere giungono dal Sistema Musei di Roma Capitale – Musei Capitolini, Antiquarium, Centrale Montemartini, Museo di scultura antica Giovanni Barracco, Museo della Civiltà Romana, Museo dell’Ara Pacis, Teatro di Marcello, Area Sacra di Largo Argentina, Museo dei Fori Imperiali, da istituzioni italiane, rilevanti musei internazionali e da collezioni private.
Il catalogo è edito da Cangemi Editore.
In rassegna una raffinata e ricca selezione di oltre 150 capolavori, sculture, rilievi, ceramiche, bronzi, tutti originali greci alcuni presenti per la prima volta e altri tornati nella Capitale dopo secoli di dispersione.
“La Grecia a Roma”, descrive l’arrivo dell’arte greca nell’Urbe attraverso tre fasi basilari: le prime importazioni, il periodo delle conquiste mediterranee, l’età del collezionismo.
La storia di Roma è caratterizzata da un rapporto continuativo e florido con il mondo greco, una relazione prodotta da scambi commerciali, conquiste militari e appropriazioni culturali.
La mostra ripercorre il dialogo plurisecolare, parte sostanziale della sua identità. Le cinque sezioni illustrano momenti differenti di tale narrazione.
Si comincia dalle prime testimonianze di presenze greche simultaneamente con la fondazione di Roma nel 753 a.C., ai più persistenti contatti dell’età repubblicana.
Arriviamo pertanto alla conquista della Grecia e dei regni ellenistici del Mediterraneo orientale quando la città eterna fu pervasa di opere insigni dell’arte greca, acquisite maggiormente attraverso saccheggi e spoliazioni dell’esercito vincitore.
La tematica conclusiva riguarda la totale assimilazione dell’arte greca con un rapido mutamento di sensibilità concernente le forme artistiche.
In tale età svariati artisti greci si trasferirono nella Capitale in cui crearono botteghe a causa delle numerose richieste della ricca borghesia romana.
Si attuarono condizioni per la realizzazione di un nuovo linguaggio artistico puramente greco, ma conforme ad una logica comunicativa sostanzialmente romana, adatta a divulgare il proprio messaggio in tutti gli ambiti dell’Impero.
Della migliaia di capolavori greci che arrivarono a Roma in età antica soltanto una parte è attualmente conosciuta: una considerevole antologia per la prima volta.
Una mappa grafica accoglie il pubblico anticipando lo svolgimento dell’evento.
La prima sezione, denominata “Roma incontra la Grecia”, tratta i primi contatti tra l’Urbe e le comunità greche già tra il VIII e il VII secolo a.C., agevolati dalla posizione strategica della città sulle sponde del Tevere e al centro delle rotte del Mediterraneo.
Da tali canali arrivano eccelsi manufatti, prevalentemente ceramici, deputati ad essere ubicati in ambienti autorevoli come santuari e tombe.
Mostrati alcuni frammenti in ceramica della regione dell’Eubea in Grecia, rinvenuti nell’Area Sacra di S. Omobono e il cosiddetto Gruppo 125 del 1875, scoperto sull’Esquilino, un prezioso corredo funerario aristocratico con ricercate ceramiche di importanza corinzia.
Oggetti straordinari di aristocratici i quali avevano piacere di contornarsi di suppellettili di lusso. I frammenti di ceramica attica provengono dagli scavi in concessione del MiC dell’Università di Roma “La Sapienza”.
Ancora le Kylikes ovvero coppe per il consumo di vino usate nei riti celebrativi del santuario delle Curiae Veteres. In una teca la statuetta di fanciulla (kore) da Lavinio e la statuetta di capro di un deposito votivo in via Magenta.
Nota dalle fonti è la statua di Diana sull’Aventino ispirata al modello della statua di culto della dea a Marsiglia, attestazione come la Capitale ebbe relazioni dirette anche con le colonie greche.
La voglia di acquisire forme, modelli greci continua con l’incremento dell’importazione di opere di ogni tipo: statuette votive in bronzo, manufatti in marmo e coppe adoperate nei rituali sacri.
Infatti dall’importazione all’appropriazione si fonda il contenuto della seconda sezione: “Roma conquista la Grecia”.
Con il predominio del Mediterraneo orientale giunsero a Roma statue dipinti, rilevanti oggetti in metallo che ne rielaborarono l’aspetto urbano arricchendo templi ed edifici pubblici.
