DOV’È IL TUO SENSO DELL’IRONIA?

Pur tenendosi ben lontani da atteggiamenti anacronistici di nostalgia, senza cadere nel trito “quanto si stava bene un tempo”, si può osservare che la contemporaneità, insieme a tante e straordinarie novità, ha cancellato molte salutari e assolutamente logiche abitudini umane. L’ossessione del politicamente corretto, il quale non è il rispetto sacrosanto che ogni essere umano deve ai suoi simili ma la dittatura verbale e ideologica generata dall’idea che ciascuno di noi, in ogni contesto, abbia il diritto di sentirsi offeso dalle idee altrui, rischia di condurci verso un mondo nel quale saremo più impegnati a lamentarci dei nostri diritti vilipesi, piuttosto che a combattere per essi. Un’efficace dimostrazione di questa tendenza globale è la perdita progressiva, in ogni ambito della vita quotidiana, del senso dell’ironia, una manifestazione psicologica atavica, un meccanismo necessario alla mente umana per razionalizzare “ciò che è più grande di noi”. Ma, cos’è l’ironia? Il termine, neanche a dirlo, deriva dal greco e significa “dissimulazione” cioè “copertura” di un concetto. Colui che fa dell’ironia afferma il contrario di ciò che pensa, allo scopo di ridicolizzare l’idea che intende contrastare o sottolinearne alcuni aspetti contraddittori. Può sembrare che il concetto si accosti a quello di sarcasmo ma, in realtà, in quest’ultimo è presente una nota di disprezzo, che è estranea all’ironia. In letteratura, invece, l’ironia è una figura retorica che esprime una discordanza o si riconnette involontariamente alla verità, al di là del significato della parola. Nell’insegnamento socratico, l’ironia era la falsa affermazione di un’ignoranza generalizzata, che costringeva l’interlocutore a descrivere nei dettagli il proprio pensiero scoprendone così, in maniera autonoma, tutte le falle. È proprio questo il valore dell’ironia: la constatazione e la valutazione di sé, le quali spesso configurano l’auto-ironia, somma espressione del rifiuto di ogni dogma in quanto respinge l’autorità più difficile da contrastare, quella del proprio io. Quando usiamo espressioni come “ma che bella idea che ho avuto!” sottolineando l’inefficacia di quanto abbiamo pensato, stiamo mettendo in discussione i nostri tabù personali, stiamo criticando noi stessi. In quest’era di molti diritti e pochissimi doveri, la foto di un parcheggio scatena una discussione sui massimi sistemi tra individui protetti da anonimato, i quali non solo ritengono che le loro idee siano assolutamente indispensabili all’umanità, ma credono fermamente nella validità di esse, a tal punto da sentirsi profondamente turbati e offesi se qualcun altro, pur rimanendo nell’ambito della civiltà, le critica. Così si uccide l’ironia, che è la massima espressione del dissenso contro ogni dogma, la quale nasce dall’indispensabile messa in discussione di sé stessi.

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