FREDDIE MERCURY “PROPHETA IN PATRIA” Un museo personale nella propria città natale

Di questo 2019, che sta oramai volgendo al termine, Freddie Mercury è la star più ricercata in rete. L’entusiasmo per la sua figura e vicenda biografica e artistica è dovuto, in parte, alla pluripremiata biopic Bohemian Rhapsody (2018), incentrata sui primi quindici anni della storia della rock band britannica dei Queen e, in particolare, proprio su di lui, l’unico e insostituibile front-man, ma anche e soprattutto alle decine di brani dei Queen che non hanno mai smesso di appassionare un pubblico sempre più ampio e ispirare artisti di ogni età, linguaggio espressivo e stile e che sono ancora oggi scelti come colonne sonore per film, pubblicità e programmi televisivi. Un successo molto più che meritato, dunque, ma di cui fino a una manciata di giorni fa, proprio a Zanzibar, nell’isola della Tanzania dove Freddie nacque, con il nome di Farrokh Bulsara, il 5 settembre 1946, e trascorse l’infanzia, poco o nulla si sarebbe potuto sapere. Infatti, la vecchia abitazione della famiglia Bulsara, inglobata da diversi anni dal prestigioso Tembo House Hotel, esibiva al massimo un’insegna (per via della quale l’hotel era conosciuto, appunto, come “Freddie Mercury House”) e qualche fotografia in una bacheca esterna all’edificio. L’unico altro luogo mitico del cantante, era la casa di Londra in Logan Place, dove Freddie visse, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, una residenza costruita e ammobiliata a regola d’arte, secondo i suoi originalissimi gusti, ma, purtroppo, del tutto inaccessibile, recintata con filo spinato e telecamere e bordata da un muro, dinanzi al quale i fan si scattano foto e lasciano piccoli doni in memoria del loro idolo. Finalmente, lo scorso 24 novembre, in occasione del 28° anniversario della scomparsa della rockstar, è stato inaugurato, a Zanzibar, il primo “Freddie Mercury Museum”.

Il museo, ubicato nel quartiere storico di Stone Town, antico crocevia di scambi commerciali e di culture, occupa il piano terra di quella che fu la sua casa e raccoglie numerosi e significativi cimeli dell’artista, tra cui il certificato di nascita, testimonianze e dediche di amici intimi e oltre un centinaio di fotografie inedite, che consentono ad ammiratori, studiosi e turisti di ricostruire le prime tappe del percorso compiuto da Farrokh Bulsara, fra Africa e Asia, per divenire, in Europa e nel resto del mondo, il leggendario Freddie Mercury. «Abbiamo lavorato insieme a persone che conoscevano Freddie a livello personale, o che conoscono dettagliatamente la sua eredità musicale, per fornire una visione più profonda del vero personaggio di Freddie, al fine di ritrarre la sua strada verso la celebrità» dichiarano i due imprenditori a capo dell’iniziativa, lo zanzibarino Javed Jafferji e l’italiano Andrea Boero, ringraziando Rusi Dalal, caro amico della famiglia Bulsara, parenti e amici di Freddie e i restanti membri dei Queen per il contributo e il sostegno loro offerto nella realizzazione di questa vera e propria impresa.

Il “Freddie Mercury Museum”, ufficialmente partner della Queen Productions Ltd. nel Regno Unito, costituisce il punto di partenza per tutti i “pellegrini” in cerca di memorie e riferimenti storico-culturali legati alla vita del cantante, illustrandone in modo stimolante lo stretto rapporto con la seppur lontana famiglia – per il lungo periodo della scolarizzazione,

Freddie visse da solo presso la St. Peter’s Boys School di Panchgani (India), il collegio britannico dove i genitori lo avevano mandato a studiare – e con le sue (a lungo rinnegate) radici zoroastriane; i passatempi preferiti, quali la corsa, il pugilato, l’hockey sul prato e il ping-pong; la metamorfosi dal timido anatroccolo, dall’Io fragile e frammentato, al regale cigno, magnetico e impenetrabile; gli studi artistici, che intraprese, una volta emigrato in Gran Bretagna (in seguito alla Rivoluzione di Zanzbar del 1964), frequentando l’Isleworth Polytechnic e l’Ealing Art College di Londra, e, poco tempo dopo, abbandonò, per la fortuna sua e di tutti, per seguire la vocazione musicale. Tutto il resto è storia, che è ormai patrimonio culturale dell’umanità e che d’ora in avanti anche il museo di Zanzibar contribuirà a custodire e valorizzare. Così, come lo stesso Freddie Mercury avrebbe voluto, “lo spettacolo continuerà”.

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares