La stagione 2026 del Grand Hotel Alassio Beach & SPA Resort ha dato all’estate della Riviera un ritmo preciso: cene sulla spiaggia, cocktail al tramonto, musica, benessere e quell’eleganza rilassata che ad Alassio sembra appartenere prima al mare e poi agli spazi che lo guardano. Il mare resta il primo grande protagonista, presenza costante davanti all’hotel, ma attorno a questa cornice il Grand Hotel ha costruito un calendario pensato per trasformare il soggiorno in un’esperienza più ampia, fatta di momenti da condividere, atmosfere da ricordare e dettagli capaci di dare respiro alle giornate.
A segnare la stagione sono state soprattutto le serate “Sotto un cielo di stelle”, appuntamenti immersivi che hanno preso vita direttamente sulla spiaggia. L’8 luglio, il primo incontro ha portato al Grand Hotel una cena a sei mani con lo Chef Roberto Di Pinto di Sine Restaurant, lo Chef Fabio Zanetello di Ristorante Delight – L’atelier del gusto e l’Executive Chef Roberto Balgisi, guida della cucina del resort. È stata una serata costruita sul dialogo tra sensibilità diverse, dove la cucina si è allargata al paesaggio, al suono del mare e alla luce morbida della sera.
Il secondo appuntamento, il 27 agosto, ha proposto invece un menu a quattro mani firmato dallo Chef Roberto Carcangiu, Presidente dell’APCI, insieme allo stesso Roberto Balgisi. Anche in questo caso il gusto ha preso posto dentro un racconto più completo, accompagnato da musica dal vivo e performance artistiche. L’idea non è stata quella di aggiungere semplicemente un evento alla vacanza, ma di creare un momento sospeso tra tavola e spettacolo, dove l’atmosfera della Riviera è diventata parte dell’esperienza.
Dentro questo racconto estivo si è inserita anche la collaborazione con Drumohr, che firma il Grand Beach Club e contribuisce a definire l’identità lifestyle degli spazi fronte mare. La spiaggia privata, impreziosita da ombrelloni in stile Belle Époque, lettini e sedute hollywood style, diventa così un luogo in cui il comfort balneare incontra una precisa idea di stile. La serata dell’8 luglio è stata dedicata proprio al brand, con la presenza dei suoi ospiti e rappresentanti: un momento d’incontro che ha rafforzato il legame tra ospitalità, moda ed eleganza contemporanea.
L’estate ha trovato poi uno dei suoi momenti più scenografici nella serata speciale di Ferragosto, pensata come un’esperienza immersiva ispirata a un’epoca antica e solenne, attraversata da richiami mitologici e suggestioni simboliche. Il dress code, tra tuniche eleganti e corone dorate, ha dato alla festa un’impronta teatrale, portando gli ospiti dentro un immaginario costruito per restare nella memoria del viaggio.
Il gusto è stato uno dei fili conduttori dell’intera stagione. Da giugno ai primi giorni di settembre, il Gazebo Restaurant accoglie gli ospiti con un nuovo menu gourmet firmato dall’Executive Chef Roberto Balgisi, affiancato in cucina dal sous chef Jacopo Russo, presenza importante della brigata. Affacciato sulla spiaggia privata, il ristorante è uno degli spazi più rappresentativi dell’hotel: elegante, luminoso, essenziale nel disegno, lascia che il Golfo di Alassio entri nell’esperienza senza bisogno di sovraccarichi. La proposta dello chef si muove dentro una grammatica mediterranea essenziale, costruita su pochi ingredienti, sapori riconoscibili e una memoria gastronomica che tiene insieme Liguria e Sud. La cucina segue la stagionalità, valorizza la freschezza della materia prima e cerca una misura precisa tra ricerca e semplicità, con un’idea di lusso contemporaneo che passa dalla cura, dalla leggerezza e dalla capacità di adattarsi ai desideri dell’ospite senza trasformare il piatto in esercizio di stile. Ogni sera assume una sfumatura diversa, in sintonia con il ritmo della Riviera.
