“ETTORE SCOLA. NON CI SIAMO MAI LASCIATI”, IL PERCORSO TRA VITA, CINEMA E DISEGNO. LA ROMA CINICA, SCETTICA E IRONICA DEL MAESTRO PRESSO PALAZZO BRASCHI.

La retrospettiva a Palazzo Braschi dal 2 maggio al 13 settembre: “ETTORE SCOLA. Non ci siamo mai lasciati” celebra il decennale della morte del regista, una bella esposizione che ripropone la vita, il cinema e l’intenso legame con l’Urbe.

La rassegna promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è organizzata e attuata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura.

Sono infatti mostrati materiali di Rai Teche, dell’Archivio storico Luce e prestiti della Collezione Studio EL – Cinecittà S.p.A.

Curata da Silvia Scola, sceneggiatrice e regista e Alessandro Nicosia, imprenditore e organizzatore di mostre ed eventi culturali nazionali ed internazionali, la retrospettiva presenta l’aspetto militante del cinema del Maestro.

La sua grande abilità nel descrivere la società italiana mediante immagini, documenti e testimonianze che narrano il rapporto continuativo tra l’autore e il suo pubblico, lasciando una traccia indelebile nel patrimonio culturale di Roma e dell’Italia.

“Scola è stato un autore capace di osservare l’essere umano con uno sguardo libero, acuto e profondamente partecipe, restituendo nei suoi film un affresco vivido delle relazioni, delle trasformazioni sociali e dei sentimenti che attraversano il nostro tempo. Il percorso espositivo si propone di raccontare questa ricchezza, mettendo in dialogo la sua dimensione artistica e quella più intima”. Dichiara Alessandro Nicosia

“L’opera del regista spazia tra quartieri e segmenti sociali, senza sconti e una sensibilità che rivelava sempre un eccezionale vigore politico, ancorato a principi democratici e giustizia sociale ma anche lontano dalla macchina da presa, Scola trasferì questa capacità di stare nel cuore della società in una generosa attività pubblica, nelle scuole, nelle piazze”. Il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri

L’itinerario della esposizione è composto da tre sezioni tematiche che rappresentano la sua esistenza e il suo lavoro.

Impreziosito da documenti mai mostrati, esso indaga la sua creatività presentando fotografie, manoscritti, oggetti, sceneggiature originali e appunti personali, articoli di giornali e riviste, vignette, bozzetti di scena, non semplici schizzi ma reali sceneggiature visive dove il regista analizzava tic, volti e debolezze degli italiani, tramutando la satira giornalistica nel rilevante cinema da tutti conosciuto.

Il percorso si conclude con filmati e documentari, tra le opere più iconiche risaltano le sedie da regista, la macchina da scrivere, i primi ciak, il trench portato da Federico Fellini in C’eravamo tanto amati.

Numerosi materiali giungono dall’Archivio della famiglia Scola curato nel tempo da Marco Scola di Mambro, suo nipote.

Premiato, acclamato e celebre al grande pubblico anche a livello internazionale, senza dubbio uno dei maggior registi di tutti i tempi, nasce a Trevico il 10 maggio 1931 e si spegne a Roma il 19 gennaio del 2016.

La retrospettiva ricostruisce gli esordi di Ettore, ancora giovanissimo negli anni Quaranta inizia con le prime collaborazioni con il settimanale umoristico Marc’Aurelio in cui conosce tra gli altri Federico Fellini e Steno.

E’ la nascita di una spettacolare carriera da sceneggiatore che lo porta a collaborare con alcuni degli interpreti della commedia all’italiana e ad occuparsi di radio, televisione e cinema, anche con Alberto Sordi con film straordinari come Il sorpasso e I mostri.

Dal 1944 passa alla regia costituendo un linguaggio ironico e profondamente civile, in grado di descrivere la vita quotidiana intrecciandola con la grande Storia.

I suoi film parlano di sogni, fragilità e contraddizioni di un intero Paese. Un regista versatile, capace di alternare film delicati e poetici a film paradossali e comici, ma non per questo meno realistici.

Scola ritrae i suoi protagonisti a metà tra il grottesco e il drammatico, rendendoli parte di film ancora oggi di enorme attualità.

“Il cinema è uno specchio dipinto”, proferiva.

L’evento “Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati” è suddiviso nelle sottosezioni: Lo sceneggiatore, il disegnatore e il regista, che riconsegnano l’effigie di un autore assoluto.

Dalla satira del principio alla pienezza cinematografica, Ettore Scola attraversa e sviluppa la cultura italiana del Novecento.

La sua filmografia comprende opere artistiche quali: C’eravamo tanto amati, Brutti, sporchi e cattivi e Una giornata particolare, lavori che raccontano di un’Italia con umorismo ed ironia.

Nei suoi film dalle periferie alle terrazze borghesi, Roma diviene un laboratorio narrativo dove si intrecciano storie individuali e collettive, in una costante armonia tra ironia e memoria collettiva.

A cavallo tra gli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta nel nostro Paese sono presenti da un lato i borghesi intellettuali e dall’altro la classe media, lavoratrice e proletaria, il regista dedica la sua carriera a raccontare i due aspetti del nostro Paese.

Il cuore della rassegna si rivolge infatti verso l’importante relazione dell’autore con la città eterna, Scola ha saputo descriverla esponendo le verità e le sue differenti fasi storiche, specchio delle trasformazioni dell’Italia del dopoguerra ai giorni nostri.

“In tanti film che hanno costituito la coscienza delle persone, partendo dal neorealismo e dal dramma dei problemi sociali ha raccolto la lezione di partire dalla realtà, ma con leggerezza. E’ stata la sua intuizione, usare la cifra della commedia per portare alla grande massa elementi profondi. Non voleva essere chiamato intellettuale. Oggi i grandi registi non intrattengono rapporti con la gente, le persone e la società civile. Quello che la gente mi riporta attualmente non è tanto la grandezza della sua arte ma quella della sua umanità”. Illustra Silvia Scola

Ad accompagnare l’itinerario, un catalogo edito da Sivana Editoriale che riunisce materiali iconografici inediti e testimonianze firmate tra gli altri da Fanny Ardant, Giuseppe Tornatore e Dacia Maraini, riattraversando le sue origini, la sua attività artistica e l’eredità di un Maestro che ha ritratto con sensibilità e intelligenza la nostra Italia.

Approfondimenti, attività formative e un linguaggio accessibile accompagnano il percorso sostenendo una fruizione inclusiva e partecipata.

Il cinema del Maestro ha sempre raccontato le persone senza separarle dal tempo in cui vivono, è lì che le storie individuali diventano ricordo comune, la retrospettiva pertanto trova il suo significato non nel passato ma come spazio in cui le rappresentazioni proseguono nel rivolgersi al presente.

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