Aliano è un piccolo centro decisamente suggestivo e ricco di storia, nel cuore della Basilicata. Meta turistica unica, sa incantare con la natura selvaggia che presenta, ed una storia davvero emozionante. Il paese è arroccato su un colle argilloso, ed affascina per il paesaggio dei calanchi, sculture naturali scolpite dal vento e dall’acqua, che generano un paesaggio lunare dal fascino intenso e misterioso.
Aliano è celebre storicamente per essere stato il luogo di confino di Carlo Levi, ed è diventato simbolo di resistenza culturale e memoria storica, cosa che deve fondamentalmente al romanzo di Levi “Cristo si è fermato a Eboli”. Giunti sul posto, si può passeggiare tra i vicoli silenziosi, case con gli occhi e leggende di streghe e briganti, e fare il proprio ingresso in un’atmosfera di vera magia. Si può allora cogliere come, il viaggio ad Aliano, coinvolga i sensi e l’anima, in un percorso fra natura, arte e memoria, da non farsi mancare a chi desideri scoprire un angolo autentico e surreale della nostra amata Italia.
Tornando al paesaggio che contraddistingue Aliano, il centro si erge a 555 metri sul livello del mare, e, come fatto notare, è dominato dai calanchi, sculture imponenti d’argilla bianca scolpita dall’erosione. Il borgo s’estende fra le profonde vallate e i pendii scavati dal tempo, col risultato di un panorama quasi lunare. I calanchi, con le forme scoscese e i picchi aguzzi, costituiscono il cuore dell’identità visiva di Aliano, e regalano scorci dal grande impatto emotivo e paesaggistico.
La vista s’apre su un orizzonte di terre aride, d’argilla e pietra che sembrano immobili nel tempo, e poi vette lontane e cieli infiniti, a conferimento per chi osserva d’una sensazione di mistero e pace. L’ambiente è coltivato e curato, grazie all’affiliazione all’Associazione Nazionale Città dell’Olio: a circondare il luogo sono infatti oliveti rigogliosi, testimonianza d’una tradizione secolare nella produzione del pregiato olio d’oliva. Affianco poi alle culture degli ulivi, troviamo frutteti e pascoli, che alimentano l’economia locale fondata su agricoltura e pastorizia. I paesaggi, fra natura incontaminata e cultura contadina, generano
un rapporto di bellezza e autenticità che fa di Aliano un luogo di rara poesia, immerso nel silenzio e nella memoria della sua storia millenaria.
Aliano è conosciuta anche come Gagliànë, nel dialetto locale, e, anche se è conosciuta soprattutto come località d’esilio di Carlo Levi, vanta in realtà una storia millenaria che affonda le radici in epoca romana. Il suo nome dell’epoca, derivante dal latino, “Praedium Allianum”, voleva indicare un centro di scambi fra civiltà greca, etrusca ed enotria. Le scoperte archieologiche recenti, fra cui una necropoli del VIII-VII sec. a.C. comprensiva di oltre mille tombe, hanno fatto riemergere reperti preziosi, ora esposti nel Museo della Siritide di Policoro, e testimoniano un passato ricco di vita e cultura.
Nel medioevo, Aliano passò sotto il dominio di nobili famiglie, fra cui i Sanseverino, i Carafa e i Colonna, tutti casati che non mancarono di lasciare tracce nel patrimonio storico del luogo, e nelle strutture feudali. Il nome stesso del borgo evoca un passato d’insediamenti di pastori già noti ai tempi di Pirro, nel 280 a.C. Una lunga storia che oggi si può cogliere anche nelle tradizioni locali arrivate sino ai giorni nostri.
Le feste popolari di Aliano sono un momento di grande spiritualità, e anche di socialità. Il Carnevale, con le maschere “cornute” sfilanti per le strade, è un antico rito che respinge il malocchio e s’arricchisce di musica e allegria. Ci sono anche eventi come il festival “La Luna e i Calanchi”, rassegna celebrativa della poesia, dell’arte e della natura. Particolarmente, celebra il paesaggio lunare dei calanchi e la cultura del territorio. Il paese di Aliano, d’altronde, mantiene vivo il patrimonio culturale del quale è portatore anche con le sagre enogastronomiche, esaltanti i piatti semplici ma saporiti della tradizione contadina, come le fave e le cicorie, e altri prodotti quali le pesche raccolte nei frutteti e l’olio d’oliva.
Le tradizioni sono tenute salde da una comunità che custodisce orgogliosamente il proprio passato. Un passato che tramanda alle generazioni future e che fa di Aliano uno scrigno di memorie e usanze secolari.
Ma veniamo ora alla figura di Carlo Levi, molto legata notoriamente al posto. Antifascista, medico, scrittore e artista torinese, è una delle rappresentanze maggiormente significative della cultura italiana del XX secolo. Nasce nel 1902, e si distingue fin dalla giovinezza per l’impegno politico e civile, lo stesso impegno che lo vide opporsi con fierezza al regime fascista. Ne ricordiamo la figura non
solamente per l’attività intellettuale del quale è stato artefice, ma altresì per una profonda umanità e sensibilità artistica.
Nel corso del ventennio, Levi s’impegnò a combattere le ingiustizie sociali e a testimoniare la durezza delle condizioni di vita del Sud Italia, in particolare della Basilicata, regione nella quale venne confinato dal regime nel 1935-36. L’esilio, dapprima a Grassano e poi ad Aliano, divenne esperienza fondamentale che lo segnò in profondità. Levi, infatti, qui si trovò nella realtà di un territorio arido, punteggiato dai famosi calanchi, e si relazionò con la gente locale, contadini e pastori, e scoprì un mondo antico, composto da tradizioni, leggende e una povertà che sembrava congelata nel tempo.