Balgisi è al Grand Hotel Alassio dal giugno 2015, ma la storia che lo ha portato fin qui comincia molto prima e senza quella vocazione precoce che spesso viene attribuita agli chef. Nato a Varese, da bambino immaginava per sé tutt’altro mestiere. «Volevo fare il dentista», racconta. Il piacere di mangiare, invece, c’era già: una famiglia abituata alla buona tavola, il gusto per il cibo e una madre che avrebbe preferito vederlo continuare nell’azienda di famiglia. La deviazione arrivò alle scuole medie, sfogliando il libretto con gli indirizzi delle scuole professionali. L’immagine di un cuoco con il cappello bastò a fargli scegliere quella strada. Non una folgorazione costruita a posteriori, semplicemente una decisione che con gli anni sarebbe diventata il lavoro della sua vita.
La formazione appartiene a una generazione che in cucina imparava facendo praticamente tutto. «Sono stato tirato su dai vecchi cuochi. Quando ho iniziato, trentotto anni fa, non si comprava niente: si faceva tutto. Arrivavano le mezzene intere degli animali e si lavoravano. Una volta il cuoco faceva anche il macellaio, faceva tutto». È da quella scuola che deriva il rapporto molto fisico che Balgisi continua ad avere con il mestiere. Negli anni il ruolo si è inevitabilmente allargato: un Executive Chef deve controllare i costi, coordinare la brigata, insegnare ai ragazzi anche a capire ciò che una cucina può permettersi di fare. La parte manageriale esiste e pesa, ma per lui resta inscindibile dal lavoro ai fornelli: «Io senza cucinare impazzirei. Faccio il manager perché devo far quadrare i conti, gestire le persone, insegnare ai miei ragazzi. Però devo cucinare. Se mi togli il fare, mi togli una parte della mia voglia».
Di maestri ne ha incontrati molti. Uno, più degli altri, è rimasto nella memoria: Benito Di Ghionno, del ristorante Il Gestore di Varese, che Balgisi ricorda come «un grandissimo cuoco», con una profonda cultura della selvaggina e della cucina francese. Poi sono arrivati la Francia, la Svizzera, Bordeaux, le esperienze al Castello di Pomerio e al Castello di Casiglio, il passaggio in cucine stellate e uno stage da Gualtiero Marchesi quando era ancora giovane. «Marchesi penso sia stato un maestro per tutti». Se oggi dovesse cucinare per uno dei grandi chef che ha ammirato nel corso della carriera, non cercherebbe però un piatto costruito per impressionare: «Farei quello che so fare io. E poi aspetterei il commento».
Il percorso lo ha portato anche a Vercelli, dove ha avuto due ristoranti, l’Osteria Boccalatte e Casa Mia. Poi la decisione di vendere. Balgisi racconta quella stagione con molta concretezza: faceva già una cucina personale e, quando arrivò la crisi, il suo non era certo un ristorante con un conto da venti o trenta euro. Vercelli aveva, e ha, una cultura fortissima legata al riso, ma in quegli anni, una proposta come la sua richiedeva forse un pubblico più abituato a quel tipo di esperienza. Uno dei suoi locali si trovava addirittura al primo piano, in una zona dismessa, senza insegna: «Si entrava quasi da una porta di casa. Però era un locale stupendo».
Anche nel raccontarsi evita di levigare troppo gli angoli. Si definisce educato, ma capace di essere rude, persino un po’ rozzo, e allo stesso tempo molto elegante. Gli piace l’intrattenimento, il gioco, quella parte del mestiere che passa anche dalla relazione con chi è seduto a tavola. Poi aggiunge: «Ai miei tempi il lavoro te lo mettevano così in testa che diventava il lavoro della tua vita». Per lui non c’è stato quindi un singolo momento da indicare come origine della passione: la cucina è diventata progressivamente una forma di appartenenza.
