C’è qualcosa di quasi magico nell’osservare i fratelli Brioni mentre affondano le mani nell’argilla del Po. I loro gesti ripetono una coreografia che il bisnonno conosceva a memoria cent’anni fa, quando acquisì quel “Fornacione” di Gonzaga che già dalla metà dell’Ottocento trasformava la terra in bellezza. Le stesse mani che modellano, gli stesi occhi attenti alla cottura, quella medesima ossessione per i dettagli che sa trasformare un semplice impasto di argilla e acqua piovana in qualcosa destinato a sopravvivere ai secoli. Qui, nelle campagne mantovane dove il Po deposita da millenni i suoi sedimenti più preziosi, il tempo sembra aver scelto di rallentare. Non segue le logiche impazienti del mercato né le pressioni della produzione di massa, ma si concede il lusso di rispettare quei ritmi naturali che la famiglia Brioni protegge dal 1920 con la devozione di chi sa di custodire un tesoro.
La storia dell’azienda inizia quando i Brioni acquisiscono lo storico “Fornacione”, già operativo dalla metà dell’Ottocento, con l’ambizione di dare nuova vita a un’attività che stava progressivamente scomparendo, quindi oggi Alessio e Alberto, eredi di quarta generazione, guidano l’azienda insieme al padre Fausto, portando avanti un patrimonio di conoscenze che si tramanda di padre in figlio con la meticolosità di chi sa di essere depositario di qualcosa di irripetibile.
La peculiarità della loro produzione risiede nella selezione accurata delle argille, provenienti da diverse regioni italiane, mentre per la prestigiosa terracotta rosata viene utilizzata esclusivamente l’argilla proveniente dalla lenta sedimentazione nella golena del Po, adiacente alla fornace stessa, elemento geografico tutt’altro che casuale dato che questa particolare argilla padana possiede caratteristiche uniche che ne fanno l’eccellenza assoluta per questo specifico tipo di cotto, offrendo le condizioni climatiche ottimali per l’essiccazione e la cottura. La filosofia produttiva della manifattura si fonda su un principio fondamentale: ogni elemento viene realizzato esclusivamente a mano, attraverso la formatura in stampi di legno che conferiscono a ogni pezzo quella unicità che solo l’artigianato sa garantire, approccio che implica che ogni piastrella, ogni elemento decorativo, ogni formato sia diverso dall’altro, portando con sé le impronte digitali dell’artigiano che l’ha plasmato e le caratteristiche uniche dell’argilla utilizzata.
Il processo produttivo rappresenta un esempio virtuoso di economia circolare ante litteram, dove gli scarti vengono sistematicamente reintegrati nel ciclo: quelli crudi tornano ad essere materia prima, mentre quelli cotti vengono macinati per produrre chamotte e cocciopesto, dimostrando come la sostenibilità non sia un concetto moderno ma una necessità intrinseca di un’attività che da sempre deve fare i conti con la parsimonia delle risorse. La composizione del cotto, costituita esclusivamente da argilla e acqua piovana, produce un materiale che incarna perfettamente i principi dell’ecologia contemporanea, pur essendo frutto di conoscenze millenarie, mentre la durabilità di questo materiale trova la sua migliore testimonianza nei pavimenti storici che ancora oggi ornano palazzi rinascimentali e chiese antiche, dimostrando come la qualità autentica superi ogni prova del tempo. Il termine sostenibilità deriva dal latino “sustineo, sustinere” che significa resistere, durare nel tempo, e i pavimenti in cotto realizzati a mano che troviamo nei palazzi storici italiani sono la dimostrazione vivente della durevolezza e iconicità di un materiale senza tempo.
La vera svolta nella storia recente dell’azienda è rappresentata dall’incontro con il mondo del design contemporaneo, quando dal 2016 al 2024 la direzione creativa è stata affidata a Cristina Celestino, figura di spicco del panorama progettuale italiano, che ha saputo guardare al cotto con occhi nuovi, liberandolo dai cliché rustici per farne un protagonista dell’estetica contemporanea. Sotto la sua guida, l’azienda ha sviluppato collezioni che raccontano storie diverse, ognuna con una propria personalità distintiva.
