Antigone riletta in chiave femminista al Teatro Piccolo Bellini di Napoli

La_storia_di_AntigoneDal 6 al 9 marzo il Teatro Piccolo Bellini di Napoli ha portato in scena lo spettacolo La Storia di Antigone, adattamento teatrale del lavoro della scrittrice scozzese Ali Smith. Una scelta calzante nella settimana della Festa della Donna che ha riscosso interesse ed entusiasmo da parte del pubblico. La vicenda, raccontata originariamente da Sofocle nel 442 a.C. e che insieme all’Edipo Re e all’Edipo a Colono fa parte del cosiddetto Ciclo Tebano, unitamente alla bravura dell’attrice Anita Caprioli e del cantante Didie Carie (semifinalista ad X-Factor), alla potenza evocativa degli elementi scenografici – la riproduzione di corvi in ferro battuto – e alla regia sapiente di Roberto Tarasco esplora conflitti ancestrali che tuttavia ben si attagliano alle problematiche del nostro tempo. Dall’alto della settima porta di Tebe una cornacchia racconta ai suoi piccoli corvi la vicenda della giovane Antigone, figlia di quel Edipo che si era inconsapevolmente macchiato della duplice colpa di avere ucciso il padre e giaciuto con la madre, che osò sfidare l’autorità del Re. I suoi due fratelli, Polinice ed Eteocle si erano combattuti e vicendevolmente assassinati nella lotta per il dominio su Tebe. A loro era succeduto lo zio Creonte che, ritenendo Eteocle un salvatore e Polinice un traditore, aveva disposto che del cadavere del secondo non fosse data sepoltura rituale. Il suo corpo doveva essere mangiato dai corvi e dai cani randagi. La piccole Antigone, nonostante il parere contrario di Ismene, decide di contravvenire alle disposizioni del Re e di nascosto seppelisce il corpo del fratello. Scoperta da una guardia viene arrestata e condannata ad essere murata viva in una caverna. Sarà soltanto l’apparizione dell’indovino Tiresia (e le suppliche dei 15 anziani della città) a far cambiare idea a Creonte. Tuttavia quando dispone la liberazione di Antigone è ormai troppo tardi perché la ragazza è già morta. La punizione che si abbatte sul sovrano è terribile: suo figlio Emone, promesso sposo di Antigone, si suicida. Anche la regina, non sopportando il dolore per la morte del figlio, si toglie la vita. A fronteggiarsi nella tragedia di Sofocle ci sono due tipi di legge: quella degli uomini incarnata da Creonte e quella degli dei portata avanti da Antigone. Nella rilettura di Ali Smith la protagonista va fieramente incontro al proprio destino, divenendo nucleo tematico di una rivolta contro l’arbitrio dell’autorità maschile. Antigone esige infatti che al fratello venga data degna sepoltura e si oppone all’arbitrio della decisione dello zio-suocero. Quando viene catturata, scagiona sua sorella Ismene che, per solidarietà, si era accusata di complicità, rinuncia al proprio destino di consorte del principe, va incontro ad una morte orrenda. A rendere sempre più denso e intenso lo spettacolo contribuisce il connubio vocale e canoro con Didie Cara il quale, a sua volta, interpreta diversi personaggi. Nella rivisitazione di quest’antica antica tragedia greca una voce femminile, quella di Antigone per l’appunto, si solleva contro l’abuso e la sopraffazione. Dalla sua non c’è più la voce della divinità ma quella della Natura e dell’Umanità.   

 

Pasquale Musella                                         

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares