Esiste una forma di abitare che non si limita a offrire un rifugio, ma diventa un modo diverso di stare al mondo. È qualcosa che nasce nei piccoli gesti: una porta che resta socchiusa in segno di fiducia, il profumo di caffè che attraversa un corridoio condiviso, un saluto che riconosce e accoglie. È una gentilezza che si impara osservando gli altri, una naturalezza che cresce nelle abitudini quotidiane e che restituisce alle persone la possibilità di sentirsi parte di una trama comune. In questo intreccio silenzioso di presenze trova radice la Fondazione Cav. Guido Gini.
La storia della Fondazione non inizia con un edificio o con un progetto strutturato, ma con due uomini che hanno condiviso un modo di guardare il mondo. Il Cavaliere Guido Gini, imprenditore della seta, aveva costruito la propria reputazione su valori semplici e profondi: correttezza, rispetto, attenzione ai lavoratori che considerava prima di tutto persone. Era un uomo sobrio, incline all’ascolto, capace di intervenire senza clamore quando qualcuno si trovava in difficoltà. Nella sua comunità era stimato più per i gesti quotidiani che per i risultati imprenditoriali.
Suo figlio Mario ne ereditò lo spirito. Ingegnere brillante, progettista e docente, attraversò la vita con un senso di responsabilità che andava oltre la professione. Alla competenza tecnica affiancava un’idea di servizio che orientava ogni scelta: la conoscenza ha valore solo quando restituisce qualcosa agli altri. Negli ultimi anni della sua vita, questa visione prese forma in un progetto concreto: creare un luogo dove le persone più fragili potessero trovare sostegno, relazioni e possibilità. Così, nel suo testamento Mario indicò le linee guida valoriali e tecniche per la costituzione di una Fondazione e incaricò il nipote Guido Gini di portare avanti il progetto sociale. Nel 2007, nacque dunque la Fondazione, dedicata alla memoria del Cav. Guido Gini, padre di Mario, con l’intento di trasformare una visione etica in una realtà capace di cambiare il cammino di chi ne aveva bisogno.
Questa intenzione ha trovato la sua espressione più viva nel Villaggio Solidale di Mirano (VE), una struttura in cui abitano 120 persone, uno spazio in cui la fragilità non è un limite, ma una condizione da accogliere e accompagnare. Chi arriva al Villaggio porta con sé frammenti di storie difficili: anziani rimasti soli, famiglie in emergenza abitativa, giovani che hanno perso punti di riferimento, persone con disabilità che cercano un ambiente sicuro, madri che desiderano ricominciare con i propri figli.
Entrare nel Villaggio significa imbattersi in una quiete che non è immobilità, ma ritmo condiviso. Le case si aprono su giardini comuni, i bambini corrono tra vialetti che sembrano inventati apposta per i loro giochi, qualcuno prepara una merenda da dividere, mentre altri
si fermano sotto un portico a scambiarsi parole leggere come il vento. È una quotidianità che nasce spontanea, senza artifici.
La Fondazione Cav. Guido Gini considera la relazione come il cuore di ogni percorso. Per questo, nella vita del Villaggio, un ruolo importante è svolto dalle “famiglie solidali”, 4 famiglie che hanno scelto di vivere accanto a chi attraversa momenti di fragilità: non come figure assistenziali, ma come presenze costanti, capaci di offrire ascolto e attenzione. Sono presenti inoltre operatori, educatori e psicologi che lavorano ogni giorno per costruire percorsi personalizzati che rispettino i tempi e le necessità di ciascuno, senza imporre una direzione.
Ogni storia segue il proprio ritmo: alcune persone rimangono a lungo, altre ritrovano presto la forza di ripartire. In ogni caso, nessuno affronta il cammino da solo. È questa la differenza che rende il Villaggio un luogo unico, più vicino a un piccolo borgo che a una struttura sociale tradizionale.
Il Villaggio di Mirano non è un microcosmo isolato, ma un organismo aperto che dialoga costantemente con il territorio di Mirano. Le sue aree verdi e gli spazi comuni diventano luoghi d’incontro non solo per gli ospiti, ma anche per famiglie, associazioni, gruppi locali che partecipano a laboratori, incontri culturali. Questo legame con il territorio trasforma il Villaggio in un laboratorio sociale, un esempio concreto di come le vulnerabilità possano diventare risorse quando vengono condivise.
Un’altra realtà profondamente legata alla visione della Fondazione Cav. Guido Gini è il Villaggio Cà Edimar di Padova, un luogo che non nasce per accogliere semplicemente, ma per generare possibilità. A pochi chilometri dal centro della città, questo Villaggio ospita oggi sessanta persone, ma il suo orizzonte è già proiettato al futuro: entro il 2028 diventerà casa per centoventi residenti, grazie a un importante progetto di ampliamento che ne rafforzerà la vocazione comunitaria.
Cà Edimar è un organismo vivo, fatto di storie diverse che imparano a camminare insieme. Qui il cohousing dedicato a dodici nuclei di mamme con bambini è molto più di una soluzione abitativa: è uno spazio in cui la quotidianità torna a essere un approdo sicuro. Le famiglie conservano la propria autonomia, ma condividono esperienze, responsabilità, sostegno reciproco. Nelle cucine si mescolano profumi di tradizioni lontane, nei corridoi risuonano passi piccoli e grandi, nei cortili si intrecciano confidenze e nuovi inizi.
