“CARLO MARATTI E IL RITRATTO. PAPI E PRINCIPI DEL BAROCCO ROMANO”, L’ARTISTA IN ESPOSIZIONE NELLE GALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA A PALAZZO BARBERINI IN ROMA.

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano l’esposizione: “Carlo Maratti e il Ritratto. Papi e Principi del Barocco romano”, a cura di Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e Yuri Primarosa, visitabile dal 6 dicembre al 16 febbraio 2025.

A 400 anni dalla nascita del grande Maestro del Seicento italiano e in occasione della pubblicazione del catalogo ragionato delle sue opere, a Palazzo Barberini è mostrata infatti la produzione di ritrattistica dell’artista marchigiano, narratore raffinato dei protagonisti della corte romana.

Carlo Maratti, disegnatore e incisore del Barocco italiano, nasce a Camerano nel 1625 e muore a Roma il 15 dicembre 1713. Egli fu uno dei principali pittori della scuola romana del tardo 17° secolo e uno degli ultimi grandi maestri del classicismo barocco.

La sua prima formazione si ebbe quando era ancora molto giovane a Roma. Carlo Maratti si formò infatti nella Capitale nella bottega di Andrea Sacchi, manifestando uno stile che includeva idealizzazione e naturalismo secondo un equilibrio perfetto.

I suoi lavori vanno dalle pale d’altare ai ritratti, ai soggetti mitologici legati all’Arcadia che lo resero uno degli artisti più rilevanti della sua età attraverso il suo stile elegante e la sua metodologia accurata e scrupolosa.

La sua notorietà si estese oltre l’Urbe, facendo di lui un grande interprete della pittura del tardo Seicento, non solo in Italia ma anche in Europa. Carlo Maratti fu un ritrattista stimato da papi, cardinali e rappresentanti dell’aristocrazia europea, molti di loro infatti commissionarono i suoi dipinti durante il Grand Tour.

Il Maestro è celebre per la sua energia realistica, minuziosità di esecuzione, equilibrio ed espressività misurata, reciprocità tra introspezione ed esibizione del ruolo pubblico e per la propria qualità pittorica.

All’interno della mostra sono presenti molteplici lavori, alcuni dei quali sono stati restaurati per l’occasione. Ogni quadro rappresenta non solo la sua fenomenale capacità tecnica ma anche una narrazione profonda dei personaggi riprodotti.

Il pittore determinò innovazione nella ritrattistica romana che nella metà del XVII secolo raggiunse i suoi apici con la pittura di Pietro da Cortona e Andrea Sacchi.

L’artista marchigiano, migliore allievo di quest’ultimo, immortalò non soltanto pontefici, ecclesiastici e personalità della nobiltà, ma anche “belle” romane, i primi “milordi” del Grand Tour, professionisti, parenti e amici.

Tra essi evidenziamo l’intendente Giovan Pietro Bellori, che di Maratti fu ammiratore, protettore sincero e alter ego intellettuale.

Ogni lavoro è attuato per rappresentare non solo l’aspetto fisico del soggetto ma anche il suo ambito sociale e culturale. Nelle tele vi sono oggetti che raccontano di gusti, aspirazioni e status. Ad esempio infatti, la precisione dei particolari negli abiti e negli accessori definisce l’immagine globale della condizione sociale del personaggio ritratto.

La mostra inizia con la rappresentazione di di Papa Clemente IX, una composizione proveniente dalla Pinacoteca Vaticana posta accanto al busto di Gian Lorenzo Bernini e il dipinto di Gaulli. Tale accorgimento non solo sottolinea l’eccezionalità del Maestro ma esalta anche le differenze stilistiche tra il classicismo dell’artista e le caratteristiche barocche espresse dalle due ulteriori opere.

Clemente IX Rospigliosi fu estimatore delle lettere e fu frequentato da Carlo Maratti prima di pervenire, nel 1667, al soglio pontificio. Ed è Giovan Pietro Bellori a riportare come la prima opera del 1669 fosse iniziata dopo lunghe sedute dal vero nel convento di Santa Sabina sull’Aventino, dove il Pontefice era solito ritirarsi.

Ma al contrario delle norme riguardanti tutti gli artisti che obbligavano la realizzazione dei ritratti pontificali in piedi, il Maratti si sedette per non stancarsi per concessione del papa: “intendendo dell’operazione dell’ingegno e della pittura che opera con la mano serva ubbidiente all’operazione della mente”.

