L’attacco delle milizie di Hamas contro Israele ha riportato l’attenzione sulle ostilità tra Israele e Palestina.
Tensioni radicate nel tempo hanno indotto episodi di violenza e portato nei decenni precedenti a una serie di guerre che hanno interessato anche altri Paesi, le ragioni di tale contesa implicano motivazioni religiose e con il tempo hanno finito per mescolarsi anche ad altri interessi, alla base una disputa territoriale.
Israele oggi occupa circa il 60% della giurisdizione e continua a bombardare l’isola palestinese.
La Cisgiordania accoglie circa tre milioni di palestinesi, vi vivono anche 500 mila coloni israeliani la cui violenza è aumentata dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 da parte dei miliziani guidati da Hamas.
A Gaza uno sterminio dopo 1000 giorni di guerra, la striscia rasa al suolo tra 21000 minori morti e 800 mila sfollati; sette mesi dopo la tregua la striscia rimane un inferno.
Hamas ha sciolto l’amministrazione della striscia di Gaza in cui governa dal 2007.
Il gruppo radicale islamico ha eseguito quel passo indietro basilare per l’insediamento dell’organismo tecnico creato dall’accordo per il cessate il fuoco con Israele, denominato Comitato Nazionale per l’amministrazione di Gaza che dovrebbe consentire la nuova fase di governance dell’enclave palestinese coordinata dal “board of peace” realizzato da Donald Trump, ma che è attualmente senza potere e denaro.
Il piano E1 è stato approvato da Israele nell’agosto dello scorso anno e si prefigge di separare ulteriormente Gerusalemme est, occupata e annessa da Israele e a maggioranza palestinese dal resto della Giordania.
Pertanto avendo avvallato i piani per il tratto di terra di circa 12 chilometri quadrati, noto anche come corridoio E1, il progetto contempla la costruzione di circa 3400 abitazioni su questa area estremamente sensibile ubicata tra Gerusalemme e l’israeliana di Maale Adumim, dove vivono diverse comunità beduine.
L’organizzazione non governativa progressista pacifista “Peace Now”, afferma che le abitazioni costituiscono pressoché un terzo dello sviluppo previsto in tale ambito e ha accusato il governo di voler accelerare gli impegni per la loro costruzione prima del voto supposto il 27 ottobre.
Il Paese riduce già fortemente la libertà di movimento dei palestinesi della Cisgiordania che devono conseguire permessi dalle autorità per attraversare i ceckpoint ed entrare in Gerusalemme est o in Israele. Lo scorso anno Regno Unito e Francia sono state fra le 21 nazioni che hanno condannato l’approvazione israeliana del progetto qualificandolo come una violazione del diritto internazionale.
Si continuano ad effettuare crimini di genicidio e apartheid: la popolazione di Gaza è stata sottoposta a fame, sfollamenti e decessi accompagnati dalla devastazione di edifici e altre infrastrutture civili. Tali azioni persistono malgrado gli accordi di sospensione delle ostilità belliche.
Nella Cisgiordania l’intensificazione degli attacchi e delle morti da parte dei coloni e delle forze armate con altre violazioni dei diritti umani ha generato il trasferimento forzato della cittadinanza.
All’interno di Israele i villaggi beduini sono sottoposti a demolizioni e sgomberi forzati, le forze israeliane hanno annientato molti giornalisti e persone che lavoravano nei media.
Migliaia di palestinesi sono rimasti detenuti senza accusa o giusto processo, decine di persone sono morte dopo essere state torturate e sottomesse a maltrattamenti, tali reati restano regolarmente impuniti.
Il dissidio tra Israele e Palestina è uno dei quesiti più complessi e delicati della storia contemporanea, con radici profonde che intrecciano aspetti storici, politici, culturali e sociali, definire chi abbia ragione non è pensabile, ciò deriva dal punto di vista da cui si analizza la situazione.
E’ un conflitto grave e infinito, con numerose sfaccettature e la sua conclusione rimane uno dei temi più complessi da risolvere a livello internazionale, gli sforzi di mediazione e negoziazione per giungere ad una soluzione adeguata e duratura continuano ad essere molto complicati.
