“FRIDA KAHLO: THROUGH LENS OF NICKOLAS MURAY”, L’ESPOSIZIONE NEL MUSEO STORICO DELLA FANTERIA DEDICATA ALLA VITA DELL’ARTISTA PIU’ ICONICA E RIVOLUZIONARIA DI TUTTI I TEMPI.

Frida Kahlo, Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderon, l’artista più iconica e rivoluzionaria di tutti i tempi famosa per la sua vita travagliata, nasceva a Città del Messico il 6 luglio del 1907.

Le piaceva dire di essere nata nel 1910 poiché si sentiva di essere figlia della rivoluzione messicana e del Messico moderno.

Nonostante fosse affetta da spina bifida che i genitori confusero per poliomelite, dall’adolescenza rivela una inclinazione e una indole indipendente e passionale, refrattaria ad ogni convenzione.

Ma un avvenimento tragico condizionò definitivamente la sua esistenza, il 17 settembre 1925 all’età di 18 anni all’uscita di scuola salì su un autobus e di ritorno a casa ebbe un gravissimo incidente.

L’autobus fu schiacciato contro un muro per una collisione con un tram: la colonna vertebrale le si spezzò, si frantumò il collo del femore, la gamba sinistra riportò molteplici fratture, il piede destro slogato, la spalla sinistra lussata.

Affrontò 32 operazioni chirurgiche, dimessa dall’ospedale fu obbligata ad un riposo forzato di mesi nel letto della sua abitazione con un busto ingessato. In quel tempo interminabile lesse numerosi libri, molti dei quali sul movimento comunista.

Da ciò la scelta dei genitori di regalarle un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in maniera che potesse vedersi e dei colori. Iniziò allora la serie di autoritratti.

“Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”.

Eliminato il gesso riacquistò la capacità di camminare, ma convivrà con dolori per tutta la sua esistenza.

Frida decise di portare i suoi lavori a Diego Rivera, celebre pittore di quel periodo per avere un suo giudizio, Rivera è un uomo geniale, un grande conquistatore di donne e un comunista entusiasta e fu favorevolmente colpito dallo stile moderno della giovane donna introducendola successivamente nella scena politica e culturale messicana.

Nel 1929 si sposarono, lui era al terzo matrimonio, pur essendo al corrente Frida dei suoi moltissimi tradimenti. Divorzieranno nel 1939 a causa dell’adulterio di Diego con sua sorella ma poi si uniranno di nuovo in matrimonio nel 1940 a San Francisco.

Il tormento massimo della pittrice era quello di non avere avuto figli.

Ma nonostante ciò le cronache del tempo riporteranno le numerose avventure avute di ambo i sessi con personalità come il rivoluzionario russo Lev Trotsky ed il poeta André Breton. E’ molto amica e forse amante di Tina Modotti, militante comunista e fotografa nel Messico degli anni Venti.

“L’amore? Non so. Se include tutto, anche le contraddizioni e i superamenti di sé stessi, le aberrazioni e l’indicibile, allora si, vada per l’amore. Altrimenti, no”.

La sua vita e le sue opere eserciteranno un enorme fascino artistico ed un intenso effetto emotivo. Osannata in qualità di grande artista già nella sua epoca le furono dedicate tre rilevanti mostre a New York, Parigi e Città del Messico.

Nell’agosto del 1953 le fu amputata la gamba destra per un’infezione, morì il 13 luglio del 1954 a 47 anni di embolia polmonare nella sua città natale.

Il rapporto ossessivo con il suo fisico straziato determinerà uno degli aspetti primari della sua attività e parallelamente troverà il giusto motivo per difendere il suo popolo tramite la sua arte attraverso il folclore messicano.

Il dolore, l’erotismo represso e l’utilizzo di immagini ibride è l’espressione di Frida che era ben lontana da quella surrealista: la sua creatività non era una ragione per allontanarsi dalla logica e immergersi nel subconscio, benché il frutto della sua esistenza che cercava di rendere comprensibile mediante un simbolismo.

“Pensavo che io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni”.

E’ stata presentata presso il Museo Storico della Fanteria l’esposizione fotografica “Frida Kahlo: through the lens of Nickolas Muray”, mostrata al pubblico dal 15 marzo al 20 luglio e curata da Vittoria Mainoldi.

La rassegna si rivolge alla vita dell’artista descritta con le fotografie realizzate da Nickolas Murray, il suo amico e amante.

L’evento prodotto da Navigare srl, da una iniziativa di Difesa Servizi S.p.A. – Ministero della Difesa, con il patrocinio della Regione Lazio, Città di Roma e Ambasciata del Messico in Italia, ricade nel 100° anno dell’incidente che condizionò per sempre l’icona messicana.

Vittoria Mainoldi durante la presentazione alla stampa ha dichiarato: “La retrospettiva esplora il legame con il fotografo ungherese naturalizzato americano e la pittrice messicana ma soprattutto restituisce un’immagine della femminilità e della personalità di Frida, attraverso lo sguardo di chi condivise con lei una profonda amicizia e una relazione romantica per circa 10 anni”.

Nickolas Murray fu uno dei fotografi più acclamati e noti della sua età, immortalò tutti i più autorevoli personaggi e il suo studio fu un salotto per i più famosi intellettuali del periodo. Era un artista prolifico: i suoi archivi accoglievano oltre 25000 negativi, ma sicuramente la modella che ha riprodotto in assoluto fu assolutamente Frida.

