Nella silenziosa eleganza di Riccione, dove l’eco della Belle Époque si riflette ancora oggi tra i viali alberati e le facciate liberty, il Grand Hotel Des Bains custodisce una storia che attraversa il tempo e restituisce, intatta, l’essenza dell’accoglienza. Al centro di questa narrazione, discreta e potente, vi è Marco Bordoni, direttore generale dal 2021, uomo d’hotel nel senso più autentico del termine.
“L’albergo è classico, i servizi erano già al top quando ho assunto il ruolo di General Manager“, racconta Bordoni. Ma dietro quell’apparente immutabilità, c’è stato un lavoro sottile, intessuto con umanità e competenza: la costruzione di un dialogo continuo tra i reparti, un’intesa quasi orchestrale con figure chiave come Carmine, lo storico maître, e lo chef Gerardo De Bonis, lucano di nascita e raffinato interprete di una cucina che emoziona per autenticità e leggerezza. “Ci siamo trovati subito in sintonia, la cosa importante è che ci sia dialogo fra capi e servizi. Nessuno si sente una prima donna. La forza sta anche nell’umiltà di riconoscere un errore, di chiedere scusa“.
In queste parole si condensa lo spirito di una squadra che lavora con dedizione quotidiana, alimentando un’atmosfera che la proprietà, famiglia riccionese, desidera sia “quella che si respira in casa“. È un’accoglienza che si trasforma in familiarità, capace di far sentire ogni ospite parte di un microcosmo raffinato ma accessibile, dove nulla è lasciato al caso.
Sorto nel 1908 come Hotel dei Bagni, il Grand Hotel Des Bains rappresenta una delle prime strutture ricettive di Riccione e conserva intatto il fascino delle origini. Inizialmente concepito come luogo di villeggiatura per una clientela d’élite, fu ben presto eletto a residenza estiva dall’aristocrazia mitteleuropea e dall’alta borghesia italiana, attratte dal clima salubre e dalla mondanità nascente della Riviera.
Durante la Seconda guerra mondiale, l’edificio fu requisito e divenne quartier generale del comando alleato canadese durante la liberazione. Furono anni intensi, in cui il Grand Hotel conobbe una nuova funzione, trasformandosi da luogo di ozio raffinato a presidio strategico nel cuore dell’Italia occupata.
Con la fine del conflitto, l’albergo tornò alla sua vocazione originaria, ma fu solo con la grande ristrutturazione degli anni Ottanta, affidata all’architetto Massimo della Rosa, che la struttura ritrovò il proprio splendore, mantenendo le linee architettoniche dell’epoca originaria e dotandosi al contempo di servizi moderni e di alto profilo. Oggi, il Grand Hotel Des Bains è un cinque stelle che coniuga l’eleganza storica con la funzionalità contemporanea, offrendo un soggiorno che è esperienza estetica e culturale insieme.
Le 70 camere, declinate nelle tipologie Classic, Comfort, Deluxe, Comfort Executive ed Executive Suite, raccontano una varietà di soluzioni pensate per chi viaggia per lavoro, per chi cerca un rifugio romantico, o per le famiglie che scelgono soggiorni più lunghi. Le camere comunicanti e gli appartamenti compongono un mosaico raffinato di intimità e funzionalità. “Abbiamo soluzioni per ogni esigenza: camere piccole da 16 mq, fino alle suite da oltre 30. E grazie alla disposizione dell’edificio possiamo creare veri e propri mini appartamenti per le famiglie“, spiega Bordoni.
Una delle gemme più preziose della struttura è la SPA Des Bains, situata sotto la sala colazione. Uno spazio riservato, pensato per offrire una pausa di autentico benessere. “Durante il Covid riuscivamo a tenerla aperta perché, essendo piccola, potevamo riservarla in esclusiva: una coppia, una famiglia”. Oggi accoglie non più di quindici ospiti contemporaneamente, mantenendo quell’atmosfera raccolta che la distingue. Piscina idromassaggio, vasca con acqua salata, sauna, bagno turco, docce emozionali, zona relax e trattamenti ayurvedici: un invito alla rigenerazione, da vivere in totale privacy.
Il ristorante Le Colonne, cuore gastronomico della struttura, ospita anche cene di gala, ricevimenti e raffinati menù à la carte. Accanto ad esso, il più intimo Caminetto, la Sala Mazzarino dedicata alla colazione, il servizio a bordo piscina e l’American Bar completano l’offerta con atmosfere diverse, ma sempre accomunate da un senso di eleganza sobria, tipica del luogo. A curare l’American Bar è Fausto, barman di lunga esperienza, punto di riferimento per gli ospiti affezionati, noto per la sua capacità di trasformare ogni cocktail in un gesto di accoglienza. “Anche l’ospite più esigente trova qualcosa su misura: possiamo organizzare una colazione alle sei o una cena a buffet all’una di notte, se pianificato con anticipo“, precisa Bordoni.
