Il 16 febbraio, terzo giorno della 75^ edizione dell’Internationale Filmfestspiele Berlin, meglio noto come Berlinale, viene presentato in anteprima mondiale Islands di Jan-Ole Gerster, battente bandiera tedesca ma dal cast decisamente internazionale. I due protagonisti sono infatti due attori che ci piace definire cosmopoliti, per le proprie vicende artistiche e biografiche (lui è inglese di nascita ma berlinese di adozione; lei mezza inglese e mezza francese ma cresciuta in Giappone), e perché così facendo definiamo più appropriatamente il mood di una pellicola che ci pare possieda tutti gli ingredienti per essere apprezzata worldwide.![]()
Anzitutto i due protagonisti, dicevamo: Sam Riley e Stacy Martin, che oltre a essere dotati come interpreti sono pure provvisti di un fascino magnetico. Lui è emerso grazie a un ruolo iconico che lo ha immediatamente imposto all’attenzione globale, quello di Control del 2007, in cui interpreta il leader dei Joy Division, Ian Curtis. Lei è invece è apparsa cinque anni dopo come protagonista assoluta, accanto a Charlotte Gainsbourg, del dittico erotico di Las Von Trier, Nymphomaniac. Da allora hanno entrambi frequentato i piani alti delle produzioni cinematografiche internazionali, non disdegnando anche certo cinema d’autore comunque mainstream.
Qui danno vita a un thriller balneare ambientato nei paesaggi remoti dell’Isola di Fuerteventura, che politicamente appartiene alla Spagna ma geograficamente si trova di fronte al Sahara Occidentale nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico. E il dato relativo al contesto non è in questo caso accessorio: si tratta infatti di un non luogo, usato come buen retiro da persone in fuga da sé stesse, provenienti dai quattro angoli del pianeta (ci sono pure due italiani); apparentemente ricolmo di fascino ma al tempo stesso caratterizzato da qualcosa di impercettibilmente e misteriosamente inquietante.
Qui vive Tom (Riley), che trascorre le sue giornate facendo l’allenatore di tennis in un lussuoso hotel dell’isola, e le notti consumando avventure erotiche occasionali nella discoteca locale. Sarà proprio l’arrivo della famiglia di Anna (Martin) a sconvolgere la sua serena routine e a mettere in moto un meccanismo complicato col sapore del mystery. Anna si rivolge a Tom per proporgli di impartire lezioni di tennis al figlio adolescente, ma l’incontro tra i due si rivelerà ben presto fatale, a partire dalle macerie di una relazione coniugale stressata dall’impossibilità di concepire un secondo figlio. Dopo una notte molesta nella discoteca di cui sopra, il marito di Anna scompare dall’isola, costringendo le autorità locali a indagare sul caso, e consentendo a noi di scoprire tutte le ambiguità mendaci della donna. Insomma un maledetto infarcito di segreti e bugie, complicato per giunta dalla sottotrama erotica che lega il maestro di tennis e la moglie dello scomparso.
Connotato dal carattere della location scelta, che fu peraltro parte della scaturigine creativa del romanzo da cui è tratto il film, scritto peraltro dallo stesso regista; il film Jan-Ole Gerster per echi e situazioni ricorda certe trame del plot del capolavoro di Michelangelo Antonioni, L’avventura (che fu girato nell’altrettanto – allora – misteriosa isola delle Eolie Lisca Bianca). Quanto alle nuance stilistiche fanno piuttosto tornare in mente certe pellicole di Alfred Hitchcock, come La donna che visse due volte, in cui niente è davvero come sembra, soprattutto se riguarda una icy blonde pronta a tramutarsi in femme fatale. O meglio ancora certe atmosfere del cinema tra erotismo e thrilling di Claude Chabrol, che del resto verso il maestro del brivido si considerò per sempre un devoto seguace.
Dato il cast, e il pregio più che discreto di una pellicola da mettere nel novero del cinema-medio europeo, il film sarà di certo distribuito in Italia, a partire dalla prossima primavera, quando sicuramente uscirà nelle sale tedesche.