La cucina giapponese in Italia non è certo una novità. Negli ultimi decenni sushi bar, ristoranti specializzati e contaminazioni gastronomiche hanno trovato spazio nelle principali città del Paese, contribuendo a far conoscere una cultura culinaria fondata su precisione tecnica, rispetto della materia prima e ricerca dell’equilibrio. L’arrivo del Nobu Hotel and Restaurant Roma, inaugurato nel novembre 2025 in Via Veneto, si inserisce dunque in un percorso già avviato, ma lo fa con un peso simbolico particolare: portare nella capitale uno dei marchi gastronomici più influenti della ristorazione internazionale e uno stile di cucina che negli anni ha contribuito a ridefinire il modo in cui l’Occidente guarda alla tradizione giapponese.
Per comprenderne davvero il significato bisogna fare un passo indietro. In molte grandi città del mondo l’incontro tra la cucina giapponese e il pubblico occidentale è iniziato già negli anni Settanta e Ottanta. Los Angeles, New York e Londra hanno visto nascere una nuova generazione di ristoranti che hanno reso il sushi e il sashimi familiari anche fuori dal Giappone. In Italia questo processo è arrivato con qualche anno di ritardo ma ha trovato terreno fertile: la centralità della materia prima, la stagionalità e la cura per il dettaglio sono elementi che la cultura gastronomica italiana riconosce immediatamente.
In questo percorso il nome di Nobu Matsuhisa occupa un posto decisivo. Nato a Saitama nel 1949, lo chef giapponese ha costruito la propria carriera attraversando continenti e culture gastronomiche molto diverse tra loro. Dopo gli anni di apprendistato nei sushi bar di Tokyo, accetta ancora giovanissimo di trasferirsi in Perù per aprire un ristorante. È qui che la sua cucina cambia direzione: il contatto con ingredienti e sapori sudamericani – agrumi, peperoncini, erbe aromatiche – trasforma la sua visione culinaria. La tecnica resta profondamente giapponese, ma il gusto si apre a nuove influenze. Nasce così quello che oggi viene definito “Nobu Style”: una cucina giapponese che dialoga con elementi della tradizione peruviana, dando vita a piatti ormai entrati nella storia della gastronomia contemporanea.
Il vero salto internazionale avviene negli anni Ottanta a Los Angeles con l’apertura del ristorante Matsuhisa. È qui che tra i clienti abituali compare anche Robert De Niro, che rimane colpito dalla cucina dello chef e ne intuisce immediatamente il potenziale. Da quell’incontro nasce una collaborazione destinata a cambiare la ristorazione internazionale. Insieme all’imprenditore Meir Teper, nel 1994 aprono il primo Nobu a Tribeca, New York. Il ristorante diventa in breve tempo un punto di riferimento della scena gastronomica americana e segna l’inizio di un’espansione che porterà il marchio Nobu in tutto il mondo.
Oggi il gruppo conta decine di ristoranti distribuiti nei cinque continenti e una rete internazionale di hotel e residenze di lusso. Ogni apertura segue una filosofia precisa: mantenere la stessa qualità degli ingredienti, la stessa attenzione alla tecnica e un’identità riconoscibile, pur adattandosi al contesto della città che ospita il ristorante.
Roma entra in questa geografia internazionale con una sede dal forte valore simbolico. Il Nobu Hotel Roma, primo hotel del gruppo in Italia, si trova al numero 155 di Via Vittorio Veneto, negli spazi completamente rinnovati dell’ex Grand Hotel Via Veneto. Il progetto architettonico, firmato dallo studio Rockwell Group, unisce minimalismo giapponese e raffinatezza italiana. La struttura comprende 117 camere e suite, una spa, spazi per eventi, una rooftop terrace panoramica e naturalmente il ristorante Nobu, cuore gastronomico dell’intero progetto.
L’inaugurazione ufficiale del novembre 2025 ha avuto il carattere di un vero evento internazionale. Via Veneto è stata chiusa al traffico per accogliere la tradizionale Sake Ceremony, il rito giapponese che accompagna le aperture dei ristoranti Nobu nel mondo. Sul palco allestito davanti all’hotel lo stesso Nobu Matsuhisa, insieme ai soci Meir Teper e Robert De Niro, ha partecipato alla cerimonia del Kagami Biraki, la rottura rituale di una botte di sakè che simboleggia buon auspicio e prosperità. La presenza dell’attore americano, arrivato a Roma proprio per l’inaugurazione, ha attirato curiosi e fotografi, trasformando la serata in un momento che ha riportato per qualche ora Via Veneto all’atmosfera internazionale che l’aveva resa celebre negli anni della Dolce Vita.
Il ristorante, aperto inizialmente per il servizio serale, propone le preparazioni che hanno reso celebre Nobu nel mondo. La sala principale e il Sushi Counter permettono agli ospiti di osservare direttamente il lavoro dei sushi chef, un elemento fondamentale dell’esperienza gastronomica della casa. Il menu unisce piatti iconici e preparazioni contemporanee: tra le proposte più rappresentative figurano lo Yellowtail Jalapeño, il New Style Sashimi, la Toro Tartare, i Rock Shrimp Tempura e il celebre Black Cod Miso, merluzzo nero marinato nel miso e poi grigliato fino a ottenere una superficie leggermente caramellata.
