Diego Villegas, una voce in viaggio tra arte e cultura

La voce è il punto da cui Diego Villegas è partito, ma negli anni il suo lavoro ha trovato spazi sempre più ampi. Basso-baritono colombiano, manager culturale e facilitatore TaKeTiNa, ha costruito un percorso in cui il canto continua a occupare un posto centrale e, allo stesso tempo, alimenta un modo personale di progettare cultura. Dalla formazione lirica tra Bogotá e Vienna fino alle Dolomiti, la sua storia attraversa Paesi, lingue ed esperienze diverse, mantenendo una curiosità costante per tutto ciò che può avvicinare l’arte alle persone e renderla parte della vita di un luogo.

Nato e cresciuto in Colombia, Villegas inizia gli studi di canto lirico alla Pontificia Universidad Javeriana di Bogotá. Il passo successivo lo porta a Vienna, città nella quale trascorre sette anni e prosegue la formazione all’Universität für Musik und darstellende Kunst Wien sotto la guida del professor Sebastian Vittucci. È qui che lo studio incontra il palcoscenico: prende parte a produzioni operistiche a Vienna e a Eisenstadt e comincia a maturare quell’esperienza scenica che accompagnerà tutto il percorso successivo. Negli archivi dell’università viennese il suo nome compare, tra l’altro, tra i partecipanti a una produzione del 2015 dedicata a L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi. Un passaggio che restituisce bene il clima di quegli anni, trascorsi tra tecnica vocale, repertorio, prove e lavoro teatrale.

L’Italia apre un capitolo diverso. A Bologna Villegas affianca alla preparazione musicale lo studio dell’organizzazione culturale, frequentando il percorso in Innovation and Organization of Culture and the Arts dell’Università di Bologna. Parallelamente continua a perfezionarsi con il tenore italiano William Matteuzzi. Le due strade cominciano così ad avvicinarsi: da una parte la cura della voce e del repertorio operistico e concertistico, dall’altra l’interesse per ciò che permette a un progetto artistico di nascere, trovare una forma e raggiungere il proprio pubblico.

Negli anni della pandemia questa seconda parte della sua formazione acquista un peso maggiore. Villegas approfondisce la gestione e la progettazione culturale, continuando a coltivare il canto. La conoscenza del palco gli permette di comprendere dall’interno le esigenze degli artisti, mentre gli strumenti acquisiti nell’ambito del management gli consentono di trasformare un’intuizione in un programma, costruire collaborazioni e dare continuità alle iniziative. Interpretazione e organizzazione iniziano così a procedere nella stessa direzione.

Dal 2023 questa esperienza prende forma al Cyprianerhof Dolomit Resort di Tires al Catinaccio, dove Villegas è responsabile del programma culturale e ne cura la direzione artistica. Il contesto ha un peso preciso: le Dolomiti, il territorio altoatesino, una struttura votata all’ospitalità e una valle lontana dai grandi circuiti teatrali. Qui cresce Arte, il progetto che porta musica, arti visive, letteratura e teatro dentro la vita del resort aprendosi anche al territorio. La Culture Lounge diventa il centro di questa attività, uno spazio capace di ospitare concerti, esposizioni e incontri con artisti provenienti dall’Alto Adige e da altri Paesi.

Villegas continua a esibirsi con regolarità e, secondo la sua biografia artistica, tiene circa trenta concerti all’anno all’interno del programma. Una presenza costante è quella di Enzo Weber, pianista e sommelier con il quale forma il duo residente del Cyprianerhof. Nei loro concerti il repertorio classico viene accompagnato da racconti e brevi introduzioni pensate per rendere l’ascolto più vicino anche a chi arriva all’opera senza una particolare preparazione musicale. La qualità dell’esecuzione rimane al centro, mentre il modo di presentarla cerca una relazione diretta e informale con il pubblico.

Accanto ai loro appuntamenti trovano spazio musicisti ospiti e giovani interpreti. La collaborazione con il Conservatorio Claudio Monteverdi di Bolzano ha portato nella Culture Lounge concerti dedicati ai talenti emergenti, inseriti in una programmazione che nel tempo ha accolto linguaggi e personalità differenti. Anche la mostra Elements of Balance, presentata nel 2025, segue la stessa apertura: opere di artisti affermati e nuove presenze hanno abitato gli stessi ambienti dei concerti, allargando il programma oltre la sola musica.

