Federica De Paolis |Il suo romanzo, un inno al desiderio

Per la De paolis la scrittura è una compagna quotidiana

Federica De Paolis è nata a Roma nel 1971. Dialoghista cinematografica, autrice televisiva, ha insegnato allo IED sceneggiatura e scrittura creativa. Collabora con Vanity Fair, La Stampa (TTL), Minima&Moralia.  Ha pubblicato per Fazi i romanzi Lasciami andare (2006) e Via di qui (2008). Successivamente sono usciti per Bompiani Ti ascolto (2011, Premio Pavoncella – Secondo finalista premio Biblioteca italiana) e Rewind (2014). Ha curato l’antologia Pensiero Madre (NEO Edizioni, 2016). Nel 2018 ha pubblicato per Mondadori Notturno salentino (Premio internazionale di letteratura Città di Como). Ha vinto il Premio DeA Planeta 2020 con il romanzo Le imperfette. I suoi romanzi sono tradotti in diverse lingue.

Cosa vuole trasmettere emotivamente con l’immagine di copertina?

“E’ il volto di una bella donna con le mani che coprono gli occhi. Il libro parla soprattutto di questo, dell’inconsapevolezza. La protagonista, Anna, è sposata, madre di due bambini, figlia di un grande chirurgo che la ama e l’ha tenuta tutta la vita sotto una campana di vetro. Ci sono molti fuori fuoco nella sua esistenza: un marito con cui consuma un rapporto stanco, una maternità che la fa sentire anche a disagio, un amante… Anna, è costretta ad aprire gli occhi per rimettere a posto la sua vita. E poi l’immagine di copertina è rovesciata, a testa in giù. Un ulteriore suggestione di imperfezione, di disordine”.

Ha qualche genere che predilige come stile di scrittura? Si sente più portata per un genere in particolare?

Mi interessano i legami, la famiglia, il passato, le case (sono ossessionata dalle case), l’incomunicabilità, i segreti, sono argomenti che tornano spesso nei miei romanzi. Sono molto attenta alla trama, deve essere tesa, “agganciante”, voglio legare il lettore alla pagina. Le mie storie ruotano sempre attorno a un tema sul quale costruisco un castello narrativo. Mi piacciono anche molto i noir ma per il momento ne ho scritto solo uno: Notturno salentino, edito da Mondadori (2018)

Il lockdown è stato un periodo particolare a livello sociale. Come ha vissuto il lockdown? È riuscita a scrivere?

“Credo che per noi scrittori il lockdown abbia inciso relativamente, nel senso che anche noi abbiamo smesso di andare al cinema, al teatro, abbiamo rinunciato ai viaggi, agli amici, allo spazio ludico ma da un punto di vista lavorativo, non è cambiato nulla. Le nostre giornate sono contraddistinte dalla solitudine, dal corpo a corpo con il computer, chiusi in una stanza. Poi durante il primo lockdown (intendo quando eravamo chiusi dentro casa) ho vinto un premio importante, il DeA Planeta e a giugno è uscito il libro, tutto questo mi ha messo in relazione con molte persone, mi ha dato la sensazione di comunicare, condividere… è stato un momento di grande partecipazione che mi ha fatto sentire meno l’isolamento”.

Come difende il momento creativo, la fantasia, dalle distrazioni esterne?

 “Tengo il cellulare silenziato e mi impongo di rispondere solo a telefonate importanti, non guardo i social, non ascolto la musica. Passo ore con la mente e la testa rivolta esclusivamente alla pagina. E soprattutto quando scrivo un romanzo, cerco di non prendere appuntamenti durante la giornata. Cammino tutte le mattine un’ora. E poi lavoro”.

Quale rapporto ha con la scrittura? Scrive ogni giorno?

“Tutti i giorni dal lunedì al venerdì. Ho anche degli orari fissi. Per me è come andare in ufficio. Non posso e non voglio interrompere i miei ritmi routinari, sono fondamentali per portare avanti il lavoro”.

Lei ha un suo luogo della scrittura?

“Sì, scrivo nel mio studio che è in casa. Ma potrei scrivere ovunque, anche sul letto. La condizione fondamentale è il silenzio assoluto”.

Le piacerebbe che il suo libro diventasse un film?

“Il libro è stato opzionato da una casa di produzione che si chiama Compagnia Leone, la sceneggiatura è in sviluppo. Spero di vederlo prestissimo, al cinema”.

Ha in mente una nuova storia?

“Sì. Sto lavorando a un nuovo romanzo. Questa volta i protagonisti sono due, una coppia di quarantenni. Il libro ruota attorno al tema della perdita”.

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