Accanto ai piatti alla carta è presente anche il percorso Omakase, un tasting menu in cui gli ospiti affidano allo chef la composizione della sequenza di portate. Il termine giapponese significa letteralmente “mi affido a te” e rappresenta una delle espressioni più autentiche della cultura gastronomica nipponica.
Alla guida della cucina romana c’è l’Executive Chef Manuel Jimenez Garrido, responsabile di coordinare il lavoro della brigata e di mantenere gli standard qualitativi del marchio. Il suo compito non consiste soltanto nel replicare i piatti simbolo della casa, ma nel garantire quella continuità di gusto e precisione tecnica che ha reso Nobu uno dei marchi più riconoscibili della ristorazione internazionale.
Tra le iniziative che stanno accompagnando i primi mesi di attività del ristorante romano c’è anche il brunch speciale ideato per la domenica di Pasqua. Per l’occasione Nobu Roma aprirà eccezionalmente anche a pranzo, dalle 12.30 alle 16.30, proponendo un percorso gastronomico articolato tra live station, rolls, sashimi e piatti caldi serviti al tavolo. Il menu include preparazioni come i mini toro hand roll con negi, i tacos di salmone spicy miso, il crispy rice con tonno, diverse varietà di nigiri e sashimi e piatti caldi come il Black Cod, il filetto di manzo anticucho, l’agnello con miso al rosmarino o la cecina di wagyu con risotto al tartufo, per concludere con un dessert buffet che comprende il Nobu mango cheesecake e altre creazioni della casa.
All’interno di una struttura così articolata, la gestione della sala assume un ruolo centrale. A guidarla è Federico Lepri, Restaurant General Manager del Nobu Hotel Roma. Il suo percorso professionale racconta una carriera costruita all’interno della ristorazione internazionale di alto livello, dove l’attenzione al dettaglio e la capacità di gestire esperienze gastronomiche complesse rappresentano elementi fondamentali.
Laureato in Economia all’Università di Roma Tor Vergata, ha iniziato il proprio percorso professionale all’estero, lavorando in Francia in ristoranti di grande prestigio come Mirazur e Casa Fuego di Mauro Colagreco. Qui ha maturato un approccio alla ristorazione in cui tecnica, organizzazione e relazione con l’ospite diventano parte di un unico sistema.
Un passaggio decisivo arriva con l’ingresso nel circuito Nobu a Montecarlo, una delle sedi più dinamiche del gruppo, dove ricopre diversi ruoli fino a diventare Assistant General Manager. L’esperienza maturata all’interno del brand gli consente di conoscere da vicino la filosofia operativa del gruppo: un equilibrio tra precisione giapponese, ritmo internazionale e grande attenzione alla qualità del servizio.
L’approdo a Roma rappresenta quindi un ritorno all’interno di un sistema che conosce già molto bene. In una realtà come Nobu il ruolo del Restaurant General Manager va ben oltre la semplice supervisione della sala: significa coordinare il lavoro della brigata di servizio, costruire il ritmo dell’esperienza gastronomica e garantire quella continuità qualitativa che gli ospiti si aspettano in ogni ristorante del gruppo.
In questo contesto assume particolare valore il concetto giapponese di omotenashi, una forma di ospitalità discreta e profondamente rispettosa dell’ospite. Non si tratta soltanto di efficienza nel servizio, ma della capacità di anticipare i bisogni del cliente, creare un’atmosfera accogliente e trasformare il pasto in un’esperienza curata in ogni dettaglio. In una realtà internazionale come Nobu questo principio diventa la base su cui si costruisce l’intera esperienza dell’ospite, dal primo contatto fino al momento in cui lascia il ristorante.
Proprio questa attenzione all’esperienza complessiva dell’ospite spiega perché il progetto Nobu rappresenti oggi una presenza capace di unire dimensione globale e identità gastronomica precisa. La storia di Nobu Matsuhisa dimostra infatti che il successo di questo marchio non deriva soltanto dalla notorietà del nome, ma dalla capacità di mantenere nel tempo una coerenza culinaria basata su qualità degli ingredienti, precisione tecnica e continua evoluzione.
La filosofia gastronomica di Nobu aiuta a capire perché questo progetto continui a funzionare dopo oltre trent’anni di presenza internazionale. Il cosiddetto “Nobu Style” non è una semplice fusione di cucine, ma un metodo costruito nel tempo: tecniche giapponesi rigorose applicate a ingredienti e suggestioni raccolte nei luoghi attraversati dallo chef durante la sua carriera. Il passaggio in Perù, per esempio, ha lasciato un segno evidente nell’uso degli agrumi, dei peperoncini e di alcune marinature che richiamano la tradizione del ceviche. Proprio da questo incrocio di influenze nasce uno dei tratti distintivi della cucina Nobu: la precisione del taglio giapponese si unisce ad acidità agrumate e leggere note piccanti che rendono molte preparazioni immediatamente riconoscibili.
