Roma custodisce nei suoi quartieri più riservati alcune delle esperienze gastronomiche più autentiche della capitale. Lontano dai percorsi turistici più comuni, nel quartiere Salario, si trova RomaAmor, dove lo chef patron Pierpaolo Presta ha dato vita a un progetto culinario che unisce la ricerca dell’eccellenza alla spontaneità del quotidiano.
La filosofia che anima questo ristorante si riassume in tre parole chiave: stagionalità, territorialità e freschezza. Non si tratta di semplici dichiarazioni d’intenti, ma di principi che guidano ogni scelta, dalla selezione delle materie prime fino alla composizione dei piatti.
Presta, forte di una carriera decennale in ristoranti stellati e dell’esperienza formativa con chef Di Iorio, ha sviluppato un approccio che valorizza il pescato selvaggio e le produzioni artigianali, con particolare attenzione ai piccoli produttori e alle serie limitate.
L’ambiente del locale riflette questa ricerca di equilibrio tra semplicità e raffinatezza. Giorgia, responsabile di sala, orchestra l’accoglienza con una meticolosità che trasforma ogni dettaglio in un elemento di comfort. La sua presenza discreta ma attenta crea quell’atmosfera familiare che distingue i luoghi dove la ristorazione diventa esperienza, dove gli ospiti non sono numeri ma persone accolte con genuino calore.
Il menu si articola in due proposte distinte ma complementari: una dedicata al mare, l’altra alla terra. La sezione ittica rappresenta l’anima più profonda della cucina di Presta. “Il mare secondo Pierpaolo” offre una degustazione di crudo che include sashimi, crostacei e molluschi, un viaggio sensoriale attraverso le diverse tessiture e sapori del Mediterraneo. Il polpo verace, preparato al barbecue e accompagnato da fagiolini, salsa BBQ ed emulsione di acqua di polpo, dimostra come tecniche contemporanee possano esaltare la materia prima senza snaturarla.
Gli scampi di Porto Santo Stefano e i gamberi rossi o viola del Tirreno centrale vengono proposti nella loro essenzialità, permettendo agli ospiti di comporre la propria esperienza secondo desiderio. I primi piatti di mare raccontano storie di territorio: i mezzi paccheri di Gragnano con ghiotta di totani e moscardini, lo spaghettone di Gragnano con pecorino di Monte Niro, pepe bianco e nero di Sarawak e gamberi rossetti, la linguina di Gragnano con ragù di polpessa e pecorino di Monte Niro, o il “primo giornaliero” che cambia secondo la disponibilità del pescato, testimoniando l’approccio dinamico e rispettoso dei ritmi naturali.
La proposta di carne, pur più contenuta, non è meno curata. Il carpaccio di Black Angus affumicato al legno di faggio, servito con aceto balsamico invecchiato 25 anni e senape, apre
una selezione che include la guancia di manzo brasata con scarola e riso soffiato, fino alla ribeye di scottona con 40 giorni di frollatura.
Tra le proposte vegetariane spiccano la melanzana alla parmigiana con melanzana violetta, pomodoro del Gargano, Parmigiano Reggiano 48 mesi e caciotta di Bufala stagionata, e i cappellacci estivi fatti a mano con ripieno di zucchine romanesche, mozzarella di Bufala, parmigiano Reggiano e limone.
La carta dei vini, come suggerisce la definizione di “combinazione dinamica ed eclettica”, privilegia etichette di piccoli produttori e produzioni limitate, creando abbinamenti che valorizzano sia il cibo che il vino in un dialogo continuo di sapori e profumi.
Particolarmente interessante è l’opzione del “pescato del giorno al vassoio”, dove lo staff presenta la selezione disponibile permettendo agli ospiti di scegliere direttamente il pesce che preferiscono. Questa modalità, tipica delle migliori pescherie, trasforma l’ordine in un momento di confronto e scoperta, dove la competenza dello chef si mette al servizio delle preferenze individuali.
Ogni piatto racconta una storia di ricerca e passione. Le rivisitazioni classiche si alternano a creazioni più audaci, sempre mantenendo quel filo conduttore che lega tradizione e innovazione. La presentazione dei piatti, spontanea e genuina, rifugge da eccessi decorativi per concentrarsi sull’essenza dei sapori, sul gioco degli abbinamenti che esaltano le caratteristiche di ogni ingrediente.
La selezione delle carni merita una menzione particolare per l’accuratezza con cui viene curata. Ogni taglio, ogni preparazione riflette la stessa attenzione riservata al pescato, dimostrando come l’eccellenza non sia limitata a un singolo ambito ma permei l’intera proposta gastronomica.
L’approccio di Presta alla cucina si manifesta anche nella scelta di lavorare con paste di Gragnano, testimonianza di come la qualità degli ingredienti di base sia fondamentale per il risultato finale. Questa attenzione ai dettagli, questa ricerca costante dell’eccellenza in ogni componente del piatto, distingue RomaAmor nel panorama della ristorazione capitolina.
Il ristorante si configura così come un laboratorio del gusto dove la sperimentazione non è fine a sé stessa ma strumento per valorizzare la materia prima. L’audacia e l’innovazione di cui parla la filosofia del locale si traducono in proposte concrete, in piatti che sanno sorprendere senza perdere il legame con il territorio e la tradizione.
La proposta di RomaAmor va oltre il concetto di ristorazione per abbracciare quello più ampio di esperienza culturale. Qui il cibo diventa linguaggio, narrazione di un territorio e delle sue eccellenze, interpretate attraverso la sensibilità e la competenza di uno chef che ha fatto della ricerca qualitativa la sua cifra distintiva.
Nel tessuto gastronomico della capitale, dove le mode si susseguono e le formule si replicano, questo indirizzo del quartiere Salario traccia una propria traiettoria, capace di coniugare l’onestà della proposta con l’ambizione qualitativa, il rispetto per i produttori con la gioia della condivisione. Un progetto che dimostra come sia ancora possibile fare ristorazione mettendo al centro non solo il profitto, ma il piacere di offrire “ciò che è buono e sano”, trasformando ogni visita in un’occasione per arricchire la propria esperienza esperienza gastronomica.