“La fotografia, fortunatamente, per me non è stata solo una professione, ma anche un contatto tra le persone – per capire la natura umana e registrare, se possibile, il meglio di ogni individuo”.

L’incontro tra Muray e Kahlo accadde fortuitamente: nel 1923 l’artista Miguel Covarrubias giunse a New York con una borsa di studio di sei mesi data dal governo messicano.

Subito dopo il suo arrivo Covarrubias lavorò per Vanity Fair rivista alla quale Nickolas partecipava da molteplici anni con i suoi ritratti di celebrità e i due divennero amici. Nel 1931 Nickolas andò in Messico in vacanza con l’artista messicano e la moglie Rosa.

Covarrubias era stato uno studente di Diego Rivera ed assiduo frequentatore della sua casa, fu così che il fotografo Nicholas Murray conobbe la sua giovane moglie allora quasi sconosciuta fuori dal Messico, Frida Kahlo.

Nickolas trovò in lei qualcosa che andava al di là dell’apparenza, una avvenenza anticonformista e una forza che sembrava giungere dal passato.

Frida gli scrisse una lettera subito il loro incontro con tali parole: “Nick, I love you like I would love an angel”. Il fotografo e l’icona messicana si amarono per dieci anni e proseguirono la loro amicizia fino alla morte di Frida.

Le fotografie che Nickolas eseguì durante la loro relazione amorosa vanno dal 1937 al 1946.

La mostra ospita oltre 50 fotografie in bianco e nero e a colori che rappresentano Frida da sola, con il marito Diego, con amici e con lo stesso Nickolas Muray in differenti momenti e luoghi, provenienti dal suo archivio.

Esse ritraggono la pittrice americana in svariati contesti pubblici e privati, manifestando numerosi aspetti della sua personalità e del suo temperamento ed evidenziando la sua forza interiore e la sua attrattiva esclusiva.

Fra le foto in esposizione più significative a mio avviso menziono: Frida con statuetta Olmeca, Coyoacàn (1939 stampata nel 2005), stampa al carbone; Frida in camicetta rossa e verde, Coyocàn (1938 stampata nel 2005), stampa al carbone; Classic Frida (con Rebozo Magenta) New York (1939 stampata nel 2016), stampa digitale a pigmenti su carta.

Frida su panchina bianca, New York (1939 stampata 2005) stampa digitale a pigmenti su carta; Frida appoggiata a una scultura di Mardonio Magana, Coyoacàn (1940 stampata nel 2005), stampa digitale a pigmenti su carta.

Oltre le fotografie vi sono le lettere originali che Frida e Nick si scambiarono nella loro storia d’amore. La narrazione della loro relazione sarà impreziosita da rari filmati che li mostrano insieme in svariati momenti generando una intensa emozione agli spettatori.

L’accurata ricostruzione di otto abiti con annessi accessori e sei parure di gioielli creati artigianalmente presenti in rassegna vogliono attestare i gusti e lo stile propri di Frida.

Adoperò vestiti caratteristici di diverse regioni del Messico come emblema di vicinanza ed empatia con il suo popolo.

In tale evento i visitatori vengono condotti nel fantastico mondo del vestiario di Frida con esempi reali del suo look tramite abiti ornati con originali ricami attuati da artigiani messicani. Un lavoro che è il prodotto di una profonda analisi sul campo e studio di fonti documentali.

La scelta di gioielli e accessori di bigiotteria sono tutti effettuati a mano.

I pezzi sono stati selezionati accuratamente mediante la documentazione fotografica, essi sono realizzati sempre artigianalmente con materiali che sono in prevalenza di origine naturale come desiderava l’artista messicana.

Le piaceva unire stili differenti, il moderno con il vintage, quello messicano con l’etnico internazionale, amava accostare e sovrapporre tra loro diversi accessori tra cui collane, anelli e bracciali, che in genere combinava con gonne ricamate e copricapo floreali abbinati ad orecchini fantasiosi ed eccentrici.

La pittrice è infatti ispirazione per stilisti di moda internazionale quali Jean Paul Gaultier, Dior, Louis Vuitton, Ginvenchy, Roberto Cavalli, Moschino, Alberta Ferretti, Missoni, Dolce & Gabbana, Valentino, Nike, Zara e altri ancora.

La sezione finale dell’itinerario è rivolta ai francobolli emessi da tantissimi Paesi in omaggio a Frida Kahlo, iniziando dal 2001 con la prima emissione degli Stati Uniti d’America come testimonianza dell’ammirazione per la pittrice, simbolo di forza e tenacia.

In ambito cinematografico, l’attrice Salma Hayek, moglie del tycoon della moda Francois-Henri Pinault, ha interpretato il ruolo di Frida nella omonima pellicola di Hollywood vincitrice di due premi Oscar.

La Pixar Animation Studios ha prodotto un film d’animazione per il giorno del morti chiamato Coco, proiettato per la prima volta al cinema nel 2017 e vincitore di altri due premi Oscar. Non può essere dimenticata la Barbie Frida, il giocattolo del 2018.

Il carisma dell’icona messicana è espresso non soltanto tramite le sue opere pittoriche ma anche attraverso i suoi sentimenti appassionati, nel suo tormento fisico e in una infinita volontà di rivelarsi mediante l’arte.

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