Fibro Service nasce nel 1997 a Broni, in provincia di Pavia, in un territorio che conosce da vicino le conseguenze lasciate dall’impiego dell’amianto. L’Italia ne aveva vietato produzione e utilizzo da pochi anni, ma la parte più difficile doveva ancora cominciare: individuare ciò che restava negli stabilimenti, negli edifici pubblici, nelle abitazioni e nelle infrastrutture, valutarne le condizioni e intervenire senza creare nuovi rischi. L’azienda muove i primi passi proprio in questo scenario, occupandosi della rimozione dei materiali contenenti amianto e delle bonifiche nei siti industriali dismessi. Da quella specializzazione iniziale prende forma un percorso più ampio, che nel tempo ha collegato la tutela ambientale al recupero degli edifici e delle aree compromesse.
La crescita prende forma dai problemi concreti incontrati nei cantieri, più che dalla semplice estensione di un catalogo. Una copertura rimossa deve essere sostituita; un capannone liberato dall’amianto può avere bisogno di opere strutturali, isolamento e manutenzione; un’area industriale dismessa richiede spesso di intervenire anche sul terreno, sulle acque e sui materiali abbandonati. Il lavoro si estende quindi in modo progressivo, mantenendo un legame tra le diverse fasi: analisi, progettazione, messa in sicurezza, rimozione, smaltimento e ripristino. È questa continuità ad aver trasformato un’attività inizialmente concentrata sulla bonifica in una struttura capace di seguire interventi complessi fino alla restituzione finale degli spazi.
Oggi Fibro Service lavora su tutto il territorio nazionale, con la sede legale e operativa di Broni e sedi operative anche a Ferrandina, in provincia di Matera. La collocazione tra Lombardia e Basilicata permette di coordinare cantieri in aree differenti e di confrontarsi con esigenze molto diverse: siti produttivi ancora attivi, edifici civili, strutture pubbliche, scuole, ospedali, complessi residenziali, impianti ferroviari, stazioni metropolitane, aeroporti militari e immobili sottoposti a tutela. Cambiano le dimensioni e le condizioni operative, mentre resta costante la necessità di programmare ogni fase, ridurre le interferenze con le attività circostanti e mantenere il controllo sui materiali rimossi.
L’amianto resta il punto di partenza e uno degli ambiti più delicati. Può trovarsi in lastre di copertura, rivestimenti, tubazioni, pavimentazioni, coibentazioni e componenti tecnici installati soprattutto tra il secondo dopoguerra e gli anni Ottanta. La pericolosità varia in base alla matrice, allo stato di conservazione e alla possibilità che le fibre si disperdano. L’amianto compatto, se integro, presenta condizioni diverse da quello friabile o floccato, nel quale le fibre possono diffondersi più facilmente nell’aria. Per questo ogni intervento parte dalla valutazione del contesto e dalla definizione delle procedure più adatte.
Prima della rimozione vengono predisposti i piani di lavoro, organizzati gli accessi e stabilite le misure di protezione. Nei casi che lo richiedono, le zone interessate vengono isolate attraverso sistemi di confinamento, così da impedire alle fibre di raggiungere gli ambienti vicini. Seguono lo smontaggio, l’imballaggio, la movimentazione e il trasporto verso impianti autorizzati. A ogni passaggio corrisponde una documentazione precisa, necessaria a garantire la tracciabilità dei rifiuti e il rispetto delle norme. La bonifica si costruisce dunque attraverso una sequenza di operazioni coordinate, molte delle quali restano invisibili a chi osserva il cantiere dall’esterno, pur determinando la qualità e la sicurezza del risultato.