Void, nata dalla collaborazione con lo studio norvegese Snøhetta, gioca con il concetto di vuoto e pieno, creando superfici dove le ombre diventano protagoniste quanto la materia. Ogni piastrella celebra quelle piccole imperfezioni che solo la mano umana sa imprimere, trasformandole in segni di autenticità. Il risultato sono composizioni geometriche che cambiano aspetto con il mutare della luce, adattandosi sia agli interni domestici che agli spazi commerciali più sofisticati.
Particolare menzione merita Le Piastrelle Segnate del designer Giovanni Barbieri, un progetto che ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali sviluppando una piastrella in terracotta attraverso tre moduli a rilievo che vanno a creare un inedito geroglifico materico con un’impronta arcaica e minimale, dove le cromie calde e terrose conferiscono profondità di colore e carattere creando superfici dove risuona la storia della terra stessa.
Araldica riporta invece in vita l’antica arte della geometria, quella che i maestri del passato usavano per decorare chiese e palazzi. Celestino prende il parallelogramma – una forma apparentemente semplice – e lo trasforma in un gioco di incastri colorati che ricorda i pavimenti cosmateschi delle basiliche romane. Ogni tessera racconta di equilibri perfetti e simmetrie studiate, dove il rosa antico si alterna al bianco puro creando illusioni ottiche di rara eleganza.
Con Fluviale, la designer porta letteralmente il fiume in casa, traducendo in ceramica il movimento dell’acqua che scorre tra le piante sommerse. Non è un semplice disegno decorativo, ma la cattura di un movimento eterno attraverso gesti pittorici che rendono ogni piastrella unica. Golena evoca le rive verdeggianti del Po con le sue cromie che nascono dall’incontro tra terra e acqua, mentre Alveo segue invece i contorni precisi dell’alveo fluviale, creando un mosaico che sembra nato dalla natura stessa.
Giardino all’italiana fa dialogare due mondi che condividono la stessa filosofia: quello del cotto e quello dei giardini formali, entrambi nati dall’idea che la natura possa essere perfezionata dall’intervento umano. Qui il cotto variegato diventa protagonista di composizioni che giocano con la contrapposizione tra linee dritte e curve sinuose, tra superfici opache e riflessi lucidi, componendo quello che Celestino definisce “un nuovo alfabeto della bellezza”.
Giardino delle delizie si ispira invece alle grottesche rinascimentali, quegli ambienti fantastici dove conchiglie, stalattiti e decorazioni artificiali convivevano per stupire i visitatori. La collezione trasforma questi elementi in pattern ceramici dove ogni superficie racconta una storia diversa, giocando con la luce per creare effetti sempre nuovi. Non sono semplici rivestimenti, ma narrazioni tattili che invitano al tatto quanto allo sguardo.
Gonzaga rende omaggio alla famiglia che per secoli ha dominato queste terre, traducendo in cotto la magnificenza dei loro palazzi. Le decorazioni richiamano i pavimenti intarsiati e le facciate marmoree delle dimore ducali, ma reinterpretate con la sensibilità contemporanea. Ogni elemento dialoga con gli altri per creare composizioni che sanno essere classiche e moderne allo stesso tempo.
Scenografica nasce dall’amore per il teatro barocco, quando la famiglia Galli da Bibbiena trasformava i palcoscenici in mondi di illusioni ottiche. Celestino cattura quello spirito di meraviglia e lo trasforma in pavimenti e rivestimenti che ingannano l’occhio, creando profondità dove non c’è spazio e volumi dove regna la superficie piana.
La collezione Topiaria completa questo viaggio con una serie di vasi scultorei che sembrano usciti da un giardino metafisico. Ogni pezzo è pensato per dialogare con gli altri, componendo scenografie che trasformano qualsiasi ambiente in uno spazio contemplativo, dove la geometria pura incontra la morbidezza dell’argilla modellata a mano.
