Il Festival di Sanremo si è ormai concluso, ma le curiosità che lo riguardano continuano ad ispirare interesse e a far sognare.
Non a caso, infatti, una delle esibizioni che hanno maggiormente segnato la settantacinquesima edizione della kermesse è stata quella di Lucio Corsi -vera e propria rivelazione di quest’anno, nonché suo vincitore de facto?- il quale ha presentato un brano insieme sognante e attualissimo, “Volevo essere un duro”, che già promette di restare a lungo nella memoria del pubblico.
In particolare, suggestiva e poetica si è rivelata l’ultima interpretazione del giovane cantautore toscano, presentata nel corso della serata finale del Festival. In questa occasione, infatti, egli ha cantato mostrando una particolare scritta sulla suola del suo stivaletto: “Andy”, attraverso la quale ha risvegliato in bambini di tutte le età la memoria del celebre film Pixar “Toy Story”, ed in particolare del personaggio dello Sceriffo Woody Pride.
Il cantante ha più volte manifestato il suo attaccamento a quest’ultimo, soprattutto attraverso la canzone “Hai un amico in me”, versione italiana del brano “You’ve got a friend in me”, scritto da Randy Newman, che Corsi ha definito, durante l’evento di Musicultura tenutosi nel 2020, come uno dei suoi cantautori preferiti prima di interpretarlo in italiano, per ricordare il discorso che ebbe con Fabrizio Frizzi, doppiatore italiano del personaggio di Woody, e che verté sulla comune passione per Peter Gabriel e per i Genesis.
Un’ ulteriore simbologia, però, potrebbe celarsi dietro l’originale scelta del cantautore toscano: potrebbe infatti essere stata motivata dalla volontà di presentarsi, ancora una volta, come abitante del “Far West” (così come lo ha definito durante l’intervista a Che tempo che fa) maremmano, in quanto lo stesso Woody è un cowboy.
Potrebbe addirittura trattarsi di un incantevole invito ad accettare sé stessi e le proprie peculiarità non nascondendole o essendone imbarazzati, ma celebrandole gioiosamente, in quanto proprio queste ultime sono in grado di rendere ciascuno di noi il migliore amico di qualcuno, il “giocattolo preferito”, proprio come Woody lo è per Andy.
È impossibile, insomma, decidere il significato di questo gesto così semplice eppure così rappresentativo, che ha commosso, incuriosito o fatto sognare intere generazioni di spettatori né, forse, sarebbe lecito provare a farlo. È proprio questo, infatti, il bello dell’arte, nonché il suo effetto: avere infinite sfumature, ma un’unica sede -nel petto di ognuno- nella quale germogliare.
