“ALEARDO PAOLUCCI. 1927 – 2013. TRA PIENZA, SIENA E ROMA SULLE TRACCE DI PIO II”, LA BELLA MOSTRA A PALAZZO MERULANA DEDICATA AL RILEVANTE PONTEFICE.

Presso Palazzo Merulana a Roma è stata presentata la bella mostra: “Aleardo Paolucci. 1927 – 2013. Tra Pienza, Siena e Roma sulle tracce di Pio II”, curata da Laura Bonelli.

L’artista di Pienza, piccola città storica nella Val d’Orcia, ha descritto la meraviglia e la magia del suo territorio attraverso le sue opere esposte.

Il progetto è promosso e coordinato da Enki Produzioni con il contributo di Pennington, Bass & Associates (U.S.A.) e attuato con il patrocinio e la collaborazione dell’Archivio di Stato di Siena – Assessorato alla Cultura e con il patrocinio del MIC, Regione Toscana e del Comune di Pienza.

Aleardo Paolucci nasce nel 1927 e muore il 6 maggio 2013 a Pienza, realizzando i suoi studi nel Liceo artistico di Siena.

Egli divenne celebre quando tra il 1952 e il 1953 creò due drappelloni per il Palio di Siena, dipinse per moltissimi anni e lungo la sua vita artistica partecipò a numerosissime esposizioni e concorsi, ricevendo sempre un grande plauso di pubblico.

Nel 1996 eseguì per le Poste Italiane il bozzetto del francobollo turistico dal titolo “Pienza città d’autore” e collaborò con la RAI nella esecuzione di molteplici programmi televisivi.

Nel 1970 gli venne conferita la coppa d’argento dal sottosegretario Gino Zannini per le rassegne e mostre nazionali effettuate. Nel 1971 consegue la Medaglia ai benemeriti della cultura e dell’arte, nel 2005 fu premiato per i suoi lavori dalla regione Toscana.

La pittura senese e la storia della sua terra è evidente nella sua produzione attraverso un’armonia naturale insita nel proprio linguaggio caratterizzato da una eccezionale combinazione lirica. L’arte del Maestro è determinata da correlazioni con lo spazio, con l’aria e la luce.

L’artista è stato oggetto di un programma di celebrazioni tramite il progetto quadriennale, giunto al III atto: “Paesaggi dell’anima – Paolucci. Il pittore” costituito da Enki Produzioni, iniziato nel 2003 e che procederà fino al 2027.

La mostra è la terza fase di un itinerario espositivo che ha avuto origine da Siena nella struttura museale Santa Maria della Scala per poi continuare a Pienza al Collegio San Carlo Borromeo arrivando ora nell’Urbe, nell’anno giubilare presso Palazzo Merulana.

L’ubicazione dell’evento nello storico edificio è diretto e valorizzato da CoopCulture e dalla Fondazione Elena e Claudio Cerasi, che qui ha sede, ed è il frutto di un progetto e di una reale rigenerazione urbana.

Claudio Cerasi infatti, costruttore romano appassionato d’arte, con un generoso atto di mecenatismo, ha donato alla Capitale il restauro filologico della struttura trasferendovi la propria collezione di famiglia.

Il percorso della esposizione romana analizza il viaggio ideale di Papa Pio II, dai suoi studi fino al culmine della sua attività dando risalto all’intenso legame con le sue origini culturali e territoriali.

Andrea Giorgi, consigliere del comune di Pienza con deleghe, tra l’altro al turismo e al sito Unesco, ha affermato nella conferenza stampa di apertura: “Dopo secoli di oblio, di torpore, dopo la fondazione,

Pienza vede un nuovo fermento e una rinascita nella seconda metà del Novecento. Nella vitalità in cui si riparte e si ricostruisce, si inserisce pienamente l’attività creativa di Aleardo Paolucci, che ha anche un forte valore identitario. (…..) Mi auguro che la mostra sia anche un modo per riscoprire e approfondire la figura di un pontefice “atipico”, uomo all’avanguardia per il suo tempo, patrono delle arti e delle scienze, combattente contro la schiavitù e tollerante nei confronti degli ebrei”.

Il conte Enea Silvio Piccolomini, Papa Pio II, nasce nel 1405 nell’antico borgo denominato in quell’epoca Corsignano, poi Pienza, da genitori esponenti della aristocratica famiglia senese appunto dei Piccolomini che rovesci politici avevano confinato nella loro proprietà nel contado.

Il villaggio medievale di Corsignano era una borgata fortificata già nota in epoca romana. Enea Silvio, umanista raffinato e autorevole letterato, intraprese prima la carriera diplomatica per poi giungere a quella ecclesiastica e diventato pontefice, volle che nel luogo della sua nascita si ergesse una città manifestazione del suo pensiero e il cui nome ricordasse il suo papato.

Egli aspirava ad un centro urbano coerente con il pensiero umanista facendo in modo che architetti e artisti rilevanti creassero un progetto in cui fossero evidenti i criteri costruttivi e filosofici di un periodo che avrebbe successivamente stupito il mondo: il Rinascimento italiano.

In soli tre anni, dal 1459 al 1462, fu edificata Pienza, la città ideale, la città utopica, “la città nata da un pensiero d’amore e da un sogno di bellezza”, come scrisse secoli dopo Giovanni Pascoli.

Attuò un complesso urbanistico esemplare, sovrintendendo personalmente, compiuto dall’insigne architetto Bernardo Rossellino, che aveva lavorato per Leon Battista Alberti a Palazzo Rucellai a Firenze.

Nel percorso espositivo sono presenti 54 opere, grafiche e pittoriche.

Esso fu concepito da Aleardo Paolucci come una narrazione di avvenimenti che hanno interessato l’esistenza di Pio II, ispirati soprattutto dai Commentarii, memorie autobiografiche del papa colme di particolari e suggestioni.

Le composizioni sono caratterizzate da una fenomenale attualità e freschezza e da una totale padronanza delle differenti tecniche come olii, tempere, acrilici, scaglie d’oro e sabbia, di frequente sperimentate.

Il Maestro rappresenta le figure in uno spazio geometrico ben definito unendo le campiture lineari dei cerchi e dei quadrati al decorativismo delle stoffe e dei chiaroscuri, dando così struttura alle sue realizzazioni.

L’artista nella produzione mostrata esclude episodi pubblici e politici, evidenziando l’interiorità mai esaminata del personaggio. I suoi soggetti preferiti sono il paesaggio e la figura umana, spesso abbinati su piani sovrapposti e le nature morte di fiori, frutta e oggetti inanimati accostati per indicare un tema come un rebus.

Le forme geometriche rammentano sagome di cannocchiale, linee, spartizioni asimmetriche della superficie da dipingere richiamando la sezione aurea e le ricerche scientifiche del Rinascimento.

I colori peculiari, eterei esprimono tutte le tonalità terragne della natura e delle quattro stagioni insieme alle sfumature del cielo a volte spezzati da toni ben definiti quale il rosso sanguigno.

Vi sono nei dipinti richiami a capolavori di pittori come Giotto, Piero della Francesca, Sandro Botticelli o Paul Cézanne, Paul Gauguin, Marc Chagall.

Mario Specchio, scrittore e critico letterario, riguardo al suo stile ha scritto: “Cè una malinconia sottile nei quadri di Paolucci ed anche una sostanziale letizia. La sua pittura accarezza il flusso del tempo”.

L’interessante rassegna sarà quindi un’opportunità per ammirare le opere del prestigioso pittore pientino, in un contesto generale dell’arte figurativa degli ultimi cinquant’anni in Toscana.

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