La prescrizione di un antibiotico è stata a lungo uno dei gesti più ordinari e potenti della medicina moderna: pochi giorni di terapia, un’infezione sotto controllo, un paziente che torna lentamente alla propria vita. Da qualche anno quello stesso gesto richiede un calcolo più attento, perché i batteri selezionano difese, trasmettono resistenze, riducono il margine d’azione dei farmaci e trasformano alcune infezioni comuni in percorsi clinici più lunghi. Per capire il lavoro del Prof. Marianno Franzini, presidente internazionale SIOOT, bisogna partire da qui: dalla necessità di affiancare alla terapia antibiotica strumenti capaci di sostenerne l’efficacia, senza confondere la ricerca con la promessa.
L’antibiotico-resistenza entra nella chirurgia, nell’ortopedia, nella terapia intensiva, nella gestione delle ferite croniche, nelle cure oncologiche, nella medicina territoriale, negli allevamenti, nell’ambiente e nel rapporto quotidiano con i farmaci. Quando un antibiotico viene usato senza reale necessità o il trattamento viene interrotto troppo presto, il batterio resistente trova spazio. Le cifre internazionali danno la misura del problema: nel 2019 le infezioni batteriche resistenti agli antimicrobici sono state direttamente responsabili di circa 1,27 milioni di decessi e associate a quasi 5 milioni di morti; nell’area UE/SEE si stimano oltre 35 mila decessi ogni anno collegati a infezioni da batteri resistenti. Sono dati che spiegano perché la ricerca su terapie adiuvanti abbia assunto un peso crescente.
La SIOOT, Società Scientifica di Ossigeno-Ozono Terapia, è stata costituita nel 1983 e negli anni ha costruito una struttura fatta di ricerca, congressi, corsi, protocolli e formazione medica. È oggi una società scientifica riconosciuta dal Ministero della Salute ai sensi della Legge 24/2017, associata alla FISM e sostenuta da un comitato scientifico internazionale. La sua storia coincide in larga parte con il percorso del Prof. Franzini, che dopo una fase iniziale di sperimentazione fonda l’associazione con altri colleghi e la accompagna verso una progressiva definizione metodologica. L’ossigeno-ozono terapia, per essere presa sul serio, deve rientrare nella medicina dei dosaggi, delle vie di somministrazione, dei materiali certificati, delle indicazioni e dei limiti.
L’ozono è una molecola formata da tre atomi di ossigeno, indicata come O3. La sua instabilità, cioè la tendenza a tornare rapidamente alla forma più stabile dell’ossigeno, spiega il suo potenziale ossidativo. In ambito medico si utilizza una miscela di ossigeno e ozono medicale prodotta da apparecchiature dedicate e somministrata secondo concentrazioni precise. Questo punto è uno dei confini più importanti della metodica: la somministrazione per via respiratoria è controindicata, l’iniezione diretta della miscela gassosa nelle vene o nelle arterie è vietata, e la pratica deve essere eseguita da medici formati. Nei protocolli sistemici SIOOT, la grande autoemoinfusione prevede il prelievo di una quantità controllata di sangue venoso, il contatto con la miscela di ossigeno-ozono in una sacca certificata e la successiva reinfusione. La differenza tra una procedura medica e un gesto improvvisato sta in questa catena di passaggi.
Il razionale applicato all’antibiotico-resistenza si basa su più meccanismi. L’ozono ha un’azione ossidante diretta sulle strutture microbiche, può interferire con membrane e componenti cellulari dei batteri, mostra attività antibatterica, antivirale e antifungina nelle condizioni e nelle concentrazioni previste dai protocolli. Accanto a questo effetto, la letteratura collegata alla SIOOT insiste sulla modulazione della risposta immunitaria, sull’effetto antinfiammatorio e sul possibile supporto al lavoro dell’antibiotico. La formulazione più corretta, soprattutto per un pubblico non tecnico, è questa: l’ossigeno-ozono terapia viene studiata e applicata come terapia adiuvante, quindi come alleata del trattamento convenzionale in casi selezionati, non come sostituzione indiscriminata dell’antibiotico. Quando i dati clinici sono disponibili, vanno considerati; quando si parla di modelli o protocolli di studio, il loro valore è diverso e deve restare tale.
Sul tema delle infezioni resistenti, il Prof. Franzini ha portato la posizione SIOOT anche in sedi istituzionali. Nel 2019 interviene alla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati sul rapporto tra ossigeno-ozono terapia e antibiotico-resistenza; nel 2023 partecipa a un’audizione in Regione Lombardia dedicata ad antibiotico-resistenza, cure e ambiente; nel 2024 il tema entra anche nel discorso sugli allevamenti, con il riferimento all’impiego dell’ozono come possibile strumento per ridurre la pressione degli antibiotici nella zootecnia. Qui il ragionamento si allarga alla prospettiva One Health, perché la resistenza non nasce solo nel corpo del paziente e non si combatte solo al letto del malato. Medicina, veterinaria, agricoltura, zootecnia, sanificazione di acqua e aria e uso corretto dei farmaci partecipano alla stessa catena.
Questa ampiezza spiega anche il senso della rete SIOOT: corsi, congressi, centri di ozonoterapia, mappa degli ozonoterapeuti e aree applicative diverse sono strumenti di governo di una metodica che richiede formazione. La comunicazione può trasformare la versatilità in vaghezza; il lavoro sui protocolli serve proprio a evitare questo scivolamento. Con una formazione adeguata diventa possibile distinguere l’ambito medico da quello ambientale, la prevenzione dalla terapia, l’impiego già consolidato dalla linea ancora da validare.