L’eccellenza tecnica dell’azienda si manifesta anche attraverso la produzione di diversi tipi di cotto, partendo dai formati tradizionali che costituiscono la storia della manifattura attraverso impasti semplici e geometrie solide, dove listelli, quadrati e rettangoli si articolano attraverso l’organicità del cotto variegato, la lucentezza del cotto smaltato, la naturalezza del cotto tradizionale in un repertorio di riferimenti saldi e consistenti che attraversa i secoli con garbo e disinvoltura. Il cotto tradizionale, materiale antico con un’anima giovane, viene realizzato a mano attraverso la formatura in stampi di legno acquisendo oggi una veste contemporanea grazie alla rivisitazione e combinazione unica di colori, formati e finiture, mentre la ricerca sulle tipologie di argilla consente di realizzare un cotto omogeneo dalle numerose sfumature, e la tecnica per realizzare il cotto grigio rappresenta uno dei segreti meglio custoditi della manifattura: questo materiale nasce infatti da un’antica modalità di cottura dell’argilla messa a punto negli anni e tramandata di generazione in generazione.
Il cotto variegato possiede una storia particolarmente ricca e sofisticata, dato che tra il XVI e il XVIII secolo era uno dei materiali prediletti per la pavimentazione di chiese e dimore storiche dell’area padana, quindi la particolare superficie marmorizzata viene ottenuta attraverso una sapiente lavorazione a mano dove argille di diversa composizione vengono prima miscelate singolarmente e poi insieme andando a creare una stratigrafia grafica mai uguale a se stessa, e una volta cotte le diverse argille intensificano la propria diversità cromatica definendo un vivido effetto marmorizzato che ricorda l’aspetto di alcune rocce e pietre ornamentali. Gli smaltati, sia lucidi che opachi, possono essere considerati parte delle ceramiche artistiche conservando tutte le unicità del prodotto fatto a mano, dove il supporto degli smaltati può essere il cotto fatto a mano, che presenta superfici più materiche e irregolari, oppure un’argilla bianca pressata che permette di ottenere superfici lisce con un effetto di smaltatura più regolare e rifinito, mentre la cartella colori degli smaltati è in continua evoluzione rappresentando il frutto di una ricerca cromatica unita alla resa sul materiale.
Le collaborazioni internazionali testimoniano il prestigio raggiunto dalla manifattura attraverso progetti che dimostrano come partire dalla terra significhi esplorare nuove terre, dove il cotto viene ripensato e interpretato da una moltitudine di voci creative mentre l’azienda instaura legami con attori diversi per dare voce nuova a un materiale antico. Il progetto “Forite” con Studio Plastique e Snøhetta ha rappresentato una ricerca collaborativa nata con l’intenzione di esplorare le potenziali applicazioni del vetro riciclato, attraverso diversi prototipi e varianti sviluppando un processo per il riciclo dei componenti in vetro dei rifiuti elettronici che ha portato a un prodotto capace di celebrare la qualità variabile del materiale, e l’azienda ha partecipato con la sua esperienza centenaria, il know-how industriale e gli impianti di produzione. La partnership con Ferm Living rappresenta invece l’incontro tra design danese e artigianato italiano, nata dal desiderio di mescolare le culture e di lasciare tracce trasversali fra Italia e Danimarca, dove la collezione è composta da oggetti materici in argilla realizzati esclusivamente a mano con tecniche di cotto locali tramandate di generazione in generazione.
Particolarmente significativa è stata la collaborazione con Acqua di Parma per la campagna “Colonia Il Profumo”, dove il brand prende spunto dal design italiano come metafora dell’unione fra tradizione e modernità, utilizzando come elemento ricorrente negli scatti il decoro in terracotta caratterizzante il pavimento “Corte” della collezione Araldica creata da Celestino, smaltato in giallo in esclusiva per l’intera gamma di Visual Merchandising e realizzato a mano nel rispetto della storica tradizione, facendo della fornace il simbolo perfetto dell’incontro fra classico e contemporaneo come richiamo a Colonia Il Profumo, fragranza che unisce eleganza senza tempo e vibrante moderna raffinatezza.
