“La fotografia è il fotografo, è ciò che si fa di essa. Non fotografiamo quello che vediamo, ma quello che siamo. Quando realizzo uno scatto è una parte di me stesso che catturo, andando a cogliere un mio pensiero, una mia codificazione interna”. Franco Fontana
Dai suoi inizi fino ai capitoli più rilevanti della sua carriera internazionale, le fotografie sono determinate da toni saturi e vividi, i colori splendenti si rivelano gli interpreti assoluti, l’oggetto della sua ricerca.
L’attività del Maestro comincia nei primi anni Settanta all’interno di un clima di sperimentazione, periodo in cui, con la diffusione di massa del mezzo televisivo, la fotografia sente il bisogno di allontanarsi dalla funzione di testimonianza e documento della realtà proveniente dal Neorealismo e dai tempi d’oro del fotogiornalismo. 
I suoi lavori si rivolgono soprattutto verso la componente estetica e compositiva del colore. Dai paesaggi minimalisti ai viaggi negli Stati Uniti della fine degli anni Settanta fino alle piscine, dai paesaggi urbani agli asfalti fino ai paesaggi immaginari degli ultimi anni, l’artista attesta la sua poetica di libertà di interpretazione della realtà.
Franco Fontana nasce a Modena nel 1933 e inizia la professione fotografica come dilettante nel 1961. Dagli esordi si rivolge verso una ricerca estetica dell’espressione astratta del colore. Le sue prime retrospettive personali sono del 1965 a Torino e del 1968 a Modena.
Da allora la sua attività ha un grande consenso di pubblico con mostre nei più autorevoli musei mondiali e molteplici premi e collaborazioni con istituzioni culturali e aziende di risonanza internazionale. Il modo di vivere del Maestro non è mai variato da quando era un fotoamatore con la sua Kodak Retina affittata nei fine settimana fino all’acquisto sempre dal medesimo rivenditore di una Pentax di 5000 lire al mese.
Con la sua umiltà e poi il suo prestigio, nonostante i suoi volumi pubblicati e più di 400 esposizioni presenti in ogni parte del mondo si considera un fotoamatore e non una guida da seguire. Ed è pertanto tale aspetto umano la sua peculiarità più delicata e sentimentale.
L’artista ha sempre adoperato la fotografia come mezzo di espressione della sua creatività, convertendo i suoi scatti in veri e propri quadri. E’ sempre stato un fautore tenace delle foto a colori, asserendo che anche dal punto di vista tecnico vi sono delle differenze essenziali con gli scatti in bianco e nero.
“La creatività si avvale poi dell’aiuto del colore. La fotografia non è sinonimo di creazione arbitraria, ma di un movimento che genera la vita, perché la vita è a colori. Non è sofferenza, ma ha una valenza positiva. Come diceva Paul Klee: “il colore è il luogo dove l’universo e la mente si incontrano”.
“Il mio colore non è un’aggiunta cromatica al bianco e nero ma diventa un modo diverso di vedere, essendomi liberato da quelle esigenze spettacolari che hanno caratterizzato la fotografia a colori, accettando il colore come un traguardo inevitabile della fotografia”. Spiega Franco Fontana.
Il Maestro ha avuto significativi riconoscimenti e premi, in Italia e all’estero. Ha collaborato e collabora con riviste e quotidiani: TimeLife, Vogue USA, Vogue France, il Venerdì di Repubblica, Sette, Panorama, Epoca, Class, Frankfurter Allgemeine, New York Times. Tra le tante campagne da lui firmate vanno ricordate quelle per la Fiat, Volkswagen, Ferrovie dello Stato, Snam, Sony, Volvo, Versace, Canon, Kodak, Robe di Kappa.
“Franco Fontana. Retrospective”, è una grande e bella esposizione monografica ospitata nel Museo dell’Ara Pacis di Roma dal 13 dicembre del 2024 al 31 agosto 2025. La rassegna analizza il mondo creativo di un’artista che ha reinventato il linguaggio fotografico tramutando la realtà in autentica poesia cromatica.
Il curatore è Jean-Luc Monterosso di fama mondiale, storico fondatore e direttore della Maison Européenne de la Photographie di Parigi.
Le fotografie mostrate, oltre 200, non seguono una cronologia rigorosa ma dialogano fra loro in maniera naturale e incessante.
I prospetti colorati di Modena, le vie polverose della Route 66 americana, le piscine degli specchi d’acqua vibranti e le architetture razionaliste del Museo della Civiltà Italiana sono molto più che elementi ma simboli visivi.
L’itinerario espositivo inizia con una veduta quadrangolare di Praga, usata quale copertina della rivista TimeLife e del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine e con un ritratto di Franco Fontana attuato da Giovanni Gastel.
Dopo svariate foto di paesaggi naturali ed urbani, contraddistinti da una forte geometria ed essenzialità, attraverso immagini che evidenziano il colore bianco come Urbano 1960, si arriva alle opere della fotografia a colori degli anni 1960-1970.
Come rappresentazione fondamentale dell’attività del Maestro e della sua produzione artistica vi è la pubblicazione nel 1978 del libro Skyline. In esso contrasti cromatici e colori vivaci costituiscono un innovativo avvicinamento al paesaggio come lo spettatore percepisce chiaramente nella retrospettiva.
