Dal 4 aprile al 13 luglio 2025 le Scuderie del Quirinale presentano “Barocco Globale. Il mondo a Roma nel secolo di Bernini”, un itinerario nella storia cosmopolita della Capitale.
La mostra è curata da Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese e ordinaria di Storia dell’Arte all’Università di Ferrara e da Francesco Freddolini, associato di Storia dell’Arte presso la “Sapienza”Università di Roma.
Autorevoli sono le collaborazioni, dalla Galleria Borghese partner dell’evento, alle Gallerie Nazionali d’Arte Antica Barberini Corsini e VIVE Vittoriano e Palazzo Venezia, con la partecipazione straordinaria della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.
“Barocco Globale” descrive una Roma cosmopolita al centro di una articolata rete di viaggi e relazioni che oltrepassano i confini nazionali e culturali. L’Urbe nel Seicento non era soltanto una città artistica ma anche un ambiente di incontro tra diverse tradizioni e popolazioni: africani, americani e asiatici.
Viaggiatori, ambasciatori e religiosi arrivavano da territori lontani impreziosendo non soltanto lo scenario culturale ma anche quello sociale e spirituale di Roma. La Capitale diventa in questo modo laboratorio di idee e tradizioni in cui le differenze non erano ragione di divisione, ma di enorme stimolo creativo.
Opere insigni di Gian Lorenzo Bernini, Antoon van Dyck, Pietro da Cortona e altri ancora sono rapportate con composizioni giunte da luoghi lontani.
Il programma collaterale: “Il mondo a Roma negli affreschi al Quirinale” promosso dalla Presidenza della Repubblica integra l’esposizione con la visita al ciclo pittorico del Salone dei Corazzieri dove tra il 1616 e il 1617 furono rappresentati gli ambasciatori ricevuti da Papa Paolo V.
“Con questa rassegna” illustra Matteo Lanfranconi direttore del museo, “interamente dedicata alla dimensione globale delle politiche pontificie nel XVII secolo, le Scuderie del Quirinale intendono contribuire alla programmazione culturale della città nell’anno del Giubileo, proponendo una lettura della missione universale e cosmopolita della Città Eterna in grado di valicare i compartimenti della storia e, insieme, di farsi prezioso elemento di riflessione per il presente”.
Nell’itinerario vi sono oltre cento opere tra dipinti, sculture, arazzi, oggetti liturgici e manufatti provenienti da musei di tutto il mondo, il pubblico è circondato da capolavori che attraversano regioni, culture e iconografie.
Il percorso ha inizio pertanto con il busto di Antonio Manuel Ne Vunda, ambasciatore del regno del Congo, in marmi policromi attuato da Francesco Caporale nel 1608 ed eccezionalmente dato in prestito dalla Basilica di Santa Maria Maggiore.
Dopo un odierno restauro, promosso da ALES S.p.A., la composizione rappresenta il giovane ambasciatore africano arrivato a Roma dopo un viaggio lungo e complesso spegnendosi in Vaticano alla vigilia dell’Epifania.
La scultura fu commissionata da Papa Paolo V riproducente l’idioma dell’ambasciatore nella maniera più realistica eseguibile. Fu creata una maschera mortuaria per garantire la corrispondenza dei suoi tratti e inoltre Antonio Manuel Ne Vunda fu anche raffigurato con il tradizionale Nkutu il vestito caratteristico del suo Paese.
Il pezzo ci accompagna nella prima sezione: “Roma Globale” che esplora l’immagine dell’Africa e dell’Oriente antico nella Roma barocca.
Il mondo Globale nell’Urbe era immaginato anche mediante tele che erano all’interno di luoghi pubblici con protagonisti non europei come il prospetto di Villa Borghese di Johann Wilhelm Baur e la veduta di Villa Aldobrandini a Frascati in cui sono ritratte figure con abiti riferiti al mondo ottomano e persiano.
La seconda sezione è chiamata “L’Africa, L’Egitto, L’Antico”. La statua di giovane africano fu eseguita da Nicolas Cordier integrando frammenti precedenti e tramutandoli in una nuova rappresentazione come appunto la scultura di Ne Vunda.
Era un’Africa reimmaginata tramite l’antico con materiali che impreziosivano le superfici statuarie comunicando un’idea di esotismo che si manifesta anche nella coppia di Cacciatori di Giovanni Campi.
Nel quadro Cesare rimette Cleopatra sul trono nel Regno d’Egitto dell’artista Pietro da Cortona vi è una visione allegorica inserita nel tessuto artistico europeo.
La terza sezione è denominata “Bernini, L’Africa, L’America. La Fontana dei Fiumi (1647-1651) in Piazza Navona di Gian Lorenzo Bernini presente è un grandioso bozzetto in terracotta, legno intagliato, ardesia e oro e argento e giunge dalla collezione Forti Bernini – Eredi Bernini.
La personificazione del Rio della Plata, simbolo delle Americhe, mostra i lineamenti delle popolazioni dell’Africa subsahariana.
