“IL CARRO DI ERETUM” IN MOSTRA AL MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI FARA IN SABINA.

Si è inaugurato presso il Museo Civico Archeologico a Palazzo Brancaleoni di Fara in Sabina il nuovo allestimento del magnifico Carro del Principe o Carro di Eretum. L’evento è stato presentato dai consulenti scientifici Paola Santoro, Adriana Emiliozzi ed Enrico Benelli, la Soprintendente Lisa Lambusier, la Funzionaria Archeologa dottoressa Francesca Licordari e il Sindaco Roberta Cuneo.

Eretum, fu una città del Latium vetus che sorgeva lungo il percorso dell’antica via Salaria. Virgilio nell’Eneide la ricorda tra le città sabine alleate contro Enea. A causa della sua posizione di confine ebbe ripetuti conflitti con i romani nel periodo dei sette Re di Roma: Tullo Ostilio, Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo. I dissidi proseguirono anche nella prima età repubblicana; la città rimase indipendente fino al IV secolo a.C. e successivamente decadde.

Le rovine dell’agglomerato sono state individuate tramite il CNR sulle colline di Casacotta nel territorio comunale di Montelibretti, e sono attribuite ad un centro sviluppatosi tra l’VIII e il IV secolo a.C., mancante di strutture difensive.

Esso faceva parte della necropoli sabina di Colle del Forno, rinvenuta negli anni Settanta, aventi tombe a camera scavate nella roccia con corridoi di accesso (dromoi) e con loculi per le deposizioni nelle pareti all’interno delle quali vi erano preziosi corredi. Nel III secolo la necropoli fu abbandonata e utilizzata per lavori agricoli che causarono il crollo della tomba.

Gli scavi recenti, eseguiti appunto dal CNR, hanno riportato in luce la così chiamata “Tomba del Principe” della II metà del VI secolo, di grandi dimensioni e determinata da tre camere. La tomba XI rappresenta tutta la magnificenza di una Famiglia di Re e Regine, importanti condottieri e donne di potere che dimostrarono la propria posizione sociale e politica mediante lo sfoggio di oggetti indossati in cerimonie pubbliche e riti religiosi.

Nella tomba è stato ritrovato, tra gli altri manufatti, il celebre carro in origine in legno.

Il Carro del Principe di Eretum è un carro da guerra di epoca orientalizzante, è riccamente decorato con bronzi figurati e si identifica come un esempio eccelso di arte e artigianato sabino. Il pregiato cimelio doveva accompagnare nel sonno eterno un principe, così come era consuetudine delle necropoli, in cui gli oggetti prediletti del defunto venivano collocati accanto a lui fino alla sua vita ultraterrena.

Ma dei malfattori (tombaroli) si impadronirono del manufatto e di molti altri reperti per poi essere acquistati, con fortunose vicende, dal prestigioso Ny Calsberg Glyptotek di Copenaghen, che lo ha esposto per mezzo secolo nelle sue sale, recuperato poi dalle autorità italiane.

Dopo il rientro in Italia il Carro di Eretum è stato mostrato una prima volta negli Uffizi a Firenze nella rassegna: “La Tutela Tricolore”, e poi è stato ospite d’onore a Roma nell’esposizione “Testimoni di Civiltà. L’articolo 9 della Costituzione. La tutela del patrimonio culturale della Nazione”, che ebbe luogo presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio, realizzata per evidenziare i frutti degli sforzi profusi in tutto il mondo dal nucleo dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

I materiali hanno poi avuto modo, nel 2021, di essere mostrati nella rassegna “Strada facendo” a Palazzo Dosi Delfini a Rieti, richiamando alla memoria attraverso tale titolo il difficoltoso percorso che ha restituito a questo luogo il carro.

Esso è ora in modo definitivo nel museo che, fondato nel 2001 all’interno dello splendido edificio rinascimentale Palazzo Brancaleoni situato in piazza del Duomo, ha visto le sue collezioni incrementarsi durante gli anni, in virtù degli scavi attuati a Cures ed a Eretum, principali insediamenti della Sabina.

