“Bocca di Mangione” di Rutilio Cateni: la voce come sfida

Libri come quello di Rutilio Cateni restano talvolta ai margini, come certe storie che ci vengono tramandate dai parenti come gioielli, tra memoria e gusto della narrazione: Bocca di Mangione è infatti un libro poco conosciuto, tinto dei colori dell’oralità.

Cateni costruisce una narrazione verace e misurata che, procedendo per accumulo, sembra quasi soppesare ogni parola per assicurarsi che solo quella più giusta si imprima, ancor prima che sulla carta, nella mente del lettore. Bocca di Mangione è un libro plasmato nella materia viva del racconto orale, sul confine sottile tra detto e non detto, tra ciò che si sceglie di narrare e ciò che si perde. Il titolo stesso evoca una voce che parla molto, forse troppo, ma che proprio in quell’eccesso rivela una fame più profonda: quella di essere riconosciuti e, soprattutto, di riconoscersi.

La lingua è senza dubbio uno degli elementi più interessanti del romanzo: Cateni attinge infatti a un registro che non è mai neutro, che porta con sé inflessioni, ritmi, una corporeità evidente e una chiara identità. Non c’è compiacimento folclorico, né nostalgia: è invece costante la volontà di restituire una voce credibile, incarnata e autentica, che appartiene a un mondo conchiuso e irripetibile e che, per questo motivo, non può essere universale.

Bocca di Mangione parla di limiti, di vite minuscole e insormontabili ottusità che non occupano mai il centro del discorso storico e sociale, eppure non lo fa con pietismo. I personaggi di Cateni sono imperfetti, contraddittori, scomodi, talvolta sgradevoli. Dal cantuccio della loro minima esistenza, abitano una dimensione in cui il confine tra vita e sopravvivenza è quasi nullo e dove la parola, che non sa astrarsi, diventa spesso l’unico strumento per affermare la propria esistenza. Parlare, raccontare, esagerare persino: tutto, pur di non scomparire.

Anche la struttura del libro riflette questa tensione: non c’è linearità, ma un andamento sussultorio, che segue la logica della memoria e del racconto orale, fatto di ritorni, deviazioni, insistite ripetizioni. È una scelta che può spiazzare – e lo fa -, ma che restituisce con efficacia la sensazione di trovarsi davanti a una storia che esige d’essere trasmessa nella sua crudezza.

Bocca di Mangione è una lettura che allena alla tolleranza, e questo su più livelli, perché spinge ad accettare un patto diverso: non quello della trama che conduce, ma quello della voce che accompagna, seleziona e, talvolta, omette.

In un panorama editoriale spesso dominato da narrazioni levigate, il cui scopo è quello di far sentire il lettore parte dell’illusione, il romanzo di Cateni rappresenta una deviazione tanto netta quanto preziosa: una vera e propria sfida. In Bocca di Mangione, infatti, il risultato è diametralmente opposto: il lettore diviene la vittima di una realtà piccola, escludente e meschina, che sfugge via per non rischiare di dover cambiare. La nostra?

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares