Giancarlo Cauteruccio, tenute oggi le esequie del maestro che ha cambiato il teatro d’arte

Si sono tenuti oggi a Sibari i funerali di Giancarlo Cauteruccio, grande maestro del teatro d’arte venuto a mancare il 10 gennaio. La scomparsa di Cauteruccio ha profondamente scosso il panorama della cultura italiana e internazionale. Figura di spicco nel mondo del teatro e della ricerca nell’arte visiva, il maestro Cauteruccio è stato un artista che ha saputo attraversare con innovazione coraggiosa oltre quarant’anni di scena, e ha lasciato un’eredità fatta di visioni e sperimentazioni.

Giancarlo Cauteruccio era nato il 2 luglio 1956 a Marano Marchesato, un piccolo centro della provincia di Cosenza, e ha sempre portato con sé nel proprio percorso artistico un legame forte con le origini. Fra l’altro, ha sempre manifestato il desiderio a portare la lingua e il patrimonio culturale calabrese nel mondo, anche con nuove e innovative forme dell’arte teatrale.

Dopo aver studiato architettura e arti visive a Firenze, città poi adottata dall’artista come una seconda casa, Cauteruccio intraprese la propria avventura nel mondo dell’arte e del teatro di ricerca. E lo ha fatto con un approccio poliedrico che avrebbe condotto a un modo nuovo di concepire la stessa scena teatrale. La formazione multidisciplinare di Cauteruccio, congiuntamente con la naturale propensione da egli mostrata per la sperimentazione, lo condusse a fondare, appena trasferitosi a Firenze nel 1977, il gruppo “Il Marhingegno”, laboratorio di performance e arti visive grazie al quale vennero portate in scena le prime opere innovative del filone che qui si discute, in diverse parti d’Italia. La prima consacrazione in assoluto si ebbe proprio a Firenze, la città divenuta laboratorio d’idee e sperimentazioni per l’artista.

Nel 1982, Cauteruccio ha poi dato vita a un nuovo progetto, il Gruppo di ricerca teatrale Multimedia Krypton, che in seguito assumerà semplicemente il nome di Teatro Studio Krypton. Con Krypton, il maestro Giancarlo portò in scena più di cinquanta regie, all’insegna della definizione di un nuovo linguaggio scenico unente performance, arti visive, ma anche tecnologia e ricerca multimediale.

La nuova forma di teatro da egli inaugurata ha rappresentato un’architettura di luce, suono e spazio. A farne pioniere nelle arti visive, un’inedita attenzione

verso i dettagli dello spazio scenico e la messa a punto di nuove combinazioni grazie all’impiego della tecnologia. Per citare una testimonianza di come l’arte di Cauteruccio volesse travalicare i confini del teatro tradizionale, con l’apertura ad un mondo di visioni e sensazioni, possiamo rifarci a spettacoli come “Intervallo” del 1984. In esso si vede l’ambientazione in una Firenze tra Ponte Vecchio e Ponte alle Grazie che dà di sé un’immagine onirica con raggi laser e particolari installazioni luminescenti.

Non esente in Cauteruccio un amore per la tradizione, che però ha voluto sempre conciliare con un forte spirito d’innovazione. La passione che ha nutrito per Samuel Beckett è stata una colonna portate della ricerca artistica intrapresa, vertente su elementi quali il corpo, il silenzio, il vuoto, il tempo.

La sua interpretazione, in qualità di regista e attore, de “L’ultimo nastro di Krapp” nel 2005 a Milano viene ancor oggi ricordata come rappresentazione fra le più intense e innovative del dramma beckettiano, dove il corpo diviene strumento narrativo, espressione di fragilità e di memoria, contrappunto tra il desiderio di vita e il senso della perdita. Un approccio, quello riportato, che lo ha portato a collaborare con artisti di fama internazionale come Bob Wilson, Franco Battiato, Irene Papas e Ornella Vanoni, per un consolidamento del proprio progetto sulla grande scena teatrale europea e mondiale.

