Attorno allo stesso tavolo, un produttore agricolo, un assicuratore, un rappresentante delle istituzioni e un tecnico informatico raramente usano le stesse parole. Per il primo contano la stagione, la resa e la sopravvivenza dell’azienda; per il secondo la misura del rischio; per il terzo le regole e gli strumenti di sostegno; per il quarto la qualità delle informazioni. Il lavoro della dottoressa Marica Sartori comincia spesso proprio qui, nella necessità di tradurre linguaggi diversi e ricondurli a problemi molto concreti. Da direttrice di Co.Di.Pr.A. Trento e presidente di F2F – Farm to Fork, si muove tra il territorio agricolo e le nuove infrastrutture digitali, cercando un punto di equilibrio tra ciò che la tecnologia promette e ciò che le imprese possono davvero utilizzare.
Il suo percorso, del resto, nasce dai numeri. Dopo il diploma in ragioneria, conseguito con il massimo dei voti, si laurea in Economia e Commercio all’Università degli Studi di Trento con 110 e lode, discutendo una tesi sulla valutazione delle attività finanziarie nei bilanci. Seguono l’abilitazione alla professione di dottore commercialista e l’iscrizione al Registro dei revisori legali. Per più di dieci anni lavora nello Studium Professionisti Associati di Trento, occupandosi di fiscalità, diritto societario, bilanci, revisioni, valutazioni d’azienda e procedure concorsuali.
Sono esperienze che insegnano a leggere un’impresa nei momenti in cui le formule generali non bastano: quando occorre decidere se investire, affrontare una crisi, riorganizzare una società o capire quanto un’attività sia davvero solida. Nel 2017, con l’ingresso in Impresa Verde Trentino Alto Adige come responsabile fiscale e giuridico, quella preparazione incontra il settore agricolo. Qui un bilancio è legato anche a variabili che l’imprenditore può prevedere solo in parte: l’andamento climatico, le fitopatie, la qualità del raccolto, le oscillazioni dei prezzi e i tempi delle politiche di sostegno.
Sartori arriva dunque all’agricoltura da una prospettiva economica e giuridica, ma impara presto che i conti di un’azienda agricola raccontano una realtà particolare. Una stagione negativa non si esaurisce nella perdita di un prodotto: può frenare gli investimenti, ridurre la liquidità e condizionare gli anni successivi. In questa fase assume anche incarichi negli organi di controllo di Trentino Digitale e Cantina Vivallis e partecipa al Comitato incentivi della Provincia autonoma di Trento previsto dalla legge provinciale 6 del 1999. Esperienze diverse, accomunate dalla necessità di valutare responsabilità, risorse e prospettive senza perdere di vista il funzionamento quotidiano delle organizzazioni.
Nel giugno 2020 diventa direttrice del Consorzio di Difesa dei Produttori Agricoli di Trento. Co.Di.Pr.A. opera da oltre cinquant’anni e riunisce più di quindicimila soci. Nato per affiancare gli agricoltori nella tutela delle produzioni, il Consorzio si è trasformato insieme al modo di intendere il rischio. La polizza resta uno strumento essenziale, ma non può più essere l’unica risposta. Accanto all’assicurazione sono cresciuti i fondi mutualistici, i servizi di prevenzione, la raccolta dei dati e la sperimentazione di modelli capaci di intervenire prima che una vulnerabilità si trasformi in un danno irreversibile.
Alla dottoressa Sartori spetta il coordinamento delle attività e delle risorse interne, insieme ai rapporti con i soci, le istituzioni, le compagnie assicurative, la presidenza e il consiglio di amministrazione. La sua funzione comprende inoltre la progettazione di metodologie sperimentali e iniziative di sviluppo legate
agli indirizzi della politica agricola europea. È un incarico gestionale, ma anche un osservatorio privilegiato sulle difficoltà delle aziende: quelle immediate, provocate da un evento atmosferico, e quelle meno visibili, che riguardano l’accesso agli strumenti di tutela, la sostenibilità dei costi e la capacità di programmare.
