Villa Tonelli Boutique B&B, la casa di Montenero restituita al suo tempo dall’architetto Stefano Favilla

A Montenero la strada si arrampica con una calma che a Livorno non appartiene del tutto. La città resta sotto, con il porto, i tetti, il mare che compare tra una curva e l’altra; poi il verde prende il sopravvento e l’arrivo cambia subito tono. Villa Tonelli si incontra così, dopo una salita breve ma netta, in Via Giorgio Byron, dentro quella fascia di collina che tiene Livorno vicina e insieme la mette a distanza. Il cancello apre su una dimora degli anni Sessanta, progettata dall’architetto Mantegazza, che non prova a sembrare più antica di quanto sia. Conserva una presenza novecentesca, lineare, domestica, e proprio da questa identità parte il recupero curato dall’architetto Stefano Favilla. La trasformazione in boutique B&B poteva facilmente portare altrove: verso la scenografia, verso la patina, verso un’idea generica di ospitalità elegante. Qui, invece, il lavoro più interessante è stato trattenere la villa dentro la sua natura originaria, rendendola pronta ad accogliere senza farle perdere quell’aria di casa che si percepisce prima ancora di entrare.

 

Una costruzione degli anni Sessanta chiede un’attenzione particolare. Non ha la distanza dell’antico, quella che spesso basta da sola a creare fascino; conserva però un’impronta precisa, fatta di volumi, affacci, distribuzione degli ambienti, rapporto diretto con il giardino e con il paesaggio. Intervenire su un edificio di questo tipo significa decidere dove aggiornare, dove lasciare respirare, dove evitare correzioni troppo compiaciute. Favilla lavora su questo crinale: il restauro non immobilizza la villa in una memoria intoccabile, la ristrutturazione non la riscrive da capo. Il risultato si legge nei passaggi più concreti, nei raccordi tra arredi d’epoca e comfort contemporanei, nelle stanze che funzionano per l’ospite di oggi senza somigliare a camere costruite in serie, nelle soglie tra interno ed esterno che continuano a seguire il passo della collina.

 

Il percorso professionale dell’architetto aiuta a capire questa impostazione senza trasformare il racconto in una scheda biografica. Stefano Favilla avvia la propria attività nel 1993 insieme all’architetto Andrea Cini, con il quale lavora fino al 2006 nello studio Architetti Cini & Favilla Associati. Da quell’anno nasce lo Studio di Architettura Stefano Favilla, realtà livornese composta da un gruppo di giovani architetti e impegnata in ristrutturazioni, nuove edificazioni, interni e allestimenti museali. Dentro queste competenze ci sono rilievo, direzione lavori, conservazione, progettazione degli spazi, cura degli ambienti destinati a essere abitati. A Villa Tonelli tutto questo non diventa una firma da riconoscere a colpo d’occhio. Si avverte in modo più discreto, nella capacità di far convivere esigenze tecniche, memoria dell’edificio e uso quotidiano.

 

Il passaggio da abitazione privata a struttura ricettiva è, forse, la parte meno appariscente e più delicata dell’intervento. Una casa pensata per una famiglia deve imparare ad accogliere ospiti diversi, garantire privacy, rendere autonomi gli spazi, far convivere camere e ambienti comuni senza assumere l’andamento impersonale di un piccolo albergo. È qui che l’architettura entra nella vita pratica: nei percorsi che devono risultare naturali, nei servizi che devono esserci senza invadere, nei bagni aggiornati, negli impianti, nella relazione tra camera, finestra, terrazza e giardino. Quando questa regia funziona, l’ospite non la nota come soluzione tecnica. La abita. Eppure, è proprio lì, in ciò che sembra semplice, che il lavoro di Favilla diventa più concreto.

 

La ricettività contenuta rafforza questa impressione. Villa Tonelli dispone di tre camere vista mare: la Camera Matrimoniale Elegant, di 21 metri quadrati, pensata per due persone; la Camera Matrimoniale Deluxe, di 22 metri quadrati, con possibilità di accogliere anche un terzo ospite; la Family Suite esclusiva, di 23 metri quadrati, adatta a quattro persone. Le metrature ridotte obbligano a una precisione che nelle grandi strutture può perdersi. In una stanza raccolta il comfort deve trovare il proprio posto, senza presentarsi come una somma di dotazioni. Aria condizionata, Wi-Fi, televisione, bagno privato, prodotti per il corpo dalle fragranze naturali e kit di cortesia entrano nel soggiorno con naturalezza. Accanto, gli arredi d’antiquariato riportano la camera a un tono meno anonimo. Un mobile, una finestra, un letto disposto con la giusta distanza dalla luce bastano a dire se l’intervento ha rispettato la casa oppure l’ha semplicemente riempita.

 

Il giardino terrazzato di 3.200 metri quadrati è una seconda parte della villa, non un accessorio. Accompagna gli spazi interni, li allunga verso l’esterno, permette alla vista sul mare e sul porto di Livorno di entrare nel soggiorno senza diventare l’unico argomento. La terrazza, le aree relax, il verde e l’andamento del terreno costruiscono un modo più lento di stare in collina. A colazione finita, quando i tavoli conservano ancora qualche segno di presenza, il rapporto tra la dimora e il suo esterno si capisce meglio: si passa dall’interno al giardino senza il senso di uscire davvero, come se la casa continuasse fuori. Poco distante, il Santuario della Madonna delle Grazie di Montenero aggiunge al luogo una profondità particolare, fatta di salite, pellegrinaggi, ex voto e affacci sulla città. Non serve caricare questa vicinanza di enfasi; basta sapere che la villa si trova dentro una collina già attraversata da una memoria collettiva.