Altro fondamentale aspetto del lavoro del maestro è stato quello di portare il patrimonio linguistico e culturale calabrese nel cuore della scena tradizionale. Molto frequentemente, infatti, il maestro Cauteruccio inseriva dialetti, riferimenti culturali e simboli della propria terra natìa in spettacoli rivolti a un pubblico globale, e qui a dimostrazione di come le radici possano fare da punto di partenza in direzione di un’arte universale. Esempi d’una volontà di dialogo con la cultura calabrese e d’elevazione di esso a un livello artistico globale, sono titoli come “Picchì mi guardi si tu si masculu” o “Panza, Crianza e Ricordanza”.

La visione di Cauteruccio è stata quella di un teatro “architettura di luce e suono”, tale da creare coinvolgimento per lo spettatore e farlo addentrare così in un viaggio dai toni multisensoriali. La tecnologia, in questo modo d’intendere il teatro, non era un mero elemento accessorio, ma piuttosto un elemento arricchente e integrativo della narrazione, con ambienti immersivi e visioni che giungevano a sfiorare il sogno e la premonizione. Nel 2016 è stato nominato Professore accademico dall’Antica Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze.

Alfine, dopo tanti anni d’attività a Firenze e Scandicci, dove è stato fondatore e direttore artistico del Teatro Studio Krypton, Giancarlo Cauteruccio ha poi preso la decisione di far ritorno nella sua Calabria, nel 2021, e qui si era stabilito a Sibari, frazione di Cassano All’Ionio. In Calabria, in particolar modo, viene sempre ricordato per il contributo che ha fornito al riscatto culturale di una terra in difficoltà.

Oltre che portare il teatro in Calabria, Cauteruccio ha portato, per come descritto, anche la Calabria nel mondo, nello specifico con iniziative che hanno valorizzato il patrimonio archeologico, la musica e le tradizioni calabresi. Oltre agli spettacoli, vi sarebbe da fare menzione del progetto “Magna Grecia Teatro”, che ha voluto riportare il teatro classico in siti archeologici, per un ricongiungimento tra il mito e la modernità, il passato e il futuro.

A marzo 2024, in occasione del centenario dello scrittore Saverio Strati, Cauteruccio s’impegnò in una rievocazione spettacolare del suo testo “Ritorno del Soldato”, andata in scena al Teatro Rendano di Cosenza.

Quel che ha reso Giancarlo Cauteruccio un vero maestro, a parte la capacità artistica, è stato anche il suo modo di essere rispettoso, umile, curioso e generoso. Con quella sua voce inconfondibile e un incedere pacato ma deciso al tempo stesso, a venire riflesso era un animo ricco d’umanità e passione. Sono in molti a ricordare i discorsi profondi da egli tenuti, la calda accoglienza, la capacità d’ascolto, e le cene tenute da appassionato di cucina (qui si è portato dietro la tradizione di mamma e nonna, come ha avuto modo di dichiarare).

Proprio i momenti condivisi con amici, colleghi e studenti sono esempi di come Cauteruccio ha voluto tenere la propria vita. E l’ha fatto con una volontà a trasmettere il sapere senza arroganza, un desiderio ad innovare senza perdere di vista le radici e la tradizione, elementi che si sono tradotti in una lezione di vita, prima ancora che di teatro.

Con la sua scomparsa, avvenuta il 10 gennaio 2026, l’intero mondo del teatro perde un uomo dalla profonda cultura e uno dei suoi più grandi innovatori.Il vuoto lasciato dalla scomparsa del maestro Giancarlo Cauteruccio è difficile da colmare, ma i pensieri di creatività, libertà e speranza dei quali è stato fautore in vita continueranno a riecheggiare tramite gli spettacoli, ma anche le idee trasmesse e le persone che ha avuto modo d’ispirare.

Le esequie si sono tenute oggi a Sibari, nella Chiesa Gesù Buon Pastore, dove gli amici e i colleghi si sono stretti, nel dolore come nel ricordo, di un artista che è stato in grado d’elevare il teatro a forma di ricerca e visione, e portare la Calabria sulla scena mondiale.

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Comments

    • Peppe
    • 14 Gennaio 2026
    Rispondi

    Ciao grande

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