Fabio Imperiale, quando l’arte battezza un nome.

Nella vita di Fabio Imperiale, il termine artista si declina già prendendo in mano una matita e tracciando un segno. Il segno della grafica all’inizio era un segno tortuoso, quasi invalicabile, che premeva incessantemente, come una mano sopra alla nuca; un segno che ha lasciato il segno e ha preso il sopravvento, facendo scaturire la sua vera essenza, che sconfina nell’amore per la pittura e l’arte. Oggi l’arte di Fabio, mette, riempie, ricalca, rifluisce, ridisegna, crea sovrapposizioni , istantaneità, sia nel trattare la materia, la carta, sia le nuche e le  spalle, le storie, le vite di donne, con la loro sensualità che traspare, dice e non dice, e dove lui fornisce domande, lasciando a noi le risposte. Una fascinazione continua che nelle sue opere  trasmette pathos, eros, calore e vita; ed ecco Fabio in posizione orizzontale con la musica di De Andrè ,o dei Verdena, in sottofondo, o con un buon film, disegnando a matita e poi colorando con caffè o bitume all’acqua, tratteggiando delicatamente figure inizialmente solo abbozzate.

La gravità allora interviene spostando le macchie, e Fabio gioca muovendo il supporto, assorbendo e aggiungendo altro colore, bitume denso e nero china  lavorando in contemporanea su più opere, per sovrapposizione, sino a quando la figura non comincia a delinearsi con pudicizia e rigore. Con il carboncino ridefinisce meglio i volumi, mentre utilizza l’acrilico per sfondo e per dare tocchi di colore.

Le figure di Fabio, sono figure aperte, evocative che, nel loro segno, tracciano un segno quasi poetico, che vuole raccontare, ma nello stesso tempo  sono figure che si chiudono e demarcano  un confine tra il visibile e l’invisibile, tra il tangibile, e l’ intangibile,  il materico e lo spirituale.

Tante anime che convivono nella stessa persona: c’è un altro Fabio, infatti seduto in poltrona, nella sala di un cinema,che osserva le persone di spalle, e studia i contorni, le forme, le linee del collo delle donne, le storie di persone che lo circondano, e che, solo per come si muovono e respirano, assurgono a icone degne di essere scavate nella sua mente.

Fabio con le sue opere lascia a noi il suo essere uomo, oltre che artista, bravo in ciò che fa, creativo, geniale, come dice lui “sentirsi nessuno” ma  forse proprio per questo unico.

 

 

 

 

 

 

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