Ma sotto un carattere deciso rimane un lato dichiaratamente emotivo. «Quando ricevo un complimento vero, quando sento un riscontro autentico, mi emoziono». Lo stesso vale per ciò che non funziona: vivere intensamente le soddisfazioni significa assorbire con altrettanta forza una critica, una discussione o una giornata storta. «Sono una persona molto emotiva», ammette, senza cercare di smussare neppure questo aspetto.
Alcuni piatti lo accompagnano da molti anni e ormai appartengono alla sua storia professionale. Gli spaghettoni ai frutti di mare, per esempio, li prepara da ventiquattro anni. Ogni tanto potrebbe pensare di toglierli, ma sono i clienti a impedirglielo: «Non sono ancora riuscito a toglierli perché nessuno vuole che li tolga». Sono cresciuti con lui, proprio come il salmone affumicato con la mostarda di frutta. Piatti che hanno attraversato stagioni diverse della sua cucina e continuano a restare perché il rapporto con chi torna a tavola ha, per Balgisi, un peso preciso.
Dentro la carta entrano anche ricordi più privati. Uno riguarda sua madre, che vive a Varese, e il risotto con l’ossobuco di vitello che preparava in famiglia. Balgisi ne ha conservato l’idea, portandola nel proprio linguaggio attraverso il risotto con ossobuco di tonno. Il punto di partenza rimane riconoscibile, mentre la materia cambia: un ricordo domestico che continua a vivere in una forma diversa.
Il legame con la famiglia torna quando parla della figlia Alice, che vive a Vercelli. La distanza fa parte della vita scelta per il lavoro e oggi, scherza, «il papà è passato un po’ in seconda fila». Durante l’estate, però, Alice è venuta ad Alassio per uno stage durato tutta la stagione; tornerà anche a dicembre. Frequenta ancora il liceo e il padre considera quell’esperienza un passaggio educativo molto concreto: capire che cosa significhi lavorare, fare fatica e guadagnarsi i propri soldi. Cresciuta attorno a un ristorante, ha anche sviluppato presto familiarità con sapori meno consueti per una ragazza della sua età: spaghetti con le vongole, crudi, tonno e ventresca. Ogni tanto, precisa il padre sorridendo, va naturalmente anche da McDonald’s.
Più di dieci anni trascorsi ad Alassio hanno intanto trasformato l’hotel in qualcosa che Balgisi sente vicino a un approdo. «Io spero tanto di sì, perché sono stanco di girare. Qui ho trovato un posto del cuore, una famiglia, una proprietà che mi vuole bene». Ed è proprio parlando del rapporto con gli ospiti che la sua idea di cucina diventa forse più chiara. Alassio ha ristoranti a pochi passi dall’hotel e chi soggiorna venti giorni potrebbe scegliere di uscire ogni sera. Quando, invece, un cliente rimane e decide di mangiare quindici giorni “in casa”, per Balgisi quello è uno dei riconoscimenti più importanti.
Capita anche che qualcuno arrivi da Vercelli o da Milano e gli dica di essere tornato per mangiare i suoi spaghettoni. «Per me questo è il massimo. Io devo dare concretezza, devo far stare bene la gente qui». E se serve esce dalla carta, ascolta una richiesta, cerca di capire cosa desideri l’ospite e prova ad accontentarlo. La sua, dice, deve essere «una cucina concreta, vera». In un grande albergo questa disposizione assume un significato particolare: lo stesso ospite può sedersi a tavola molte volte durante il soggiorno e la cucina deve saper cambiare passo senza perdere familiarità.
Persino quando si parla di riconoscimenti, Balgisi riporta il discorso nello stesso punto. Alla domanda se ambisca alla stella Michelin, la risposta arriva immediata: «No, non ambisco a essere stellato. Ambisco al riconoscimento dei miei clienti e della proprietà. Sto bene così, giuro». E quando gli si chiede dove immagini di essere fra dieci anni, non ha bisogno di pensarci molto: «In riva al mare. Sempre in riva al mare».
