Nel laboratorio di ristorazione di Ad Formandum, a Gorizia, la prova cambia quando entrano i primi clienti veri. Gli studenti lasciano alle spalle la simulazione e devono muoversi fra cucina e sala rispettando tempi, distanze e responsabilità che appartengono già al lavoro. Progettato tra il 2021 e il 2023 da Meninno Architects, con l’architetto Claudio Meninno, Barbara Medeot e Gianluca Calligaris, l’ambiente riprende l’organizzazione di un ristorante e conserva al tempo stesso la possibilità di insegnare, correggere, ricominciare. Le grandi vetrate lo tengono in contatto con la vita della strada e, in alcune occasioni, quella vita entra, si siede e ordina. Per chi sta imparando a diventare cuoco, cameriere o pasticciere la differenza conta, perché ogni gesto acquista un peso diverso e l’architettura, quasi senza farsi notare, partecipa alla formazione.
La pratica professionale e l’insegnamento procedono insieme da molti anni nel percorso dell’architetto. Nato a Venezia nel 1975 e legato professionalmente a Gorizia, studia allo IUAV e alla Helsinki University of Technology, oggi parte di Aalto University; nel 2001 partecipa alla borsa itinerante Villard de Honnecourt, un’esperienza che lo porta a confrontarsi con città, scuole e modi diversi di intendere il progetto. Si laurea con lode nel 2003 con una tesi sul litorale triestino e nel 2009 consegue il dottorato in Progettazione architettonica e urbana all’Università di Trieste. La ricerca, intitolata Housing – densità e qualità, riguarda le case basse ad alta densità e affronta un problema molto concreto: costruire abitazioni capaci di mantenere un rapporto diretto con il suolo, lasciare spazio alla vita privata e a quella condivisa, evitando che la città continui ad allargarsi senza una forma precisa.
Dal 2006 porta questi argomenti nelle aule del corso di laurea in Architettura dell’ateneo triestino, dove nel 2010 viene nominato cultore della materia e figura tuttora come professore a contratto; nel 2013-2014 insegna anche a Lubiana come visiting professor. Intanto la professione si organizza: nel 2007 cofonda DD\M – Di Dato & Meninno Architetti Associati e dal 2019 guida lo studio attuale, società di architettura e ingegneria che segue gli interventi dalle prime valutazioni alla progettazione esecutiva e alla direzione dei lavori. La riqualificazione di piazzale Seghizzi, nel complesso di Borgo Castello a Gorizia, appartiene alla precedente esperienza di DD\M e permette di capire da dove arrivi una parte del metodo maturato in seguito. Tra il 2012 e il 2014 la forte pendenza del terreno obbliga a tenere insieme percorsi, memoria del luogo e accessibilità. Viene ristabilito l’asse distributivo originario, il verde è ridisegnato e il piazzale diventa percorribile anche per le persone con difficoltà motorie e visive; le aggiunte accumulate nelle pavimentazioni vengono ridotte e un anfiteatro vegetale si rivolge verso lo spazio aperto. Il verde, intanto, segue stagioni che nessun cronoprogramma riesce davvero a comandare.
Il Corten Garden della sede IrisAcqua, concluso nel 2016, parte dalle essenze già presenti. L’ingresso pedonale e il giardino vengono riorganizzati mentre l’acciaio corten, con i suoi toni vicini alla terra e alle cortecce, accompagna vasche, aiuole e una polla d’acqua circolare accanto all’ingresso liberty di Andrea Perco. A San Floriano del Collio, Villa SK recupera il corpo originario e rimuove le aggiunte che nel tempo ne avevano alterato la lettura. Il tetto a falde riprende una forma familiare al paesaggio, mentre il corten, la copertura verde e i vigneti avvicinano l’ampliamento al carattere del luogo. Firmati da Luigi Di Dato e Claudio Meninno, i due interventi hanno ricevuto nel 2019 il BIG SEE Architecture Award. Il riconoscimento arriva alla fine; prima vengono i sopralluoghi, le decisioni, le rinunce e quella parte del lavoro che nelle fotografie tende a scomparire.
L’interesse per l’abitare accompagna la sua ricerca dalla tesi ai progetti. Housing AM, costruito a Gorizia tra il 2011 e il 2014, riunisce sei appartamenti in 520 metri quadrati, con piante differenti, spazi all’aperto e sottrazioni nel volume che danno a ogni casa un carattere proprio. Le fasce in calcestruzzo tengono insieme il prospetto, dietro il quale si leggono modi diversi di vivere gli ambienti. Nella Casa per una mosaicista, progettata a Santa Croce sul Carso triestino nel 2020-2021, il lotto irregolare orienta l’impianto: i lati esposti alla Bora rimangono più chiusi, quelli a sud si aprono verso l’esterno e una linea di tessere giallo-oro attende il lavoro della proprietaria. Quel dettaglio lascia il progetto in sospeso, almeno per un tratto. Nel 2023 il volume Architetture per l’abitare: densità / qualità, pubblicato dalle Edizioni Università di Trieste, raccoglie gli studi sulle case basse ad alta densità e li rimette accanto agli edifici, dove ogni idea deve fare i conti con la vita quotidiana.