Alcune iniziative raccontano ancora meglio il gusto di Villegas per gli accostamenti. Il Suono del Vino nasce dall’incontro tra ascolto musicale e degustazione: il vino viene affiancato a brani scelti per creare corrispondenze tra sensazioni, caratteri e atmosfere. Il concerto esce così dalla sua cornice abituale ed entra in una serata nella quale gusto e ascolto si influenzano a vicenda. Nello stesso programma hanno trovato posto mostre d’arte e fotografia, settimane tematiche e altri format costruiti intorno a discipline diverse. L’ospitalità diventa anche occasione di scoperta culturale, senza che l’arte sembri aggiunta dall’esterno alla vita del resort.

Nell’estate 2026 il lavoro compiuto negli ultimi anni fa un passo ulteriore con La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi, prima produzione operistica all’aperto del Cyprianerhof. Lo scenario è quello dei prati davanti al Catinaccio, con la luce del tramonto a entrare naturalmente nella messa in scena. Il progetto è guidato da Villegas, che interpreta anche Uberto; con lui lavorano Davide Lorenzato alla direzione musicale, Sonja Ellemunt alla regia e al libretto, Mirjam Gruber nel ruolo di Serpina e Paul Niederwolfsgruber in quello di Vespone, insieme ai solisti dell’Orchestra Kleutrom. Sei le rappresentazioni programmate tra luglio e agosto.

La scelta di Pergolesi si presta bene a un’esperienza di questo tipo. La serva padrona è un intermezzo settecentesco agile e teatrale, costruito su personaggi e dinamiche capaci di arrivare con immediatezza anche a chi frequenta poco l’opera. Portarlo all’aperto cambia il rapporto tra scena e spettatore: la montagna prende il posto di una scenografia costruita, la distanza con gli interpreti si accorcia e il pubblico entra nel linguaggio lirico attraverso una situazione più libera rispetto a quella di un teatro tradizionale. Per Villegas è anche l’occasione di riunire le due parti principali del proprio lavoro, seguendo la costruzione artistica dell’iniziativa e tornando poi sul palco come cantante.

Dietro una produzione del genere c’è molto di ciò che ha maturato negli anni. Occorre scegliere un titolo adatto al luogo, riunire le professionalità, coordinare il lavoro musicale e teatrale, immaginare la fruizione e mantenere una coerenza con il contesto che accoglie lo spettacolo. È qui che il management culturale mostra il legame più stretto con la pratica artistica: la conoscenza della scena aiuta a progettare, mentre l’organizzazione crea le condizioni perché la musica possa incontrare pubblici diversi.

Nella ricerca di Villegas entra anche TaKeTiNa, metodo ritmico sviluppato da Reinhard Flatischler e praticato attraverso voce, passi, battiti delle mani e movimento. Nel 2024 Villegas completa la formazione come facilitatore certificato, aggiungendo al proprio lavoro un approfondimento centrato sulla percezione del ritmo e sull’esperienza di gruppo. Per un cantante il rapporto con il corpo e con il tempo musicale è già parte della pratica quotidiana; TaKeTiNa porta quell’ascolto in uno spazio condiviso, dove il ritmo viene vissuto fisicamente e la partecipazione acquista un ruolo centrale.

TaKeTiNa rende ancora più leggibile il modo in cui Villegas si avvicina alla musica. Un concerto, un laboratorio ritmico, una degustazione accompagnata dall’ascolto e un’opera rappresentata tra i prati appartengono a contesti lontani tra loro, eppure cercano tutti una relazione ravvicinata con chi partecipa. La musica torna a essere presenza, incontro, qualcosa che accade insieme alle persone. È una direzione maturata gradualmente, partendo dalla disciplina del canto lirico e arrivando a occuparsi anche di tutto ciò che prepara e rende possibile quell’incontro.

Racchiudere Diego Villegas in una sola definizione restituirebbe perciò soltanto una parte del suo lavoro. Il basso-baritono porta con sé gli anni di studio tra Colombia e Austria e il perfezionamento italiano; il manager culturale usa quelle conoscenze per costruire programmi e collaborazioni; il facilitatore TaKeTiNa esplora il ritmo da una prospettiva più fisica e partecipativa. Competenze nate in momenti diversi che oggi convivono con naturalezza.

Dalle prime lezioni di canto a Bogotá alla formazione viennese, da Bologna fino alle Dolomiti, la sua storia racconta una professione artistica cresciuta attraverso aperture successive. Oggi il lavoro di Villegas passa dalla voce alla progettazione e ritorna continuamente alla musica, cercando occasioni per portarla fuori dai percorsi più prevedibili. Una sala d’hotel può accogliere un recital, un calice suggerire un ascolto diverso, un prato ai piedi del Catinaccio diventare il luogo in cui risuona Pergolesi. In queste trasformazioni emerge forse il tratto più riconoscibile del suo lavoro: immaginare contesti nuovi mantenendo al centro la qualità artistica e le persone alle quali quell’arte è destinata.

 

 

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