Quando un ragazzo smette di andare a scuola, il problema cambia stanza: esce dall’aula, entra nelle case, attraversa gli uffici dei servizi sociali, arriva fino al lavoro che manca. La Fondazione Città Nuova ETS, nata a Napoli nel 2006 e iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, lavora dentro questo punto delicato con un’idea educativa precisa: rimettere in movimento persone che rischiano di restare ferme, accompagnandole dalla formazione alla vita adulta, dall’apprendimento al lavoro, dalla marginalità alla responsabilità. A Scampia, dove questa strada ha trovato negli anni una delle sue forme più concrete, una seconda possibilità smette di essere una buona intenzione quando diventa una sveglia puntata, un autobus preso al mattino, un banco di laboratorio, una macchina da cucire che riparte.
La Fondazione opera senza scopo di lucro e concentra il proprio lavoro sulla diffusione e sull’approfondimento della cultura, soprattutto attraverso l’educazione e l’istruzione dei giovani. Detta così, la frase resta ordinata, perfino troppo. La sostanza arriva quando la si porta nei luoghi in cui l’abbandono scolastico, la povertà educativa, la difficoltà abitativa, la fragilità familiare o la lontananza dal lavoro diventano storie da riagganciare una per una. Da qui nascono interventi di preparazione e avviamento al lavoro, percorsi di integrazione sociale rivolti anche a persone straniere, giovani con disabilità e gruppi svantaggiati, attività di sostegno scolastico, orientamento personale e professionale, formazione tecnico-professionale, esperienze di alternanza scuola-lavoro e centri di aggregazione pensati come luoghi di crescita. Il lavoro della Fondazione tiene insieme educazione, servizi, cultura e lavoro perché, nelle vite più esposte, un solo intervento raramente basta.
Alla guida di questo percorso lavora Roberto Sanseverino, presidente della Fondazione Città Nuova. Nato a Napoli nel 1962, formato al liceo classico e poi laureato in Giurisprudenza alla Federico II, Sanseverino arriva al lavoro sociale e formativo dopo un lungo attraversamento dei temi dell’educazione, della consulenza e delle politiche attive. La sua esperienza in EITD, impegnata nella formazione professionale, continua e finanziata, aiuta a leggere il legame tra l’ente no profit e una certa idea di competenza: la formazione non viene trattata come un adempimento, né come una risposta d’emergenza da usare quando la scuola ha già perso qualcuno, ma come una leva capace di incidere sul destino professionale di una persona. In Campania, dove il privato sociale ha dovuto misurarsi con ritardi strutturali nel riconoscimento dell’IeFP e dei percorsi di qualificazione come strumenti reali di politica attiva, questa posizione assume un peso particolare. La scuola, il laboratorio, l’impresa che accoglie in stage, il tutor che tiene il filo, la famiglia che va coinvolta di nuovo: ogni elemento serve, e qualcosa si perde quando uno di questi pezzi resta da solo.
Tra i progetti che mostrano in modo più immediato questa impostazione rientra Piedi, Cuore, Testa e Mani, sviluppato nell’ambito del bando Adolescenza di Con i Bambini, con La Roccia Cooperativa Sociale Giovani di Scampia Onlus come soggetto responsabile e la Fondazione tra i partner. In questo progetto la filosofia della Fondazione prende una forma particolarmente leggibile, perché interviene sui fattori che alimentano bassa scolarizzazione, disagio economico, culturale e sociale nei quartieri di Scampia e Miano. Il nome diventa una traccia di lavoro. I piedi indicano l’uscita dal perimetro ordinario, la possibilità di ampliare le esperienze; il cuore riguarda il riconoscimento delle emozioni e dei desideri; la testa richiama il rafforzamento delle competenze; le mani portano al fare, alla costruzione concreta di un progetto di vita. Dentro questa struttura trovano posto laboratori rivolti alle famiglie, attività di sartoria, orti sociali, riciclo creativo, informatica, orientamento, potenziamento delle competenze, sportelli di ascolto, incontri per la comunità educante. La parola metodo, qui, funziona solo se resta legata alle attività, alle persone, ai giorni in cui qualcuno entra in laboratorio magari controvoglia e resta un’ora in più senza dirlo a nessuno.
Da un terreno vicino a questo nasce l’esperienza di fatto@scampia, avviata dalla Fondazione come progetto imprenditoriale e formativo a partire da uno dei primi percorsi IeFP per Operatore dell’abbigliamento. All’inizio ci sono tredici ragazze tra i diciotto e i ventiquattro anni, tornate in formazione dopo un precedente abbandono scolastico. Alcune arrivano dai servizi sociali, altre da un passaparola che in un quartiere può pesare quanto un atto ufficiale, quando diventa fiducia. Studiano modellistica, sartoria, fashion design, imparano a stare in una filiera, a rispettare tempi e consegne, a riconoscere il valore di una competenza manuale. Il passaggio decisivo avviene quando l’aula comincia a somigliare a un luogo di lavoro e l’apprendimento smette di essere soltanto recupero: quelle ragazze stanno provando a costruire una professionalità, con tutto ciò che questa parola comporta quando viene presa sul serio.
