Sessanta tonnellate d’acciaio che ruotano nel vuoto, protette sotto terra e pronte a intervenire in una frazione di secondo quando la rete elettrica perde equilibrio. È questa la macchina attorno alla quale Renew Storage Energy ha costruito TITAN, il progetto più ambizioso sviluppato dalla società fiorentina. Il 7 luglio 2026 è arrivato un passaggio che ne rafforza il percorso industriale: secondo quanto annunciato dall’azienda, l’Ufficio Europeo dei Brevetti ha riconosciuto la brevettabilità dell’architettura elettromeccanica, ritenendo soddisfatti i requisiti di novità, attività inventiva e applicabilità industriale.
La domanda n. 102026000003820 reca un titolo lungo, ma preciso: “Volano cinetico con massa levitante modulare con architettura sismica adattativa ipogea e suo metodo di assemblaggio in situ”. Dentro questa definizione si trovano le soluzioni progettate per trasportare e montare una massa di grandi dimensioni, mantenerla stabile durante la rotazione, proteggerla dagli eventi sismici e utilizzarla per sostenere reti elettriche sempre più esposte alle oscillazioni della produzione rinnovabile.
L’esito riguarda il cuore tecnologico di TITAN e segna un avanzamento nel lavoro condotto dall’ingegnere Miguel Angel Castillo Feliz, CEO di Renew Storage Energy, insieme al team di ricerca e sviluppo. Restano le fasi di costruzione, verifica e industrializzazione, ma il progetto può ora contare su una tutela più solida nei rapporti con investitori, partner e istituzioni.
Il volano conserva energia mettendo in rotazione una massa e la restituisce rallentandone il movimento. Il principio è antico; la difficoltà cresce quando si passa dalle apparecchiature di dimensioni contenute a una macchina pensata per lavorare su scala di rete. Un rotore da decine di tonnellate non può essere trasferito con facilità da un Paese all’altro. Peso, ingombro e montaggio rischiano di rendere impraticabile una soluzione che, dal punto di vista fisico, sarebbe invece adatta a fornire potenza con grande rapidità.
Renew Storage Energy ha affrontato il problema attraverso l’architettura modulare Split-Quad, che divide il rotore cilindrico in segmenti trasportabili con la normale logistica stradale. Le parti vengono poi assemblate direttamente nel luogo scelto per l’installazione. La macchina conserva quindi dimensioni e massa elevate, ma evita di dipendere dal trasporto eccezionale di un corpo unico. È la modularità a rendere possibile il passaggio dal progetto alla futura applicazione industriale.
Nel modello TITAN LEVIATHAN 60T, il rotore d’acciaio raggiunge le sessanta tonnellate e lavora in una camera a vuoto, sostenuto da un sistema di levitazione magnetica. La riduzione dell’attrito limita le dispersioni durante la rotazione e permette di conservare l’energia cinetica in condizioni controllate. Quando la rete ne ha bisogno, il sistema può rilasciare potenza con tempi di risposta inferiori al millisecondo. È una velocità utile soprattutto nei primi istanti di una perturbazione, quando un calo di frequenza o uno squilibrio improvviso tra domanda e produzione possono propagarsi molto rapidamente.
La stessa architettura è stata pensata per crescere oltre la singola unità. Le simulazioni progettuali mostrano infatti anche il TITAN LEVIATHAN Energy Storage Array, una configurazione composta da quattro moduli da sessanta tonnellate, per una massa complessiva di 240 tonnellate. Il dato rende più concreta la logica di scalabilità su cui è costruito il progetto: più unità possono essere riunite nello stesso impianto e dimensionate in relazione alle necessità della rete o dell’infrastruttura da servire, mantenendo il principio dell’assemblaggio modulare che consente di gestire macchine di queste proporzioni senza trasformarne il trasporto in un limite operativo.
La prima conseguenza indicata nel comunicato riguarda l’accumulo energetico su scala di rete. Le batterie elettrochimiche hanno assunto un ruolo essenziale nello sviluppo delle rinnovabili, ma non tutte le funzioni richieste dalla rete devono essere affidate allo stesso strumento. I continui interventi rapidi, i microcicli e le richieste di potenza improvvisa sottopongono le celle a uno stress ripetuto. Un volano utilizza invece una massa meccanica, non dipende da reazioni chimiche durante i cicli di carica e scarica e può affrontare un numero molto elevato di interventi senza lo stesso tipo di decadimento.
Questo non obbliga a scegliere tra acciaio e batterie. Una delle possibilità più interessanti è farli lavorare insieme. TITAN può assorbire le variazioni più brusche e lasciare alle batterie i compiti di accumulo più prolungato, sottraendo le celle a parte delle sollecitazioni che ne accelerano l’invecchiamento. La società ha descritto questa funzione come uno “scudo inerziale”: una protezione tra la rete e il sistema di accumulo, chiamata a gestire i colpi più rapidi e a rendere più regolare il lavoro della componente elettrochimica.
La seconda direttrice è la stabilità delle reti durante la transizione energetica. Sole e vento producono elettricità senza combustione, ma non seguono il ritmo dei consumi e possono cambiare intensità in tempi brevi. Parallelamente, la progressiva riduzione delle grandi centrali convenzionali sottrae al sistema una parte dell’inerzia fisica fornita per decenni dalle loro macchine rotanti. Le reti devono quindi governare variazioni più frequenti con una struttura meno capace di assorbirle spontaneamente.
