Alborno, architettura e design tra memoria, territorio e ricerca

Bordighera è il punto da cui parte e a cui continua a tornare la storia professionale degli Alborno. Quasi sessant’anni di progettazione hanno lasciato nello studio una conoscenza molto concreta del Ponente ligure: dei suoi dislivelli, della costa, dei centri storici, delle ville e di quel paesaggio costruito in cui ogni intervento deve necessariamente confrontarsi con ciò che esiste già. Una continuità iniziata nel 1967 con Carlo Alborno e proseguita poi con il figlio Fabrizio, che nel tempo ha allargato il lavoro all’urbanistica, alla riqualificazione, all’interior design e a una ricerca sul mobile capace di trovare spazio anche fuori dall’Italia.

 

Carlo Alborno nasce a Bordighera nel 1943 in una famiglia di floricoltori e, almeno all’inizio, il suo futuro sembra già scritto. A cambiare direzione è un episodio semplice: ha quattordici anni quando il cugino Mario Battista Alborno, architetto, nota un suo disegno di una casa e decide di prenderlo con sé in studio. È lì che Carlo comincia davvero a conoscere il mestiere, lavorando per circa dieci anni accanto al cugino e costruendosi una formazione soprattutto sul campo. In seguito, consegue il diploma di geometra e, nel 1967, apre il proprio studio. Sono anni di forte espansione edilizia e l’attività cresce rapidamente tra condomini, ville, complessi abitativi, garage interrati e sistemazioni esterne, soprattutto tra Bordighera e Ventimiglia. Nel 2014 il Collegio Provinciale dei Geometri di Imperia gli assegna la medaglia d’oro per i cinquant’anni di diploma e di attività ininterrotta. Oggi è in pensione, ma continua a frequentare lo studio, mentre la responsabilità dell’attività è passata al figlio.

 

Fabrizio Alborno, nato a Sanremo nel 1970, arriva all’architettura attraverso un percorso diverso. Si laurea nel 1997 al Politecnico di Milano con Bianca Bottero e, dopo alcuni anni di apprendistato nello studio di architettura e urbanistica di Lorenzo Martinoia, nel 2000 entra nell’attività fondata dal padre. Da quel momento si occupa soprattutto di nuove costruzioni, ristrutturazioni e riqualificazioni architettoniche, affiancando alla pratica progettuale una formazione dedicata anche alla tutela del paesaggio, alla luce, agli spazi di lavoro e all’ospitalità. È stato membro delle commissioni paesaggistiche di Bordighera, Seborga, Ospedaletti, Perinaldo e Camporosso; oggi lo studio lavora inoltre con professionisti esterni nei settori dell’architettura, dell’urbanistica e dell’ingegneria civile, seguendo incarichi per committenze pubbliche e private.

 

Guardando lavori appartenenti a momenti diversi, si capisce quanto il territorio abbia inciso sul modo di progettare dello studio. Nel Ponente ligure costruire significa spesso misurarsi con pendii, visuali aperte sul mare, tessuti urbani stratificati e preesistenze dal carattere preciso. Lo si vede negli edifici residenziali che negli anni hanno ripreso, senza copiarla alla lettera, la tradizione agricola ligure; lo si ritrova nei lavori più recenti, che spaziano dalle abitazioni agli stabilimenti balneari, dagli spazi sportivi ai collegamenti ciclopedonali, fino agli interventi dentro o ai margini del centro storico di Bordighera. Nel portfolio figurano due fabbricati residenziali monofamiliari conclusi nel 2024, nuovi interventi abitativi avviati tra il 2025 e il 2026, la riqualificazione del centro sportivo del Tennis Club di Bordighera e diversi progetti dedicati alla fascia costiera.

 

Proprio lungo la costa emerge con particolare chiarezza quanto il paesaggio condizioni e orienti le scelte progettuali. Nel 2025 lo studio ha seguito ai Balzi Rossi di Ventimiglia il progetto per uno stabilimento balneare in un’area particolarmente delicata. L’intervento prevede una struttura a pergola in metallo, completamente smontabile, pensata per riordinare gli elementi già presenti e rendere più uniforme l’insieme senza appesantirlo. La struttura mantiene aperta la percezione del mare e cerca un inserimento discreto in un luogo che difficilmente sopporterebbe gesti troppo invasivi. Qui la funzionalità deve convivere con la fragilità del contesto, trovando una misura che permetta al progetto di esserci senza chiedere al paesaggio di arretrare.

 

Un’altra parte importante dell’attività riguarda gli edifici che possiedono già una propria storia. Tra il 2019 e il 2020 lo studio ha curato la ristrutturazione del Cinema Olimpia di Bordighera, sala aperta nel 1929 e dichiarata di interesse storico-artistico. Il progetto ha interessato un edificio Liberty ancora riconoscibile nella facciata e negli ambienti interni, con soffitti a cassettoni, decorazioni e opere di Giuseppe Balbo e Mario Cavalla. L’intervento ha riguardato il recupero e l’adeguamento funzionale della struttura, lavorando anche sugli impianti, sui servizi e sugli spazi del sottotetto. La sfida, in casi come questo, è far continuare a vivere un luogo già fortemente caratterizzato, permettendogli di rispondere alle necessità contemporanee senza perdere ciò che lo rende riconoscibile.

