Monastero di Cortona: il respiro della storia nell’ospitalità moderna

Le mura di pietra serena custodiscono secoli di storia mentre la luce toscana attraversa finestre che un tempo incorniciavano preghiere e meditazioni. A Cortona, l’antica città etrusca che domina la Val di Chiana, un monastero del Quattrocento ha intrapreso una metamorfosi straordinaria: oggi è l’unico hotel cinque stelle racchiuso tra le mura medievali della città.

I fratelli Enzo e Piero Poli hanno orchestrato questa trasformazione, portando la loro esperienza dal settore edilizio all’ospitalità di lusso. La loro storia inizia a Roma, lungo Via Sistina, dove gestiscono da trent’anni l’Hotel Barocco e mantengono gli uffici della famiglia. Cronos Retreats, la loro collezione, abbraccia ora tre proprietà: dalla Sardegna con Villa del Re a Costa Rei, fino a questo gioiello cortonese che corona il loro portfolio.

Nel team dirigenziale del gruppo spicca la figura di Fabio Altobelli, Director of Sales di Cronos Retreats, che ha costruito la sua carriera partendo dalla reception per arrivare ai vertici della strategia commerciale. Con oltre dieci anni nel settore del lusso, Altobelli rappresenta quella generazione di professionisti che conosce l’ospitalità dall’interno, avendo vissuto ogni fase del percorso ospite prima di dedicarsi al revenue management e alla visione commerciale complessiva del gruppo.

Per comprendere appieno l’essenza di questo progetto, abbiamo avuto il piacere di incontrare due figure chiave della struttura: Lara Imparato, che guida operativamente la struttura con il titolo di Deputy Manager, e Michele Ricci, Executive Chef che firma le proposte gastronomiche. Entrambi hanno accettato di raccontarci la filosofia e l’anima di questo progetto unico.

“Quando la famiglia Poli ha acquisito la struttura, era ancora un vero monastero”, racconta Lara Imparato, napoletana che ha trovato a Cortona una dimensione professionale appagante. “Non esisteva nulla di ciò che oggi i nostri ospiti vedono: i garage erano terrapieni ed è stato necessario scavare e rinforzare i soffitti. Il refettorio è diventato la hall con la grande scala d’accesso, la cisterna è stata trasformata nella spa, è stata realizzata la piscina e il giardino è stato ripensato”.

Il cantiere durò cinque anni, un periodo di trasformazione che rispettò ogni elemento storico. “Purtroppo, l’apertura è coincisa con il periodo del Covid, che ne ha rallentato la conoscenza e lo sviluppo”, spiega Imparato. L’hotel aprì nel 2019, ma la pandemia limitò inizialmente la possibilità di far conoscere questa realtà al pubblico internazionale.

“L’arredamento riflette la passione della famiglia per l’arte e l’estetica: arazzi, quadri, mobili e oggetti provengono anche dalle case dei Poli”, aggiunge la Deputy Manager. “Davanti all’ascensore al piano terra c’è un tavolinetto a muro che apparteneva alla loro casa d’origine. Sono dettagli che ritroviamo anche all’Hotel Barocco”.

La struttura conserva intatta l’atmosfera contemplativa che per secoli ha caratterizzato questi ambienti. L’edificio, confinante con l’antica chiesa di Sant’Antonio del Trecento ora chiusa al culto, ha ospitato nel corso dei secoli la confraternita di San Rocco dedita alla cura dei malati, i Monaci Domenicani, i Servi di Maria e infine i Monaci Cistercensi che vi stabilirono un collegio. Ogni ordine religioso ha lasciato la propria impronta, creando quella stratificazione storica che oggi permea ogni ambiente.