TITAN è stato progettato per entrare in azione proprio quando domanda e produzione si separano. Può contribuire ai servizi di Fast Reserve, sostenere la frequenza a 50 o 60 hertz, compensare i cambiamenti repentini degli impianti fotovoltaici ed eolici e fornire potenza mentre altri sistemi completano la risposta. La sua funzione è intervenire prima che un’anomalia locale coinvolga una porzione più ampia del sistema elettrico.
Il progetto comprende anche un sistema di autolivellamento attivo. Quando una massa molto pesante ruota ad alta velocità, la precisione dell’allineamento diventa essenziale. Sensori e dispositivi di regolazione mantengono il rotore nella posizione corretta e intervengono di fronte a spostamenti o vibrazioni. È un controllo continuo, necessario sia per l’efficienza del funzionamento sia per la sicurezza dell’impianto.
L’architettura sismica adattativa ipogea costituisce il terzo elemento centrale della domanda di brevetto. TITAN è destinato a essere installato nel sottosuolo e integra sensori tellurici e slitte motorizzate che, secondo il progetto, reagiscono ai movimenti del terreno mantenendo le distanze interne necessarie a evitare collisioni. La protezione sismica è stata quindi pensata insieme alla macchina. Con una massa di tali dimensioni, la risposta a un terremoto non può dipendere soltanto dalla robustezza del contenitore, ma deve coinvolgere il comportamento attivo dell’intero sistema.
La collocazione sotterranea riduce l’occupazione visibile del suolo, protegge l’apparato e permette di isolare maggiormente una tecnologia destinata a infrastrutture sensibili. L’assenza di celle elettrochimiche elimina inoltre il rischio di thermal runaway, il fenomeno di instabilità termica che può provocare incendi difficili da contenere nei grandi impianti a batteria. Una macchina meccanica presenta naturalmente altre criticità, affrontate attraverso il contenimento, il controllo della rotazione e la gestione strutturale.
Da queste caratteristiche deriva il possibile impiego dual-use di TITAN, altro punto centrale del comunicato. Una tecnologia in grado di erogare potenze elevate in tempi quasi immediati, collocata sottoterra e priva di combustione durante il funzionamento, può interessare anche siti militari, reti isolate e infrastrutture che devono restare operative in condizioni estreme. Renew Storage Energy guarda in particolare all’alimentazione di sistemi di protezione elettromagnetica e di tecnologie a energia diretta, applicazioni che richiedono impulsi molto intensi e continuità di servizio.
Il lavoro su TITAN prosegue il percorso avviato da Renew Storage Energy su produzione rinnovabile, territorio, accumulo e distribuzione. Agrialbedo è nato per far convivere generazione fotovoltaica e attività agricola, mentre la Stazione Vertical Storage e le soluzioni modulari dedicate alla ricarica hanno affrontato il problema della disponibilità energetica nei luoghi in cui viene effettivamente richiesta. TITAN porta la ricerca su una scala diversa, quella delle reti e delle grandi infrastrutture.
La transizione energetica, nella visione dell’azienda, richiede impianti compatibili con il territorio, forme di accumulo adatte a compiti differenti e strumenti capaci di impedire che la crescita delle rinnovabili renda la rete più vulnerabile. Con TITAN, l’energia viene conservata nel movimento di una massa d’acciaio: una soluzione lontana dai container pieni di batterie, pensata per esigenze che le celle elettrochimiche non sempre possono coprire da sole.
Il riconoscimento della brevettabilità vale più della sola protezione formale. Una tecnologia deep-tech richiede anni di progettazione, competenze diverse e investimenti considerevoli prima di raggiungere il mercato. Per Renew Storage Energy significa presentare TITAN da una posizione più forte nei rapporti con soggetti industriali e istituzionali, soprattutto nei settori in cui l’autonomia tecnologica è diventata strategica.
La società guarda ai mercati internazionali, in particolare al Nord America e all’America Latina, dove la crescita delle rinnovabili, la fragilità di alcune reti e l’espansione dei consumi industriali stanno aumentando la domanda di infrastrutture per la stabilizzazione. La possibilità di trasportare il rotore in segmenti e assemblarlo sul posto serve proprio a rendere replicabile il sistema in contesti lontani e differenti. Senza questa caratteristica, una macchina da sessanta tonnellate rischierebbe di rimanere legata al luogo in cui viene costruita.
Per le simulazioni fisiche sono stati utilizzati anche strumenti di intelligenza artificiale generativa e modellazione computazionale. Renew Storage Energy precisa tuttavia che l’architettura, i vincoli fisici, le soluzioni proprietarie e la validazione finale restano sotto la responsabilità dell’ingegnere Castillo Feliz e del team R&D.
Il risultato annunciato il 7 luglio non chiude il percorso. La sfida ora è tradurre la tutela dell’invenzione in industrializzazione, collaudi e installazioni capaci di confermare le prestazioni previste. Per un progetto nato con l’obiettivo di portare l’accumulo inerziale alla grande scala, l’esito dell’esame di brevettabilità resta però un passaggio sostanziale. TITAN entra così in una nuova fase: una massa d’acciaio, il vuoto e il controllo digitale messi al servizio di reti che avranno sempre più bisogno di rapidità, stabilità e sicurezza.
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