Accanto al Gazebo, il 18.97 Bistrot Contemporaneo & Pizzeria Napoletana racconta l’anima più informale e conviviale della ristorazione del Grand Hotel. Qui il piacere della tavola si fa più quotidiano, ma non meno curato: una pausa durante una giornata di mare, un pranzo leggero, una cena ispirata alla cucina italiana e alla tradizione ligure. Tra piatti freschi, pokè, sandwich e l’Hamburger 18.97, la proposta mantiene un tono diretto e contemporaneo, mentre lo “Spaghettone del Pescatore” rende omaggio al Golfo di Alassio. La pizzeria porta invece in Riviera il linguaggio della vera pizza napoletana, con impasti leggeri a lunga lievitazione e ingredienti selezionati.
Quando il giorno scivola verso la sera, il racconto prosegue al Piano Mare Lounge Bar, affacciato sul mare e recentemente inserito nella Guida Identità Golose 2026. Già segnalato da Bar Giornale tra i trenta migliori bar emergenti in Italia, qui la miscelazione diventa un linguaggio creativo nelle mani del Bar Manager Andrea Fiore, che per la stagione 2026 ha firmato un menu ispirato ai grandi pianisti internazionali. Ogni cocktail nasce come una composizione: profumi mediterranei, agrumi, botaniche e suggestioni marine vengono pensati come note, mentre a ogni drink è associata una sinfonia tradotta visivamente in uno spartito. La carta si muove tra otto figure iconiche, dalla musica classica di Mozart e Beethoven alle suggestioni jazz, soul e contemporanee legate a Richards, Stevie Wonder ed Einaudi, trasformando ciascun drink in una piccola partitura gustativa. Chi lo desidera può non solo assaporare il cocktail, ma anche leggere e persino suonare la musica che lo accompagna. Il risultato è un’esperienza che unisce gusto, suono e atmosfera, perfetta per il tramonto e per quelle ore in cui la Riviera sembra trovare il suo ritmo più morbido.
Il Piano Mare amplia il piacere della sosta anche con esperienze pensate attorno al bar, come “Lievito & Perlage”, dove pizza d’autore e bollicine si incontrano in un equilibrio leggero e conviviale, o “Sapore di Mare”, dedicato ai crudi, al gin tonic, allo Champagne e al suono delle onde. Sono momenti diversi, ma uniti dalla stessa intenzione: fare del bar uno spazio da abitare con calma, non un semplice punto di passaggio.
La forza del Grand Hotel Alassio, però, non vive solo nella programmazione estiva. La struttura porta con sé una storia lunga, iniziata nell’Ottocento, quando Alassio divenne una delle mete amate dai viaggiatori inglesi attratti dal clima, dalla costa e dalla bellezza del paesaggio. Costruito davanti alla spiaggia in stile neoclassico, sull’esempio dei palace della Costa Azzurra, l’hotel fu presto scelto da una clientela internazionale e raffinata. Dopo un lungo periodo di declino, la rinascita arrivò con l’attuale proprietà: un recupero durato dieci anni ha riportato l’albergo al suo ruolo originario, fino alla riapertura del 2010. L’atmosfera Belle Époque non è stata cancellata, ma riletta attraverso un gusto contemporaneo, con interni più essenziali, servizi aggiornati e una visione dell’ospitalità capace di tenere insieme memoria e presente.