L’immensa hall, ricavata dall’antico refettorio dei frati, segna l’inizio di un percorso che si snoda attraverso corridoi e scale interconnessi, testimonianza di spazi che un tempo erano luoghi sacri. Le finestre irregolari, ciascuna testimone di un’epoca diversa, oggi incorniciano scorci sulla Val di Chiana che cambiano colore e intensità seguendo il ritmo delle ore. Gli affreschi, restaurati al loro antico splendore, raccontano storie di fede e arte: alcuni, secondo gli esperti, sembrano fare riferimento alla battaglia di Montaperti del 1260.

Le trentasei camere e suite conservano l’intimità originaria delle celle monacali, ora arricchite di comfort contemporanei. Le Camere Classic mantengono il fascino sobrio dell’architettura monastica con affaccio sul chiostro interno. Alcune, situate nel sottotetto, offrono piccoli ballatoi che si affacciano sui tetti rossi di Cortona. Le Camere Superior guardano invece verso la Val di Chiana, regalando panorami che mutano colore dall’alba al tramonto, oppure sul giardino pensile che fu l’antico orto botanico dei frati.

Le Camere Deluxe ampliano lo spazio e l’eleganza, alcune impreziosite da soffitti a volta decorati o travi bianche a vista. La Deluxe Cortona’s Roofs aggiunge il privilegio di una terrazza privata sui tetti della città. Salendo nella gerarchia degli spazi, le Junior Suite occupano quelle che furono le camere dei Priori, ambienti più generosi dove la luce naturale gioca con soffitti affrescati e camini scenografici.

La Junior Suite Gli Affreschi costituisce l’ambiente più iconico della struttura: un autentico scrigno dove i soffitti a volta mostrano affreschi restaurati al loro antico splendore, mentre un camino d’epoca completa l’atmosfera. Il bagno in marmo include una finestra panoramica che incornicia la Valdichiana. La Junior Suite Bellevue offre invece una terrazza privata che si affaccia contemporaneamente sulla terrazza del monastero e sulla valle sottostante.

Al vertice dell’offerta, la Suite Cortona’s Roofs si estende su oltre cinquanta metri quadrati con una terrazza privata sospesa sulla città. Il bagno, rivestito in marmo verde del Guatemala, trasforma ogni momento di relax in un rituale di benessere. La Suite Bellevue, massima espressione del comfort dell’hotel, dispone di due bagni in marmo e di una terrazza che abbraccia tutta la Val di Chiana, offrendo uno spettacolo naturale che cambia aspetto a ogni ora del giorno.

La Spa “Bagni di Bacco” rappresenta forse la sintesi più riuscita tra passato e presente. Ricavata nell’antica cisterna romana da cui prende il nome, questo spazio dedicato al benessere conserva l’atmosfera intima e raccolta dell’originale mentre offre una piscina coperta e riscaldata con sedici postazioni idromassaggio, sauna in legno, bagno turco e due sale trattamenti. La struttura opera con un sistema di prenotazione obbligatoria diviso in sessioni giornaliere, garantendo un’esperienza esclusiva con un numero limitato di ospiti.

Il menù trattamenti spazia dai massaggi alle cure del viso e del corpo, includendo esperienze come l’Aromasoul rilassante personalizzato, il Mediterraneo drenante, trattamenti anti-age

e proposte specifiche per le neo-mamme. L’area relax completa un’offerta che trasforma la cura del corpo in un percorso di rinascita spirituale.

Michele Ricci, Executive Chef originario di Sansepolcro, incarna la filosofia gastronomica del Monastero. La sua storia culinaria affonda nelle radici familiari: “Sono di Sansepolcro, la città di Piero della Francesca. Provengo da una famiglia di cuochi da generazioni: le mie foto da bambino sono fatte di mattarelli e farina”, racconta. “Mio bisnonno aveva un ristorante importante in piazza a Sansepolcro, mia nonna una rosticceria-gastronomia. Le grandi galantine di Natale della nonna sono tra i ricordi più vivi della mia infanzia”.

