“I disegni dei concorsi consentono di inserire l’Accademia di San Luca nella storia dell’Architettura come un ente che ha avuto una funzione didattica di dimensioni europee in un lungo periodo che va dal XVIII agli inizi del XIX secolo. Si tratta di un patrimonio che è espressione non soltanto delle singole personalità, ma di una esperienza a lungo termine che ha permesso il confronto tra tendenze e culture diverse”. Paolo Partoghesi, 2019
L’Accademia Nazionale di San Luca presenta dal 7 maggio al 25 luglio 2026 la mostra “alla studiosa Gioventù del Disegno”: i Concorsi Clementini di architettura (1702 – 1869), ubicata nelle tre stanze al piano terra di Palazzo Carpegna e in due spazi del piano nobile, è curata da Laura Bertolaccini, Francesco Cellini, Tommaso Manfredi, Angelo Torricelli.
L’esposizione relaziona oltre 140 disegni realizzati nelle tre classi di architettura delle 35 edizioni eseguite dal 1702 al 1869 del “Concorso de’ Premij” chiamati “Clementini” in onore di papa Clemente XI, pontefice dal 1700 al 1721.
Egli lo creò con lo scopo di evidenziare, nella varietà della sua progressione formale complessiva, una lunga storia caratterizzata dal disegno architettonico di rilievo e soprattutto di progetto.
In totale sono 976 i disegni di architettura eseguiti dai 197 vincitori dei concorsi, i disegni erano composti da giovani che provenivano da differenti realtà europee: “la studiosa Gioventù del Disegno”.
Giungevano a tale pubblica edizione con diversi livelli di formazione ma con il desiderio di conseguire un premio conferito dal papa all’Accademia, la cui influenza culturale oltrepassava i confini del mondo cattolico.
Spesso i disegni manifestavano la vitalità degli esperimenti progettuali, l’impulso verso la ricerca di nuove strade non solo formali, l’effetto è il preludio del tempo nonché la stupefacente forza della circolazione di idee che arrivavano da lontano, oltre lo Stato Pontificio.
Il disegno di architettura superava gli aspetti formali divenendo significato della cultura progettuale, testualità che è restituita in tutta la rassegna.
Dai disegni e progetti che riguardano gli esercizi sugli ordini architettonici a complessi organismi urbani: una teca con strumenti grafici di quell’età tra cui manufatti propri di Giuseppe Piermarini, basilare compendio tecnico per gli architetti, ai libri, ai ritratti degli accademici in molteplice misura coinvolti.
Nelle edizioni del concorso, nelle tre classi di architettura la formula elaborata al principio verrà riproposta nonché qualche innovazione in tutte le 35 edizioni (1702 – 1869), quando fu celebrato l’ultimo concorso “Clementino”, così denominato nel 1783 per il papa.
Dalla sua istituzione infatti per volere di Clemente XI Albani tale competizione doveva rivolgersi anche agli stranieri, intervenuti in modo considerevole, accrescendo la notorietà e l’autorevolezza internazionale dell’Accademia.
Per ciascuna delle “tre sorelle del disegno”, pittura, scultura e architettura vi erano tre classi limitate a due dall’edizione del 1824. Ognuna esprimeva lo svolgimento di temi di diversa complessità secondo il grado di preparazione dei partecipanti.
Per l’architettura, nelle prove per i concorrenti della III classe gli esordienti ritraevano in prevalenza il disegno dell’ordine architettonico o il rilievo di una piccola struttura, i partecipanti della II classe già avviati nella formazione si dovevano misurare in una prova compositiva di una costruzione di limitate dimensioni, a volte un elemento del tema destinato ai concorrenti della I classe.
Quest’ultimi con una grande pratica dovevano eseguire un complesso articolato, un edificio o un monumento alla scala urbana.
Le fasi del concorso terminavano per tutti con la prova estemporanea mediante cui i giudici riscontravano le capacità dei giovani nel risolvere questioni progettuali con velocità ma specialmente per accentuare l’autografia dei lavori consegnati.
Le commissioni giudicatrici, una per ogni arte erano costituite da professori accademici e a volte dirette dal principe dell’Accademia.
Fra i premiati si distinguono architetti destinati a svolgere un ruolo di primo piano nella cultura europea e nell’Accademia come Filippo Juvarra, vincitore nel 1705 e accademico dal 1706, Carlo Marchionni (1702-1786) nel 1728 accademico dal 1740 e principe nel biennio 1775-1776 e Giuseppe Valadier (1762-1839), premiato tredicenne nel 1775 e nominato accademico nel 1798.
Insolito è anche il premio “separato”, in quanto fuori tema, assegnato nel 1795 all’illustre inglese Joseph Michael Gandy (17771-1843), diventato successivamente il principale collaboratore di John Soane (1753-1837).
Giacomo Quarenghi nel 1771 consegue il II premio di I classe, una fallita vittoria vissuta come un insuccesso atto a cancellare ogni traccia dell’esperienza romana della sua successiva carriera in Russia.
Il momento pubblico della premiazione nella metà dell’Ottocento si attuava in Campidoglio all’interno di scenografici ed effimeri allestimenti.
Nelle cerimonie, impreziosite da esecuzioni musicali e orazioni solenni vi era la partecipazione di cardinali, aristocratici, intellettuali e artisti, avvalorando il ruolo centrale dell’Accademia di San Luca a livello internazionale.
La mostra è organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana.
Accompagna l’evento un volumetto che approfondisce la storia, i protagonisti e le edizioni del Concorso Clementino, è esplicato come un sunto in vista di nuovi studi e approfondimenti critici.
All’interno vi sono testi e ricerche di Laura Bertolaccini, Francesco Cellini, Tommaso Manfredi, Angelo Torricelli, i curatori. E’ stato realizzato il sito www.concorsiclementiniarchitettura.org dove sono pubblicate le riproduzioni digitali di tutti i disegni archiviati per anno di edizione dei concorsi, con i profili biografici degli interpreti di questa lunga storia: i pontefici, i principi dell’Accademia e in particolar modo i premiati.
Per studiosi e amatori l’esposizione dà la possibilità di consultare un materiale storico di incredibile rilevanza.
I disegni, uno dei più considerevoli strumenti di formazione e promozione artistica tra Settecento e Ottocento, rivelano l’esperienza e la conoscenza dello stato della cultura architettonica italiana ed europea, con le sue incoerenze e i suoi conformismi ma anche con l’esuberanza nello sviluppo sempre maggiore di idee innovative.
