IMMAGINIFICO, SOGNATORE, PENSATORE VASSILY KANDINSKY A PALAZZO BONAPARTE, UN PERCORSO IMMERSIVO STRAORDINARIO.

“Oggi un punto in pittura può dire più di una figura umana. Una linea verticale associata a una orizzontale produce un suono quasi dinamico. Il contatto dell’angolo acuto di un triangolo col cerchio non ha un effetto minore a quello dell’indice di Dio con quello di Adamo in Michelangelo”.
V. Kandinsky, Riflessioni sull’arte astratta, 1931

Vassily Kandinsky nasce a Mosca nel 1866 ed è considerato il padre dell’arte astratta, la sua pittura è un compendio di linee, forme, colori. Egli ha saputo dare forma astratta a emozioni e sentimenti, molto legato alle tradizioni della sua terra ma aperto al nuovo fu interprete assoluto dell’arte europea dei primi due decenni del 900.

Una grande esposizione monografica, visitabile dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027, allestita presso Palazzo Bonaparte colma un’assenza di 25 anni dall’ultima retrospettiva romana sull’artista russo.

Oltre 70 capolavori ripercorrono l’intera vicenda umana e artistica del Maestro dell’astrattismo.

Essi in prestito dal Centre Pompidou di Parigi, depositario del fondo più considerevole al mondo dedicato all’artista è caratterizzato anche in virtù delle donazioni della moglie Nina Kandinsky, per la maggior parte in mostra, affiancate anche da prestiti giunti da altre istituzioni internazionali. Il Beaubourg si prepara ad una lunga chiusura per restauri, rendendo ancora più preziosa la presenza a Roma di rappresentazioni che raramente lasciano la Capitale francese.

Con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, la rassegna è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou, a cura di Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti divulgativi di Francesca Villanti.

Main partner dell’esposizione è la Fondazione Terzo Pilastro – internazionale, con Fondazione Cultura e Arte e Poema.

La mostra descrive l’intera storia umana ed artistica di Kandinsky, ripercorrendo le fasi della sua esistenza, da avvocato in Giurisprudenza ed Economia politica all’Università di Mosca, incrociando epoche storiche, paesi, grandi amori passionali.

Cinque sezioni attraversano l’opera totale dell’insigne pittore: dai principi figurativi al folklore russo, agli anni di Monaco di Baviera, dalla fondazione del gruppo Der Blaue Reiter all’esperienza russa post-rivoluzionaria, arrivando all’insegnamento nel Bauhaus e all’ultima stagione trascorsa a Parigi.

La retrospettiva non racconta solo del Maestro quale genio isolato ma dà spazio anche a Gabriele Munter, sua compagna, per lungo tempo oscurata dalla sua notorietà e attualmente riconosciuta come una delle interpreti della modernità europea. Protagonista dell’Espressionismo tedesco, le sue tele affiancate a materiali d’archivio rendono la trama di scambi artistici e personali portando pertanto alla creazione del Blaue Reiter.

La rassegna non si limita solo alla pittura: sono presentate anche fotografie d’epoca, documenti, effetti personali e materiali situati nella Bibliothèque Kandinsky. Un itinerario basato sul rapporto tra colore, musica e ricerca spirituale, oltre ad una sala tra geometrie e colori a carattere immersiva, ideata opportunamente per tale progetto.

I viaggi compiuti da Vassily Kandinsky e Gabriele Munter tra il 1902 e il 1908 offrono ad entrambi nuovi stimoli allontanandosi gradualmente dai canoni della pittura accademica sviluppando nuove ricerche sulla forma e sul colore. Dopo il ritorno a Monaco negli anni di Murnau e nell’esperienza del Der Blaue Reiter (il cavaliere azzurro), condussero L’artista in un percorso verso l’astrazione.

Sono mostrati suoi lavori quali: Kochel, lago e Herzogstand (1902), Kochel, lago e pontile 1 (1902), Kochel, vecchia Kesselbergstrasse (1902), Schwabing, Sole invernale (1901), Monaco, Giardino inglese (lago e barca) (1902, 1903 ca.).

La tela Canzone Song (1906), celebre anche come Canto del Volga attesta il suo forte interesse in questo periodo per i motivi nostalgici legati all’antica Russia. Il suo coinvolgimento per la propria cultura ispira Kandinsky nella esecuzione di molteplici disegni colorati effettuati a tempera su fondo nero dove intreccia riferimenti culturali differenti. Se lo sfondo ricorda una città ottomana, i battellieri indossando costumi slavi solcano le acque su drakkar vichinghi ornati con icone ortodosse.

Kandinsky e Gabriele Munter raggiungono la Capitale francese nel maggio del 1906, stabilendovisi per un intero anno. Nelle gallerie e musei della città si entusiasmano per le composizioni più recenti di Matisse, Picasso, Dufy, Gauguin e altri artisti contemporanei.

Malgrado ciò, insofferente al frenetico e convulso universo della grande Parigi, il pittore dimora a Sèvres nei pressi del Parco di Saint – Cloud in cui attua all’aperto una serie di studi sugli intensi contrasti luminosi del sottobosco. La lenta dissoluzione del motivo di macchie cromatiche libere raggiunse appunto il suo acme nella serie rivolta al Parco di Saint – Cloud.

Il colore è una forza che esercita un’influenza diretta sull’anima”. V. Kandinsky, “Dello spirituale nell’arte”.

Kandisky reputava che la sua pittura potesse elevarsi a significati più profondi del suo tempo e che i colori potessero celebrare metaforicamente idiomi, ricordi, suoni e stati d’animo. Il titolo del percorso “il linguaggio dei colori” riguarda i suoi primi appunti teorici: “On the language of colors”.

I suoi concetti furono riportati nel “Dello spirituale nell’arte”, elaborato pubblicato tra la fine del 1911 e il 1912.

“I pensieri che espongo qui sono il risultato di osservazioni ed esperienze che ho lentamente accumulato (…). Volevo scrivere sul tema un libro più ampio (…), forse non riuscirò mai a realizzalo. Mi riterrò fortunato se il mio accenno non si perderà nel vuoto”.

Nel 1911 l’artista fonda come citato con Franz Marc e con Gabriele Munter il Der Blaue Reiter (il cavaliere azzurro), movimento che mette al centro dell’arte l’aspetto trascendente, emotivo e interiore dell’esperienza umana.

Mostrato il capolavoro Con l’arco nero (1912), fondamentale nel passaggio verso l’astrazione probabilmente il più famoso della collezione del Centre Pompidou. Esso testimonia come il colore diviene espressione di sensazioni ed emozioni, il rapporto tra colore e segni acquisiscono una forza espressiva indipendente dalla rappresentazione del reale.

Nella retrospettiva è data ampia rilevanza a Gabriele Munter attraverso una selezione di prestigiose opere accompagnate da una documentazione che eleva la sua produzione. Presentate: Lotta col drago (1913), Paesaggio con figura (1919), Cancello di giardino a Sèvres (1906), Viale di fronte alla montagna (1909), Via del paese blu (1911).

Munter condivise con Kandinsky una stagione di profonda ricerca e sperimentazione, contribuendo in maniera risolutiva alla evoluzione delle nuove avanguardie, l’intenso e complesso rapporto con il Maestro intrecciò dimensione personale e aspetto artistico. Il ritorno in Russia si ebbe durante l’esplosione della prima Guerra mondiale; egli partecipò attivamente alla riorganizzazione della vita culturale nel contesto rivoluzionario.

Nel 1922 insegnò in Germania al Bauhaus, scuola nevralgica delle avanguardie europee in cui indagò approfonditamente il legame tra forma, colore e struttura compositiva. Per la sua chiusura nel 1933 da parte del regima nazista dovette trasferirsi nella Capitale francese.

I viaggi in Europa e negli Stati Uniti, con l’esercizio della fotografia, dell’incisione e delle arti decorative estendono progressivamente il suo orizzonte visivo. Ma specialmente a Murnau, nelle Alpi bavaresi e nell’ambito del Blaue Reiter, il suo linguaggio pittorico ottiene una fisionomia del tutto riconoscibile: nettezze dei contorni e ampie campiture di colore.

La piena risonanza giunge tardivamente, dando il legittimo rilievo ad un artista emancipato nel compimento di un percorso originale verso la modernità.
Vassily Kandinsky si spense a Parigi nel 1944, lasciando un retaggio basilare per l’arte moderna e contemporanea.

“In ottobre ho veduto la rivoluzione dalle mie finestre. Ho sentito in me una grande tranquillità d’animo. Invece del tragico, qualcosa di tranquillo e organizzato. I colori sono diventati, mi pare, molto più vivi e più dolci, invece dei toni profondi e scuri di prima”. V. Kandinsky, intervista rilasciata a Charles-Andre Julien, Mosca, luglio 1921

Uno dei capolavori della piena maturità del pittore fu Giallo – Rosso – Blu (1925), composizione importante del periodo in cui Kandinsky insegnò al Bauhaus, il titolo ricorda i tre colori primari la cui analisi costituiva il nucleo del suo corso preliminare e la loro corrispondenza con le forme geometriche essenziali: il triangolo, il cerchio e il quadrato.

“Giallo e blu in rapporto al rosso” scrive l’artista “Febo e Luna si evitano e si ritrovano come avviene tra il giorno e la notte, all’aurora e al tramonto. Nascita misteriosa del rosso dalla tendenza simultanea all’allontanamento e all’ascensione del giallo e del blu”.

Il dipinto Azzurro cielo (1940), creato all’inizio dell’occupazione mentre Kandinsky dimorava appartato a Neuilly, contrappone alla violenza del contesto storico una visione sospesa pervasa di fantasia e vitalità.

Su uno sfondo azzurro si rivela un universo popolato da forme colorate, creature immaginarie e motivi fluttuanti. Le loro sagome irregolari e organiche che rammentano aggregati cellulari, parlano di astrazione biomorfa, di un’astrazione che rifugge dalla geometria per ricondursi al mondo della vita.

“Quanto più il blu è profondo” spiega Kandinsky “tanto più richiama l’uomo verso l’infinito, suscita in lui la nostalgia della purezza e infine del sovrasensibile. Esso è il colore del cielo, come ce lo immaginiamo quando sentiamo la parola cielo. Il blu è il tipico colore del cielo. Andando molto in profondità il blu sviluppa l’elemento della quiete”.

Composizione IX è la più piccola delle “Composizioni” di Vassily Kandinsky. Con tale denominazione l’artista definiva una categoria di opere monumentali generate da “espressioni che si formano in me nello stesso (ma sempre molto lentamente) che riprendo a lungo (…) dopo i primi schizzi. Citiamo questo genere di immagini Composizioni. Qui la ragione, la coscienza, l’intenzionalità e l’efficacia svolgono un ruolo predominante”. (Lo spirituale nell’arte)

Le forme fluttuanti, simili a decalcomanie sono in conflitto con il netto dinamismo delle diagonali colorate, un elemento insolito proprio del suo lessico pittorico.

“Non voglio dipingere la musica. Non voglio dipingere le emozioni”.

Esposta Gelb-Rot Blau (1925) ritenuta uno dei maggiori esempi della sua produzione: una composizione in cui forme e colori si organizzano secondo una logica quasi musicale, sviluppando un effetto intenso e coinvolgente.

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