Nel tempo l’esperienza si è estesa anche alle fibre artificiali vetrose, utilizzate in materiali isolanti, pannelli, controsoffitti, condotte e componenti tecnici. Quando questi prodotti sono deteriorati o devono essere rimossi in spazi chiusi, possono richiedere precauzioni specifiche. La loro gestione mostra quanto il settore della bonifica sia legato all’evoluzione degli edifici e delle conoscenze sui materiali: nuove situazioni si affiancano a problemi già noti e richiedono procedure, strumenti e formazione costantemente aggiornati.
Quando la contaminazione coinvolge un’intera area, il lavoro cambia scala. Nei siti industriali dismessi occorre ricostruire le attività svolte nel tempo, individuare le possibili fonti inquinanti e verificare se le sostanze abbiano raggiunto il suolo, le acque superficiali o le falde. La caratterizzazione iniziale serve a comprendere natura ed estensione del problema; le misure di messa in sicurezza evitano che la contaminazione continui a diffondersi; la fase successiva riguarda la rimozione, il contenimento o il trattamento dei materiali e dei terreni coinvolti.
Sono interventi che richiedono tempi tecnici, autorizzazioni e verifiche successive. Il risultato dipende dalla capacità di tenere insieme esecuzione materiale, rilievi, analisi, logistica, gestione dei rifiuti e rapporti con gli enti competenti. La stessa impostazione viene applicata nella messa in sicurezza delle discariche e dei siti nei quali sono presenti sostanze potenzialmente pericolose per più matrici ambientali. In questi contesti occorre impedire nuove dispersioni, proteggere gli operatori e garantire che ogni materiale raggiunga la destinazione prevista.
Una volta conclusa la bonifica comincia spesso una seconda parte del lavoro. È il caso delle coperture in cemento-amianto, diffuse per decenni in capannoni, fabbricati agricoli, edifici civili e strutture pubbliche. Dopo la rimozione, il tetto deve essere ricostruito in tempi compatibili con la protezione dell’immobile e, quando possibile, con la prosecuzione delle attività interne. Fibro Service realizza nuove coperture con pannelli, lastre, tegole, coppi e materiali ardesiati, affiancando le opere di lattoneria e gli interventi di isolamento necessari.
Il rifacimento diventa così un’occasione per aggiornare l’edificio. La nuova copertura può essere predisposta per accogliere impianti fotovoltaici, migliorare il comportamento termico del fabbricato e rendere più agevoli le manutenzioni future. In questo quadro rientrano anche le linee vita, sistemi di ancoraggio che permettono agli addetti di operare in quota durante controlli e interventi successivi. La sicurezza prosegue oltre la chiusura del cantiere e viene progettata pensando anche agli anni in cui l’edificio continuerà a essere utilizzato.
Le coibentazioni completano questo percorso. Pareti, soffitti, tetti e tubazioni possono essere isolati con soluzioni diverse a seconda della struttura e della destinazione d’uso. Gli interventi possono riguardare l’interno, le intercapedini o le superfici esterne attraverso il cappotto termico. L’obiettivo è limitare le dispersioni in inverno, contenere il surriscaldamento estivo e migliorare il comfort degli ambienti. La scelta della tecnica richiede però una valutazione puntuale, perché una soluzione efficace su un capannone industriale può essere inadatta a un edificio residenziale o a un immobile storico.
Il collegamento tra bonifica ed edilizia emerge ancora di più nei consolidamenti e nei restauri. Un fabbricato danneggiato da cedimenti o eventi sismici deve essere studiato prima di scegliere come intervenire. Occorre comprendere le cause della criticità, valutare la struttura esistente e individuare tecniche compatibili con i materiali e con l’uso futuro dell’immobile. Nei beni tutelati questa attenzione aumenta: la messa in sicurezza deve rispettare gli elementi architettonici e confrontarsi con le prescrizioni degli enti preposti alla conservazione.