Tutto questo fu naturalmente d’ispirazione per quella che è stata consacrata come la sua opera più celebre, “Cristo si è fermato a Eboli”, del 1945. Il romanzo, ambientato nel paesino di “Gagliano” (ovvero Aliano in dialetto), è uno struggente racconto di vita e resistenza, un affresco sociale che denuncia l’emarginazione di un meridione dimenticato, mediante l’intreccio di storie personali e la descrizione dei paesaggi del territorio. Notevole la potenza evocativa con la quale Levi descrive i calanchi, le case di pietra, i vicoli stretti e i silenzi assordanti di Aliano, a conferimento di un aggiuntivo alone di mistero e poesia alla stessa realtà territoriale.
Le ultime volontà di Levi furono d’essere sepolto ad Aliano, fra i contadini che aveva imparato ad amare e rispettare. La presenza di Carlo Levi è ancora molto viva nel paese. Basti pensare alla casa dove abitò durante il confino, oggi museo aperto ai visitatori, o alle pietre d’inciampo che rammentano il suo percorso di libertà negata. La strada fra i vicoli di pietra, le frasi simbolo incise sulle pareti, e i luoghi frequentati e tanto amati da Levi, fanno oggi di Aliano un vero museo a cielo aperto.
La casa di Carlo Levi è stata recentemente restaurata, ed è una tappa che i visitatori non si lasciano sfuggire, provvista d’un percorso multimediale articolato in un esauriente video narrativo, ricostruzioni storiche e foto d’epoca. Affianco alla Casa, il Museo Storico Carlo Levi, dove poter prender visione di documenti, litografie, altre foto e opere artistiche a testimonianza del suo confino e del legame instaurato col territorio.
Non molto distante, la Chiesa di San Luigi Gonzaga, risalente al XVII secolo, e divenuta chiesa-museo. In essa vi troviamo, ad esempio, le splendide tele e
l’altare barocco, e la statua lignea della Madonna Immacolata, testimonianza della spiritualità locale. Il Santuario della Madonna della Stella, in posizione panoramica privilegiata, è foriera di un’avvertita spiritualità, ma anche di viste mozzafiato che danno sulla valle e sui circostanti calanchi. Proprio qui il visitatore ammira un paesaggio fatto di creste argillose, coni d’erosione e sentieri tra le valli aride. Paesaggio che, volendo, ricorda a tratti la superficie lunare.
Ancora, per conoscere di più la vita rurale e le tradizioni contadine, il Museo della Civiltà Contadina, collocato in un vecchio frantoio, è un’altra meta da non far mancare all’itinerario seguito. In queste sale si trovano antichi affreschi, manufatti e ambienti rurali, un racconto quindi dell’anima agricola del posto. Poi è sempre consigliata una passeggiata tra i Calanchi, nei sentieri fra le vaste valli aride, dove si può percepire a diretto contatto la sensazione di mistero e stupore emanata.
Tornando alle manifestazioni, oltre al Carnevale, “La Luna e i Calanchi” è particolarmente popolare. Ha luogo annualmente ad agosto, e fa divenire il paesaggio lunare dei calanchi un vero palcoscenico d’arte, poesia, musica e narrazione. L’evento, sotto la direzione artistica di Franco Arminio, accoglie i visitatori in una magica atmosfera, fra installazioni artistiche e concerti sotto il cielo stellato.
C’è anche la Festa patronale dedicata a San Luigi Gonzaga, il 21 giugno, momento di fede e convivialità, con processioni religiose, con processioni religiose, concerti e sagre enogastronomiche annesse. A parte gli eventi secondo calendario, vi si tengono anche premi letterari, mostre e manifestazioni in onore di Carlo Levi e del Parco Letterario, per la celebrazione e la diffusione dell’eredità artistica e storica del celebre scrittore.
Non mancano ad Aliano, borgo dei calanchi, piatti tipici d’una tradizione gastronomica radicata nella cucina contadina. Le ricette sono principalmente a base d’ingredienti locali e stagionali. Fra i prodotti tipici troviamo il pane nero di grano duro, gli “gnemurielli” (verdure ripiene), e altri piatti preparati con i prodotti della terra. Il clima di convivialità si può respirare in trattorie come “Da Sisina e Vincenzo”, con un’atmosfera familiare e accogliente. La produzione dell’olio d’oliva, riconosciuta dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, e le pesche dei giardini di Aliano, sono delle eccellenze della produzione agricola in loco.
Tutte queste considerazioni sul luogo ci portano a concludere come Aliano sia un tesoro di storia, natura e memoria, dove il paesaggio lunare dei calanchi si fonde col ricordo vivo di Carlo Levi e della sua opera. Il borgo, con case antiche, panorami ispiratori, e leggende che permeano l’aria, lascia molta soddisfazione a chi lo visita. Ad Aliano si percepisce come ciascuna pietra, vicolo, calanco, testimonia un passato da preservare. Per dirla con le parole dello stesso Carlo Levi: “questa terra è come un volto di pietra, che parla di tempi antichi e di storie dimenticate.” Non rimane che cogliere l’opportunità di vivere la meraviglia di un pezzo d’Italia nascosto, ma proprio per questo da scoprire.
