LA CHIESA DI SANT’IGNAZIO DI LOYOLA A ROMA E LA SUA PIAZZA

Il nostro percorso che si snoda tra l’antica via del Corso e il Campo Marzio ripercorre la storia e l’arte di una parte significativa della città “Piazza Sant’Ignazio e l’omonima Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola” massimi risultati dell’architettura Barocca romana, componenti di una grande scena, nuova dimensione di effetti dinamici, di visuali impreviste, di prospettive aperte che costituiscono lo strumento di controllo della scala urbana.

La monumentale facciata della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, massimo tempio gesuitico di Roma, spicca sulla teatrale e scenografica omonima piazza. La chiesa, intitolata al fondatore dell’Ordine gesuita, è fondata il 2 agosto 1626 per volontà del Cardinale Ludovico Ludovisi, nipote e vice cancelliere di Papa Gregorio XV. Sul luogo dell’attuale chiesa si ergeva una precedente, sorta nel 1562 – 1566 e dedicata alla S.S. Annunziata, risultata poi troppo piccola per gli studenti che frequentavano il Collegio Romano, università collegata all’edificio di culto per la formazione di tutti coloro che volevano entrare nell’Ordine. I lavori di costruzione della grandiosa fabbrica, finanziati appunto dalla famiglia Ludovisi si protraggono per tutto il XVII secolo. Principale artefice della costruzione della chiesa è l’architetto, matematico e astronomo Orazio Grassi che, dopo consulti con i più importanti architetti del tempo: Domenichino, Carlo Maderno, Borromini, concepisce la chiesa a croce latina, dotata di un profondo vano presbiteriale e sormontata da una cupola all’incrocio del transetto. Subentrò dopo il Grassi nel 1622 un altro gesuita, padre Antonio Sasso, che continuò la costruzione apportando alcune modifiche al progetto originale. Nel 1685 fratel Andrea Pozzo crea una finta cupola a causa della non realizzazione della prevista copertura del transetto, grazie all’invenzione di una grande tela di 17 metri di diametro, finzione prospettica e illusionistica, essa si osserva in alto, stando a terra da un disco dorato posto sul pavimento della navata. La facciata, a due ordini con attico fiancheggiato da ampie volute laterali, dotata di portali e finestre con timpano, fu ideata dal Grassi secondo concezioni e schemi derivanti dall’architettura di Maderno e solo parzialmente modificata durante la direzione dei lavori di padre Sasso. L’interno è caratterizzato dalle misure monumentali della navata e del presbiterio e dal succedersi di tre grandi arconi che segnano l’ingresso delle cappelle laterali. Il momento centrale della decorazione della chiesa è però creato dalla volta della navata, affrescata da Andrea Pozzo, raffigurante “la Gloria di Sant’Ignazio” realizzata tra il 1691 e il 1694. Concepito secondo un disegno che prevede l’esaltazione della Compagnia di Gesù e del suo fondatore attraverso l’attività missionaria e il rigore morale della dottrina, l’affresco mostra al centro una raffigurazione architettonica colonnata, messo in prospettiva dal basso come visivo seguito delle pareti della navata che così sembrano prolungarsi, sfondando la copertura, la figura del Cristo che trasmette un raggio di luce a Sant’Ignazio in una gloria di angeli e di santi dell’Ordine; agli angoli, sulle imposte di volta, quattro personificazioni dei continenti irradiate di luce del Santo titolare. Nel grandioso affresco che si estende per oltre 40 metri, fratel Pozzo dà un ammirevole esempio del suo virtuosismo, momento saliente della cultura artistica tardo barocca. Presenti anche sei cappelle lungo le navate laterali che con eleganti proporzioni e magnificenza rendono l’intero impianto architettonico compiuto, armonioso ed equilibrato. L’abside ritrae “le Scene della vita di Sant’Ignazio”, mentre ai lati del presbiterio a destra vi è la cappella Ludovisi con il monumento sepolcrale di Papa Gregorio XV di Pierre Legros, nel simmetrico spazio di sinistra è situata invece la gigantesca statua in gesso di Sant’Ignazio di Camillo Rusconi, modello della stessa in marmo per la basilica Vaticana. La sontuosa chiesa si affaccia sulla scenografica e teatrale piazza di Sant’Ignazio significativa opera rococò realizzata dall’architetto Filippo Raguzzini nel 1727 – 1728, cardine di un processo innovativo determinata da una nuova concezione spaziale, con caratteristiche visuali e psicologiche della città barocca. Nel 1725 Papa Benedetto XIII decide il trasferimento dell’arciconfraternita dei bergamaschi in piazza Colonna a Roma nella sede dell’ospedale dei Pazzi e la concessione della chiesa di San Macuto al Seminario Romano, retto dai Gesuiti, in questo modo la Compagnia del Gesù potrà dare il via ai lavori di realizzazione della piazza di Sant’Ignazio per dare un degno sfondo alla grande facciata della seicentesca chiesa, grazie alla demolizione di una parte del complesso dei bergamaschi. Tre i progetti precedenti non realizzati della scenica piazza: il primo nel 1523 ad opera probabilmente di Gian Lorenzo Bernini commissionato dal Principe Nicolò Ludovisi, nel 1661 il progetto di Pietro da Cortona richiesto da Alessandro VII Chigi e a fine secolo quello di Carlo Fontana richiesto da Innocenzo XII. Filippo Raguzzini dimostrò con la sua opera, di non aver decorso invano i suoi anni romani e di aver compreso e amato della città barocca certe caratteristiche ambientali sottilissime, l’ideale di continua sorpresa creata dal sovrapporsi del sistema stradale medievale e dagli appariscenti monumenti rinascimentali e barocchi, in secondo luogo il valore dei contrasti di scala inaspettati, realizzati dall’accostamento delle modeste costruzioni ai sontuosi monumenti della città. Egli dà immensa prova di notevole sensibilità ambientale, contrapponendo alla grandiosa facciata della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola il tono più modesto, ma ricco di movimento, dei palazzi a quinte ricurve. Il voluto contrasto di scala e di linguaggio fra i due interventi infatti è sfruttato per sottolineare certe caratteristiche visuali e psicologiche della città barocca che l’architetto beneventano mostra qui di avere pienamente compreso. Ad un giudice severo dell’epoca neoclassica ferocemente critico del barocco, il Milizia, i palazzetti che formano la piazza sembreranno “canterani”, cioè mobili, oggetti appartenuti più all’opera di un ebanista che di un architetto, il giudizio sferzante, è tuttavia intelligente: coglie il carattere decisamente antimonumentale dato alla piazza da Filippo Raguzzini, favorito dal Pontefice di quegli anni Benedetto XIII. Costui rinuncia a contrapporre alla compatta facciata della chiesa uno spazio unitario e continuo, ma ricostruisce l’effetto complessivo collocando i singoli episodi all’interno di uno schema geometrico, esattamente la piazza di Sant’Ignazio risulta dall’accostamento di tre ovali, composizione straordinaria e innovativa. Il linguaggio impiegato dal Raguzzini nella piazza storica influenzerà profondamente lo stile architettonico corrente delle case di affitto.

“Le repentine diagonali, gli improvvisi scorci prospettici, gli effetti di luce accentuati, tutto esprime una possente, insaziabile brama d’infinito. Ogni linea conduce l’occhio lontano, ogni forma in movimento pare che voglia sorpassare se stessa, ogni motivo rivela una tensione, uno sfondo, come se l’artista non fosse mai del tutto sicuro di riuscire veramente a esprimere l’infinito”.

Arnold Hauser

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