Negli uffici cambiano le abitudini, i tempi e il modo in cui le persone si incontrano. Per la sede triestina di SWG, completata nel 2020 in un palazzo storico affacciato sulle Rive, lo studio recupera la distribuzione originaria del piano, elimina le aggiunte e riapre gli ambienti lungo il perimetro. La luce torna a circolare, il bianco tiene insieme superfici e arredi, grandi lampade rotonde scandiscono le stanze e il colore aziendale compare negli spazi di rappresentanza con elementi disegnati su misura. Nei cinquecento metri quadrati della sede, la disposizione degli ambienti rende più immediata la comunicazione fra le persone; una soglia liberata o la distanza fra due postazioni finiscono per incidere sul lavoro molto più di quanto lascino immaginare. Nel 2023 il progetto ha ricevuto il BIG SEE Interior Design Award nella categoria dedicata agli spazi di lavoro.
Con Tiare Green, presentato nel 2020 per l’area esterna del centro commerciale di Villesse, il lavoro si sposta su una superficie molto più grande. Margini, parcheggi e fasce verdi vengono ripensati per accogliere incontri ed eventi; il primo lotto prevede colline geometriche e oltre duecento alberi, destinati anche a schermare l’autostrada. Il progetto parte da uno studio sulle grandi aree commerciali e sui parcheggi che le circondano, spesso due o tre volte più estesi della superficie di vendita. Trenta, quaranta, talvolta sessanta ettari: quanto un intero centro abitato, anche se a prima vista sembrano soltanto file di automobili e asfalto. Nel 2023 un articolo scientifico firmato con Adriano Venudo ha raccolto studi e workshop dedicati a questi luoghi, lavorando su densificazione, schermature e nuove presenze architettoniche e paesaggistiche. Basta fermarsi sui numeri perché il parcheggio perda la sua apparente neutralità e torni a essere un pezzo di città di cui assumersi la responsabilità.
Qualche anno prima, la ricerca sul Polo intermodale dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari aveva già portato il progetto a misurarsi con infrastrutture, trasporti e trasformazioni del territorio. Condotto nel 2012-2013 dal Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste insieme ad Aeroporto Friuli Venezia Giulia, lo studio definì le linee guida per l’area adiacente coinvolgendo l’architetto in un gruppo di lavoro interdisciplinare. La ricerca ottenne la menzione d’onore al The Plan Award Best Paper 2015. Nelle aule e nei laboratori, però, il disegno serve prima a conoscere edifici, infrastrutture e città, poi eventualmente a cambiarli. Da questa idea nasce anche il coordinamento interateneo Studio Due, che dal 2023-2024 ha riunito Trieste, il Politecnico di Milano, la Federico II di Napoli e, in seguito, l’Università di Salerno, facendo lavorare studenti e docenti di scuole diverse sugli stessi luoghi.
Nell’anno accademico 2024-2025 Studio Due ha scelto lo scalo della Transalpina e gli spazi fra Gorizia e Nova Gorica, legati dal programma di GO! 2025, Capitale europea della cultura; l’edizione successiva ha portato il lavoro a Milano. Prima dei disegni viene il cammino, perché un confine attraversato a piedi dice cose che una planimetria lascia ai margini. Nel gennaio 2026 l’architetto è stato invitato dal podcast DopoGo2025 a riflettere sul contributo dei professionisti allo sviluppo della città, soprattutto nel periodo meno esposto che segue un grande evento culturale. È allora che investimenti, edifici e idee cominciano a essere giudicati dall’uso, dalle manutenzioni e da ciò che riescono ancora a produrre quando l’attenzione pubblica si è già spostata altrove. La luce si abbassa un poco, forse, e le scelte diventano più facili da leggere.
Gli incarichi recenti riportano questi temi nel presente. Nel 2024 lo studio, mandatario di un raggruppamento con l’ingegnere Roberto Ocera, ha ricevuto dal Ministero della Cultura l’incarico per la fattibilità, la progettazione esecutiva, la direzione dei lavori e la sicurezza nell’abbattimento delle barriere architettoniche all’Archivio di Stato di Gorizia. L’accessibilità deve convivere con la tutela e con l’uso quotidiano di un edificio pubblico già consegnato alla memoria della città, un compito fatto anche di limiti molto precisi. Nel maggio 2026 Sant’Anna: The Garden City Reloaded, sviluppato da Claudio Meninno con Valentina Rodani ed Elisabetta Nascig, è entrato fra i finalisti di Re-Gen Gorizia, concorso internazionale dedicato alla rigenerazione di uno dei quartieri residenziali più estesi della città. Tornano la densità, il verde, la mobilità lenta e gli spazi collettivi, gli stessi argomenti studiati negli anni, ora chiamati a misurarsi con la vita di un quartiere intero.
Da fuori questo modo di lavorare può sembrare lento, e in parte lo è: un giardino ha bisogno delle stagioni, un edificio si chiarisce con l’uso, un quartiere mostra le conseguenze delle decisioni nell’arco di decenni. La parte più seria di un progetto comincia spesso quando la fotografia è già stata scattata. Per lo studio coincide con la durata delle scelte, con la manutenzione quotidiana e con la possibilità che un luogo rimanga comprensibile per chi lo attraverserà domani. Il resto continua, come continuano le città quando nessuno pretende di averne concluso la forma.