 

Anche la posizione va letta in modo meno turistico e più concreto. Villa Tonelli è a pochi minuti da Livorno e dal porto, a circa trenta chilometri dall’aeroporto di Pisa, novanta da Firenze, quindici dalla stazione di Livorno Centrale e ottanta dal porto di Piombino per l’Isola d’Elba. Sono distanze pratiche, ma raccontano soprattutto la libertà di non scegliere una sola Toscana. Si può scendere verso Livorno, con Venezia Nuova, la Terrazza Mascagni, il Mercato delle Vettovaglie e il carattere marittimo della città; raggiungere la costa; partire verso Pisa, Lucca, Firenze, Siena o verso borghi come Bolgheri, Castagneto Carducci, Volterra e San Gimignano. La villa resta ferma sulla collina, mentre tutto intorno si apre per uscite successive. Non sostituisce il territorio, lo lascia a disposizione.

 

Le esperienze offerte agli ospiti seguono la stessa logica di estensione del soggiorno. Le e-bike permettono di esplorare la costa livornese con un ritmo più libero; yoga, pilates e mindfulness trovano nel giardino un luogo naturale; massaggi shiatsu e trattamenti olistici possono essere organizzati in villa o all’aperto; il servizio NCC facilita gli spostamenti verso città d’arte e borghi toscani. Dentro questo quadro trova posto anche la cucina, nella proporzione giusta. Villa Tonelli resta un boutique B&B e non va confusa con un ristorante. La colazione, i prodotti locali e le lezioni con chef dedicate al pane artigianale e alla pasta fresca appartengono alla sfera dell’esperienza: aggiungono un gesto domestico, avvicinano l’ospite alla tradizione locale, chiudono il momento con una degustazione conviviale di ciò che è stato preparato. Impastare, osservare, assaggiare non spostano l’identità della villa; la rendono più abitata.

 

Il mare, pur presente nello sguardo, mantiene una distanza precisa. Per gli ospiti sono previste due possibilità: una cala privata nei pressi di Castiglioncello, a circa quindici minuti in auto, più appartata e legata a un’idea di costa riservata; e il Bagno La Pace di Tirrenia, a circa trenta minuti, con ombrelloni, lettini, cabine e servizi da stabilimento attrezzato. La chiarezza è importante: Villa Tonelli non è una struttura sul mare, ma una dimora di collina che consente di raggiungerlo in modi diversi. Si parte, si sceglie la costa, si torna a Montenero. In mezzo resta quel cambio di luce che appartiene alle giornate toscane vicino all’acqua, quando il sale rimane addosso ma la sera riporta tutto verso il verde.

 

Negli ultimi tempi la villa ha accolto anche retreat pensati per gruppi contenuti, con pratiche di movimento, sauna finlandese, momenti di disconnessione digitale, natura, accesso al mare e cucina stagionale. È un’informazione utile perché conferma una vocazione già leggibile nell’architettura: Villa Tonelli può ospitare modi diversi di stare, purché compatibili con la sua scala. Tre camere non permettono dispersione. Impongono scelte, selezione, cura degli incastri. Un fine settimana di benessere, una pausa privata, una sosta prima di un viaggio più ampio in Toscana trovano qui una cornice possibile proprio perché la villa non diventa un contenitore generico. Accoglie poche funzioni, e le lascia respirare.

 

L’eleganza, da queste parti, resta convincente quando evita l’ostentazione. Non riguarda la quantità dei servizi messi in fila, ma la possibilità di trovare uno spazio che accompagna senza irrigidire. Privacy, comfort e qualità diventano credibili nelle tre camere, nel giardino realmente utilizzabile, nella posizione che tiene insieme città e collina, in un recupero che non sente il bisogno di spiegarsi a ogni passaggio. Una camera in più avrebbe modificato l’atmosfera dell’accoglienza; un intervento più appariscente avrebbe reso la villa più facile da fotografare e meno aderente alla sua storia. Favilla sembra scegliere una strada più paziente, lasciando che la trasformazione si misuri con l’uso, con la luce, con la presenza degli ospiti.

 

Per questo Villa Tonelli supera la semplice conversione di una dimora privata in boutique B&B. Il valore del progetto sta nella coerenza tra parti diverse: l’edificio degli anni Sessanta, il comfort contemporaneo, il giardino terrazzato, Montenero, Livorno, il mare raggiungibile, le esperienze costruite senza snaturare la casa. La mano di Stefano Favilla si riconosce nella possibilità di non avvertirla come presenza invadente. La villa continua a sembrare una dimora mentre accoglie, organizza servizi, apre percorsi, accompagna chi arriva verso la città, la costa o le mete d’arte. Ogni stagione sposta qualcosa: la luce sul giardino, il colore del porto in lontananza, il modo in cui una stanza viene vissuta. Il restauro resta lì, a farsi verificare giorno dopo giorno, senza chiedere al luogo di diventare altro.

 

 

https://www.villatonelli.it/it

 

 

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