Alla scoperta del Parco Archeologico Archeoderi a Bova Marina: un viaggio dal Neolitico all’epoca romana passando per i preziosi resti di una delle più antiche sinagoghe d’Occidente

Il Parco archeologico della vallata del San Pasquale, chiamato anche “ArcheoDeri” guidato dalla dottoressa Antonella Cucciniello e situato a Bova Marina in provincia di Reggio Calabria, ha un nuovo direttore: la dottoressa Orsola Laura Delfino. Si tratta di un luogo simbolo dell’antica coesistenza tra culture, posizionato ai margini della fiumara del San Pasquale, sede della vecchia Delia, città fondata da greci provenienti dall’isola di Delo. Il parco archeologico è stato inaugurato nel 2010 e sorge intorno ai resti di una sinagoga di estrema importanza storica: rinvenuta negli anni ottanta durante la costruzione di un nuovo tratto della statale 106 e inizialmente identificata come villa romana ma poi riconosciuta con esattezza grazie al rinvenimento di un mosaico raffigurante simboli giudaici, la sinagoga risale all’epoca tardo imperiale (IV sec. d.c. – VI sec. d.c.) ed è la più antica conosciuta in Occidente, dopo quella di Ostia Antica. I simboli giudaici rinvenuti sono rilevanti: la menorah (il candelabro a 7 bracci), lo stoffa (il corno d’ariete), il cedro, il ramo di palma e il nodo di Salomone. Un ritrovamento talmente speciale da meritare la visita dell’allora rabbino capo di Roma Elio Toaff, che ha confermato la compatibilità delle rovine con una struttura sinagogale arcaica. La straordinaria scoperta ha così avvalorato le fonti settecentesche: queste terre erano in origine abitate “dalla gente Aramea” (cioè ebrei), giunta qui sotto la guida di Aschenez, pronipote di Noè. E non è finita qui: il rinvenimento di un timbro con un candelabro a sette bracci, impresso su un’ansa di fabbricazione locale (IV-V sec. d.C.), testimonia l’esistenza di un’attiva produzione di cibi kosher, cioè preparati secondo le regole ebraiche. L’importanza del sito, ad oggi unico parco calabrese con resti riconducibili a tale civiltà, è confermata anche dalla presenza di un Centro di Documentazione per il Patrimonio Culturale e l’Ebraismo nell’Area Grecanica. L’eccezionale ritrovamento ha aperto nuove possibilità di studio riguardo la presenza degli ebrei nella Calabria meridionale.

Una storia che inizia da lontano, e affonda le radici nella cultura greca, romana, giudaica, bizantina e araba. Il Parco Archeologico Archeoderi è un luogo carico di sincretismo culturale che rappresenta in maniera perfetta l’essenza della Calabria Grecanica. Tutto ha inizio nel Neolitico con la scoperta di tracce di culti legati alla dea Madre e testimonianze primitive, conservate oggi nell’Antiquarium. Anche se gran parte del percorso è all’aperto, fa parte del parco San Pasquale infatti anche il Museo Archeologico e Antiquarium Archeoderi, ricco di testimonianze di alto valore storico-archeologico. Il museo custodisce reperti rinvenuti in varie località del territorio bovese, appartenenti a epoche comprese tra l’Età Neolitica e il VII secolo d.C.: si va da primitive asce in pietra, a ceramiche e vasi decorati, per passare a testimonianze di epoca greco-romana fino ai rarissimi ritrovamenti giudaici, tra cui anfore, vasi, stoppini, lucerne, monete. A raccontare l’età della Magna Grecia due reperti, uno in onore di Demetra e uno di Kore: una piccola figura antropomorfa in ceramica, con forte enfatizzazione dei caratteri femminili e un balsamario raffigurante una Kore. I reperti romani sono del I-II secolo d.C. e provengono da Scyle. Secondo le ipotesi più supportate, verso la fine del VI sec. d.C. un evento particolarmente violento, forse riconducibile ad un attacco longobardo, avrebbe distrutto il tempio e conseguentemente messo in fuga la comunità ebraica del luogo.

Località San Pasquale, Bova Marina (RC)

Polo Museale Della Calabria, Ente Mibac

Biglietto Intero: 3,00 €

pm-cal.archeoderi@beniculturali.it

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