A guidare l’orchestra della cucina è Gerardo De Bonis, chef dalla formazione internazionale e dall’anima profondamente legata alla terra d’origine. La sua cucina parla con linguaggio contemporaneo, ma parte sempre dal rispetto della materia prima. “Con Gerardo e Carmine ci intendiamo al volo. Questo è fondamentale per offrire un servizio che lasci davvero il segno“, commenta Bordoni.
Il Grand Hotel Des Bains è aperto tutto l’anno. E non è solo meta di vacanze, ma anche di eventi aziendali e congressi. “Abbiamo una sala sotterranea che può ospitare fino a 300 persone, con ristorazione annessa. E il reparto eventi, curato da Chiara e Susanna, sa accompagnare il cliente passo dopo passo, offrendo anche momenti di svago nell’entroterra romagnolo“. L’entroterra, infatti, è uno dei punti forti dell’offerta esperienziale dell’hotel: da Gradara a San Leo, da San Marino a Mondaino, i percorsi proposti raccontano una Romagna autentica e poco nota.
Su richiesta, il personale dell’hotel è pronto a suggerire itinerari personalizzati: una visita alle rocche malatestiane, una degustazione di formaggi e vini in una cantina di collina, o un pomeriggio tra i boschi e gli uliveti che si estendono fino alla valle del Conca. Esperienze che trasformano il soggiorno in scoperta, intrecciando cultura, paesaggio e tradizioni locali. Il dialogo con il territorio è quotidiano: anche chi lavora alla reception è formato per raccontare i luoghi e indicare i sentieri meno battuti, le botteghe artigiane, i piccoli ristoranti nascosti tra le viuzze dei borghi.
La spiaggia? L’Hotel collabora con il Bagno 71, a duecento metri, forse il più elegante di Riccione. È possibile riservare per tempo lettini, gazebo, ogni dettaglio. E aggiunge: “Anche i ragazzi della reception sono formati per consigliare ristoranti, gite, attività. Devono conoscere il territorio, perché il nostro lavoro non si ferma alle mura dell’hotel”.
La filosofia dell’accoglienza di Bordoni si fonda sulla flessibilità. “Le esigenze sono cambiate: una volta si prenotava mesi prima, oggi all’ultimo momento. Noi cerchiamo di gratificare il cliente anche con regole non troppo perentorie. Se non può venire, piuttosto che addebitare una penale, offriamo un voucher per un altro soggiorno. Questo crea fidelizzazione”. Una mentalità elastica che si riflette anche nella gestione operativa: “La manutenzione la facciamo durante l’anno, senza mai chiudere”.
Il racconto si fa più personale quando rievoca l’albergo dove conobbe sua moglie o quando cita con affetto l’amato JK Place di Firenze, emblema di quell’ospitalità raccolta e autentica che lui stesso predilige. Ma l’origine di questo sguardo riservato e attento si radica molto più indietro, nella memoria di un’infanzia trascorsa tra le stanze di una pensione di famiglia, dove l’estate si concludeva con un silenzio che aveva quasi il sapore della malinconia.
“Per dieci giorni rimanevamo in silenzio. Era come se tutto si spegnesse all’improvviso“, ricorda. Un ricordo lieve e profondo, che ancora oggi si riflette nel suo modo di intendere l’ospitalità: come qualcosa che ha a che fare con la presenza, la relazione, il calore umano.
E forse anche per questo Bordoni ama le piccole realtà, i boutique hotel, luoghi dove è possibile coltivare un’atmosfera familiare, quella stessa che si respira al Des Bains. Qui, l’umanità è un elemento vivo e dinamico: si manifesta in ogni gesto quotidiano e si rivela anche in una semplice passeggiata serale, quando le strade di Riccione si popolano di famiglie, turisti, persone del posto. “A Riccione la sera si mangia anche di notte, non serve un locale: è la gente che fa lo spettacolo“, osserva con un sorriso.
E in quell’umanità che scorre si riconosce anche l’anima della sua squadra: “Qui c’è Stefania, una cameriera ai piani che lavora con noi dall’89. Mi chiama la sera per ricordarmi una luce accesa o un abbaino da chiudere, come fosse casa sua”.
Forse anche per questo, guardando al futuro, Bordoni sogna un piccolo bed & breakfast a Mondaino, un ritorno alle origini fatto di relazioni autentiche e tempo condiviso. E intanto continua a dirigere con discrezione e fermezza un luogo dove il passato si intreccia con la modernità, e dove ogni dettaglio racconta una scelta: quella di accogliere con stile, senza mai dimenticare il calore umano.