La formazione professionale di Ricci porta la firma di maestri illustri: “Ne ho avuti diversi, ma il più incisivo è stato Gualtiero Marchesi. A diciotto anni ho iniziato a lavorare all’Albereta, dove sono rimasto tre anni. Ricordo ancora le parole del mio primo maestro: ‘Se torni, o farai il cuoco a vita o cambierai mestiere’. Aveva ragione: sono diventato cuoco per sempre”.

Il ristorante Gli Affreschi porta il nome dai dipinti murali che decorano le sue pareti, alcuni dei quali, secondo gli studiosi, richiamano la battaglia di Montaperti del 1260. “Mi piace pensare alla cucina come a un atto di verità, proprio come diceva Marchesi”, spiega Ricci. “Una cucina autentica, radicata nella tradizione, ma alleggerita e ingentilita dalle tecniche moderne. Non sono un creativo visionario, non invento per stupire: porto avanti ciò che sento nel sangue, la tradizione che i miei maestri mi hanno trasmesso”.

Il menù degustazione “Sapori Toscani” inizia con l’uovo a 65 gradi accompagnato da spuma di patate e tartufo nero, per proseguire con i pici tirati a mano alla cacio e pepe profumati allo zafferano di Cortona. Il controfiletto di manzo con millefoglie di patate, riduzione all’aceto invecchiato e cenere alle erbe precede la selezione di formaggi, mentre il tiramisù in tre consistenze chiude il percorso. Il menù “Dal Mare” propone invece calamaro arrosto su crema di piselli e il suo inchiostro, chitarrina di pasta all’uovo con gamberi rossi di Sicilia in salsa alla carbonara e pesto di salicornia, filetto di spigola arrosto con fiore di zucchina e salsa alla mugnaia, per concludere con il cremoso alla mandorla, pesca e rosmarino.

“Qui al Monastero cucino soprattutto per una clientela internazionale, anglofona in prevalenza, ma cerco sempre di fissare un ricordo autentico legato al luogo e alla nostra storia”, aggiunge lo chef. La carta à la carte offre un ventaglio più ampio: dal paté di fegatini di pollo con albicocche, gel di vermouth di Cortona e cantuccio salato, fino ai ravioli ripieni al ragù di Chianina con crema di parmigiano, erbe aromatiche e tartufo nero estivo. Il filetto di cervo con spinacino, topinambur e salsa al ginepro rappresenta uno dei piatti più apprezzati della proposta serale.

L’Osteria del Santo, inaugurata nel 2025, abbraccia invece la tradizione toscana più diretta. Il menù del pranzo leggero include l’insalata Caesar con pollo, lattuga romana, parmigiano e crostini, la misticanza con pecorino “De Magi”, crostini di pane, olive e verdurine di stagione, oltre ai panini toscani farciti con pecorino e finocchiona. Gli spaghettone al pomodoro fresco e basilico e gli stracci di pasta all’uovo al ragù di Chianina completano l’offerta diurna.

La sera, l’Osteria si concentra sui sapori autentici del territorio: gnudi di ricotta e spinaci in salsa al pomodoro fresco, passatelli di Pecorino Romano fatti in casa ai sapori di mare e crostacei, pappa al pomodoro preparata secondo la ricetta tradizionale. “Amo piatti come la

trippa alla romana, ma anche il mondo vegetale, che trovo straordinario e da valorizzare”, confida lo chef.

La brace domina la proposta serale con tentacoli di polpo, salsicce di maiale, entrecote di manzo nazionale e la regina indiscussa, la fiorentina servita per due persone. La grigliata mista toscana offre un assaggio completo dei sapori della regione, mentre il petto di pollo nostrale e le polpette fritte di vitello completano le proposte di carne.

L’innovazione più recente del 2025 è rappresentata dal menù dell’ingrediente del mese, che costruisce un intero percorso di degustazione attorno a un singolo prodotto dell’orto. “Le verdure dell’orto vengono servite giocando con consistenze e colori”, spiega Ricci nella descrizione originale del concept. Questo approccio trasforma materie prime semplici in composizioni che uniscono sapore ed estetica, valorizzando la stagionalità e la freschezza dei prodotti locali.

