In cima al colle di Monte Mario, dove lo sguardo abbraccia la capitale in un panorama mozzafiato, si erge il Courtyard Rome Central Park. Posizionato strategicamente all’incrocio tra Cassia, Flaminia e Trionfale, a pochi passi dal Policlinico Gemelli e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, questa dimora dell’ospitalità custodisce un’anima familiare che traspare da ogni dettaglio, pur facendo parte della prestigiosa galassia Marriott International. La sua storia prende vita dall’intuizione visionaria di Agostino Ferro, imprenditore piemontese dalla spiccata sensibilità enogastronomica, che con sguardo lungimirante ha saputo scorgere nelle potenzialità di quest’area romana un terreno fertile per un’impresa destinata a diventare un punto di riferimento nel panorama dell’ospitalità.
A guidare questa realtà, Antonella Ferro, imprenditrice di raffinata sensibilità che, insieme al fratello Alberto, ha raccolto l’eredità paterna trasformandola in una visione contemporanea dell’accoglienza, dove tradizione familiare e standard internazionali si fondono in un equilibrio perfetto. Dal 2010 dirige personalmente la struttura, dopo un percorso formativo sul campo che l’ha vista crescere professionalmente all’ombra di figure di spicco del settore alberghiero.
“Abbiamo aperto l’8 maggio del 2000”, racconta Antonella, mentre ripercorre le tappe di un’avventura iniziata quando la struttura era ancora un residence. “Dopo due anni di lavori globali, lo abbiamo trasformato in un hotel quattro stelle. Proprio quest’anno festeggiamo i 25 anni di attività: un traguardo che segna non solo il percorso della struttura, ma anche quello della nostra famiglia”. Le sue parole intrecciano memorie e orgoglio, delineando il profilo di un’impresa che ha saputo crescere mantenendo intatto il suo cuore pulsante.
Il cammino professionale di Antonella si è dipanato attraverso esperienze sul campo, arricchito dalla presenza di figure illuminanti che hanno contribuito a plasmare la sua visione dell’ospitalità.
Gli anni della formazione di Antonella sono stati segnati da sfide globali che hanno scosso il settore turistico alle fondamenta. “Con le Torri Gemelle abbiamo vissuto uno shock collettivo, ma i flussi turistici hanno mostrato una resilienza sorprendente, riprendendo vigore dopo soli due mesi”, rammenta con lucidità. La voce si fa più grave quando accenna alla crisi finanziaria dei Lehman Brothers: “Quella è stata la vera battuta d’arresto, una tempesta che ha investito prima Irlanda e Stati Uniti, per poi abbattersi sull’Europa con un’onda lunga. Tra il 2012 e il 2014, anche la nostra Roma ha sentito il contraccolpo, e naturalmente le porte del nostro hotel non sono rimaste immuni a quella marea”.
La narrazione si snoda verso un passaggio cruciale: dopo l’apertura come struttura indipendente nel 2000, l’hotel ha abbracciato nel 2001 una collaborazione internazionale con la catena Movenpick , per poi evolversi ulteriormente con l’ingresso nel 2008 nella compagnia Marriott International, attraverso il brand Courtyard”.
La scelta del marchio Courtyard, si è rivelata una mossa vincente nel complesso scacchiere dell’ospitalità internazionale. “È un marchio che si rivolge principalmente ai viaggiatori d’affari e alle famiglie”, spiega Antonella, “offrendo un equilibrio perfetto tra qualità e accessibilità, senza rinunciare a nessuno dei comfort essenziali”.
“La nostra vocazione è principalmente congressuale”, prosegue, mentre descrive il centro congressi che vanta 11 sale con luce naturale, ed accesso diretto dall’esterno. “Ci troviamo in una zona nevralgica del quadrante nordest della città, a fianco dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ci rende meta privilegiata per congressi medici, convegni finanziari e di società assicurative, percorsi formativi di alto livello”. La posizione trae ulteriore valore dalla vicinanza del treno metropolitano FL3, che a soli 150 metri dall’ingresso dell’albergo offre un collegamento rapido con il cuore pulsante della capitale.
L’adesione al gruppo Marriott 1° catena alberghiera al mondo, ha aperto nuovi orizzonti, ampliando la platea degli ospiti oltre i confini tradizionali. “Grazie a questo sodalizio, abbiamo accolto una clientela lesure in particolare quella proveniente dagli Stati Uniti” rivela. “Gli Americani, tendono a gravitare attorno al centro storico, ma la forza del marchio Marriott ha saputo attirarli anche in questo quadrante semi centrale della nostra città, allargando i confini della loro esperienza romana”.
L’essenza dell’ospitalità offerta si manifesta nei dettagli curati con attenzione meticolosa: le camere ad esempio, progettate per rispondere alle esigenze in continua evoluzione dei viaggiatori contemporanei.
L’attenzione al benessere degli ospiti si estende però oltre i confini delle camere, abbracciando una concezione olistica dell’esperienza di soggiorno, con spazi dedicati alla cura del corpo come la spa e la palestra panoramica. Questi elementi non sono semplici aggiunte, bensì tasselli fondamentali di una filosofia che intreccia comfort fisico e benessere interiore in un’armoniosa sinfonia di servizi.
La sostenibilità ambientale rappresenta un altro pilastro della visione che guida la struttura, tanto da essere un albergo che può vantare la certificazione internazionale Green Key. “Sono da sempre sensibile all’ ambiente e contraria agli sprechi”, afferma Antonella con convinzione, una dichiarazione che riassume non solo un principio gestionale, ma un’etica personale che permea ogni aspetto dell’attività, traducendosi in pratiche concrete che rispettano il territorio e le sue risorse.
