Nell’universo scintillante del motorsport, l’Autodromo Nazionale Monza si erge come una cattedrale della velocità, un luogo dove la storia incontra il futuro con un fascino senza tempo. Il suo asfalto ha visto scorrere decenni di innovazione, di sfide epiche e di progresso tecnologico, diventando un banco di prova per le più ardite ambizioni dell’automobilismo. Dietro le quinte di questa istituzione iconica si muovono figure chiave, capaci di coniugare tradizione e modernità con una visione strategica lungimirante. Tra queste, spiccano il presidente Giuseppe Redaelli e il direttore generale Alfredo Scala, uomini di esperienza e competenza che hanno impresso una firma indelebile nella gestione e nello sviluppo del circuito brianzolo.
Durante la nostra conversazione con Giuseppe Redaelli, emerge immediatamente il suo rapporto con Alfredo Scala. “Avere a che fare con Scala significa confrontarmi con un professionista da cui imparo sempre qualcosa di nuovo sul mondo dell’automobilismo”, racconta con schiettezza. Un dialogo aperto e costruttivo, basato su obiettivi chiari e su una determinazione condivisa a rendere Monza non solo un tempio della velocità, ma anche un laboratorio di sperimentazione tecnologica e sostenibilità. La loro collaborazione è una sintesi perfetta tra esperienza, capacità di adattamento e desiderio di portare il circuito verso nuove sfide globali.
Redaelli è una voce autorevole anche nel dibattito sulla transizione energetica nella mobilità e, soprattutto, nel motorismo storico. Secondo lui, la crescita dell’ibrido raggiungerà il suo pieno potenziale non appena saranno disponibili, alla pompa, i combustibili sostenibili. “Se alimentiamo l’ibrido con biocarburanti o con gli e-fuel, allora sì, abbiamo centrato l’obiettivo di accelerare la transizione!”, sostiene con convinzione, citando ricerche che dimostrano come un’auto ibrida di nuova generazione alimentata con e-fuel o biofuel può essere più sostenibile di un veicolo full electric.
Le sue parole si basano su recentissimi studi condotti da centri di ricerca di fama internazionale, a conferma che il futuro della mobilità debba passare da un equilibrio tra innovazione e sostenibilità.
Per i veicoli storici poi questi carburanti rappresentano l’unica soluzione per poter circolare, a neutralità tecnologica, sulle strade di oggi e di domani.
L’Autodromo di Monza, con le sue curve leggendarie e i suoi rettilinei mozzafiato, è da sempre un banco di prova per le più audaci innovazioni ingegneristiche. Dal rettifilo di partenza alla Curva Biassono, passando per la Variante della Roggia e la mitica Parabolica – oggi intitolata a Michele Alboreto – il tracciato è un susseguirsi di sfide tecniche che
mettono a dura prova le abilità dei piloti e le prestazioni delle vetture. È una pista che non perdona errori, dove ogni curva richiede precisione chirurgica e ogni rettilineo è un’occasione per spingere al massimo i limiti della velocità.
Costruito nel 1922, Monza è il terzo autodromo più antico del mondo dopo Brooklands e Indianapolis, un’icona che ha attraversato un secolo di storia del motorsport. Inaugurato per celebrare il 25° anniversario dell’Automobile Club di Milano, il circuito è stato costruito in appena 110 giorni con l’impiego di oltre 3.500 operai, segnando fin da subito un’impresa ingegneristica senza precedenti.
Negli anni ’20 e ’30, Monza divenne un banco di prova per le case automobilistiche, un’arena dove si sperimentavano nuove soluzioni aerodinamiche e meccaniche. Fu qui che, nel 1933, il tragico incidente che coinvolse Giuseppe Campari, Baconin Borzacchini e Stanislas Czaykowski portò a una profonda riflessione sulla sicurezza dei circuiti. Dopo la Seconda guerra mondiale, il tracciato venne restaurato e, nel 1955, fu ricostruito il celebre anello di Alta Velocità (Catino di Monza), un’opera avveniristica simile, nello sviluppo, a quello originale del 1922, ma che conferiva al circuito un fascino estremo e ne aumentava le medie velocistiche.
Le curve sopraelevate di Monza furono teatro di imprese leggendarie. Negli anni successivi, la pista subì numerose modifiche per aumentare la sicurezza, con l’introduzione delle varianti nel 1972 e successivi ammodernamenti negli anni ’90 e 2000. Tuttavia, Monza ha saputo mantenere intatto il suo DNA di circuito velocissimo, un tracciato che ancora oggi mette alla prova le abilità dei migliori piloti del mondo.![]()
Qui sono nate alcune delle soluzioni più rivoluzionarie della storia dell’automobilismo: dai primi studi sull’asfalto drenante all’introduzione dei guard-rail, passando per il telepass. Il circuito brianzolo è stato teatro di eventi epocali, di trionfi e tragedie, di vittorie leggendarie e di duelli al cardiopalma. L’evoluzione delle vetture, delle strategie di gara e delle regolamentazioni ha visto Monza adattarsi con straordinaria elasticità, mantenendo sempre la sua identità di pista pura e tecnica.
Ma se la tradizione è solida, lo sguardo è proiettato in avanti, con un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale.
Immerso negli oltre 700 ettari del Parco di Monza, il circuito ha intrapreso un percorso di responsabilità ambientale che si è concretizzato con il rinnovo della certificazione ISO 14001:2015 e con il prestigioso riconoscimento FIA 3 Star. L’iniziativa #SPEEDTOZERO riflette l’impegno a ridurre le emissioni, minimizzare l’impatto ambientale e promuovere una mobilità più sostenibile. Nel corso del Gran Premio d’Italia, misure mirate come la riduzione dell’uso di plastica e l’incentivazione dei trasporti a basso impatto hanno dimostrato che anche un evento di questa portata può essere compatibile con una gestione ecosostenibile. Grazie all’adozione di pratiche innovative, Monza sta diventando un modello di riferimento per gli autodromi di tutto il mondo, dimostrando che il motorsport può e deve evolversi senza tradire la sua essenza.
L’Autodromo non è solo un’icona sportiva, ma anche un volano economico per il territorio. Secondo il rapporto Censis, il Gran Premio di Monza nel 2023 ha generato un indotto di 142 milioni di euro, tra biglietti, ospitalità e spese collaterali. Un impatto che si estende ben oltre i confini del circuito, rafforzando il brand territoriale e promuovendo l’Italia nel mondo. Il richiamo di Monza va oltre le corse: è un centro di innovazione, un hub di eventi e un luogo dove la tecnologia incontra la passione. La sua influenza si estende alla moda, al turismo, all’industria meccanica, attirando investimenti e attenzione mediatica da ogni angolo del pianeta.
Alla guida di questa complessa macchina organizzativa, Redaelli e Scala rappresentano il perfetto equilibrio tra esperienza e innovazione. Se da un lato la loro gestione garantisce la salvaguardia della storia e della tradizione di Monza, dall’altro il loro operato spinge verso un futuro fatto di tecnologia, sostenibilità e nuove sfide. Ad affiancarli, uno staff di talento e dedizione, composto anche da membri della federazione e volontari, come commissari tecnici, commissari di gara e professionisti che, con passione e competenza, garantiscono il perfetto funzionamento del circuito. Figure che operano con rigore, pronte a migliorarsi continuamente e a offrire il massimo contributo affinché ogni evento si svolga con precisione e sicurezza.
Il Tempio della Velocità è pronto a scrivere il prossimo capitolo della sua leggenda, e con figure di questa caratura al timone, supportate da una squadra di eccellenza, il viaggio si preannuncia entusiasmante.