La carta dei vini, curata dalla maître e sommelier Taziana Lai, costituisce un viaggio attraverso le eccellenze enologiche della Toscana e oltre. Con oltre trecento etichette, tra cui spiccano i vini di Cortona, Montalcino e Bolgheri, la cantina ha ottenuto il riconoscimento di una stella da The World of Fine Wine e, per il secondo anno consecutivo, due calici Wine Spectator.

Lo Scriptorium, il bar dell’hotel, offre un’esperienza che unisce l’intimità degli ambienti storici con la convivialità della terrazza esterna. Qui, sotto l’antica volta che custodisce i segreti del monastero, cocktail d’autore si sposano con una vista mozzafiato sulla Valdichiana. La terrazza, progettata come un vero rifugio di benessere, ospita lettini per il relax, una piscina refrigerio e una zona solarium dove ogni tramonto diventa un’opera d’arte naturale.

“La clientela è prevalentemente straniera, soprattutto americana e britannica”, spiega Imparato. “Le stagioni qui sono particolari: luglio e agosto, che altrove rappresentano l’alta stagione, da noi sono più tranquilli; i mesi più richiesti sono giugno e settembre. Gli ospiti rimangono colpiti fin dall’ingresso, dall’atrio imponente e dall’atmosfera suggestiva”.

Il team del Monastero riceve costantemente complimenti per la gentilezza e professionalità. “Il complimento che riceviamo più spesso riguarda la gentilezza e la professionalità del personale: anche qualora ci fosse qualche piccola imperfezione, viene sempre superata grazie all’attenzione e alla cordialità del team”, sottolinea la Deputy Manager. “Per me il personale è centrale. Una camera o un piatto possono piacere o meno, ma ciò che resta davvero impresso è il calore umano. L’albergo è fatto dalle persone che lo animano: dallo sguardo, dal saluto, da chi ti accoglie con un sorriso”.

“Il Monastero è aperto dal 2019: quando sono arrivata, tre quarti della squadra erano già in casa e su quello ‘zoccolo duro’ abbiamo costruito il team attuale”, racconta Imparato. La struttura mantiene una gestione familiare nonostante l’elevato standard qualitativo: “La famiglia Poli mi ha dato fiducia sin dal primo giorno, e questo è stato per me fondamentale. Formalmente sono vicedirettrice, ma dal momento che non c’è un direttore in carica, potrei dire di svolgere un ruolo di ‘facente funzione'”.

Lara Imparato porta al Monastero un bagaglio di esperienza maturato in contesti internazionali. Diplomata al liceo linguistico e parlante cinque lingue, ha iniziato la sua carriera dall’altra parte del bancone, lavorando per tredici anni in Grecia in un’agenzia di viaggi specializzata in incoming. Il rientro in Italia l’ha vista crescere professionalmente in

TH Resorts, azienda con cui ha trascorso quindici anni vedendola passare da cinque a trenta alberghi. “Sono rimasta in quell’azienda a lungo, con entusiasmo, ma a un certo punto ho sentito il bisogno di cambiare aria”, racconta. “Non è stato facile: ho lasciato TH Resorts a malincuore, perché era diventata per me come una famiglia. Ma sentivo l’esigenza di aprirmi a nuove esperienze, di mettermi alla prova in contesti diversi”.

L’esperienza successiva come Room Division Manager in un grande villaggio calabrese del gruppo TUI l’ha portata poi all’incontro fortuito con la responsabile delle risorse umane della famiglia Poli durante una fiera. “La famiglia Poli mi ha dato fiducia sin dal primo giorno, e questo è stato per me fondamentale”, sottolinea.