La relazione tra l’Egitto e la Roma antica, identificati attraverso il modello dell’obelisco Flaminio (metà del XVII secolo) in legno di pioppo dipinto di Athanasius Kircher, fastigio in gesso esposto era parte integrante del tessuto urbano capitolino.
Proseguiamo nella IV sezione “La Chiesa e il Mondo”. Nella carta geografica completa di tutti i regni del mondo Matteo Ricci ultimò il testo in ideogrammi cinesi. Il mappamondo fu costituito in Cina in collaborazione con Li Zhizao (1565-1630) che realizzò l’incisione delle matrici.
Colmo di iscrizioni appunto in ideogrammi cinesi, esso poneva la Cina al centro facendo slittare la prospettiva da cui si guardavano i continenti in Occidente.
La mappa è circondata da descrizioni di Paesi, storie di molteplici popoli del mondo e rimandi astronomici e cosmografici, solo sei copie di tale edizione stampata nel 1602 si sono salvate.
Dopo la sezione “Una Natura in Espansione” nella VI sezione “Roma e la Diplomazia Globale” sono esposti: il ritratto di Ali-Qoli Beg, ambasciatore persiano a Roma nel 1609 creato da Lavinia Fontana, riscoperto recentemente e mai mostrato prima di tale evento e il progetto per il catafalco funebre di Sitti Maani, moglie del viaggiatore Pietro della Valle.
La sezione “Collezionare il Mondo” attesta la presenza di oggetti esotici nelle collezioni romane: paramenti liturgici, mitre, reliquari e tessuti provenienti da culture lontane propri della Roma cattolica.
La mitra in piume di San Carlo Borromeo del Duomo di Milano è un esempio eccelso di interazione tra artigianato mesoamericano e ritualità europea, regalata al santo da Papa Pio IV.
Ancora le copie della Salus Populi Romani, la più antica icona sacra nell’Urbe nella Basilica di Santa Maria Maggiore, eseguita in Cina da maestri cinesi e l’opera della Santa Cecilia di Carlo Maderno, replicata dall’artista indiana Nini nella corte Mughal.
Nell’ultima sezione “Alterità Immaginazione e Letteratura” tra i molteplici capolavori menzioniamo l’Andromeda libera da Perseo di Rutilio Manetti, appartenuta a Scipione Borghese, salvata da Perseo e da lui portata in Grecia.
Lei era una principessa etiope e doveva avere la pelle scura come narrarono i poeti dell’antichità fra i quali Ovidio e Petrarca. Manetti come altri artisti trasformò il mito in base a un’idea di alterità molto più semplice da integrare nei canoni di bellezza nell’ambito del Barocco.
I due ritratti di Robert Shirley, cattolico inglese e ambasciatore di Persia e di sua moglie Teresa Sampsonia, circassa cattolica sono un prestito del National Trust inglese, furono raffigurati da Antoon van Dyck a Roma nel 1622 e mai tornarono in Italia prima d’ora.
“Sulle loro vesti e sul manto dorato di Robert i colori delle decorazioni e delle stoffe preziose dei costumi persiani vibrano e reagiscono alla luce, consegnandoci a Roma un pezzo di bravura nel tonalismo veneziano eseguito da un artista nordeuropeo alle prese con l’immagine di un personaggio dall’identità contaminata, costruita attraverso viaggi a volte impervi, soggiorni presso corti a volte annidate in paesaggi dal clima diverso, abitando ogni volta la lingua e la cultura dell’altro”, afferma la direttrice della Galleria Borghese.
L’ultimo dipinto presente “Annibale che attraversa le Alpi” di Nicolas Poussin pittore francese, riproduce un elefante nato in India, il pachiderma Diego che arrivò nella Roma seicentesca attraversando due continenti.
Pervaso di notorietà fu ospitato a Palazzo Venezia dove richiamò moltitudini di curiosi divenendo un emblema di immaginazione dell’esotico. L’elefante nella tela, avente come scenario le guerre puniche, officia la storia in chiave transnazionale.
Il catalogo edito da Electa prosegue ed estende lo studio. I saggi raccolti approfondiscono le strategie visive della Chiesa nei territori di missione evidenziando come il rapporto con le popolazioni implicasse mediazione e comprensione, non soltanto fascinazione di luoghi lontani.
“La città del Papa, la Città Eterna in cui gli artisti guardano al mondo che si dispiega sotto i loro occhi grazie alla continua presenza di ambascerie straniere, con l’arrivo di materiali preziosi da ogni parte dell’universo, con le discussioni sui confini della terra e del cielo, l’esotico e il fantastico si fondono e caratterizzano il linguaggio dei grandi artisti e dei loro capolavori”, dichiara Francesca Cappelletti.
Una rassega che esorta a riflettere come la storia dell’arte è definita tramite immagini che percorrono territori e Paesi, un viaggio fantastico attraverso l’Urbe, città che nel XVII secolo emerse come crocevia di culture e conoscenze.
“Barocco Globale. Il mondo a Roma nel secolo di Bernini” non è solo il teatro di un passato artistico ma una condizione culturale, un evento irrinunciabile, assolutamente da visitare.