Il ritratto di papa Clemente IX Rospigliosi costituito invece da Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, 1667-1669, giunge dalla collezione Rospigliosi, e anch’esso rivolto a Clemente IX, commemora l’anziano pontefice in atto benedicente accennando un tenue sorriso fondendo perfettamente intimismo e ufficialità.

Il busto di papa Clemente X Altieri, 1676-1680, fu scolpito da Gian Lorenzo Bernini per la famiglia Altieri ma non era totalmente concluso dopo la morte di papa Clemente X, 1676. Il marmo doveva essere posto in alto in una nicchia della biblioteca come se il Santo Padre si affacciasse a benedire i presenti fra le turbinose pieghe di un drappo mosso dal vento.

Giungiamo poi al ritratto del principe Maffeo Barberini, 1670-1671 circa, egli era figlio di Taddeo Barberini e Anna Colonna ed era il nuovo erede laico della famiglia papale. Carlo Maratti ne enfatizzò l’effigie maestosa e disinvolta in un primo piano, con un tripudio di pizzi e merletti.

I ritratti di personaggi della società del tempo come quello del giurista Ercole Ronconi con il viso contornato da un rifinito colletto di pizzo è riprodotto in maniera virtuosistica, 1655. La vivace rappresentazione del gentiluomo e del suo elaborato bavero di pizzo ricamato in virtù della moda francese, fanno di tale immagine il culmine della ritrattistica romana di età barocca.

La tela, restaurata per l’occasione nel laboratorio di Palazzo Barberini, può forse essere individuata come il ritratto menzionato da Giovan Pietro Bellori che Carlo Maratti aveva offerto a Ercole Ronconi, che “si volge in faccia nell’aspetto suo naturalissimo”.

Il ritratto della figlia Faustina come Allegoria della Pittura, 1698, ritrae l’adorata figlia che posa con l’atteggiamento sognante di una poetessa in cerca d’ispirazione, per una trasposizione pittorica di istanze letterarie originate all’interno dell’Accademia dell’Arcadia, nella quale erano componenti sia lei sia il genitore.

Essa è una tela ispirata alla vita di Carlo Maratti che due realtà amava in modo assoluto: la figlia e la pittura. Lo stile dell’opera forse richiesta dal banchiere Niccolò Maria Pallavicini, probabilmente ha una datazione degli ultimi anni del Seicento quando Faustina aveva venti anni.

Il ritratto di Giovan Pietro Bellori è eseguito per decantare la realizzazione della sua raccolta di biografie, creata sull’esempio delle vite di Giorgio Vasari, in cui promulgava la predominanza del classicismo sul naturalismo e la nuova idea del bello sostenuta anche dall’amico pittore.

Nella sala è mostrato il quadro di Cosimo III de’Medici granduca di Toscana, ritratto nel 1700. A guidarlo nella visita ai Palazzi Apostolici fu proprio l’anziano artista marchigiano in qualità di Soprintendente delle

fabbriche vaticane. Il granduca, vestito da canonico, fu rappresentato in svariate composizioni desunte dalla prima versione conservata a Palazzo Pitti.

Il frate Luke Wedding, 1655, teologo irlandese, raffigurato nella elaborazione dei suoi Annales davanti ad una icona della Vergine, era il più autorevole tra i cattolici irlandesi residenti a Roma in cui abitava dal 1618.

Eccellente teologo e valente diplomatico, fu il committente delle prime opere del Maestro in Spagna e in due cappelle della sua chiesa di Sant’Isidoro. Tali lavori erano stati richiesti al pittore anche tramite la mediazione di Giovan Pietro Bellori, contabile nel medesimo convento del Pincio.

Dei primi anni del XVIII secolo è invece il ritratto della sua terza moglie, “Francesca Gomni mostra un disegno raffigurante Venere che forgia le armi di Cupido”, dal loro matrimonio celebrato ufficialmente nell’anno 1700 nacque Faustina, che impersonò le sembianze della Pittura nell’allegoria, 1700-1705 circa.

L’autore del quadro, il pittore e architetto Andrea Procaccini, fu uno dei più importanti allievi di Carlo Maratti prima di trasferirsi nel 1720 in Spagna, in cui terminò la sua attività al servizio di Filippo V. L’effige, derivata da un originale del Maestro è attualmente a Cleveland.

La rassegna commemora un pittore ricco di talento, estro e profonda sensibilità artistica, la sua produzione emana la sintesi di un’epoca e la personalità dei suoi protagonisti attraverso la magnificenza del movimento barocco.

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