Lui è lì. Davanti alle sue tele bianche che tengono prigioniere le immagini, che lo emozionano così come gli impediscono di allontanarsi.Le sue tele, bianche, verginali, prendono parte alla magia.Sono loro per prime a disegnare.Sì.Gli tracciano, l’ho visto, un sorriso assente sul volto, ed in quel momento lui e le tele non ci sono più. Semplicemente, non sono più lì.Sta volando, corre, naviga, affonda nel profondo per cadere dalle stelle. È tutto il mondo in un atomo e l’eternità in un istante.Vola su prati rossi che sfiora col pensiero di una mano, danza al suono del tramonto con angeli vestiti di fiamme.Il pennello non traccia segni. No.È la chiave, lo scalpello, la lama che squarcia il drappo bianco e che libera il quadro dalla prigionia.Lui , questo, lo sa bene.L’Arte non è quella che si legge nei libri. Non la puoi studiare. Riesci ad intuirla- a volte- ma non puoi capirla.Ti riempie fino a scoppiare, fuoriesce come un ruggito, con l’impeto di un’orda di barbari. Devi cederle, ti lacera il petto dall’interno.Se opponi resistenza si vendica. Perché, e lui sa bene anche questo, è feroce. Lei. L’Arte.Se inascoltata, svanisce, ti priva della sua presenza. Non te ne avvedi subito.Lascia che trascorrano giorni, settimane a volte.Poi inizia a bruciare, e brucia dalle ossa fin sotto la pelle.La senti muoversi agitarsi e sembra che voglia farti a brandelli.Vorresti darle sfogo, ma non puoi; ora decide lei quando. E non le basta il tuo tendere la mano per avvicinarti, non te lo concede più. Vuole la sua vendetta. Vuole farti sentire tutto il dolore che puoi provare; perché tu possa ritrovare marchiato a fuoco nella memoria il suo atroce vuoto quando manca.Perché, ed in questo dimostra la sua meravigliosa femminilità, tu le appartieni.Lei è il tuo Ultimo Amore.E quando esplode da i brividi, fa tremare le vene.È cielo stellato a giorno, è l’Universo tutto nel tripudio della creazione di se stesso.È come se non fossi mai stato nel tuo corpo prima di allora, prima del momento in cui metti una mano fra la testa e la pancia, per riempire lo spazio vuoto fra il pensiero ed il Cielo.E ti lascia stremato, scosso nel midollo ed al contempo pieno di vita. La tua, quella dell’Arte, del cosmo e di ogni essere. Guarda il quadro, lui, adesso.Lo guarda.Ha negli occhi la lucente serenità di chi sa di avere la capacità di riconoscere i miracoli, e di poterne fare.Lui può creare una storia, una vita.Con l’Arte, lui, è in grado di creare una vita all’interno della vita.Ed il miracolo, quello visibile a tutti. È che, da fuori, sembrava solo un tizio che colora un pannello bianco, indossando uno strano ghigno sul volto.
Giampaolo Giudice