A guidare oggi questa nuova fase è Alessandro De Sclavis, romano, con un percorso professionale costruito quasi interamente nell’hôtellerie di lusso e una lunga esperienza nel food & beverage. Dopo la scuola alberghiera ha mosso i primi passi al Suvretta House di St. Moritz; sono seguiti nove anni a bordo delle navi Silversea e Seabourn come Restaurant Manager e dodici anni in un cinque stelle in Sardegna, dove ha ricoperto ruoli di Bar Manager e F&B Manager. Per due anni è stato F&B Director al Falkensteiner Resort Capo Boi, prima del trasferimento in Scozia e dell’esperienza al Trump Turnberry, dove è rimasto tre anni in una struttura cinque stelle dalla forte tradizione golfistica e con una ristorazione premiata con due AA Rosettes.
Il percorso scozzese è proseguito al Glenapp Castle come F&B Director e ha incrociato anche la televisione durante la realizzazione di una puntata di Gordon Ramsay’s Future Food Stars per la BBC. Nel 2023 De Sclavis è poi passato al Matfen Hall come Operations Manager, seguendo la riapertura dell’hotel dopo sei mesi di ristrutturazione complessiva. Nello stesso anno è arrivato al Grand Hotel Alassio come Resident Manager, incarico ricoperto fino al 2025, prima di assumere l’attuale direzione. Un percorso partito dalla sala e dal food & beverage e progressivamente allargato alla gestione complessiva dell’ospitalità, senza perdere quella conoscenza diretta dell’operatività che ne ha accompagnato tutta la carriera.
Oggi il Grand Hotel Alassio Beach & SPA Resort è membro di The Leading Hotels of the World e si presenta come uno dei simboli dell’ospitalità elegante della Riviera ligure. Dispone di 60 camere e suite, due ristoranti, il Piano Mare Lounge Bar, il Grand Beach Club e una Thalassio Medical SPA che completa l’esperienza del soggiorno. A tutto questo si aggiunge una relazione importante con l’arte contemporanea: oltre cento opere, curate da prestigiose gallerie, arricchiscono spazi comuni e suite, trasformando l’hotel in un percorso culturale e sensoriale che accompagna l’ospite in modo silenzioso, senza imporsi. Il progetto coinvolge realtà come Colossi Arte Contemporanea, Galleria Arte è Kaos, Aria Art Gallery e Galleria L’Image, accanto a una selezione di affiche storiche e alla collezione Jantzen di Franco Jacassi Vintage Delirium. Tra gli artisti presenti, Giorgio Tentolini e Stefano Lubatti dialogano con l’architettura dell’albergo e con la luce naturale del mare, facendo dell’arte una presenza diffusa più che un semplice ornamento.
Le camere e le suite sono pensate per lasciare spazio al paesaggio. Il restyling del 2025 ha lavorato proprio su questo rapporto tra interno ed esterno, valorizzando il verde delle colline, l’azzurro del mare, la luce dorata della spiaggia e i dettagli che cambiano durante la giornata. Gli ambienti si affacciano sul mare o sulle colline alassine, mentre le suite offrono spazi più ampi, vista sul Golfo e un senso di intimità che rende il soggiorno più raccolto. Le Signature Suite rappresentano la parte più iconica dell’accoglienza, tra balconi o terrazze private vista mare, arredi freschi e servizi su misura. Anche qui il tema della Vita Lenta trova una forma concreta: camere e suite non vengono pensate solo come luoghi del riposo, ma come spazi di quiete, contemplazione e riconnessione, dove il design resta al servizio del tempo dell’ospite.
La dimensione della cura trova il suo luogo più profondo nella Thalassio Medical SPA, 1500 metri quadrati dedicati alla rigenerazione, dove l’acqua di mare è al centro dell’esperienza. La piscina interna con acqua salata riscaldata, il percorso talassoterapico, il Kneipp, gli ambienti caldi, la zona relax e le cabine trattamento compongono un itinerario pensato per agire sul corpo e sulla mente. La SPA utilizza i benefici del mare e dei suoi elementi attraverso trattamenti medico-estetici, massaggi terapeutici e rituali olistici, in un ambiente attraversato anche dall’arte, grazie alle opere di Giorgio Tentolini.