A caratterizzare l’esperienza gastronomica contribuisce anche il ritmo del servizio. A differenza di molti ristoranti occidentali dove il pasto segue una sequenza rigida di portate, la cucina Nobu incoraggia spesso una modalità di condivisione dei piatti. Le preparazioni arrivano al tavolo in successione, creando un percorso dinamico in cui freddo e caldo, acidità e umami, consistenze morbide e croccanti si alternano progressivamente. È una modalità che ricorda la convivialità mediterranea, pur mantenendo l’eleganza e la precisione tipiche della tradizione giapponese.
La carta del ristorante riflette questa impostazione. Accanto ai piatti simbolo della casa si trovano numerose preparazioni che raccontano la varietà della proposta gastronomica Nobu: sashimi e nigiri preparati al momento, maki roll classici e speciali, tempura di pesce e verdure, piatti caldi di carne e pesce e una selezione di preparazioni vegetali pensate per una clientela sempre più attenta alle alternative plant based. Tra le proposte più apprezzate figurano anche la Sashimi Salad con Matsuhisa Dressing, le Lobster Tempura con salsa amazu ponzu e il Wagyu Beef preparato secondo diverse tecniche di cottura, dal tataki alla griglia. In molte preparazioni compaiono ingredienti iconici della dispensa giapponese come yuzu, miso, ponzu e shiso, elementi che contribuiscono a costruire quell’equilibrio tra acidità, sapidità e umami che caratterizza la cucina Nobu.
L’attenzione alla materia prima resta uno dei principi fondamentali della filosofia gastronomica della casa. Pesce freschissimo selezionato quotidianamente, carne wagyu di alta qualità, ingredienti giapponesi importati e prodotti locali scelti con cura contribuiscono a mantenere quello standard qualitativo che ha reso il marchio riconoscibile in ogni parte del mondo. Allo stesso modo la carta dei vini e dei sakè è pensata per accompagnare le diverse sfumature della cucina: dalle etichette italiane alle selezioni internazionali, fino ai sakè premium provenienti dal Giappone.
A completare l’esperienza interviene anche l’ambiente del ristorante. Il design degli interni alterna superfici in legno chiaro, luci soffuse e linee pulite che richiamano l’estetica giapponese contemporanea, mentre alcuni dettagli architettonici rimandano alla tradizione romana. Il risultato è uno spazio elegante ma misurato, pensato per mettere al centro la cucina e il gesto degli chef piuttosto che l’apparato scenografico.
Elemento iconico dei ristoranti Nobu nel mondo, il Sushi Counter rafforza ulteriormente questa dimensione. Sedersi al bancone significa assistere da vicino al lavoro dei sushi chef, osservare la precisione dei tagli, la composizione dei nigiri, la cura con cui ogni piatto viene preparato prima di essere servito. È un’esperienza che avvicina il pubblico alla tecnica e alla disciplina che stanno dietro ogni preparazione.
Oltre alla dimensione gastronomica, il progetto Nobu Roma si inserisce in una proposta di ospitalità più ampia. Il Nobu Hotel offre agli ospiti la possibilità di vivere la cucina dello chef anche attraverso il servizio in camera disponibile ventiquattro ore su ventiquattro, con una selezione di piatti che riprendono la carta del ristorante. Questa integrazione tra hotel e ristorante rappresenta uno degli elementi distintivi del marchio Nobu Hospitality, che negli ultimi anni ha sviluppato un modello capace di unire gastronomia, accoglienza e design.
L’arrivo di Nobu a Roma si inserisce in una fase di forte evoluzione per l’ospitalità della capitale. Negli ultimi anni il centro storico e in particolare l’area di Via Veneto stanno vivendo una nuova stagione di investimenti internazionali, con nuovi hotel e progetti di alto profilo che stanno riportando questa zona al centro della vita turistica e gastronomica della città. In questo scenario il Nobu Restaurant Roma rappresenta uno dei progetti più significativi degli ultimi anni, capace di unire la notorietà di un marchio globale con un modello di ristorazione fondato su equilibrio, precisione tecnica e visione internazionale.
Il vero punto di forza del progetto resta la continuità di una filosofia culinaria che da oltre trent’anni accompagna ogni apertura Nobu nel mondo. Le città cambiano, così come gli ingredienti disponibili e il gusto del pubblico. L’idea di fondo, però, resta la stessa: una cucina capace di evolvere senza perdere il proprio centro.
Con l’apertura del novembre 2025, Roma entra ora stabilmente nella mappa internazionale di questa storia gastronomica. Non come semplice tappa dell’espansione di un brand globale, ma come una città in cui la cucina di Nobu trova un nuovo pubblico, nuove influenze e nuove occasioni per continuare a raccontare, attraverso il cibo, l’incontro tra culture diverse.
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