Anche per lo chef Ricci i viaggi hanno rappresentato una fonte di ispirazione costante: “Sono un viaggiatore: quando posso, almeno una volta l’anno, scelgo una meta per scoprire nuove culture e cucine. Amo i paesi caldi, in particolare l’Asia, ma anche i Caraibi e il Sud America. Miami è stata un’esperienza importante per capire la ricchezza di una cucina fatta di contaminazioni e influenze diverse. Ogni viaggio mi lascia qualcosa da portare poi in cucina”.

Come la Deputy Manager, anche lo chef ha trovato nella famiglia Poli un ambiente lavorativo stimolante e libero da vincoli creativi. “Qui al Monastero mi sento libero, ho carta bianca, l’ingegnere Poli mi lascia molto spazio: lavoro con passione e senza vincoli”, confida Ricci. “Per ora preferisco concentrarmi sul presente. Quel sogno di bambino di aprire un mio posto lo porto ancora, ci sorrido e non mi pongo limiti”. La libertà creativa che gli viene concessa sembra aver trovato il giusto equilibrio con le sue ambizioni professionali future.

“Dopo tanto lavoro di assestamento, oggi abbiamo finalmente una brigata più stabile. Con la sala lavoriamo a stretto contatto, ormai ci capiamo con uno sguardo”, spiega lo chef descrivendo il lavoro di squadra. “È un team che cresce con me, ed è importante anche pensare al futuro: un giorno un secondo chef dovrà prendere il mio posto”.

La filosofia aziendale di Cronos Retreats si basa sulla convinzione che l’ospitalità non sia solo un servizio, ma un legame speciale fatto di gesti che rimangono nella memoria. “Con passione e dedizione, abbiamo realizzato ambienti esclusivi dove sentirsi accolti come parte della nostra famiglia”, recita la mission aziendale. “Le persone al centro della nostra filosofia: da un lato i nostri ospiti, dall’altro il nostro team, con un unico obiettivo, superare ogni aspettativa”.

La posizione strategica del Monastero consente di visitare facilmente le principali località turistiche dei dintorni: Arezzo, Siena, il Chianti. Il garage privato e coperto facilita l’esplorazione del territorio per chi ama scoprire le bellezze toscane in autonomia. Cortona stessa, piccola ma ricca di eventi e manifestazioni estive, rappresenta una meta ideale per soggiorni di tre o quattro giorni, anche se alcuni periodi, come quello della vendemmia, vedono ospiti che prolungano il soggiorno per una settimana o più.

La struttura, che normalmente chiude durante l’inverno per manutenzione e preparativi per la stagione successiva, ha deciso di rimanere aperta fino a gennaio, segno di una crescente richiesta che testimonia il successo di un progetto nato dalla visione di trasformare un luogo di preghiera in uno spazio dove il lusso contemporaneo dialoga con la spiritualità antica.

L’hotel nasce come struttura ricettiva, ma il sogno è quello di ampliare l’offerta eventi, utilizzando anche la chiesa del complesso per ospitare matrimoni civili oltre a quelli religiosi. Un progetto che potrebbe trasformare ulteriormente questo monastero in un punto di riferimento per chi cerca un’esperienza che vada oltre il semplice soggiorno.

Il Monastero di Cortona rappresenta oggi molto più di una destinazione di lusso: è la dimostrazione di come il rispetto per la storia possa convivere con l’innovazione, di come l’ospitalità possa diventare arte quando è animata da persone che credono nel valore dell’accoglienza autentica. La famiglia Poli ha saputo creare un luogo dove il tempo sembra rallentare, dove ogni dettaglio racconta una storia e dove l’esperienza del soggiorno si trasforma in un ricordo indelebile.

Come ogni storia di successo nel settore dell’ospitalità, anche quella del Monastero di Cortona si costruisce giorno dopo giorno attraverso l’incontro tra visione imprenditoriale, rispetto per il territorio e passione per l’accoglienza. Un equilibrio delicato che ha trasformato un antico luogo di preghiera in un santuario contemporaneo dedicato all’arte del vivere bene.

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