Nel corso degli anni l’azienda ha svolto campagne di bonifica e opere di recupero anche in immobili di interesse storico e artistico. In questi casi eliminare un materiale pericoloso significa lavorare preservando ciò che rende riconoscibile il luogo. La competenza ambientale incontra così il restauro e la
manutenzione, con l’obiettivo di proteggere sia le persone sia il valore dell’edificio. È uno dei passaggi che meglio raccontano l’evoluzione maturata: dall’eliminazione di un rischio alla possibilità di prolungare la vita di una struttura e prepararla a un nuovo utilizzo.
La varietà dei cantieri affrontati aiuta a comprendere la dimensione raggiunta. L’attività ha interessato impianti produttivi, infrastrutture di trasporto, strutture sanitarie, scuole, complessi abitativi pubblici, fabbricati militari ed edifici vincolati. A questa esperienza si affianca una presenza consolidata nel settore degli appalti pubblici, alimentata dalla partecipazione e dalla regolare aggiudicazione di gare relative a bonifiche, opere ambientali e lavori edilizi. Tra i numerosi incarichi acquisiti negli anni si può ricordare, a titolo esemplificativo, la bonifica da amianto degli edifici di un complesso industriale dismesso a Como. Un intervento inserito in una continuità operativa più ampia, sostenuta da qualificazioni adeguate e da una struttura capace di coordinare procedure, squadre specializzate, materiali e tempi di esecuzione, mantenendo il controllo sulle diverse fasi del cantiere.
Dietro questa capacità operativa esiste una struttura fatta di autorizzazioni, qualificazioni e controlli. Le attestazioni SOA consentono di partecipare a lavori riguardanti edifici civili e industriali, beni sottoposti a tutela e opere di bonifica e protezione ambientale. L’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali comprende attività legate alla raccolta e al trasporto dei rifiuti, compresi quelli pericolosi, all’intermediazione, alla bonifica dei siti e a quella dei beni contenenti amianto. Questi requisiti definiscono il perimetro entro il quale l’impresa può operare e indicano il livello organizzativo necessario per affrontare cantieri sottoposti a norme rigorose.
Il sistema di gestione integra qualità, tutela ambientale, salute e sicurezza sul lavoro. Le certificazioni ISO 9001, ISO 14001 e ISO 45001 riguardano qualità, ambiente, salute e sicurezza; a queste si aggiungono la SA 8000 sulla responsabilità sociale, la UNI/PdR 125 sulla parità di genere, il modello organizzativo previsto dal decreto legislativo 231 del 2001 e il rating di legalità. Il loro significato concreto si ritrova nella formazione degli addetti, nella manutenzione dei mezzi, nel controllo dei documenti, nella sorveglianza sanitaria e nella verifica delle condizioni operative. Nei cantieri di bonifica, dove il margine di errore deve essere ridotto al minimo, la prevenzione entra direttamente nell’organizzazione quotidiana.
Mezzi e attrezzature restano fondamentali, ma sono le persone a renderli efficaci. Operai specializzati, tecnici, addetti alle piattaforme e alle macchine elevatrici, lattonieri e operatori edili lavorano su mansioni differenti che devono procedere in modo coordinato. L’esperienza accumulata va trasmessa e aggiornata, perché materiali, tecnologie e norme continuano a cambiare. La ricerca di nuove figure professionali e la formazione costante diventano quindi parte della crescita aziendale, allo stesso modo degli investimenti tecnici e delle qualificazioni.
Dopo quasi trent’anni di attività, il percorso di Fibro Service si legge soprattutto nei luoghi che tornano a essere utilizzabili. Una copertura pericolosa viene sostituita, un capannone può essere recuperato, un edificio storico viene messo in sicurezza, un’area contaminata avvia il proprio risanamento. Il lavoro svolto tende a scomparire insieme al rischio eliminato, lasciando dietro di sé strutture più sicure e spazi pronti ad accogliere nuove attività. È in questo passaggio, dalla rimozione alla ricostruzione, che si riconosce la direzione seguita dall’azienda: intervenire su ciò che compromette un luogo per restituirgli una funzione e un futuro.