Una parte decisiva del lavoro passa dalla mutualità, ambito che la direttrice di Co.Di.Pr.A. coordina direttamente. In qualità di coordinatrice dei fondi mutualistici, Sartori segue gli strumenti rivolti alle produzioni più rappresentative del territorio, dalle mele all’uva da vino e al latte, insieme a quelli destinati a fronteggiare fitopatie ed eventi catastrofali. Il principio è semplice soltanto in apparenza: una comunità di produttori condivide determinate esposizioni e costruisce una tutela comune. Perché il meccanismo regga servono regole chiare, valutazioni tecniche, solidità finanziaria e un confronto continuo con gli agricoltori. È la parte meno visibile del lavoro, quella in cui interessi differenti devono trovare una misura condivisa senza indebolire la fiducia sulla quale la mutualità si fonda.
Anche i progetti sperimentali ai quali la direttrice ha collaborato mostrano come la gestione del rischio abbia ormai superato i confini dell’assicurazione. Nel curriculum compaiono le esperienze come referente dei PEI I.T.A. 2.0, C&A 4.0 e SMS Green, oltre al coinvolgimento delle imprese agricole nella fase di avvio di strumenti mutualistici innovativi. La ricerca, in questi casi, non viene trattata come un’attività separata dal lavoro nei campi, ma come un modo per affrontare problemi già presenti nelle aziende.
SMS Green parte, per esempio, da un prodotto che ha perso il proprio valore commerciale. Il progetto, guidato da Co.Di.Pr.A. insieme ad Agriduemila Hub Innovation, Fondazione Edmund Mach e Melinda, riguarda le mele irrimediabilmente danneggiate e il marco mela ottenuto durante la lavorazione. Invece di considerarli soltanto residui, ne studia il recupero per produrre un concime organico ammendante a chilometro zero, destinato a tornare nei terreni. Il passaggio dalla perdita alla nuova risorsa non cancella il danno, ma prova a ridurne gli effetti e a reinserire ciò che resta nel ciclo produttivo.
Nel frattempo il raggio degli incarichi si amplia. Dal 2020 Sartori è presidente di GreenHub Srl; dal 2021 è amministratrice delegata di Agririsk Srl, società che presta servizi legati alla gestione del rischio a imprenditori agricoli e organismi cooperativi. L’attività prosegue dunque su più livelli: il rapporto con i produttori, la costruzione degli strumenti di tutela e la ricerca di soluzioni che possano essere condivise da imprese con dimensioni e disponibilità molto diverse.
Questa rete trova uno dei suoi luoghi di confronto nel Festival Agri Risk Management, nato nel 2018 e arrivato nel 2026 all’ottava edizione. A Madonna di Campiglio si incontrano agricoltori, istituzioni, compagnie assicurative, banche, università, centri di ricerca e aziende tecnologiche. Non è una compresenza scontata. Ognuno tende a osservare il rischio con strumenti propri, mentre le aziende hanno bisogno che le diverse letture producano risposte compatibili tra loro.
Convegni, workshop e hackathon hanno affrontato nel tempo i rischi sistemici, i fondi mutualistici, l’intelligenza artificiale, le politiche pubbliche e i sistemi di allerta. Durante la plenaria del 2025, Sartori ha portato la discussione anche sul credito. Un’impresa agricola valutata soltanto attraverso i parametri finanziari tradizionali può apparire diversa da ciò che è realmente. La produttività del terreno, l’esposizione climatica, le pratiche adottate e la capacità di prevenire i danni incidono sulla sua tenuta, ma queste informazioni rimangono spesso separate e difficili da interpretare.
Il problema non è la scarsità di dati. Al contrario, l’agricoltura ne produce ormai una quantità crescente. Il punto è capire quali siano affidabili, come possano comunicare tra loro e a chi debbano servire. Una rilevazione meteorologica, un’informazione agronomica o una certificazione ambientale, prese singolarmente, rischiano di restare chiuse nel sistema che le ha generate. Organizzate in modo coerente, possono invece aiutare a valutare un investimento, leggere un rischio o rendere più trasparente il rapporto con il mercato.