La Sartoria Sociale fatto@scampia porta questa storia dentro un marchio e dentro prodotti riconoscibili. Nascono shopper personalizzabili con stampe e ricami, borse, borsellini, portacellulari, capi di abbigliamento disegnati e realizzati anche a partire dai modelli creati dalle ragazze. Il brand lavora sul made in Scampia senza usarlo come etichetta consolatoria: la provenienza conta, certo, ma poi restano il prodotto, le cuciture, i tessuti, le rifiniture, la possibilità di essere acquistato senza chiedere indulgenza a chi lo sceglie. TECUMA, acronimo di Testa, Cuore e Mani, nasce come linea più giovane, pensata dai giovani per i giovani, con uno stile vicino allo streetwear e con la stessa esigenza di tenere insieme creatività, sostenibilità e lavoro. Una borsa cucita male, anche se nasce da un progetto sociale, resta una borsa cucita male. La dignità del lavoro passa anche da questa severità minuta: dal punto rifatto, dalla scelta del materiale, dal tempo necessario a finire un pezzo senza appoggiarsi alla benevolenza del racconto.
Accanto al progetto della sartoria prende forma la Cooperativa Sociale Fatto a Scampia, organizzazione orientata all’inclusione sociale e lavorativa di persone svantaggiate tramite formazione, arte, creatività e impiego. La cooperativa non esaurisce il lavoro della Fondazione; ne traduce una parte in laboratorio, orientamento professionale, corsi per acquisire competenze tecniche e artistiche, assistenza alla ricerca e all’inserimento lavorativo. Da un lato resta l’ente che progetta, coordina, partecipa a bandi, costruisce reti educative e territoriali; dall’altro una struttura produttiva e formativa chiamata a misurarsi con tempi, materiali, commesse e continuità. Quando funziona, la filiera diventa abbastanza chiara: una fragilità viene intercettata, un percorso formativo la prende in carico, un laboratorio le dà forma, il lavoro prova a renderla autonoma. Il passaggio non è quasi mai lineare, e proprio per questo servono strutture capaci di restare in piedi anche dopo l’entusiasmo iniziale.
Il progetto #Napolillegal ha rappresentato uno dei passaggi operativi più importanti per radicare questa esperienza nel territorio. Con l’azione finanziata dal PON Metro del Comune di Napoli, la Fondazione ha avviato presso la Casa della Socialità una sartoria sociale destinata all’inserimento di ragazze in uscita dal percorso IeFP di Operatore dell’abbigliamento, con l’intento di lanciare un brand e arrivare alla creazione, produzione e commercializzazione di abbigliamento, borse, complementi d’arredo, bomboniere, confezioni e gadget aziendali in tessuto. Con un’ulteriore azione sostenuta dalla Regione Campania, il lavoro si è allargato alla costruzione di una struttura socio-formativa capace di accompagnare i giovani nella crescita professionale, dall’orientamento alla formazione, dall’inserimento lavorativo alla cura delle fasi produttive: ideazione, studio dei costi e dei tempi, realizzazione, diffusione e distribuzione. Qui il sociale incontra la parte meno fotogenica dell’impresa: preventivi, consegne, clienti, canali di vendita, costi da sostenere.
La prospettiva si è ampliata con l’affidamento dell’immobile confiscato in via Roma verso Scampia 110, concesso alla Fondazione per finalità sociali nell’ambito di un progetto decennale pensato come “quartiere per la legalità”, tra inclusione sociale e crescita professionale. Lo stesso bene diventa il fulcro di Tessitori di Bene, progetto sostenuto da Fondazione Con il Sud nel bando Beni Confiscati alle mafie 2023, con Fondazione Città Nuova capofila e con Chi rom e chi no, Fondazione Jorit e L’Orsa Maggiore Cooperativa Sociale tra i partner. L’intento è creare un polo di sviluppo sociale, culturale ed economico tra Secondigliano e Scampia, legando il riuso del bene confiscato alla nascita di una nuova realtà imprenditoriale, alla creazione di posti di lavoro e all’apertura di laboratori artistici e creativi per la cittadinanza. La sartoria sociale trova posto al piano terra; al primo piano prendono forma laboratori di arte contemporanea, attività per ragazzi con difficoltà cognitive, spazi collegati al carnevale del Gridas e residenze capaci di accogliere artisti stranieri. Prima c’erano un mobilificio e una scuola di ballo, poi il sequestro, il vuoto, l’attesa. Ogni bene restituito ha bisogno di tempo prima di smettere di sembrare soltanto un edificio recuperato.