Il legame indissolubile tra famiglia e impresa rappresenta il filo d’oro che attraversa l’intera narrazione. Antonella ha assunto la direzione della struttura nel 2010, dopo un percorso di formazione che ha affinato il suo sguardo e consolidato le sue competenze. “Ho intravisto le potenzialità di questo progetto”, confessa con un misto di orgoglio e umiltà, “e ho avuto la visione di come, attraverso il mio impegno, avrei potuto fare la differenza per la famiglia e per l’azienda”.![]()
Accanto a questa determinazione, emerge il ruolo fondamentale della madre, Maria Grazia, descritta come “la colonna portante, lungimirante, che ha spinto la figlia perché ha visto la visione del business come poteva diventare”. In questo delicato equilibrio di ruoli familiari, Antonella ha trovato il suo spazio, portando la concretezza tipicamente femminile unita al suo stile di management gentile.
L’offerta gastronomica del Courtyard Rome Central Park rappresenta come uno dei fiori all’occhiello della struttura, con tre diverse proposte ristorative che dialogano armoniosamente tra loro. Il ristorante Moscati, nato nel 2003 dalla passione per l’enogastronomia italiana di Agostino Ferro, racconta il meglio della cucina italiana e mediterranea attraverso prodotti locali e stagionali. Situato di fronte al Parco Regionale del Pineto, questo gioiello culinario si propone come la cornice ideale per un pranzo soleggiato sulla verde terrazza o una cena romantica nello spazio interno, intimo e contemporaneo.
Alla guida della brigata di cucina troviamo lo chef Simone Tenaglia, la cui passione è nata osservando i nonni cucinare con dedizione. Dopo esperienze formative in piccole osterie romane e cucine stellate, Tenaglia è approdato al Courtyard nel 2014, dove continua la sua ricerca gastronomica tra tradizione italiana e influenze internazionali. “Posso confermare che il mio è un lavoro di squadra e che quando si vince, si vince insieme”, afferma lo chef, sintetizzando la filosofia collaborativa che anima l’hotel. Accanto a lui, una brigata appassionata che interpreta la propria professione come “poesia per il palato” e “strumento fantastico di creatività e personalità”.
Il menu del Moscati si dipana come un racconto sapiente attraverso i sapori autentici della tradizione, con proposte che abbracciano i classici primi romani – dalla cremosa amatriciana al vellutato cacio e pepe, dalla ricca carbonara all’energica arrabbiata – per poi aprirsi a creazioni più ricercate come il risotto con crema di zucca, fonduta al pecorino e noci tostate, un’armonia di sapori che celebra la stagionalità degli ingredienti. Tra i secondi, emerge con carattere il filetto di manzo con salsa al mosto d’uva, accanto al baccalà cotto a bassa temperatura con scarola, alici e uvetta, sapiente incontro tra terra e mare.
Particolarmente significativa è la presenza nel menu di un piatto semplice ma carico di valori: la pasta e ceci con ditalini del Pastificio Futuro, realtà artigianale che impiega i detenuti del carcere minorile di Roma “Casal del Marmo”. Questo progetto, nato dalla Cooperativa sociale Custolibero Onlus, risponde all’esortazione di Papa Francesco “Non lasciatevi rubare la speranza!” e rappresenta una scelta consapevole che intreccia eccellenza gastronomica e responsabilità sociale, valori profondamente radicati nella filosofia dell’hotel.
La carta si arricchisce di proposte vegetariane, come il crumble di pesche caramellate al rum o lo sformatino di carciofi e pecorino romano, e della tradizionale pinsa romana,
reinterpretata con combinazioni che sorprendono il palato: radicchio e gorgonzola si incontrano con la dolcezza delle pere, mentre i funghi cardoncelli si sposano con il prezzemolo e la provola affumicata in un’alchimia di sapori intensi e avvolgenti.
Per i dolci, lo chef propone creazioni che raccontano l’Italia con accenti internazionali: dal classico tiramisù, servito anche nella versione al caffè, al cheesecake newyorkese con caramello salato e arachidi tostate, dai brownies al cioccolato con gelato alla crema e pinoli fino alle ciambelline al vino con nocciole servite con passito Aphrodisium dell’ azienda vitivinicola locale Casale del Giglio. Un finale dolce che suggella un’esperienza culinaria pensata per sorprendere e avvolgere l’ospite in un abbraccio di autenticità e ricerca.
Completano l’offerta gastronomica il ristorante Pineto, che accoglie gli ospiti per la prima colazione con un ricco buffet internazionale con l’inserimento di prodotti a km. 0 , una soluzione per pranzi business o serate di gala, sempre al’ insegna della qualità e freschezza degli ingredienti.
Nel corso degli anni, le porte del Courtyard Rome Central Park si sono aperte per accogliere personalità illustri, lasciando tracce indelebili nella memoria della struttura. Con reverenza, Antonella ricorda la presenza di Rita Levi Montalcini, un incontro che ha segnato profondamente la sua esperienza.
Guardando al futuro, il Courtyard Rome Central Park continua il suo cammino con lo sguardo rivolto all’orizzonte senza mai perdere di vista le proprie radici. Sotto la guida sapiente di Antonella e Alberto Ferro, la struttura prosegue la sua evoluzione mantenendo intatta quell’essenza familiare che ne costituisce l’anima profonda. Un equilibrio delicato ma perfetto, dove il comfort contemporaneo si intreccia con il calore di una tradizione di ospitalità autentica e personale, creando un’esperienza che resta impressa nella memoria di chi ha il privilegio di varcare la soglia di questo angolo raffinato e discreto della capitale, immerso nel verde del Parco Regionale del Pineto, con una vista privilegiata sulla Basilica di San Pietro che sembra quasi accarezzare l’orizzonte romano
Foto Simone Paris