È lungo questa linea che si inserisce la presidenza di F2F – Farm to Fork Srl. La società di scopo è stata costituita dal raggruppamento formato da Diagram, Bit4id, Fondazione Riccagioia e La Cenerentola
per realizzare un progetto nazionale dedicato alla digitalizzazione, alla tracciabilità e alla sostenibilità dell’agroalimentare italiano. L’aggiudicazione, formalizzata nel 2025, ha dato avvio allo sviluppo della Food Metaverse Platform, o FMP.
Il nome porta facilmente a immaginare ambienti virtuali e ricostruzioni immersive. Quella componente esiste e può essere utilizzata per la formazione, la presentazione dei prodotti e il rapporto con i mercati. Il nucleo della piattaforma, però, è più concreto: creare un’infrastruttura nella quale le informazioni possano accompagnare il prodotto dal campo alla tavola, senza perdere affidabilità lungo i passaggi della filiera.
Agricoltori, trasformatori, consorzi, organismi di controllo, distributori e consumatori operano oggi attraverso strumenti che non sempre dialogano. Quaderni di campagna, dati climatici, informazioni sui lotti, certificazioni di origine e indicatori ambientali rimangono spesso distribuiti tra archivi differenti. FMP prova a metterli in relazione, rispettando i ruoli e le responsabilità di ciascun soggetto.
Blockchain, dispositivi IoT, intelligenza artificiale e identità digitale non vengono presentati come una soluzione indistinta. Ciascuna tecnologia svolge una funzione precisa: rendere verificabili i passaggi, raccogliere informazioni dal campo, elaborare previsioni, associare dati e certificati a soggetti riconoscibili. I moduli ESG consentono inoltre di registrare aspetti legati alle emissioni, all’impiego dell’acqua, alla biodiversità e agli effetti sociali delle attività produttive.
Per il Made in Italy, la possibilità di documentare l’origine, i metodi di lavorazione e la storia di un lotto può diventare uno strumento di tutela. Le denominazioni, le filiere vitivinicole, olearie, cerealicole e ortofrutticole non hanno bisogno soltanto di essere raccontate meglio: devono poter dimostrare ciò che le distingue. Una tracciabilità più solida può rafforzare il rapporto con i consumatori e contrastare contraffazioni e imitazioni che sfruttano la reputazione delle produzioni italiane senza rispettarne i requisiti.
Resta il nodo delle imprese più piccole. Sono una parte decisiva dell’agroalimentare nazionale, ma non sempre dispongono di personale e risorse sufficienti per adottare autonomamente tecnologie complesse. La struttura modulare della piattaforma nasce anche per evitare che l’innovazione diventi un ulteriore elemento di distanza. La prova decisiva non sarà la quantità di funzioni disponibili, ma la loro capacità di inserirsi nei processi aziendali senza renderli più gravosi.
È qui che i diversi passaggi della carriera di Marica Sartori finiscono per incontrarsi. La formazione da commercialista e revisore le permette di leggere la dimensione economica delle informazioni; la direzione di Co.Di.Pr.A. le restituisce ogni giorno il peso che quelle stesse informazioni assumono nei campi e nelle aziende. La presidenza di F2F sposta il lavoro su una scala nazionale, ma la domanda rimane simile: come trasformare un sistema complesso in qualcosa che possa essere compreso, adottato e utilizzato.
Tra un fondo mutualistico costruito sulle esigenze dei produttori trentini e una piattaforma basata su blockchain e intelligenza artificiale la distanza è meno ampia di quanto sembri. Entrambi funzionano solo se le persone che vi partecipano riconoscono le regole, si fidano delle informazioni e ne vedono l’utilità. Per la direttrice di Co.Di.Pr.A. l’innovazione parte da questo punto: non dalla tecnologia in sé, ma da ciò che permette a un’impresa agricola di decidere con maggiore consapevolezza e di affrontare la stagione successiva con qualche certezza in più.
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