Ricordiamo il famoso cratere con dedica del re Mitridate Eupator, rinvenuto nei fondali a largo della villa di Nerone. Tra i numerosi splendori giunti nell’Urbe vi furono anche le statue di culto, idiomi che nei loro luoghi di origine incarnavano la presenza viva della divinità.
La terza sezione: “La Grecia conquista Roma” esprime come le sculture provenienti dalla Grecia furono per lo più posti in spazi pubblici come piazze, porticati, templi e biblioteche aumentando la magnificenza di Roma che fu tramutata in ideale museo.
I manufatti nati come offerte votive o come monumenti celebrativi dei sovrani greci furono esposti come simboli del potere romano. Il Templum Pacis, la grande struttura fatta edificare da Vespasiano dopo la vittoria in Giudia (75 d.C.) riassume precisamente il sottile confine tra potere e arte.
Nella sezione vi è una scenografica video istallazione con illuminazioni sincronizzate riguardanti una narrazione immersiva con ricostruzioni digitali, videoproiezioni e contenuti multimediali.
Un criterio che riconsegna non solo la sontuosità dei capolavori ma anche i loro contesti originali: templi, ville, spazi cerimoniali, organismi urbani ora non più esistenti.
Emozionante è la video istallazione che ricostruire ambienti antichi frammenti e superfici evidenziando la forma originaria delle maestose architetture del passato.
Nella quarta sezione: “Opere d’arte greca negli spazi privati”, le opere d’arte greche venivano posizionate nei giardini e nei peristili per simboleggiare il prestigio sociale e la raffinata culturale dei proprietari.
Essa è formata da due sottosezioni con raggruppamento delle composizioni per area di provenienza.
Il percorso inizia con sculture greche che decoravano gli horti cioè i fastosi complessi residenziali inseriti nella vegetazione dei ninfei e fontane nei margini e nel centro di Roma.
Fra il Pincio e il Quirinale si svilupparono gli Horti Sallustiani, famosi per la cospicua statuaria che li guarnivano. Ammiriamo in mostra vari capolavori eccezionalmente riuniti tra cui le sculture del frontone che riproducono il mito della strage del figlio di Niobe, uccisi da Apollo e Artemide.
Tali rilievi sono stati da tempo relazionate a quelle con Amazzomachia del Tempio di Apollo Sosiano per il loro stile. Esposti anche notevoli reperti dagli Horti di Mecenate e quelli Lamiani che si estendevano sul colle Esquilino.
Ancora nel secondo raggruppamento vi sono le opere collegate a ville di età Imperiale per la maggior parte situate nel suburbio oggetto del grande consenso dei romani per l’arte ellenica.
Presenti molteplici rilievi e stele funerarie provenienti dagli Horti di Mecenate che per alcuni esperti ricordano l’atmosfera dei cimiteri monumentali greci come il Ceramico di Atene.
Dal II secolo a.C. molti scultori greci vennero nella città realizzando fiorenti atelier creando statue di culto in stile classicistico per i templi romani. In seguito nel I secolo a. C. la crescente richiesta di manufatti greci incrementò l’attuazione di botteghe per lo più a Delos, ed Atene, specializzate in prodotti decorativi di stile eclettico.
La quinta sezione: “Artisti greci al servizio di Roma”, presenta opere che ritraevano spesso soggetti mitologici o dionisiaci della tradizione come la base triangolare di candelabro con Dioniso, Satiro e Menade da Palestrina, già nella collezione Barberini, 125-100 a.C..
Ancora la fontana monumentale a forma di corno potorio (rython) con iscrizione greca “Pontios ateniese fece” decorata con Menadi, dell’artista Pontios, scoperta nell’area degli Horti di Mecenate, dell’età augustea, Musei Capitolini.
Riguardo alla esecuzione di semplici copie, lo scopo dell’arte neoattica era quello di reinterpretare i modelli greci riadattandoli alle nuove finalità di predominanza decorative negli ambienti pubblici e privati del mondo romano.
L’arte greca era ormai un malleabile strumento sottomesso alle esigenze romane: l’intenso misticismo che caratterizzava la migliore produzione artistica di età arcaica e classica si era dissolto a vantaggio della qualità estetica dell’opera d’arte.
La mostra ripercorre il senso artistico di due civiltà eccezionali, interpreti di un dialogo che ha plasmato la bellezza e l’estetica dell’occidente.
L’evento è un insieme ricco e autorevole di capolavori riuniti per restituire la magnificenza dell’arte greca ed esaltarne il suo incanto e la sua attrattiva.