La Fondazione, però, non coincide soltanto con Scampia e con la sartoria, anche se in quella storia trova una delle sue immagini più forti. Cultura Inclusiva, progetto attivo sul Comune di Napoli tra il 2025 e il 2026, lavora sulla partecipazione culturale come via per ridurre le diseguaglianze sociali e favorire l’accesso ad attività artistiche e creative. Il partenariato con realtà associative del territorio serve a costruire presidi civici e culturali, luoghi in cui la cultura non resta consumo, ma diventa spazio di incontro, espressione e collaborazione tra cittadini, associazioni e istituzioni. Azioni di contrasto alla povertà educativa adolescenziale, finanziato nell’ambito del PNRR e rivolto ai ragazzi tra gli undici e i diciassette anni, nasce invece nella VIII Municipalità di Napoli, con una particolare attenzione a Scampia: recupero delle competenze, individuazione delle attitudini, riavvicinamento alla scuola, sostegno alla crescita individuale e coinvolgimento delle famiglie compongono una risposta che non separa mai il ragazzo dal suo ambiente quotidiano.
Altri progetti aprono finestre diverse, meno immediate forse, ma coerenti con lo stesso lavoro di fondo. Con FOSTEM le materie scientifiche entrano tra i ragazzi del secondo e terzo anno delle scuole medie inferiori non come sigla da curriculum, ma come occasione per capire se una competenza tecnica possa diventare, un giorno, una strada di studio o di mestiere. Creative Crafts, finanziato da Erasmus+ e realizzato tra Italia e Spagna, rimette invece le mani al centro: giovani tra i diciotto e i trentacinque anni lavorano con adulti over 55 su cucito, ricamo, telaio, uncinetto e materiali di recupero, riportando l’artigianato tessile dentro una relazione tra età diverse, dove il sapere passa spesso prima dal gesto che dalla spiegazione. GARMEnTs sposta lo sguardo sulla moda sostenibile e sui giovani NEET, coinvolgendo partner di Italia, Spagna, Irlanda ed Estonia in attività di upcycling, moda circolare, summer school e strumenti formativi per operatori giovanili. Anche qui il punto non è aggiungere un’altra parola nuova al vocabolario del sociale, ma provare a trasformare un settore produttivo in una porta d’ingresso più accessibile.
Nel lavoro della Fondazione convivono anche interventi rivolti a età e fragilità differenti. Legami Nutrienti si concentra sui bisogni dei bambini dai primi mille giorni di vita fino ai dieci anni, con azioni di prossimità, home visiting, gruppi mamme a domicilio, spazi relazionali, consulenze psicologiche e punti di ascolto in scuole e ospedali. La mia banda è pop sperimenta percorsi individualizzati per il reinserimento sociale di minori segnalati dall’autorità giudiziaria, unendo sostegno psico-socio-educativo, orientamento, formazione, tirocini, attività teatrali, sportive, gruppi emozionali e coinvolgimento dei genitori. MOMO lavora sul rafforzamento di una comunità educante nell’area flegrea e napoletana, facendo dell’ascolto e del dialogo tra partner una pratica di tutela dei minori e di sviluppo del benessere. Il supporto all’Agenzia Sociale per la Casa del Comune di Napoli, infine, porta la Fondazione dentro il tema della povertà abitativa, con attività di assistenza tecnica e specialistica rivolte a percorsi integrati di inclusione sociale, lavorativa ed educativa. È una mappa ampia, a tratti complessa, che sarebbe comodo ridurre a un solo progetto bandiera. Sarebbe anche sbagliato.
In questo quadro Roberto Sanseverino appare meno come il volto di una singola iniziativa e più come il regista di una rete che richiede pazienza istituzionale, competenza tecnica e una certa ostinazione quotidiana. La sua riflessione pubblica sulla formazione insiste su alcuni nodi ricorrenti: il ritardo della Campania nel considerare l’IeFP una vera politica attiva del lavoro, il ruolo del privato sociale, la necessità di infrastrutture formative stabili, il rapporto con le imprese, la riqualificazione professionale, la dignità del lavoro. In questa prospettiva, legalità non resta un principio da pronunciare nelle giornate ufficiali; diventa contratto, orario, contributi, ferie, maternità, pensione, responsabilità verso chi entra in laboratorio e verso chi da quel laboratorio deve uscire più forte. È forse la parte meno comoda da raccontare, perché toglie al riscatto la sua fotografia migliore e lo consegna alla durata.
Fatto a Scampia, allora, va guardata senza indulgenza. Non come simbolo da proteggere con parole generose, ma come esperienza che deve reggere nel tempo: una sartoria sociale nata da ragazze rientrate in formazione, una cooperativa che lavora sull’inclusione attraverso competenze artistiche e tecniche, un bene confiscato che prova a diventare officina, un insieme di progetti che tiene insieme Comune, fondazioni, scuole, imprese, associazioni, famiglie e servizi sociali. La bellezza, qui, sta nella fatica di portare il cambiamento oltre il racconto, senza lasciarlo sospeso a metà. Forse è questo il punto che espone di più chi scrive: preferisco un orlo rifatto tre volte a una frase perfetta sulla speranza. A Scampia, nelle stanze dove il tessuto viene tagliato e le ragazze imparano a misurare prima di cucire, il futuro arriva raramente come una promessa grande; resta sul tavolo, ancora da imbastire, mentre qualcuno prepara il filo per il passaggio successivo.
https://www.fondazionecittanuova.it/
https://www.fattoascampia.com/
Foto S.P.