“Il nuovo allestimento nel Museo Civico Archeologico di Fara in Sabina ha recepito le novità che erano state presentate nella mostra di Rieti nel 2021, ovvero i materiali restituiti da Copenaghen insieme a quelli provenienti dallo scavo degli anni Settanta nella tomba XI di Colle del Forno dall’equipe del CNR, infatti si è visto che alcuni frammenti trovati nella tomba si accostavano tipologicamente ai reperti che erano andati a Copenaghen. In quella città tutti i reperti erano stati esposti insieme, proponendo una ricostruzione del carro, mentre gli altri materiali, ai quali non era stato possibile dare una collocazione, giacevano a terra nella stessa teca del carro”, ha illustrato l’archeologa Francesca Licordari.

L’allestimento è stato progettato dall’ingegner Pietro Lupi attraverso una proposizione anche di ambientazioni multimediali.

La scoperta, il ripristino, la fruizione e valorizzazione del rilevante ritrovamento sono stati possibili dal lavoro di interazione del Comune di Fara in Sabina e della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, e dal contributo di vari professionisti.

Spiega la Soprintendente Architetto Lara Lambusier: “La Soprintendenza che dirigo è sempre stata in prima linea per fare in modo che questo inestimabile tesoro venisse, oltre che adeguatamente protetto, opportunamente valorizzato. Questo per restituire al territorio e ai suoi residenti un patrimonio che per più di mezzo secolo gli è stato sottratto, provocando, con la sua illecita dispersione, una lacerazione culturale e identitaria. Oggi questa ferita viene risanata e finalmente il Carro può tornare ad essere, in quanto res pubblica, di tutti i cittadini, quale erede materiale delle proprie radici”.

Il Carro di Eretum e le sue lamine in bronzo tra loro saldate, assottigliate da processi di ossidazione millenari nella tomba, sono state concepite a strati per la complessità dell’incisione decorativa. Le incisioni dei fregi delle lamine, quadrate e rettangolari, indicano una tecnica greca di manifattura etrusca del VII secolo a.C., eseguita da artigiani della città Caere, l’antica Cerveteri.

Nelle lamine sbalzate sono riprodotti cavalli, tori e antilopi (iconografia di una fauna africana), ma anche animali fantastici, il dio serpente raffigurato è infatti una specie di grifone alato rappresentante un potere oracolare.

Nella rassegna è presente un secondo carro sempre facente parte del corredo del Principe di Eretum, è un cocchio da parata non conforme per la corsa veloce. Nel currus si possono contemplare, montati sull’intelaiatura ricostruita, una ruota in ferro quasi integra ed i lunghi coprimozzi in lamina bronzea.

La bella anfora etrusco-corinzia, un manufatto non appartenente alla tomba XI, attribuita al pittore della Sfinge Barbuta, ha effigi di creature mostruose barbute nelle lamine bronzee, tema ricorrente nel VII-VI secolo a.C. (contesto etrusco-italico), e non si ha nozione precisa del luogo d’origine.

Nella stessa sala sono mostrati i frammenti di tre grandi scudi di lamina di bronzo che ebbero la funzione di arredi da pareti della camera funeraria e non di scudi da guerra. Gli scudi di tale tipologia che in realtà sono di forma bombata, per l’assoluta fragilità dei frammenti, sono stati forzatamente spianati in sede di restauro. La loro datazione risale alla seconda metà del VII secolo a.C..

Poi ancora un elmo in bronzo, una spada lunga in ferro, una serie di punte di lancia e l’oreficeria: oggetti in oro e in argento come il pendaglio in argento con castone girevole su cui è montato al centro un elemento in ambra (di interazione moderna) con incise immagini di fantasia, pezzi provenienti sempre dal corredo funebre della tomba XI.

“Il museo è uno dei punti di riferimento della nostra Provincia per la conoscenza della civiltà del Sabini, l’inaugurazione della nuova sala del Carro e i reperti della Tomba XI di Colle del Forno sono il coronamento di un lavoro intenso portato avanti con grande passione. Siamo particolarmente entusiasti di poter condividere con i nostri cittadini un altro tassello di storia del nostro territorio che si aggiunge alla ricca raccolta presente nelle sale di Palazzo Brancaleone. Crediamo fortemente nella valorizzazione dei luoghi della Cultura e siamo certi che la presenza del Carro nel nostro museo sarà una prestigiosa opportunità di rilancio per il nostro territorio, nonché la prosecuzione di un impegno volto al progressivo aggiornamento dell’offerta museale”. Dichiara il Sindaco Roberta Cuneo, rendendo molto efficace la percezione dell’intenso rapporto che il territorio ha nei confronti del proprio passato.

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