In questa visione si inserisce la Suite Vita Lenta, una delle novità più interessanti del percorso benessere. È un rifugio esclusivo, pensato per uno o due ospiti, dove l’esperienza diventa più intima e multisensoriale. Sauna privata, lettino Zero Gravity, massaggio di coppia da 50 minuti e bagno rilassante costruiscono un tempo separato dal resto, una pausa in cui il lusso non coincide con l’eccesso, ma con la possibilità di fermarsi davvero. Il nome racconta bene l’idea: rallentare, ritrovare ascolto, lasciare che il benessere non sia solo trattamento, ma disposizione mentale.
Il mare resta una presenza concreta. Il Grand Beach Club è uno degli spazi più amati della struttura, con la spiaggia privata attrezzata e un’idea di comfort che guarda alla tradizione balneare con gusto contemporaneo. Durante l’estate, oltre alla possibilità di vivere la giornata tra lettini, ombrelloni e servizio fronte mare, gli ospiti possono scegliere attività più dinamiche come canoe, SUP, pedalò e lezioni di acqua gym. La collaborazione con Drumohr aggiunge alla spiaggia un segno estetico preciso, creando una continuità tra moda, accoglienza e vita all’aperto.
Per chi desidera costruire un soggiorno più attivo, il Grand Concierge diventa il punto di riferimento per trasformare la vacanza in un’esperienza su misura. Il servizio interpreta desideri, tempi e curiosità degli ospiti, organizzando uscite in barca, snorkeling, whale watching dall’Isola Gallinara, escursioni in e-bike, momenti sportivi al tennis club, giornate al Golf Club Garlenda, itinerari culturali e tour gastronomici sul territorio. La vacanza può così assumere forme diverse: lenta e balneare, sportiva, culturale, familiare, o costruita attorno ai sapori della Liguria.
La stessa relazione con il mare rende naturale la vocazione del resort per eventi, cerimonie e matrimoni pieds dans l’eau. Spiaggia, spazi versatili e organizzazione su misura permettono di costruire celebrazioni che restano legate al paesaggio, senza separare il rito dalla luce, dalla cena, dall’arrivo degli ospiti e dal passaggio lento verso la sera. Anche qui la cura non ha bisogno di accumulare effetti: lavora piuttosto sulla continuità dell’esperienza, sulla misura degli ambienti, sulla possibilità di lasciare che il mare entri nella memoria dell’evento senza diventare scenografia forzata.
Alassio invita a uscire dall’hotel senza spezzarne l’atmosfera. Il Budello, con i suoi scorci verso il mare, le boutique, i caffè e le pasticcerie dove assaggiare i Baci di Alassio, restituisce il carattere più riconoscibile della città. Il Muretto conserva invece la memoria della dolce vita alassina, tra firme celebri, opere d’arte e quel gusto un po’ romantico che ancora oggi appartiene al luogo. Poco oltre, la Riviera apre altre possibilità: l’Isola Gallinara, Laigueglia, i borghi del Ponente, i giardini di Villa della Pergola, le Cinque Terre e Portofino diventano mete raggiungibili attraverso esperienze costruite con attenzione.
La stagione 2026 ha lasciato emergere con chiarezza l’identità del Grand Hotel Alassio Beach & SPA Resort: da una parte la memoria di un grande albergo storico, con la sua eleganza, la sua architettura e il suo rapporto privilegiato con la Riviera; dall’altra una proposta contemporanea, fatta di cucina d’autore, mixology, benessere, arte, spiaggia, esperienze sul territorio e momenti speciali capaci di dare all’estate un ritmo più intenso. In mezzo, il mare. Sempre presente, mai decorativo. È lui a tenere insieme il racconto, a dare misura alle giornate e profondità alle sere, mentre il Grand Hotel continua a interpretare Alassio con quello charme discreto che rende una vacanza qualcosa di più di una semplice partenza.
Foto credits a Seriph.it