La formazione è uno dei tratti più costanti nel percorso del Prof. Franzini. È docente del Master in Ossigeno-Ozono Terapia dell’Università di Pavia e docente e direttore del Master internazionale presso l’Università UniCamillus di Roma. Nel 2017 il Consiglio Direttivo della Società Scientifica di Ossigeno-Ozono Terapia lo elegge presidente internazionale SIOOT; negli anni successivi il suo nome compare in congressi, corsi di alta formazione, audizioni, incontri internazionali e pubblicazioni. Nel 2024, al VI Congresso Internazionale SIOOT presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, l’antibiotico-resistenza viene indicata tra le ragioni principali del confronto scientifico, insieme alla necessità di protocolli terapeutici condivisi dalla comunità medica e ricavati anche dalla letteratura scientifica.
La parte più vicina alla pratica ospedaliera riguarda le infezioni post-operatorie e periprotesiche. In ortopedia, un’infezione dopo l’impianto di una protesi può diventare una complicanza severa, soprattutto nei pazienti diabetici, obesi, immunodepressi, oncologici, malnutriti o con deficit circolatori. In questi casi il trattamento antibiotico resta centrale, ma la presenza di ceppi resistenti può ridurre l’efficacia delle terapie e rendere più difficile la guarigione. Su questo terreno si colloca il protocollo pubblicato nel 2024 su BMJ Open, dedicato all’impiego dell’ossigeno-ozono terapia per migliorare l’efficacia del trattamento antibiotico nelle infezioni di protesi articolari. Va definito correttamente: si tratta di un protocollo di studio multicentrico, randomizzato, in aperto, costruito per valutare la superiorità dell’associazione tra antibiotico e ossigeno-ozono terapia rispetto al solo trattamento antibiotico. Non è un verdetto conclusivo, ma un passaggio di ricerca strutturato.
Accanto a questo, un lavoro del 2025 pubblicato sul Journal of Medical Microbiology affronta la capacità dell’ozono di contrastare batteri multiresistenti se impiegato come terapia adiuvante attraverso un modello bioinformatico. Lo studio evidenzia come l’ozono possa contribuire alla riduzione della carica batterica e sostenere alcuni meccanismi della risposta immunitaria, indicando un possibile ruolo nel contrasto alle infezioni sostenute da microrganismi resistenti. Si tratta di un contributo che amplia il quadro delle ricerche dedicate all’impiego dell’ossigeno-ozono terapia nelle strategie di supporto contro l’antibiotico-resistenza e che rafforza l’interesse scientifico verso ulteriori sviluppi clinici della metodica.
SIOOT richiama una storia di protocolli che, dal 1994, vengono promossi in collaborazione con istituzioni universitarie. Nel 2008, la consensus conference con l’Istituto Superiore di Sanità sul trattamento delle lombosciatalgie da ernia discale segna un altro passaggio di formalizzazione, pur riferito a un ambito diverso dall’antibiotico-resistenza. Anche questo dettaglio serve a leggere la società scientifica nel suo insieme: una struttura che ha cercato di organizzare applicazioni diverse dentro criteri comuni.
Nel racconto pubblico dell’ossigeno-ozono terapia compaiono spesso parole molto nette. Quando si affrontano temi sanitari complessi occorre una misura diversa: dire che l’ozono ha proprietà antibatteriche e che l’ossigeno-ozono terapia viene impiegata in protocolli clinici è corretto; presentarla come risposta unica o definitiva all’antibiotico-resistenza sarebbe una semplificazione. Il punto più solido sta nell’integrazione. Là dove il trattamento antibiotico incontra batteri resistenti, biofilm, infezioni croniche o ferite difficili, la ricerca su terapie adiuvanti diventa una strada concreta, soprattutto se valutata con studi controllati e criteri condivisi.
In questa cornice il ruolo di Franzini si sviluppa lungo più direttrici. Alla guida della SIOOT ha contribuito alla diffusione di protocolli, attività formative, congressi scientifici e iniziative di confronto con il mondo accademico e istituzionale. Il suo percorso comprende inoltre pubblicazioni scientifiche e divulgative, attività solidali e l’impegno in progetti come Ozono Solidale. Al centro del dibattito rimane il tema dell’antibiotico-resistenza, una delle principali sfide della medicina contemporanea, che ha spinto la ricerca a valutare approcci integrati e terapie adiuvanti in grado di affiancare i trattamenti convenzionali.
Oggi questa linea di lavoro non parte da un’ipotesi astratta, ma da oltre quarant’anni di attività clinica, formazione e sviluppo di protocolli che hanno contribuito a definire il ruolo dell’ossigeno-ozono terapia in diversi ambiti della medicina. SIOOT ha costruito nel tempo una rete di medici, centri, corsi universitari, congressi internazionali e collaborazioni scientifiche che hanno permesso di trasformare una metodica inizialmente poco conosciuta in una realtà strutturata e riconosciuta. Sul fronte dell’antibiotico-resistenza, l’obiettivo è mettere a disposizione della medicina uno strumento aggiuntivo capace di affiancare le terapie convenzionali, sostenendone l’efficacia e contribuendo alla gestione di situazioni cliniche sempre più complesse. La crescente attenzione istituzionale, l’interesse della comunità scientifica e l’avvio di nuovi studi confermano una direzione già tracciata: integrare competenze, tecnologie e protocolli per offrire ai pazienti opzioni terapeutiche sempre più efficaci e sicure in una delle sfide sanitarie più importanti del nostro tempo.
