“Another November”: scatti della fine di un amore

Siamo soliti associare il mese di Novembre alla morte della natura che, dopo la sua esplosione di colori e profumi primaverile ed estiva, si prepara ad un docile letargo autunnale ed invernale.1 La scelta dunque del titolo “Another November” non sembra casuale per il progetto della fotografa inglese Laura Stevens, interamente incentrato sulle relazioni che intercorrono fra l’universo femminile e la fine di un amore: per la precisione, si tratta delle conclusioni di tante storie d’amore, delle quali sono appunto protagoniste le donne, con la loro emotività, con il loro bagaglio di sensazioni e reazioni, esemplare nonché unico.

Iniziando a lavorare a questo progetto la Stevens ha voluto anzitutto, mediante la collaborazione di amiche o persone incontrate casualmente, mettere in scena la sofferenza pura, il senso di smarrimento ed il desiderio di isolamento che nascono spontanei nelle logiche dell’interiorità femminile, a seguito della rottura di relazioni con i propri uomini.Katherine, Emma, Amy e Hannah: sono questi alcuni dei nomi delle donne dell’artista, le quali hanno accettato di aprire le porte dei loro appartamenti così come quelle interne ed invisibili delle loro persone, regalando un libero accesso al loro passato più intimo, alle loro storie personali, alle loro intrinseche e sempre differenti esperienze di dolore che sono seguite alla percezione della mancanza, al trauma della separazione.

Il risultato finale è costituito da scatti emozionanti che, pervasi da nostalgia e solitudine – palesate dall’essenzialità degli scarni ambienti, dai toni freddi dei colori, dalle basse temperature delle luci e dalle espressioni amorfe dei volti – nonché dal peso dei ricordi,  vivide e tangibili cicatrici , sono altresì portatori di un messaggio che è monito e auspicio. Nulla è infatti perduto per sempre, grazie al tempo che passa e allevia ogni ferita, ogni sensazione di perdita e disagio. Basta saper aspettare, basta che le cose vadano secondo una consueta legge senza tempo ed imperscrutabile, così come è sempre stato dagli albori dei tempi e sempre sarà.Questo perché  la morte della natura, proprio come quella intima dell’anima, è qualcosa di ciclico, dopodiché si è pronti a rigenerarsi più rigogliosi di prima e a mettersi nuovamente in gioco: per quindi rinascere, morire e poi nascere ancora.

Michela Graziosi

 

 

Michela Graziosi

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