Attore ,comico ,creatore di maschere teatrali indimenticabili ,perfezionista del trucco ,eccezionale mobilità facciale ,occhiate in tralice ,Gilberto Govi nasce a Genova il 22 ottobre 1885 al numero 13 di via Sant’Ugo nei pressi della stazione di porta principe .I genitori sono emiliani : il padre Anselmo, modenese è ispettore delle ferrovie dello stato , la madre è casalinga . Ha un fratello maggiore ,Amleto .Compie le scuole elementari all’Ambrogio spinola e le media alla Girolamo da Passano .Dimostrando attitudine al disegno ,frequente per tre anni i corsi dell’accademia linguistica di belle arti : è allievo del pittore Quinzio. Rivela anche doti da caricaturista . Nel 1902 è assunto alle officine elettriche Genovesi in qualità di apprendista , presso l’ufficio tecnico . Eredita l’amore per il teatro dallo zio materno Torquato Gardini , e nel tempo libero è burattinaio .Nella soffitta di casa sua ,conserva i burattini in cassapanca e i genitori quando gli vanno a fare visita improvvisa per loro degli spettacoli .
A 12 anni già recita nel teatrino di pre Gazzo ,curato di San Rocco .A quattordic’anni entra nella compagnia filodrammatica Andrea Podestà di Salit Mascherona ,diretta dall’attrice Elvira Colombazzi , e qui ottiene il primo successo personale in Santarellina (adattamento del vandunville Mademoiselle Nitouche ) in cui gli è affidata la parte del portinaio muto e sonnacchioso , improvvisa un tal plateale e sonoro sbadiglio che provoca il riso dei compagni di scena e del pubblico .Applausi .
RINA GAIONI
LA DIALETTALE
I MANEZZI PE MAJA NA FIGGIA
A PARIGI
IMPRESA TRASPORTI
I FILM
IN TELEVISIONE
GIUSEPPE MARZARI
Nel 1904 è ammesso alla compagnia dell’accademia filodrammatica italiana al teatro nazionale ,c compagnia di palcoscenico Rina Franchi ,conosciuta nel 1911 e che sposerà nel 1917.
Nel 1914 , pur mantenendo il suo impegno con l’accademia fonda , la Dialettale , assumendo il ruolo di amministratore ,direttore e artista primattore : primattrice è Rina . Il primo repertorio è costituito da commedie di Nicolò Bacigalupo- prendersi grattacapi che non ci spettano . Le recite in dialetto genovese sia nello stesso Teatro Nazionale nei periodi carnevaleschi che nelle Riviere e nell’entroterra nella stagione di riposo della compagnia , non sono però gradite dal consiglio direttivo dell’accademia e danno motivo , nel 1916 della sua espulsione . Naturalmente ci sarà una riparazione 15 anni dopo verrà organizzata una serata in suo onore.
Nel giugno del 1917 l’impresario Achille Chiarella promuove la recita della commedia , “Pigiasse o ma do Rosso o carta” . L’accoglienza è calorosa , e il critico della Gazzetta del popolo recensisce :” C’è la maschera , la voce , ricca di toni feravilliani o beniani ,senza imitazione diretta dell’uno o dell’altro dei due grandi maestri .
Ma è il natale del 1923 che determina la svolta decisiva della sua carriera teatrale . La sera del 22 dicembre è al filodrammatico di Milano e sui corrieri della sera di domani c’è il titolo La compagnia genovese , Renato Simoni scrive :” Confesso che l’annuncio delle poche recite della Compagnia di Gilberto Govi mi aveva
spaventato” . Il dialetto genovese non ha fama di arrendevolezza . Invece ieri sera con nostra grande sorpresa , l’abbiamo trovato tutti affabile ,cordiale e comunicativo . Per essere sinceri bisogna dire che delle prime scene si sono capite poche parole : ma già alla metà del primo atto la parlata ligure non aveva più misteri per noi . Mentre per una compagnia che recita con misura , con chiarezza e con un tono di verità sobriamente allegra: merito soprattutto di Gilberto Govi , del quale da un paio di anni si diceva davvero un gran bene e che ieri sera non ha deluso le aspettative .
Egli è sembrato un attore dalla comicità calma , meditata e saporita .Aveva due caratteri da rappresentare , e dalla truccatura al gesto ,dallo sguardo alla voce , ogni particolare era il più gustosamente conveniente ai personaggi . Il Govi si muove poco , o con una secca e nervosa divertente curiosità . Ma nel viso quieto gli occhi hanno una vivacità intensa e brillano occhiate feravillane eloquentissime . In lui si vede costantemente la cura , non tanto di provocare il riso con una battuta , quanto di servirsi della battute per precisare e colorire con finezza i tipi e i tipi gli riescono amenissimo .
Ogni sua parola suscita il riso , ogni sua scena è coronata da applausi .Ieri sera egli ribadì il lieto successo della prima rappresentazione ,recitando con colorita finezza e con una burbera giocondità irresistibile . La sera del 24 è all’Alfieri di Torno con L’aegua di Sozeja – !!!! Quanta ricchezza di particolari espressivi ,trucco ,voce , atteggiamenti , tutto è diligentemente studiato e perfettamente intonato colorito !.
IL 31 dicembre dà le dimissioni da impiegato delle Officine elettriche genovesi e si dedica completamente al teatro ! .
Nel 1926 compie una tournee di tre mesi e mezzo in Sudafrica : 162 recite , gli riservano un accoglienza entusiasta . Nel 1928 è a Roma al teatro Valle . Alla prima recita , girando per i corridoi sembra di essere in uno “scagno “ , alla seconda rappresentazione , tant’è vero che l’olio viene sempre a galla ,fanno capolino gli indigeni , all’ultima i cavalli verrebbero staccati dalle carrozze ,se carrozza Govi avesse !! . Similmente a Feravilla , nella tournèè fuori dalla sua città fa la “ traduzione simultanea “ dei testi recitati . E’ invitato a San Rossore , nel 1929 da Vittorio EMANUELE III .
E’ a Parigi alla Salle du Journal , e nel 1935 è invitato da italo Balbo ,Governatore della Libia a recitare a Tripoli .
E’ un buon amico di Petrolini , una celebre fotografia apparsa sulla copertina della rivista il Dramma del dicembre 1929 lo ritrae insieme all’attore romano a Montecatini in una posa divertita .
E’ chiamato al cinema ,e nella televisioni da 72enne il 3 maggio 1957 esordisce sul piccolo schermo con la teleripresa” I menazzi per maja na figgia” .
Il suo repertorio comprende 81 titoli .SI congeda dalle scene nel 1960 per la prima volta rinunzia al trucco per impersonare . Nel 1960 per il suo 80esimo compleanno è festeggiato dalle autorità liguri .
Muore a Genova il 28 aprile 1966 nella sua abitazione di piazza della Vittoria . Pochi giorni prima ha finito di disporre nello studio i premi e i ricordi della sua carriera teatrale .Nello spegnersi , con la sua caratteristica ironia ha mormorato :” quanto ghe voe per moi “ quanto ci vuole per morire !
