Sir Paul Smith ancora in mostra al Museum of Design di Londra

Paul Smith exhibitionDoveva terminare il 9 marzo ed invece è stata prorogata fino al 22 giugno la mostra Hello, my name is Paul Smith dedicata al grande stilista inglese. Se vi trovate a Londra e amate la moda potrete ammirare il suo mondo creativo presso il Museum of Design. In mostra ci sono non solo le creazioni che hanno rivoluzionato la moda maschile, ma anche una miriade di oggetti dai quali Smith trae ispirazione per il suo lavoro. Al pari di Karl Lagerfeld, oltre ad essere un grande stilista, pratica da sempre e con grande perizia l’arte della fotografia. Non viaggia solo perché il suo è un brand globale con un fatturato da capogiro e boutique sparse in tutto il mondo, ma anche perché lontano dall’Inghilterra trova linfa per le sue collezioni. I mercatini, anche quelli più anonimi, rionali e di quartiere, sono la sua meta preferita. È lì che acquista una quantità inaudita di oggetti che poi vanno a popolare il suo studio a Kean Street. In mostra al Museum of Design anche lo spazio creativo dello stilista dove la quantità di oggetti accumulati provoca le vertigini. Ci sono in quello stesso spazio anche tanti libri e i ricordi di una vita, come un suo ritratto dipinto dall’artista Karl Kapinski. Ci sono oggetti simbolo della cultura pop come un barattolo di zuppa Campbell’s – reso celebre da Andy Warhol – e la maglietta rosa disegnata da Smith per il Giro d’Italia. C’è anche una bicicletta perché gli piace pedalare e perché da ragazzino voleva diventare ciclista. In realtà la moda ha sempre fatto parte della sua vita, tant’è che suo padre era un venditore porta a porta di stoffe. Già nel 1970, nella stanza di un albergo di Parigi, Smith espone la sua prima collezione maschile: due abiti, due pull, quattro camicie. Nella Ville Lumiere era approdato seguendo la sua mentore Pauline Denyer che, nel 2000, diventerà sua moglie. Per capire chi è oggi Paul Smith bisogna considerare qualche cifra: 14 collezioni, 165 boutique monomarca, 200 milioni di sterline di fatturato. Come è riuscito questo ragazzino originario di Nottingham a diventare uno tra gli uomini più potenti della terra? Oltre all’indubitabile talento, alla creatività, al lavoro instancabile, la risposta a questa domanda è contenuta nelle innovazioni che è stato in grado di apportare al più immobile segmento dell’abbigliamento, quello della moda maschile. In un’intervista Smith racconta infatti come gli inizi siano stati duri perché in Gran Bretagna “gli uomini non erano affatto coraggiosi ma classicissimi, sempre in completo grigio e camicia bianca, per intenderci. Con il passare del tempo, attraverso il mio lavoro e quello di alcuni altri stilisti, li abbiamo resi più sicuri di sé nella scelta del colore, anche solo in un dettaglio.” Il colore, come racconta Colin Chapman del Guardian, è uno degli elementi fondamentali del lavoro di Smith ed è una costante della mostra a lui dedicata. La sfida di liberare gli uomini dall’abito-uniforme, quello indossato dal borghese dell’Ottocento e che continua a rappresentare il prototipo dell’eleganza maschile, è ancora lunga, anche se – come riconosce Smith – “poco alla volta” gli uomini hanno incominciato a modificare i rigidi canoni dell’estetica maschile.   

 

Pasquale Musella

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