Brace di fiamma: “Di spalle a questo mondo” di Wanda Marasco

Ci sono romanzi che non chiedono permesso: ti trascinano dentro, con un linguaggio che è insieme canto e ferita, e non ti lasciano scampo. Di spalle a questo mondo di Wanda Marasco è uno di questi. Un’opera che non si limita a raccontare, ma che pretende di incarnare le sue stesse creature, di farsi carne e voce, di trasformarsi in quella materia incandescente che è la vita, soprattutto quando si consuma ai margini.

Lo stile di Marasco è riconoscibile sin dalle prime pagine: un lirismo che scorre come corrente elettrica, una lingua densa, ardita, febbrile. A volte questa intensità sembra quasi soverchiare la linea narrativa, che si perde o si assottiglia sotto il peso delle immagini e delle metafore. Ma è proprio in questo eccesso che risiede la forza del romanzo: non si legge Di spalle a questo mondo per seguire una trama lineare, ma per abbandonarsi a un ritmo, a un respiro che somiglia a un canto popolare e a un lamento antico allo stesso tempo.

I personaggi che abitano queste pagine sono fragili, drammaticamente fragili, eppure palpitano di vita. Si muovono come in una danza scomposta, come se fossero costantemente sull’orlo del precipizio: creature ferite, bruciate dall’esistenza, ma ancora capaci di sprigionare lampi di ebbrezza, di vitalità irriducibile. È come se Marasco riuscisse a trattenere, in un unico gesto, la grazia e la rovina, l’amore e l’abbandono, l’impeto e il crollo.

La lettura diventa allora un’esperienza sensoriale, quasi fisica. Le parole sono carne, sangue, sudore. Non si tratta di una rappresentazione asettica: qui la lingua brucia, si contorce, a volte esplode. Eppure, dopo l’incendio, resta sempre un fondo di cenere, una brace che continua a covare e che testimonia la fragilità ineludibile dell’essere umano. È questa la parabola dei personaggi: ardere di vita, consumarsi fino a richiudersi su se stessi, come una fiamma che inevitabilmente si spegne ma che, prima di farlo, illumina con intensità abbagliante.

Ciò che affascina di più non è tanto la storia in sé, quanto il modo in cui Marasco riesce a restituire il mondo interiore dei suoi protagonisti. Non ci si trova di fronte a figure statiche, ma a presenze febbricitanti, attraversate da passioni e cadute, dal bisogno disperato di essere viste e dal rischio costante di dissolversi. In questo senso, il romanzo è anche un ritratto universale: ci mostra quanto la vita umana sia fragile, eppure capace di ardere con una forza inattesa.

Di spalle a questo mondo non è un romanzo facile: richiede disponibilità, chiede di lasciarsi attraversare dalla sua lingua senza difese. Ma chi accetta questa sfida scopre una scrittura che vibra, che lacera e che cura nello stesso tempo. È un viaggio che lascia stremati, forse, ma anche consapevoli di aver incontrato una voce letteraria che non assomiglia a nessun’altra.

Alla fine, resta l’immagine di una brace che non si spegne: ciò che resta della fiamma è meno appariscente, ma continua a scaldare, a bruciare in silenzio. Così è questo libro: un incendio che diventa cenere, una voce che, anche quando sembra tacere, continua a vibrare in chi l’ha ascoltata

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