La storia dell’azienda ha conosciuto momenti di particolare difficoltà che si sono trasformati in opportunità di crescita, come il terremoto del maggio 2012 che ha colpito Emilia-Romagna e Lombardia distruggendo parte dei capannoni e fermando l’attività di molte realtà collaborative, ma che paradossalmente ha rappresentato un catalizzatore per la sperimentazione e la ricerca dato che nella tragedia l’azienda ha trovato la forza per non perdersi d’animo dedicando molto tempo alla sperimentazione, alla ricerca e allo sviluppo riuscendo a ripartire con nuovi importanti progetti. È proprio in quel periodo che nasce il cotto grigio, realizzato senza pigmentazioni né coloranti ma con l’antica tecnica della cottura degli Etruschi, oggi uno dei prodotti più iconici ed esclusivi della produzione, mentre il secondo momento di svolta è stato l’incontro con Celestino nel 2016 che ha permesso di fare un bellissimo percorso di crescita reinterpretando il cotto attraverso pattern geometrici, formati inediti, smaltature e colori sofisticati ampliando le possibilità di utilizzo in contesti residenziali, commerciali e di hospitality, facendo entrare l’azienda nel mondo dell’alta moda, degli showroom, dei brand di lusso acquisendo quell’impronta internazionale che oggi la contraddistingue.
I riconoscimenti internazionali testimoniano l’eccellenza raggiunta: nel 2019 Giardino delle Delizie ha ricevuto l’Elle Deco International Design Award come Best Wall Covering, mentre nel 2022 Le Piastrelle Segnate ha conquistato il Reddot Award Best of the Best e Forite ha ottenuto il Best Domestic Design ai Wallpaper Design Awards, quindi nel 2023 sempre Le Piastrelle Segnate ha ricevuto il Luxe RED Award. Oggi l’azienda si muove su tre direttrici strategiche fondamentali: la prima mira a diventare il punto di riferimento mondiale nel settore del design colmando con i propri manufatti una nicchia di mercato in cui le altre aziende non arrivano, la seconda punta alla conquista con questo materiale unico e pregiato dei mercati del Middle East, mentre la terza, forse la più ambiziosa, prevede la ristrutturazione della fornace per trasformarla in un punto di riferimento culturale aperto alla comunità con ambienti in cui ospitare workshops, designers e artisti.
Questo progetto riflette la volontà di condividere un patrimonio di conoscenze che rischia di andare perduto, dato che già oggi la manifattura accoglie visitatori negli showroom e scuole che vengono nelle occasioni di festa per far conoscere ai bambini il complesso processo produttivo fatto di pazienza, fatica, impegno, qualità, che si cela dietro una semplice piastrella o un pavimento, sensibilizzandoli sul valore di un lavoro manuale che purtroppo oggi nessun giovane vuole più intraprendere ma che invece per Alberto e Alessio, cresciuti tra la terra e le piastrelle della fornace, è ogni giorno motivo di grande orgoglio. La presenza della manifattura sui mercati internazionali si sta consolidando attraverso la partecipazione a fiere specializzate come Edit Napoli e altri appuntamenti del settore in Italia e all’estero, dove vengono presentate le collezioni realizzate con nuovi designer, strategia di apertura verso il mondo del progetto contemporaneo che mantiene salda la connessione con le radici storiche dimostrando come tradizione e innovazione possano coesistere in perfetta armonia.
I prodotti vengono selezionati da architetti e designers di tutto il mondo per la creazione di interni contemporanei e senza tempo, spaziando dal mondo residenziale all’hospitality e retail, dove l’attenzione e l’interpretazione delle singole richieste progettuali accompagna il designer nello sviluppo creativo, e grazie a una cultura progettuale costruita in oltre un secolo l’azienda si contraddistingue come un fornitore attento e capace di sviluppare soluzioni personalizzate. La versatilità produttiva spazia attraverso realizzazioni che testimoniano la capacità del cotto di inserirsi in contesti diversi mantenendo sempre la propria identità distintiva, dove ogni progetto diventa un’occasione per esplorare nuove possibilità espressive del materiale confermando come l’artigianato autentico possa continuare a evolversi senza tradire la propria essenza. La Fornace Brioni rappresenta quindi molto più di un’azienda produttiva: è un presidio culturale che custodisce tecniche millenarie adattandole alle esigenze contemporanee, un ponte tra passato e futuro che dimostra come la qualità autentica possa resistere alle mode passeggere e continuare a sedurre generazioni diverse di progettisti e utilizzatori finali, trovando nelle mani di Alessio e Alberto nuova linfa vitale che conferma come quando la passione si unisce alla competenza tecnica e alla visione strategica, anche le attività più tradizionali possano conquistare spazi di mercato internazionali mantenendo intatta la propria autenticità.