La stessa sezione, con uno specifico spazio, accoglie alcuni vintage rappresentanti soggetti vari come paesaggi urbani, frammenti, asfalti, automobili e un nudo, Nudo 1969.
“Per me la fotografia rimane sempre un pretesto: è una parte di te stesso che va a testimoniare il tuo mondo, che sia un paesaggio o un essere umano. Infatti ho significato la mia testimonianza nel paesaggio naturale, nel paesaggio urbano, nelle ombre, nel nudo femminile, nella gente e nei ritratti”.
Scatti come Puglia 1978, con il suo chiaro contrasto tra il cielo azzurro e il grano giallo, rimarcano la bravura dell’artista di mutare frammenti di realtà in lavori astratti ed armoniosi: “quando fotografo un paesaggio, è il paesaggio che entra dentro di me, si fa autoritratto” ha dichiarato, riassumendo il criterio filosofico che determina la sua opera.
Un’intera sezione è rivolta alla correlazione tra luce e ombra, con immagini come quelle attuate a Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, caratterizzate da una atmosfera metafisica che sembra evocare i dipinti di Giorgio de Chirico.
E poi ancora l’acqua in particolare quella della piscina, una superficie esplorata tra il 1982 e il 1987 con dipinti che decantano la luce e i colori della California. Un contenuto proprio anche del pittore Edward Hopper ma esplicato in una forma malinconica.
Per Fontana la piscina è anche un motivo per celebrare la bellezza delle forme femminili eseguendo immagini di una sensualità discreta che avrà, tramite l’uso della polaroid, la sua più alta espressione.
In rassegna anche una riproduzione dello studio del Maestro attraverso un insieme disordinato di materiali, in palese contrasto con il minimalismo e l’essenzialità delle sue fotografie ed impreziosito da una sua videointervista.
Fontana è interessato agli sviluppi tecnici della fotografia, sperimenta e consegue gli strumenti muniti dalla tecnologia per realizzare innovativi collage. Cominciando dai paesaggi e dalle strade, inserisce personaggi ed ombre, a volte modificandone i colori ed evidenziandone le differenze come in Huston 1986 dalla serie People.
Presenti poi le opere che accentuano il linguaggio iperrealista dell’artista in opposizione con gli orientamenti della Street Photography, giungendo poi ai vari scatti dalla serie Luce Americana e Frammenti.
Uno spazio del percorso ospita totalmente rare polaroid e polaroid transfer usate come “appunti visivi” durante i vari reportage, l’erotismo arriva alla sua massima intensità, le rappresentazioni sono morbide e meno definite come in Nudo 1977.
Mostrato anche un avvincente video sul tema del colore, posto tra due scatti della serie Frammenti, Havana 2017. Ancora vi sono fotografie di paesaggi urbani con composizioni eseguite a Los Angeles dal 1979.
Al centro della sezione seguente si alternano diverse opere ritraenti l’autostrada, l’asfalto, le automobili. Nei suoi viaggi ama fotografare in movimento e mediante un lungo tempo di esposizione riassume e imprime in un solo scatto le linee delle strade quali Autostrada 1975.
Dagli anni Settanta fino ad oggi con grafismi e segni colorati che emergono dalla superficie nera, fotografa l’asfalto e attua composizioni splendide come ad esempio Asfalto 1990. In tale area i visitatori avranno la percezione di camminare sull’asfalto rappresentato in virtù di particolari light box con cinque stampe retroilluminate.
Ci entusiasmiamo poi per i fantastici scatti di automobili che tanto hanno incantato Franco Fontana per la loro sagoma e design e una video-istallazione di cinque fotografie in sequenza, Modena 1978.
Comprendiamo poi il profondo significato che aveva la strada per il Maestro modenese tramite un video-book sulle tre vie più famose: la Route 66, la strada verso Compostela e la via Appia, e con quest’ultima si chiude la trilogia.
L’ultima sezione della esposizione all’interno del grande corridoio del museo accoglie immagini sulla moda e sulle molte pubblicità create in virtù di commissioni private. I geometrici scatti della serie Artemide introducono un video-book del catalogo dei Dogi della Moda, e ancora una foto, Ceramica 2010, introduce ad un ulteriore video book del volume Terra a Fuoco.
Gli spettatori scopriranno poi ambiti privati della vita di Franco Fontana, presenti infatti in vetrine fotografie personali, vinili e altri oggetti, concludendo poi con le coloratissime immagini della campagna pubblicitaria di Sportmax del 2020.
La mostra “Franco Fontana. Retrospective” è ideata di conseguenza per essere accessibile.
Con la collaborazione di Fabio Fornasari direttore scientifico presso l’Istituto dei ciechi Cavazza di Bologna, ha avuto origine il progetto Biblioteca Astratta, un dispositivo di accessibilità da sfogliare, smontare e rimontare per accompagnare tutti, vedenti e non vedenti alla scoperta dei lavori dell’artista.
Formate da sei unità, situate nell’itinerario espositivo, la Biblioteca Astratta è un luogo simbolico in cui ogni scatto di Franco Fontana diviene un silent book tattile. Sono inoltre disponibili audio descrizioni e video LIS per accompagnare il pubblico con disabilità visiva e uditiva nel percorso.
“Per me comunque la fotografia non è mai stata una professione: è la mia continua realtà, che dona qualità alla mia vita”.