 

Ancora diverso è il caso dell’ex Hotel del Capo, all’ingresso del centro storico di Bordighera, per il quale è in corso l’iter di un progetto di ristrutturazione completa con cambio di destinazione d’uso. L’edificio, da anni in stato di abbandono, dovrebbe essere trasformato in otto unità residenziali con un’autorimessa interrata, senza incremento della volumetria esistente. Il progetto interviene sulla distribuzione interna, sugli impianti e sulle finiture, conserva le altezze dell’edificio e prevede il recupero di parte degli elementi già presenti, insieme a una nuova sistemazione degli spazi esterni. La posizione, proprio in uno dei punti di accesso a Bordighera Alta, rende inevitabile un confronto attento con il carattere dell’area e con ciò che le sta intorno.

 

Accanto all’architettura, nel percorso di Fabrizio Alborno si è sviluppata negli anni una ricerca molto personale sul design. Tra il 2006 e il 2007 prende forma il progetto Vessel e nel 2007 nasce, insieme alla designer Ginevra Grilz, il marchio di arredi ALBORNO. La collaborazione prosegue fino al 2020; da allora Fabrizio porta avanti individualmente una ricerca che parte da un’idea precisa: alleggerire l’oggetto dal superfluo e rendere leggibile il modo in cui è costruito. Tubolari metallici, pannelli in legno, giunti, viti e bulloni non vengono necessariamente nascosti, ma entrano nell’estetica del mobile. Gli elementi restano riconoscibili e, in molti casi, smontabili, così che struttura e funzione finiscano quasi naturalmente per parlare lo stesso linguaggio.

La Vessel Collection comprende letti, sedute, tavoli, contenitori e complementi. La chaise longue Sea, con struttura portante in tubolare metallico, pannelli in legno e cuscino, è uno dei pezzi più riconoscibili: nel 2019 ha ricevuto il German Design Award nella categoria Excellent Product Design Furniture, dopo il bronzo all’European Product Design Award del 2018 e il Bronze A’ Design Award 2013/2014. Anche la cassettiera Hal, costruita mettendo in evidenza il rapporto tra struttura metallica e volume in legno, ha ottenuto nel 2020 il Golden Novum Design Award per il furniture design e il DNA Paris Design Award nella categoria Experimental Design. Nella stessa ricerca sono arrivati riconoscimenti anche per la sedia Tank e per lo sgabello Barbecue, oltre al Design Excellence Award assegnato nel 2015 a Shanghai alla Vessel Collection.

 

Con il tempo il design ha smesso di essere una parentesi accanto all’architettura ed è diventato una parte sempre più riconoscibile del lavoro di Fabrizio. La collezione è stata presentata negli anni al Fuorisalone di Milano, a Colonia e alla Genova BeDesign Week, e nel 2026 è tornata a Milano con Ordine Aperto, la mostra organizzata dalla Fondazione e dall’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano durante la Design Week. Vessel è stata scelta tra i 36 progetti esposti, selezionati a partire da 65 proposte arrivate attraverso l’open call. A maggio la chaise longue Sea è stata poi presentata a New York nella mostra internazionale Reflection of the Future. Una ricerca nata in uno studio di Bordighera ha così trovato nel tempo occasioni di confronto molto lontane dal luogo in cui aveva mosso i primi passi, mantenendo però intatto il principio progettuale da cui era partita.

 

Nel 2025 questa sperimentazione ha trovato una nuova direzione con Le Bois, un tavolo pensato come oggetto d’uso ma anche come rappresentazione astratta di un bosco. Il piano in cristallo richiama il cielo, la plancia metallica la terra e i supporti verticali gli alberi, alternando legno e acciaio. I principali elementi sono assemblati a incastro, senza viti o fissaggi meccanici, e la struttura diventa parte stessa del significato dell’oggetto. Dietro c’è una riflessione sull’equilibrio tra natura, sviluppo e tecnologia che porta il progetto oltre la semplice funzione, pur lasciandolo pienamente dentro la concretezza di un tavolo pensato per essere utilizzato.

 

Architettura e design, osservati insieme, finiscono così per mostrare diversi punti di contatto. Cambia la scala, cambiano i vincoli e cambiano i margini di libertà, ma tornano la struttura, la materia, l’uso e il rapporto tra le parti. Nell’architettura tutto questo passa attraverso il paesaggio, le preesistenze, le norme e le esigenze quotidiane; negli arredi c’è più spazio per sperimentare, lasciare visibile un giunto, scomporre un volume o trasformare un principio costruttivo in parte dell’immagine. È proprio questo passaggio continuo da una dimensione all’altra a dare al lavoro di Fabrizio Alborno un carattere riconoscibile, senza che architettura e design sembrino due mondi separati.

 

Dal 1967 a oggi è cambiato molto, compreso il mestiere stesso del progettista. Lo studio Alborno ha attraversato questo tempo partendo dall’esperienza concreta di Carlo e arrivando alla formazione e alle sperimentazioni di Fabrizio, senza interrompere il legame con Bordighera e con il Ponente ligure. La continuità familiare è certamente una parte importante della storia, ma ciò che la rende ancora viva è il modo in cui è stata portata avanti: conservando una conoscenza costruita in decenni di lavoro e lasciando allo stesso tempo spazio a linguaggi, materiali e occasioni nuove. Così un percorso nato molto vicino a casa ha potuto muoversi tra cantieri liguri, design e appuntamenti internazionali, continuando a riconoscere in Bordighera il proprio punto di partenza.

 

 

https://alborno.com/

 

 

 

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