Accanto a loro vive una comunità familiare che accoglie sei bambini e ragazzi provenienti da situazioni di temporanea fragilità: qui trovano adulti presenti, capaci di restituire stabilità e cura. A questi si aggiunge una comunità educativa per dieci minori stranieri non accompagnati, giovani che portano con sé storie complesse e che, per la prima volta, possono contare su un luogo in cui sentirsi protetti. Gli appartamenti di sgancio, infine, offrono ai neomaggiorenni un passaggio delicato ma necessario verso l’autonomia, senza il rischio di ritrovarsi soli in un tempo di transizione.
Il nuovo progetto di sviluppo darà forma a un Villaggio ancora più ricco di relazioni e possibilità. La ristrutturazione di un’intera area permetterà di creare quattro nuovi appartamenti dedicati ai nuclei mamma–bambino, mentre un grande edificio ospiterà venti miniappartamenti per anziani autosufficienti e cinque appartamenti per studenti. Intorno, nuove sale per attività, una sala da pranzo, una palestra e spazi comuni pensati per la socialità quotidiana renderanno il Villaggio un luogo in cui ogni età può trovare il proprio ritmo e il proprio posto.
La scelta di riunire anziani e studenti non è casuale: è un gesto culturale, prima ancora che architettonico. Significa immaginare un futuro in cui le generazioni non vivano separate, ma si incontrino, si sostengano, si riconoscano. Per gli anziani questo progetto rappresenta una rete di sicurezza e insieme un’opportunità di vita: non più l’isolamento, ma un ambiente vivo, dove poter ricevere assistenza quando serve e, al tempo stesso, continuare a offrire presenza e saggezza. Per gli studenti, invece, è la possibilità di accedere a un alloggio sostenibile restituendo tempo, energie, piccole attenzioni alla comunità che li accoglie.
Cà Edimar vuole diventare un luogo in cui nessuno si senta superfluo: ogni età porta con sé un valore, ogni gesto può essere parte di una costruzione condivisa. È un progetto che ha bisogno di molte mani, perché ogni appartamento, ogni spazio, ogni nuova struttura non è solo un edificio, ma una promessa. E come ogni promessa, può essere sostenuta, scelta, adottata.
Per questo la Fondazione invita chi lo desidera a partecipare a questo cammino: è possibile “adottare” un appartamento, dedicare un nome a uno degli edifici del Villaggio, lasciare un segno che resti nel tempo. Ogni contributo diventa un frammento della storia futura di questo luogo e delle persone che lo abiteranno.
L’invito è semplice e insieme profondo: venire a conoscere il Villaggio, comprenderne l’anima, ascoltare le storie che lo abitano e, se lo si sente, scegliere come farne parte. Perché comunità non si diventa da soli: si costruisce insieme, passo dopo passo.
Il patrimonio della Fondazione, investito nella realizzazione dei Villaggi di Mirano e di Padova, è il risultato concreto della visione di Mario Gini ma ha bisogno anche del tuo aiuto.
Ma ciò che dà vita a questa storia non sono le strutture né i numeri: sono le persone. Le madri che ritrovano coraggio, i giovani che scoprono nuove possibilità, i volontari che si accorgono di ricevere più di quanto donano.
Gli anziani, in particolare, sono e possono diventare ancor di più con il nuovo progetto parte importante di queste comunità. Non presenze marginali, ma fili sottili che tengono insieme la memoria dei luoghi e la quotidianità del Villaggio. A Mirano molti sono arrivati dopo lunghi periodi di solitudine, altri dopo aver perso riferimenti familiari che per anni avevano sostenuto il loro equilibrio. Nel villaggio hanno ritrovato un ritmo fatto di piccoli gesti: qualcuno torna a prendersi cura di un orto come faceva in gioventù, qualcun altro riscopre il valore di una conversazione al mattino, altri ancora ritrovano serenità semplicemente nel sapere che, ogni giorno, c’è chi li saluta per nome. La loro presenza non è vista come un bisogno da colmare, ma come un patrimonio umano da custodire: racconti, esperienze, ricordi che diventano parte dell’identità stessa del Villaggio.
Accanto a loro, il volontariato assume una forza ancora più evidente. I volontari non arrivano come figure esterne, ma come presenze che si intrecciano naturalmente alla vita del Villaggio. Alcuni aiutano i bambini e ragazzi a fare i compiti, altri accompagnano a una visita medica, altri ancora condividono un caffè o una passeggiata nel giardino comune. Sono gesti semplici, ma capaci di incidere profondamente: perché la compagnia, a volte, è la forma più concreta di cura. Per molti volontari il Villaggio diventa un luogo in cui ritrovare senso, partecipazione, calore umano. È uno spazio che accoglie chiunque voglia donare un po’ del proprio tempo – studenti, pensionati, professionisti, persone che desiderano dare concretezza a un’intenzione di aiuto – e che restituisce sempre più di quanto riceve. Non servono titoli, basta la volontà di esserci. E ogni nuovo volontario diventa un tassello in più nella costruzione di questa comunità accogliente.
E forse è proprio questa la promessa più autentica della Fondazione Cav. Guido Gini: costruire ogni giorno un futuro possibile attraverso centinaia di gesti minuti. Una porta che resta aperta, una mano che si tende, una luce accesa in una casa al calare della sera. Piccoli atti che, insieme, compongono una comunità che non smette mai di credere nella dignità delle persone.
Il Villaggio Solidale è, in fondo, una lezione di comunità. Mostra che la fragilità non è una condizione da nascondere, ma una parte del vivere umano. E che quando viene accolta e accompagnata può trasformarsi in un punto di forza.
https://www.fondazioneguidogini.it/
Per donazioni conto corrente della Fondazione Cav Guido Gini Onlus
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